Valerio Grutt

grutt ignani

Noi non siamo di quella specie
che si divora, che dà
solo quando riceve.
Di quelli che cercano
il punto debole del vetro
e fanno del mondo tutto
un agguato del nulla.
Noi siamo gli indomabili,
abbiamo un altro odore.
Siamo gli ingenui rimasti
ad ascoltare il cuore della terra
che batte nelle cicale
quando l’estate è pazza
per la sua festa di luce.

 

© Inedito di Valerio Grutt

© Foto di Dino Ignani

Valerio Grutt

grutt ignani
Voglio che tu sappia
che non sei qui per caso
e che capiterà sempre più spesso
di salutare le persone che ami
alla stazione, di non rivederle
per settimane e mesi…
Le vedrai cadere
nella voragine dei giorni
e ti verrà da piangere e maledire,
da spaccare le vetrine.
Ma le distanze sono ponti
non possono dividere noi
che abbiamo raccolto la luce
dal pozzo degli occhi, abbiamo
visitato il tronco rotto della notte.
Voglio che tu sappia
che non sei sola mai
e che in ogni centimetro di vuoto
c’è una festa, una moltitudine
e che ogni sorriso viene
-ricordatelo, mi raccomando-
dalla riserva segreta del bene.
Sappi che ci sarà da domandarsi
il senso di tutto, che alla fine
non ci sarà una vera fine
e capirai che l’amore
era l’unica domanda buona,
l’unica risposta giusta.

 

© Inedito di Valerio Grutt

© Foto di Dino Ignani

Valerio Grutt

valerio grutt interno poesia

Voglio cantare la tenerezza delle madri
e ogni tentativo ingenuo
di volere bene più del cielo.
Voglio cantare la caduta dell’uomo
e tendergli la mano
fino a che risalga, ritorni umano.
Voglio lanciare la parola
in ogni stanza nera
prendere queste dita come una spada
e senza tregua,
fino a quando il fiato
farà abbastanza mondo
e la luce avrà ancora
questa metà del giorno,
vincere ogni cosa meschina
tenere alto amore
poter guardare te negli occhi
e dire: non ti preoccupare,
a noi morte non ci avrà mai.

 

© Inedito di Valerio Grutt

Valerio Grutt

valerio grutt

Ogni giorno fai in modo di ringraziare
ma non per una cosa o per un momento,
sia ringraziamento il tuo modo di camminare
il modo di porgere la mano
di chiamare l’ascensore, di guardare
negli occhi chi ti passa accanto.
Sia ringraziamento bere un’aranciata,
lavarsi le mani, aprire la finestra
allo sciame dei ricordi
e lo scontro con chi ti vuole bene
e lo scontro con chi non ti vuole bene.
Saper ringraziare nel modo
di chiudere una portiera, di dire
buonasera o accogliere nel petto
il tuono, il trapano del tormento.
Sia ringraziamento tutto ciò che viene
che inizia e finisce e il giro nero
dell’universo e la luce accesa
sul comodino, sia vicino, sia contento
tutto questo tempo
sia così, sia ringraziamento.

 

© Inedito di Valerio Grutt

Valerio Grutt

grutt interno poesia

 

Le mani di quelli che ami
sono fontane di luce
le tieni strette come appigli
nelle tempeste e nelle cadute.
Le mani di quelli che ami
sono case dove ripararsi
e tubi e cunicoli e cavi
dove corre l’amore
senza fermarsi e rami
che salgono e bucano
nuvole e stelle, sono pane
e minestre, e voli, navicelle.
Le mani di quelli che ami
neanche la morte
te le toglie dalle mani.

 

© Inedito di Valerio Grutt

Valerio Grutt

valerio grutt interno poesia

 

Metto il portafoglio in tasca ed esco
la strada mi abbaglia, i palazzi,
i clacson. È questo il campo di battaglia
pianeta, via cumana. È qui
che si decide, nei nostri cuori avviene
la sfida grande tra Lucifero e Michele.

Vedo il cane che risale la campagna
il guard rail che la taglia; vedo due
che si baciano e si scrollano la notte
dalle spalle, vedo e non ho visto niente.
Gli occhi non sono occhi, gli alberi
sono altri alberi, resteranno piantati
gli occhi nelle orbite, gli alberi nella terra,
in questo e in altri tempi, fino al salto,
alla fine, la fine che esplode ancora
l’inizio di pianto e di gioia.

