Simon Marsh

marsh

Calmo

we’re all on something
I’ll choose yours if you choose mine
I sought the weedy waters
till my shell grew back
avoided dark asphalt
nights condensed electrically
but now a canopy of slate bleeds east
arrests an oceanic sense of loss
I was counting on you to calm me down
to shore up shaky terrains of doubt
the radio astrologer says
there’s mercury in my sign
but fails to mention
the base metals in my heart

 

*


Calmo

dipendiamo tutti da qualche cosa
sceglierò la tua se tu scegli la mia
ho cercato le acque erbose
fino a farmi ricrescere il guscio
ho evitato l’asfalto scuro
notti condensate dall’elettricità
ma ora un baldacchino di ardesia sanguina a est
arresta un senso di perdita oceanico
contavo su di te per calmarmi
per puntellare incerti terrapieni di dubbio
l’astrologo della radio dice
che nel mio segno c’è mercurio
ma non fa menzione
dei metalli vili che ho nel cuore

 

Stanze (Coazinzola Press, 2016), versione italiana di Riccardo Duranti

C. D. Wright

CD-Wright-by-WT-Pfefferle

 

in our only time.

“ Follow me,” the voice, the long, longed-for voice stops
the writing hand. “I have your shoes.” Except
for a rotating fan, movement at a minimum. The plan,
if one can call it a plan, is to begin in what is known
to some as the perennial present; beginning
with a few sentences written in a kitchen while others
cling to their own images in twisted sheets of heat.
A napkin floats from a counter in lieu of a letter. Portals
of the back life part in silence: o verge
of song, o big eyelets of daylight. Leaving milk and bowl
on the table, leaving the house discalced. All this
mystery, mildly erotic. Even if one is terrified
of both death and the color red. Even if a message is sent
each of us in secrecy, no one can make it stay.
Notwithstanding scale—everything has its meaning,
every thing matters; no one a means, every one an end

 

*

nel solo tempo che abbiamo.

“Seguimi,” la voce, una voce a lungo desiderata, blocca
la mano che scrive. “Le tue scarpe ce le ho io.” A parte
un ventilatore rotante, movimento al minimo. Il programma,
se lo si può definire tale, è cominciare in quello che è noto
ad alcuni come il presente perenne; iniziando
con poche parole scritte in cucina mentre altri
s’aggrappano alle proprie immagini in veli di calore attorcigliati.
Da un ripiano fluttua un tovagliolo invece di una lettera. I portali
della vita passata s’aprono in silenzio: o bordure
del canto, o grandi asole di luce. Lasciando latte e ciotola
sul tavolo, lasciando la casa scalza. Tutto questo
mistero, vagamente erotico. Anche se si è atterriti
sia dalla morte che dal colore rosso. Anche se un messaggio
viene spedito a tutti noi in segreto, nessuno può farlo restare.
Nonostante la scala – tutto ha un significato
tutto conta; nessuno è un mezzo, siamo tutti un fine

 

© Inedito di Carolyn D. Wright – versione italiana di Riccardo Duranti