Franco Arminio


Per Rocco Scotellaro

Gramsci e il fischio del muratore,
Gobetti e la creta dove la rondine
pescava gli insetti,
Rosselli, Pisacane e i dirupi
dove il circo delle capre
si esibiva assieme ai suoi pastori.
Carlo Levi e Manlio Rossi Doria
nel pagliaio dell’umanesimo
che presto prese fuoco,
bruciato dal progresso
che seccò le radici greche
e mise una conca di plastica
dove era piantato il mito.
Ora non c’è niente nei fossi
dove seppellivano la neve,
forse un pipistrello graffia
la sua solitudine
dove De Martino e Scotellaro
temevano che la modernità
diventasse l’imperatrice
che svuota i vicoli,
che tira fuori l’asina dalla cantina.
Subito dopo la sua morte
i braccianti del Sud volarono via
dalle ossa di Rocco e diventarono operai.
Ora nell’aria c’è una sorpresa
per chi la sa vedere:
quel mondo abbandonato
è tornato necessario
a se stesso e agli altri.
Ora c’è bisogno di contadini
più che di commercianti,
non serve chi mette in giro il troppo,
ma chi sa usare il poco, il raro.
Ora più che mai sono freschissime
le parole di Rocco Scotellaro.

Canti della gratitudine (Bompiani, 2024)

Rocco Scotellaro

Ora che ti ho perduta

Ora che ti ho perduta come una pietra preziosa
so che non ti ho mai avuta né spina né rosa:
non stavi al fondo della cassa che sarebbe bastato
alzare panni e coperte per rivederti a posto
con pena e occhi incerti nella massa delle cose.
Ti portavo addosso con carte e matite e monete
e sapevo di perderti ma non come pietra preziosa,
credevo che tant’acqua poteva levarmi la sete.
Ora, che voglio fare?, guardare dove non c’eri
dove non sei dove non sarai coi tuoi occhi neri.

Tu sola sei vera. Poesie scelte (Interno Poesia Editore, 2024), a cura di Franco Arminio

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2ª poesia più letta del 2023

di Rocco Scotellaro

Sono fresche le foglie dei mandorli
i muri piovono acqua sorgiva
si scelgono la comoda riva
gli asini che trottano leggeri.

Le ragazze dagli occhi più neri
montano altere sul carro che stride,
marzo è un bambino in fasce che già ride.
E puoi dimenticarti dell’inverno:

che curvo sotto le salme di legna
recitavi il tuo rosario
lungo freddi chilometri
per cuocerti il volto al focolare.

Ora ritorna la zecca ai cavalli,
ventila la mosca nelle stalle
e i fanciulli sono scalzi
assaltano i ciuffi delle viole.

 

Poesia pubblicata il 3 marzo 2023

Rocco Scotellaro


Sono fresche le foglie dei mandorli
i muri piovono acqua sorgiva
si scelgono la comoda riva
gli asini che trottano leggeri.

Le ragazze dagli occhi più neri
montano altere sul carro che stride,
marzo è un bambino in fasce che già ride.
E puoi dimenticarti dell’inverno:

che curvo sotto le salme di legna
recitavi il tuo rosario
lungo freddi chilometri
per cuocerti il volto al focolare.

Ora ritorna la zecca ai cavalli,
ventila la mosca nelle stalle
e i fanciulli sono scalzi
assaltano i ciuffi delle viole.

Tutte le poesie. 1940-1953 (Mondadori, 2019)