Seamus Heaney


Aria d’altra vita e tempo e luogo,
aria celestina, sostiene
un’ala bianca che batte alta contro la brezza,

e sì, è un aquilone! Come quando un pomeriggio
ci muovemmo in gruppi tutti noi
tra siepi di rovo e la nuda albaspina,

di nuovo in posizione, mi fermo di fronte
alla collina di Anahorish per scrutare il turchino,
torno in quel campo per lanciare la nostra caudata cometa.

E ora sbalza, vira, affonda di sbieco, pencola,
si rialza, segue il vento sino a quando
s’innalza tra le nostre grida da sotto.

S’innalza e la mia mano è come un fuso
che si svolge, l’aquilone un fiore dallo stelo sottile
in ascesa, e porta lontano, più e più lontano, più in alto

il petto anelo e i piedi piantati
e la pupilla che guarda e il cuore di chi lo fa volare
sinché il filo si spezza e – separato, giubilante –

l’aquilone spicca il volo, solo, aperto colpo d’ala.

Catena umana (Mondadori, 2011) trad. it. Luca Guerneri

∗∗∗

A Kite for Aibhín

Air from another life and time and place,
Pale blue heavenly air is supporting
A white wing beating high against the breeze,

And yes, it is a kite! As when one afternoon
All of us there trooped out
Among the briar hedges and stripped thorn,

I take my stand again, halt opposite
Anahorish Hill to scan the blue,
Back in that field to launch our long-tailed comet.

And now it hovers, tugs, veers, dives askew,
Lifts itself, goes with the wind until
It rises to loud cheers from us below.

Rises, and my hand is like a spindle
Unspooling, the kite a thin-stemmed flower
Climbing and carrying, carrying farther, higher

The longing in the breast and planted feet
And gazing face and heart of the kite flier
Until string breaks and – separate, elate –

The kite takes off, itself alone, a windfall.

Human Chain (Faber and Faber Ltd, 2010)

Seamus Heaney


 

Seguace

Mio padre lavorava con l’aratro a cavalli,
Le spalle arrotondate una vela spiegata
Tra le stegole e il solco.
I cavalli tiravano al suo schiocco di lingua.

Un esperto. Metteva in posizione il versoio
E inseriva la punta d’acciaio del vomere lucente.
Rotolava di lato la zolla senza rompersi.
In capo alla striscia, una sola tirata

Di redini, la pariglia sudata si girava
Tornava indietro nel campo. Lui stringeva
L’occhio e squadrava il terreno,
E faceva una mappa esatta del solco.

Io caracollavo nella sua scia chiodata,
Cadevo qualche volta sulla lucida zolla;
Ogni tanto mi portava a cavalcioni in spalla
E andavo su e giù con il suo passo.

Volevo diventar grande per saper arare,
Chiudere l’occhio, irrigidire il braccio.
Tutto quel che ho mai fatto era seguirlo
In giro per la fattoria nella sua grande ombra.

Ero un fastidio, inciampavo, cadevo in terra,
Mugolavo continuamente. Ma oggi
È mio padre che continua a barcollarmi
Dietro, e non se ne vuole andare.

 

Portami ancora per mano. Poesie per il padre (Crocetti, 2001)

Seamus Heaney


Rilke: dopo l’incendio

La mattina di primo autunno esitava,
restia alla novità, un vuoto dietro
i tigli arsi che ancora s’affollavano attorno
alla casa nella brughiera, ora solo un altro muro

dove i giovani si raccoglievano da chissà dove
si inseguivano e gridavano e correvano selvaggi in branco.
Eppure al suo apparire cadde il silenzio,
il figlio del luogo che con un lungo bastone biforcuto

estrasse una latta sformata o un pentolino
da sotto le travi calde e mezzo bruciate;
e poi, come chi ha un racconto ambiguo da fare,
si voltò verso i presenti e si affannò

per fare loro capire cosa c’era stato, lì.
Perché ora, ogni cosa svanita, tutto sembrava
molto più strano, più irreale del faraone.
Lui pure era cambiato: straniero in mezzo a loro.

District e Circle (Mondadori, 2009)

Seamus Heaney


Roof it again. Batten down. Dig in.
Drink out of tin. Know the scullery cold,
A latch, a door-bar, forged tongs and a grate.

Touch the crossbeam, drive iron in a wall,
Hang a line to verify the plumb
From lintel, coping-stone and chimney-breast.

Relocate the bedrock in the threshold.
Take squarings from the recessed gable pane.
Make your study the unregarded floor.

Sink every impulse like a bolt. Secure
The bastion of sensation. Do not waver
Into language. Do not waver in it.

 

*

 

Rimetti il tetto. Chiudi tutto. Trincerati.
Bevi da tazze di stagno. Sperimenta
il freddo della dispensa, saliscendi, spranga,

molle forgiate, grata. Tocca il trave,
batti ferro nel muro, tendi il filo
per controllare se architrave, cappa,

cimassa sono a piombo. Risistema
la pietra della soglia. Scruta e squadra dal finestrino
sul fianco della casa. Concentrati sul pavimento trascurato.

Affonda ogni impulso come un bullone. Fortifica
il baluardo della sensazione. Non entrare nella lingua
per incertezza. Non esitare quando ci sei dentro.

 

Poesie (Mondadori, 2016), a cura di M. Sonzogni

Seamus Heaney

seamush
The Milk Factory

Scuts of froth swirled from the discharge pipe.
We halted on the other bank and watched
A milky water run from the pierced side
Of milk itself, the crock of its substance spilt
Across white limbo floors where shift-workers
Waded round the clock, and the factory
Kept its distance like a bright-decked star ship.

There we go, soft-eyed calves of the dew,
Astonished and assumed into florescence.

 

*

 

La centrale del latte

Code di schiuma sgorgavano dal condotto di scarico.
Ci siamo fermati sull’altro lato per guardare
Un’acqua lattea scorrere da un fianco perforato
Del latte stesso, il vaso della sua sostanza versato
Sul limbo bianco dei pavimenti dove i turnisti
Si muovevano a guado giorno e notte, e la centrale
Si teneva a distanza come un’astronave dai ponti lucenti.

E siamo qui, vitelli rugiadosi dai dolci occhi,
Attoniti e assunti dentro la fluorescenza.

 

La lanterna di biancospino (Guanda, 2015) a cura di F. Romana Paci