Marianne Moore


Silence

My father used to say,
«Superior people never make long visits,
have to be shown Longfellow’s grave
or the glass flowers at Harvard.
Self-reliant like the cat –
that takes its prey to privacy,
the mouse’s limp tail hanging like a shoelace from its mouth –

they sometimes enjoy solitude,
and can be robbed of speech
by speech which has delighted them.
The deepest feeling always shows itself in silence;
not silence, but restraint».
Nor was he insincere in saying, «Make my house your inn».
Inns are not residences.

 

Selected Poems, Macmillan, New York, 1935

 

*

 

Silenzio

Mio padre usava dire:
«Il tipo superiore non farà visite lunghe,
né si avrà bisogno di indicargli la tomba di Longfellow
o i fiori in vetro a Harvard.
Sicuro di se stesso come il gatto –
che porta la preda in un cantuccio, con la coda
del topo a penzolare dalla bocca, come un laccio –

a volte si godrà la solitudine e potrà
ridursi a non avere più parole
se ascolterà parole che lo incantino, ché è sempre
nel silenzio che il sentire più profondo si rivela, o meglio:
non nel silenzio, nel riserbo». Eppure
mio padre era sincero se diceva «La mia casa sia il tuo albergo».
Albergo non è uguale a residenza.

Traduzione di Simone Pagliai