Tony Hoagland


Personal

Don’t take it personal, they said;
but I did, I took it all quite personal—

the breeze and the river and the color of the fields;
the price of grapefruit and stamps,

the wet hair of women in the rain—
And I cursed what hurt me

and I praised what gave me joy,
the most simple-minded of possible responses.

The government reminded me of my father,
with its deafness and its laws,

and the weather reminded me of my mom,
with her tropical squalls.

Enjoy it while you can, they said of Happiness
Think first, they said of Talk

Get over it, they said
at the School of Broken Hearts

but I couldn’t and I didn’t and I don’t
believe in the clean break;

I believe in the compound fracture
served with a sauce of dirty regret,

I believe in saying it all
and taking it all back

and saying it again for good measure
while the air fills up with I’m-Sorries

like wheeling birds
and the trees look seasick in the wind.

Oh life! Can you blame me
for making a scene?

You were that yellow caboose, the moon
disappearing over a ridge of cloud.

I was the dog, chained in some fool’s backyard;
barking and barking:

trying to convince everything else
to take it personal too.

 

*

 

Personale

Non prenderla sul personale, dicevano;
ma io sì, ho preso tutto piuttosto sul personale –

la brezza e il fiume e il colore dei campi;
il prezzo dei pompelmi e dei francobolli,

i capelli bagnati delle donne sotto la pioggia –
e ho maledetto quel che mi feriva

e lodato quel che mi dava gioia,
la più stupida delle reazioni possibili.

Il governo mi ricordava mio padre,
con la sua sordità e le sue leggi,

e il clima mi ricordava mia madre,
con le sue burrasche tropicali.

Goditela finché puoi, dicevano della Felicità
Prima pensa, dicevano del Parlare

Vai avanti, dicevano
alla Scuola dei Cuori Infranti

ma io non ci riuscivo e non credevo né
credo nei tagli netti;

io credo nelle fratture esposte
servite con salsa di sporchi rimpianti,

io credo nel vuotare il sacco
e rimangiarsi tutto

e ridirlo per sicurezza
mentre l’aria si riempie di Scusami

come uccelli che volteggiano
e gli alberi pare abbiano il mal di mare al vento.

Oh vita! Puoi biasimarmi
se ho fatto una scenata?

Tu eri l’ultimo vagone giallo, la luna
che spariva sopra la cresta di una nuvola.

Io ero il cane, in catene dietro casa di un cretino;
e abbaiavo e abbaiavo:

cercando di convincere tutto il resto
a prenderla sul personale come me.

 

Traduzione di Elena Moncini