Marie Luise Kaschnitz


Diese drei Tage

Diese drei Tage
Vom Tod bis zum Grabe
Wie frei werd ich sein
Hierhin und dorthin schweifen
Zu den alten Orten der Freude

Auch zu euch
Ja auch zu euch
Merkt auf
Wenn di Vorhänge wehn
Ohne Windstoß
Wenn der Verkehrslärm abstirbt
Mitten am Tage
Horcht

Mir einer Stimme die nicht meine ist
Nicht diese gewohnte
Buchstabiere ich euch
Ein neues Alphabet

In den spiegelnden Scheiben
Lasse ich euch erscheinen
Vexierbilder
Alte Rätsel
Wo ist der Kapitän?
Wo sind die Toten?
Dieser Frage
Hingen wir lange nach

Zur Beerdigung meiner
Wünsche ich mir das Tedeum
Tedeum laudamus
Den Freudengesang
Unpassender-
Passenderweise

Denn ein Totenbett
Ist ein Totenbett mehr nicht
Einen Freudensprung
Will ich tun am Ende
Hinab hinauf
Leicht wie der Geist der Rose

Behaltet im Ohr
Die Brandung
Irgendeine
Mediterrane
Die Felsenufer
Jauchzend und donnernd
Hinab
Hinauf.

 

Gedichte (Suhrkamp Verlag, 1975)

*

 

Questi tre giorni

Questi tre giorni
Dalla morte fino alla tomba
Come sarò libera
Vagare qua e là
Ai vecchi luoghi della gioia

Anche da voi
Sì anche da voi
Fateci caso
Se le tendine sventolano
Senza raffiche di vento
Se il rumore del traffico si estingue
In pieno giorno
State in ascolto

Con una voce che non è la mia
Non questa abituale
Compito per voi
Un nuovo alfabeto

Riflessi nei vetri
Vi farò apparire
Figure enigmatiche
Vecchi indovinelli
Dov’è il capitano?
Dove sono i morti?
A queste domande
Siamo stati attaccati a lungo

Al mio funerale
Desidero il Tedeum
Tedeum laudamus
Il canto di gioia
Inopportuna-
Opportunamente

Perché un letto di morte
Non è più un letto di morte
Alla fine voglio fare
Un salto di gioia
Giù su
Leggera come lo spirito della rosa

Trattenete nell’orecchio
Il frangente
Un qualche
Mediterraneo
Le coste rocciose
Esultante e fragoroso
Giù
Su.

 

Traduzione in italiano di Daria De Pellegrini

Heinrich Heine


Ci siamo voluti davvero un gran bene,
Eppure ci siam sopportati.
Abbiamo giocato a moglie e marito
Però non ci siamo picchiati.
Insieme abbiam riso e abbiamo scherzato,
Ci siamo abbracciati e baciati col cuore.
Con gioia infantile a nascondino
Abbiamo giocato nei boschi e nei prati,
E siamo stati così bravi a nasconderci
Che poi non ci siamo mai più ritrovati.

 

Poesie scelte (Mimesis, 2016), a cura di Simonetta Carusi

Heiner Müller


Tristano 1993

Ieri mio figlio aveva un’aria strana
Una notizia orribile lunga un intero spot
Negli occhi di mio figlio io
Che ho visto troppo ho letto la domanda
Compensa ancora il mondo la fatica di vivere?
Un istante una notizia orribile
Lungo un intero spot io ero il dubbio
Devo augurargli una lunga vita
O per amore una precoce morte

 

Non scriverai più a mano (Scheiwiller, 2006), a cura di Anna Maria Carpi

Horst Bienek


Diffidate dei titoli
scritti in grassetto
nascondono le cose piú importanti
diffidate degli articoli di fondo
delle inserzioni
delle quotazioni
delle lettere al direttore
e delle interviste di fine settimana
anche i sondaggi di opinione
sono manipolati
le notizie varie escogitate
da redattori furbetti
diffidate della terza pagina
delle critiche teatrali i libri
per lo piú sono migliori dei loro recensori
leggete quello che loro hanno sottaciuto
diffidate anche dei poeti
in loro tutto suona
piú bello anche piú atemporale
ma non è piú vero né piú giusto

 

 

Giovani poeti tedeschi (Einaudi, 1969), trad. it. Roberto Fertonani

Asmus Trautsch


Die Urwälder Europas

„Uns schwindelte beim Blick in den Abyssus der Zeit.“
John Playfair: Illustrations of the Huttonian Theory of the Earth

