10ª poesia più letta del 2020


di Heinz Kahlau

Se non ci sei

Se non ci sei,
ho sempre
quel che hai detto
e ho il tuo volto.

Delle tue parole
conservo più a lungo
quelle sommesse.
Quasi soltanto il loro suono,
il loro carezzare.
Poi ci sono quelle
che fanno male,
– difficili da dimenticare.

Dei colloqui rimarrà
solo quanto era nuovo per noi.
Dove i pensieri si incontravano.
Lì il tono della tua voce è
poco femminino,
molto umano.

Non si può dimenticare il tuo volto.
A volte è la vicinanza a farci dimenticare
la bellezza.

Rivista Poesia n. 326 (Maggio 2017), trad. Gio Batta Bucciol

Poesia pubblicata il 25 febbraio 2020

Louis Aragon


Gli annegati

Di una città il mio cuore ha preso forma
Vi soffia un grande vento giunto non si sa donde
Scendevate o annegati perduti dietro l’orma
D’un sogno in mezzo alle isole che accarezzano le onde
Impazienti delle erbe della riva ai porti
Lontani d’Aliscans là dove riposando
Con gli eroi hanno messo casa i morti
Vi si giunge una sera vi si giunge ma quando
Voi derivate colle vostre storie diverse
Gli occhi al cielo stellato che non vedono lume
Passate sotto il ponte con le teste riverse
Ignari dei palazzi bianchi che sfiora il fiume
Poiché Arles vi aspetta andate l’ora è tarda
Altrove piangerete tra le pietre senza nome
Qui la notte non è che un canto di chitarra
E il mio nome vi sembra un’immensa Avignone.

Rivista “Poesia” (111, novembre 1997), traduzione di Nicola Gardini

Charles Juliet


Che parole trovare
che allentino le tue tensioni
ti liberino dalla tua angoscia
sopiscano ciò che ti logora

che parole trovare
che ti chiarifichino
ti svelino a te stesso
trasformino il tuo sguardo

parole
che ti ridestino
alla più alta esigenza

ti diano
il potere di amarti

ti sospingano
incontro alla vita

Rivista “Poesia” (n.297, ottobre 2014), traduzione di Federico Mazzocchi

Steinn Steinarr


Io ti cerco

Io ti cerco, tu cerchi un altro,
e infine si perde il nostro desiderio
nella distanza nelle giornate grigie
e non vede una via verso la stessa meta.
Oh, tu ed io, che non ci siamo mai incontrati,
il mio cuore è stanco di cos’era ed è.
Tu non mi desideri, e mi hai avuto per caso,
io non ho potuto averti, e ti ho persa.

Rivista Poesia, n. 300 (Gennaio 2015), traduzione di Silvia Cosimini

Anne Carson


Molte genti molti oceani ho attraversato –
arrivo, fratello, a questa povera sepoltura
per darti l’ultimo dono alla morte dovuto
e parlare (ma perché?) alle ceneri mute.
Ora che a me la fortuna ti ha strappato, tu
Oh povero fratello a me tolto,
ora ancora comunque questo – che distante abito d’avi
trasmesso come triste dono per la sepoltura –
accetta imbevuto di lacrime di un fratello
e per sempre, fratello, addio e addio.

Rivista Poesia (n.307, settembre 2015), traduzione di Patrizio Ceccagnoli

Carme 101 – Catullo

Multas per gentes et multa per aequora vectus
advenio has miseras, frater, ad inferias,
ut te postremo donarem munere mortis
et mutam nequiquam alloquerer cinerem,
quandoquidem fortuna mihi tete abstulit ipsum,
heu miser indigne frater adempte mihi.
Nunc tamen interea haec prisco quae more parentum
tradita sunt tristi munere ad inferias,
accipe fraterno multum manantia fletu,
atque in perpetuum, frate, ave atque vale.

