Adriana Gloria Marigo

marigo

Spersi gli anni antelucani
nell’iride agemina, mostravi
il palmo della mano dinnanzi
al mare per il quale tremi.

Tutte le monadi in seduta
plenaria nel punto esatto
di minima distanza inspirai

espirai il maestrale
delle tue orbite gaudiose
fini di materia trina.

 

Senza il mio nome (Campanotto, 2015)

Valeria Ferraro

valeria ferraro interno poesia

Rientro in casa inverno tolgo i guanti
non chiudo a chiave e così sia
mi addormento stretta ai tuoi comandi
astronave interiore in avaria.

*

Dà pace l’uniforme da lavoro
che hai posato sul letto alla sera
si fa più freddo di ora in ora
ominide china sulla tastiera

*

Lancio le corde ma senza ricordare
quando sono stata presa a bordo
stordita un corpo da riscaldare
o vegliare in attesa di ordini.

*

Voci ornamentali luci per asporto
nel vuoto con annessa cucina di eva-
nescenti arredi di un ramo storto
alla finestra scrivi figlia di eva.

 

© Inedito di Valeria Ferraro

Maddalena Lotter

lotter

I corpi negli anni, questo fa curiose le mie mani
alla ricerca di età diverse
voglio toccarli tutti, gli altri
con i loro mondi di pelle.
Solo la pelle risponde alla domanda sul tempo.
Il corpo sa di case non mie
dove si entra con educazione
togliendosi le scarpe;
ore ed ore in un letto a carezzarsi
le schiene, muri di vertebre
e la colonna è un’autostrada
dei tuoi anni di ieri
a cui non ho partecipato.

Ma se ti volti nel buio e ci guardiamo
allora ho un nome,
io sono l’oggi immortale.

 

Verticale (LietoColle, 2015)

© foto di Daniele Ferroni

Giacomo Sandron

sandroninternopoesia

 

Cossa vustu che te diga, Portogruaro
tera marsa, mi te amo
che vol dir che te me fa morir
che a forsa de dai e dai sul liston
me son frugà i pie, ‘l cuor e ‘l sarvel
a spetar che vignisse su
‘na robuta quaunque da ti
tera marsa, desmentagada
che no la serve se no par pianser.
Te mancarà e man de me nona
i so grossi dei come gropi e duri
che te li ficava drento in senocioni
su la cuiera, col soriso tai oci,
te mancarà i so fondi de cafè
e le scorse dei ovi che te mis-ciava
tuto ‘l pastrocio che a faseva
par farte pì grassa e pì bea.

 

 

Cosa vuoi che ti dica, Portogruaro
terra marcia, io ti amo
che vuol dire che mi fai morire
che a forza di andare su e giù per la piazza
ho consumato i piedi, il cuore e il cervello
aspettando che germogliasse
una piccola cosa qualunque da te
terra marcia, dimenticata
che non serve a nulla se non a piangere.
Ti mancheranno le mani di mia nonna
le sue dite grosse come nodi e dure
che ti affondava dentro in ginocchio
nell’orto, col sorriso negli occhi,
ti mancheranno i suoi fondi di caffé
e i gusci delle uova con cui ti impastava
tutto il pastrocchio che combinava
per farti più grassa e più bella.

 
Cossa vustu che te diga (Samuele, 2014)

Andrea Zanzotto

zanzotto

 

Esistere psichicamente

Da questa artificiosa terra-carne
esili acuminati sensi
e sussulti e silenzi,
da questa bava di vicende
– soli che urtarono fili di ciglia
ariste appena sfrangiate pei colli –
da questo lungo attimo
inghiottito da nevi, inghiottito dal vento,
da tutto questo che non fu
primavera non luglio non autunno
ma solo egro spiraglio
ma solo psiche,
da tutto questo che non è nulla
ed è tutto ciò ch’io sono:
tale la verità geme a se stessa,
si vuole pomo che gonfia ed infradicia.
Chiarore acido che tessi
i bruciori d’inferno
degli atomi e il conato
torbido d’alghe e vermi,
chiarore-uovo
che nel morente muco fai parole
e amori.

Tutte le poesie (Mondadori, 2011)

Alessandra Frison

alessandra frison

 

Non vi saprei dire nulla di me.
Anni che passano senza ricordi
piccoli gesti tra le mani
vuoti che stentano a dire come di noi
saranno dispersi anche i minimi gesti.

Ho visto parlare qualcuno
nel verde dei vostri parchi
correvano come cani
con la voce di qualche secolo rimasto
nelle loro tracce.

Ci lasciavano raccogliere camelie
sulla strada del Sempione
così rosse che potevano dividere l’erba
o ancora di più, nel fondo, nella radice
nella delusione delle cose
nella costernazione.

Una volta accese le lanterne per la sera
tornavamo nei nostri passi
ognuno alle tiepide cose
ognuno ai sorrisi di pochi
alle facce di molti.

Non vi sapremo dire nulla. Il giorno
che si prova a cercare
è un giorno comune
come una serie di nomi
nelle costellazioni del cielo.

 

Le ore della dispersione (LietoColle, 2013)

Giulia Rusconi

giulia rusconi interno poesia

 

Le regole le abbiamo seguite.
Le frasi sono state dette al momento
giusto e si è fatto l’amore
sperimentando con pazienza e ardore.

(Suite carissima di notti folli, mia
dimora, unica mia salvezza.)

Le candele erano accese, i bicchieri
riempiti, sapevo
quando era meglio tacere quando
spogliarmi e girarmi di schiena.

 

Suite per una notte (Pordenonelegge-LietoColle, 2014)

Tiziano Scarpa

Tiziano-Scarpa

 

Talking Heads
I zimbra

Versi scritti in una biblioteca tarlata

Ti scr vo in una bi lioteca t arlata dai tarl ,
che tar ano la iblioteca e ne fanno tarli.
I ta li eseguono sé stess , t rlano. Fili  uoti
dent o le cose comp tte sono dive tati arli, che
vuotano fili entro le cose compatte che sta no
iventando tar i. I l egni, le cart . La polv re. Tarlano
noi top , tar ano il loro stesso nome, lo vedi, lo
trasfor ano in t rli (m glio non scriv re il tuo
nome q i

 

Nelle galassie oggi come oggi (Einaudi, 2001)

Fabio Franzin

Fabio-franzin

 

l’albero cavo, e le vocali
che in quel buio vi si sono annidate;
e le date percorse da radici,
il varco ostruito dalle ortiche.

forse sarà nelle pozzanghere
il nostro più nitido riflesso,
anche se un rigagnolo, ora,
dissangua anche quest’ultima possibilità

ma i detriti che calpestiamo
cinguettano e gli uccelli cadono
dai rami come cachi sfatti

non resta che erigere un recinto d’amore,
non resta che stare aggrappati al silenzio,
troncare ogni rapporto col tempo
e poi portare dell’acqua con le mani

lasciare che un nome si depositi altrove
e che in quell’altrove trovi la sua quiete.

 

Il groviglio delle virgole (Stamperia dell’Arancio, 2005)