1788 zeigte James Hutton seinem Freund Playfair
und dem Kollegen Hall an der schottischen Küste
fossile Formationen: die rötliche Plastik der Zeit.
Ihr Fluss hatte sich dauerhaft niedergeschlagen flach
und steil in Schiefer und Sandstein langsam gehoben
und wieder gesunken gegeneinander geschichtet ablesbar
als Tagebuch des Planeten ohne Anfang und Ende
erzählt er seine Geschichte über das was er trug
je tiefer desto weiter nach vorn blätterten sie ins Ältere
und sogar noch weiter zurückliegende Revolutionen lagen
friedlich da Schnitte einer zyklischen Sichel rasend
sammelte sich auf den Äckern in Frankreich der Zorn.

Ein schwarzer Block nach dem anderen aus der Tiefe
des Ruhrgebiets in das Jahr 2009 gefördert und gepresst
fällt aus meiner Hand in den Ofen brennt knapp drei Stunden
und rieselt hellbraun herab ein Leichtwerden von über
dreihundertmillionen Jahren in den Himmel Berlins
entlassen für einen Moment noch riechbar Robespierre auf
dünnen Schichten in meiner Hand spricht über die Zukunft
über Vergangenheit also welcher Baum welcher Farn den kein
Botaniker kennt welche Libelle von Menschen ungesehen
kommt meinen Zellen als Wärme entgegen? Täglich
werden wir chronischer fließen brennen schneiden
immer weiter tilgen die Spuren in unsere ewige Spur.

 

*

 

Le foreste vergini d’Europa

“Vacillammo nel vedere l’abisso del tempo”.
John Playfair: Illustrations of the Huttonian Theory of the Earth

Nel 1788 James Hutton mostrò al suo amico Playfair
e al collega Hall le formazioni fossili sulla costa
scozzese: la plastica rossastra del tempo.
Il suo flusso si era depositato stabile, piatto
e lentamente si era erto in picchi di ardesia e arenaria
e di nuovo inabissato in strati contrapposti leggibile
come diario del pianeta senza inizio né fine
racconta la storia dei suoi detriti
tanto più in profondità quanto più avanzavano sfogliarono epoche sempre più antiche
e rivoluzioni addirittura ancora più lontane nel tempo giacevano
là pacificamente incisioni di una ciclica falce con furia
si radunava la rabbia sui campi di Francia.

Un blocco nero e poi un altro estratto
dalle profondità della Ruhr e compattato nell’anno 2009
mi cade dalla mano brucia nella stufa per circa tre ore
e ridiscende di un color marrone più chiaro un alleggerirsi
di più di trecento milioni di anni nel cielo di Berlino
rilasciato per un attimo Robespierre il suo odore ancora nell’aria in
sfoglie sottili nella mia mano parla del futuro
del passato ovvero quale albero quale felce che nessun
botanico conosce quale libellula mai vista dagli uomini
viene incontro alle mie cellule sotto forma di calore? Ogni giorno
più cronici ogni giorno scorriamo tagliamo bruciamo
sempre più si estinguono le tracce nella nostra traccia eterna.

 

 

Treibbojen (Verlagshaus J. Frank, 2010)

Traduzione in italiano di Nicoletta Grillo

 

Ingeborg Bachmann


Sotto altre spoglie andavamo un tempo,
tu in volpe, io in abito da puzzola;
fummo ancor prima di fiori di marmo,
nevosi in una gola tibetana.

Cristalli senza luce e senza tempo
ci liquefammo nella prima ora,
ci avvolse il brivido della vita intera,
fiorimmo nel polline del primo senso.

Viandanti nel miracolo lasciammo
i vecchi panni per indossarne nuovi.
Succhiammo forza da ogni nuovo suolo
e mai più il nostro respiro s’arrestava.

Leggeri uccelli fummo e gravi alberi,
delfini audaci e mute uova d’uccello.
Morti e poi vivi, un essere eravamo,
e poi una cosa. (Mai saremo liberi!)

Mi amavi. Io amavo i veli tuoi,
le lievi stoffe che la stoffa librano,
e discreta la notte ti stringevano.
(Se solo ami! Vederti non pretendo!)

Giungemmo nel paese delle fonti.
Trovammo gli atti. Il paese intero,
così amato, sconfinato, ora era nostro.
Trovava posto nella tua mano a conca.

 
Invocazione all’orsa maggiore (Se, 2011), trad. it. M. T. Mandalari

Bertolt Brecht


A chi esita

Dici:
per noi va male. Il buio
cresce. Le forze scemano.
Dopo che si è lavorato tanti anni
noi siamo ora in una condizione
più difficile di quando
si era appena cominciato.

