Mariagloria Sears

Eros Beggiora, 2022 carboncino, grafite.

La sete

Tu mi hai scavata
come scava un pozzo colui che ha sete
nel suo ardente andare

Tu mi hai scavata
con le mani tese
e gli occhi intenti al solco:
più profondo era il solco
e più la sete ti consolava.

Tu mi hai scavata
ed hai bevuto l’acqua
chiara fresca segreta acqua fuggita
a spegner la tua sete
e a farmi viva.

Ora tu sei partito
incespicando un poco
le vesti e il volto tutti umidi ancora

e sulla mia ferita brucia il sole.

Costellazione parallela. Poetesse italiane del Novecento (Vallecchi, 2023), a cura di Isabella Leardini

Jaime Siles


Il luogo della poesia

Non sta il poema
nelle tenebre oscure del linguaggio
ma in quelle della vita.
Non sta nelle perfezioni del suo corpo
ma nelle emorragie della sua ferita.
Non sta là dove credevamo che ci fosse
né è immagine unica né fissa.
Sta là dove fugge quel che amiamo:
sta nella sua partenza.
E’ il nostro dire addio a noi stessi
ogni volta incrociando lo stesso angolo.
E’ pagina che muove solo il tempo
con il suo inchiostro uguale ma diverso.
Il poema non sta, no, nel linguaggio
ma nell’alfabeto della vita.

Poesia spagnola del secondo Novecento (Vallecchi 2008) a cura di F. Luti

Carlo Betocchi


Un dolce pomeriggio d’inverno, dolce
perché la luce non era più che una cosa
immutabile, non alba né tramonto,
i miei pensieri svanirono come molte
farfalle, nei giardini pieni di rose
che vivono di là, fuori del mondo.

Come povere farfalle, come quelle
semplici di primavera che sugli orti
volano innumerevoli gialle e bianche,
ecco se ne andavan via leggiere e belle,
ecco inseguivano i miei occhi assorti,
sempre più in alto volavano mai stanche.

Tutte le forme diventavan farfalle
intanto, non c’era più una cosa ferma
intorno a me, una tremolante luce
d’un altro mondo invadeva quella valle
dove io fuggivo, e con la sua voce eterna
cantava l’angelo che a Te mi conduce.

 

Altre poesie (Vallecchi, 1939)

María Victoria Atencia

Maria-Victoria-Atencia

 

Maturazione

Ormai tutto è maturo. Sono fatta,
donna mi riconosco e pianto in terra
profonda la radice, tendo in volo
il ramo, certo in te, del suo raccolto.

Come cresce quel ramo e quanto dritto!
Sul mio tronco tutto oggi è un solo anelito
di vivere e ancor vivere: al cielo,
eretta in verticale, come freccia

lanciata nella nube. Così eretta
che la tua voce ha appreso la destrezza
di aprirla sorridente e tutta in fiore.

M’agita la tua voce. Per lei sento
che il mio ramo curvato si raddrizza
e il frutto di mia voce cresce al vento.

 

Poesia spagnola del secondo novecento (Vallecchi, 1998), a cura di F. Luti

Ángel González

Finché tu esisti

Finché tu esisti,
finché il mio sguardo
ti cerca al di là delle colline,
finché niente
mi riempie il cuore,
se non è la tua immagine, e c’è
una remota possibilità che tu sia viva
da qualche parte, illuminata
da una luce – qualunque…
Finché
io ho il senso che sei e che ti chiami
così, con quel nome tuo
così piccolo,
continuerò come adesso, amata
mia,
affranto di distanza,
sotto l’amor che cresce e che non muore,
questo amor che continua e non finisce.

 

Poesia spagnola del secondo novecento (Vallecchi, 1998), a cura di F. Luti

José Manuel Caballero Bonald

caballero

 

Tutto ciò di vissuto

Tutto ciò di vissuto, tutto
ciò che ho salvato diligentemente
dallo sterminio feroce dei giorni,
tutto quello che fui, oggi ve l’offro,
occhi che seguirete questi tratti di lettere,
petti che oblierete il mio stato d’ingenuo,
il mio modo di vivere, ve lo do tutto adesso
come se io vi dessi la parola finale
nel suo declinarsi dell’unica certezza.

La mia memoria vi lascio
fra le mani, per quanto so di mio:
l’integrità perplessa della mia vita, anche
l’altrui vita che è fatta della mia somiglianza,
appena delle ceneri profetiche
di un tempo ardente tra furiose estasi,
sotto la servitù di leggi intollerabili.

Ogni giorno il suo solco, ogni amor che mi ha fatto,
fulgono qui, combattono, mi attestano,
anche risarciti quei bordi deflagrati,
esaltano la verità in quello stesso modo
di un uomo quando fonda soltanto quello che ama.

Dal mio stesso dubbiare, dalla
libertà di stare vivendo, dal profondo
di chi impara ogni giorno
a rinunciare al tempo,
porto la mia voce e il suo olocausto,
storia di congetture quotidiane,
perché la mia parola non sia sola,
perché possa vivere forse
da quel mio meritarmi in cui la creo.

 

da Poesia spagnola del secondo novecento (Vallecchi, 2008), trad. it. F. Luti