 

© Inedito di Valerio Grutt

Valerio Grutt

grutt interno poesia

 

A Beatrice, un anno

 

A guardarla oggi, dal sorriso,
l’alba degli occhi, il lanciarsi
tra le braccia della nonna
e degli zii, sarà aperta
all’avventura dell’essere.
Forse una che aspetta i treni per amore
che prende le mani di chi soffre
costruisce pozzi e ospedali
o un avvocato a testa alta
che sfonda le barricate dei giorni.
Sarà sveglia, farà arcobaleni
con le mani, spenderà il cuore
nelle invenzioni. Scriverà poesie?
Leggerà gli oroscopi?
O sarà una signorina accesa
nel giro di feste e auto
e poi una moglie, una madre
che stringe i figli in abbracci d’albero
mettendo frutto di ogni sguardo.
Qualsiasi cosa sarà, avrà lo slancio
della luce che accende i campi
dai finestrini dei treni, la gioia
delle partenze e dei ritorni
la curiosità del conoscere e del dare.
Qualsiasi cosa sarà, per me, il fiore
più alto, il canto, la felicità che passa rapida
in questo pianeta d’acqua.

 

© Inedito di Valerio Grutt

Valerio Grutt

valerio grutt interno poesia

 

Qui girano ancora le famiglie
degli operai che andavano al mare
con le figlie bionde che già piacevano
ai ragazzi e scomparivano nel buio
di pinete e ridevano dopo con le amiche
in esplosioni di felicità improvvise
nei deserti di luglio e di agosto.
Le vedo ora dopo pranzo nell’eco
di televisori e strilli di gabbiani
nel silenzio di case in affitto
di mamme che lavano i piatti.
Verranno fuori, più tardi, tra i vivi
con il sorriso dei villeggianti
splendidi di conquiste
con la semplicità delle vele.
Ragazzi e ragazze abbronzati
cercando di riconoscersi
sul porto canale, come se
tra le cartoline, i ciondoli, i braccialetti,
potessero trovare un pezzo di se stessi
smarrito, un segno luminoso,
una foto del paradiso.
Si preparano i camerieri per gli assalti
della sera, apparecchiano
con la tovaglia buona e si alza
già un odore di fritto misto
che fa voltare i marinai lontani.
Ma nei casermoni vuoti
che si riversano sul mare
c’è musica di ballate, canzoni
dell’estate, la voce di cose abbandonate
che qualcuno dovrà lucidare:
il Comune, un ricco imprenditore,
Garibaldi col piccione o io e te
luce nella luce degli occhi
e costumi bagnati
mentre svoltiamo con il manubrio
della bici e siamo ancora giovani
e felici tra i fantasmi di queste spiagge
nel vento, nello spettacolo del mondo.

 

© Inedito di Valerio Grutt

Valerio Grutt

valerio grutt

 

Sto sull’orlo di un accadere
alla fermata dell’autobus
come potesse crollare la chiesa
col campanile, l’insegna della pizzeria
o spaccarsi il cielo a mostrarci
finalmente lo spettacolo
di un paradiso aperto di fulmini
e angeli. Sto con il telefono in mano
come potesse chiamarmi mia madre
o un’altra voce che non c’è più.
Sto sprofondato con le converse
bucate nel fango dell’attimo
e aspetto ma forse è già successo
è già passato il 14, è già andato
via ogni entusiasmo.
Trema terra, muoviti vento
che io possa alzare la croce
dell’essere e trovare, tra queste macerie,
i frammenti luminosi che componevano,
tra i raggi, lo splendore.

 

© Inedito di Valerio Grutt

Foto di Daniele Ferroni

Valerio Grutt

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Sarai consapevole in un attimo
di tutto l’amore che ti è stato dato
e ascolterai le parole
che non ti sono state dette
le sere sotto i portici, le ragazze
che hanno sorriso di nascosto
pensandoti come si pensa un giorno
di mare. Sarà un assalto di strade
un ritorno di rami e foglie, acqua,
amici. Luce, meglio di mille foto
luce e suoni di overture.
Non ti volterai più indietro.

 

© Inedito di Valerio Grutt

Foto di Daniele Ferroni