E il nemico ci sta innanzi
più potente che mai.
Sembra gli siano cresciute le forze. Ha preso
una apparenza invincibile.
E noi abbiamo commesso degli errori,
non si può negarlo.
Siamo sempre di meno. Le nostre
parole d’ordine sono confuse. Una parte
delle nostre parole
le ha stravolte il nemico fino a renderle
irriconoscibili.

Che cosa è errato ora, falso, di quel che abbiamo detto?
Qualcosa o tutto? Su chi
contiamo ancora? Siamo dei sopravvissuti, respinti
via dalla corrente? Resteremo indietro, senza
comprendere più nessuno e da nessuno compresi?

O contare sulla buona sorte?

Questo tu chiedi. Non aspettarti
nessuna risposta
oltre la tua.

 

Poesie (Einaudi, 2014), a cura di G. D. Bonino

Günter Herburger

Günter Herburger

Amore

È stato bello tesoro mio,
ora sei a nanna,
niente più avanti e indietro,
quasi hai smesso di strillare,
ecco l’altro cuscino, in braccio
l’orsacchiotto,
ma poi li scagli
tutti e due verso la finestra
che non si può aprire,
e io te li riporto,
succede varie volte,
ma quando ti bacio,
accarezzo i tuoi corti capelli grigi,
sono appena passati vent’anni
dalla prima volta,
allora ti fai immota,
non vuoi più strozzare
i bambini, te oppure me,
ti ritrovi almeno
nel piccolo vano chiuso
senza tavolo e senza sedie,
chiedi dell’acqua
ma basta
che tu pianga
stilla dopo stilla
giù dal volto
fino alla bocca,
da cui non mi separo.

 

Nuovi poeti tedeschi (Einaudi, 1994), trad. it. A. Chiarloni

Hans Magnus Enzensberger

Enzensberger3
Giovanni de’ Dondi da Padova
per tutta la vita
costruì un orologio.

Un assoluto prototipo, insuperato
per quattrocento anni.
Un meccanismo plurimo, di ruote
ellittiche e dentate,
connesse ad ingranaggio,
e il primo bilanciere;
un’inaudita fabbrica.

Sette quadranti
mostrano la postura dei cieli
e le mute rivoluzioni
d’ogni pianeta.
L’ottavo,
il meno appariscente,
segna l’ora, il giorno e l’anno:
A.D. 1346.

Forgiò di propria mano:
una macchina celeste,
inutile e industre come i Trionfi,
un orologio verbale
che fabbricò Petrarca.

A qual uopo sciupate il tempo vostro
con il mio manoscritto,
se a grado non siete
di rifarlo?

Sorgere e tramontar del sole,
congiunzioni dell’orbita lunare,
feste mobili.
Unità logico-aritmetica, e al contempo
un’altra volta il cielo.
D’ottone, d’ottone.
Sotto codesto cielo
oggi ancora viviamo.

La gente di Padova
non badava alla data.
Un golpe dopo l’altro,
carri d’appestati sul selciato.
I banchieri
pareggiavano il bilancio.
Scarseggiavano i viveri.

L’origine di quella macchina
è problematica.
Un computer analogico.
Un menhir. Un astrarium.
Trionfi del tempo. Sopravanzi.
Inutili e industri
come un poema d’ottone.

Guggenheim non mandava
a Francesco Petrarca l’assegno
a fine mese.
De’ Dondi non aveva contratti
col Pentagono.

Altre belve. Altre
le parole e le ruote. Eppure
il medesimo cielo.
In codesto Medioevo
oggi ancora viviamo.

 

Mausoleum (Einaudi, 2017), trad. it. V. Alliata

© Foto di Isolde Ohlbaum

Gottfried Benn

gottfried-benn

Devi saperti immergere, devi imparare,
un giorno è gioia e un altro giorno obbrobrio,
non desistere, non puoi andartene
quando è mancata all’ora la sua luce.

Durare, aspettare, giù in fondo,
ora sommerso, ora ammutolito,
strana legge, non sono faville,
non soltanto – guardati attorno:

la natura vuole fare le sue ciliegie
anche con pochi semi in aprile
conserva le sue opere di frutta
tacitamente fino agli anni buoni.

Nessuno sa dove si nutrono le gemme,
nessuno sa mai se davvero la corolla fiorirà –
durare, aspettare, concedersi,
oscurarsi, invecchiare, aprèslude.

 

Aprèslude (Einaudi, 1966), trad. it. F. Masini