Claude McKay

Invocazione

Spirito ancestrale, nascosto alla mia vista
dagli atti e dai modi infiniti del Tempo moderno
che io fisso con stupore e meraviglia,
dove ti nascondi nella notte profonda?
Quali poteri maligni distrugge la tua benefica presenza?
Tu che dal buio e dalla polvere hai sollevato
lo stendardo etiope nei giorni chiusi
prima che il Dio bianco dicesse: Venga la luce!
Porta musica antica al mio cuore moderno,
fai cadere la luce sul mio volto scuro
che una volta brillò sull’arte etiope ;
innalzami a te da questo luogo alieno
ch’io possa essere, tua immagine esiliata,
del mio mondo e della mia razza il degno cantore.

 

Rivista Poesia (n.219, settembre 2007), traduzione di Antonella Francini

Heinz Kahlau


Se non ci sei

Se non ci sei,
ho sempre
quel che hai detto
e ho il tuo volto.

Delle tue parole
conservo più a lungo
quelle sommesse.
Quasi soltanto il loro suono,
il loro carezzare.
Poi ci sono quelle
che fanno male,
– difficili da dimenticare.

Dei colloqui rimarrà
solo quanto era nuovo per noi.
Dove i pensieri si incontravano.
Lì il tono della tua voce è
poco femminino,
molto umano.

Non si può dimenticare il tuo volto.
A volte è la vicinanza a farci dimenticare
la bellezza.

Rivista Poesia n. 326 (Maggio 2017), trad. Gio Batta Bucciol

Hilde Domin


Le vie più difficili

Le vie più difficili
vengono percorse da soli,
la delusione, la perdita,
il sacrificio,
sono soli.
Persino il morto che risponde a ogni richiamo
e che non si nega a nessuna richiesta
non ci soccorre
e osserva
se noi non cediamo.
Le mani dei vivi che si tendono
senza raggiungerci
sono come i rami degli alberi d’inverno.
Tutti gli uccelli tacciono.
Si sento solo il proprio passo
e il passo che il piede non ha ancora fatto
ma che farà.
Fermarsi e voltarsi
non serve. Si deve
andare.

Prendi in mano una candela
come nelle catacombe,
la piccola luce respira appena.
E tuttavia, quando hai camminato a lungo,
il miracolo non tarda,
perché il miracolo sempre accade,
e perché senza grazia
non possiamo vivere:
la candela brilla per il respiro libero del giorno
tu la spegni sorridendo
quando appari nel sole
e tra i giardini che fioriscono
la città è davanti a te,
e nella tua casa
la tavola è apparecchiata di bianco.
E i vivi che perderemo
e i morti che non possiamo perdere
spezzano per te il pane e ti porgono il vino –
e tu senti di nuovo la loro voce
vicinissima
al tuo cuore.

 

Rivista Poesia, N° 259, aprile 2011, traduzione di Daniela Maurizi

Vladimir Nabokov


La poesia

Non la poesia d’occaso che plasmi quando pensi ad alta voce,
con il suo tiglio in inchiostro di china
e i fili del telegrafo sopra la rosea nube;

né l’interno tuo specchio, con le fragili
spalle nude di lei che ancora vi balenano;
non il lirico clic di una rima tascabile,
il motivetto che ti dice l’ora;

e non le monetine e i pesi sui giornali
della sera impilati nella pioggia;
non i cacodemoni del tormento carnale;
non la cosa che puoi dire assai meglio
in prosa…

ma la poesia che piomba da altezze sconosciute
quando attendi gli spruzzi dalla pietra
laggiù lontano, e corri alla penna come un cieco,
e dopo giunge il brivido e poi ancora…

nel viluppo dei suoni, leopardi di parole,
insetti come foglie, ocellati uccelli
si fondono formando una silenziosa, intensa
trama mimetica del perfetto senso.

 

Traduzione di Massimo Bocchiola

Rivista Poesia n.55, ottobre 1992