Gabriela Mistral


Ci sono baci

Ci sono baci che emettono da soli
la sentenza di una condanna d’amore,
ci sono baci che si danno con uno sguardo
ci sono baci che si danno con la memoria.

Ci sono baci nobili,
baci enigmatici, sinceri,
ci sono baci che si danno solo con l’anima
ci sono baci proibiti e ci sono baci veri.

Ci sono baci che bruciano e che feriscono,
ci sono baci che turbano i sensi,
ci sono baci misteriosi che hanno lasciato
i miei sogni confusi ed errabondi.

Ci sono baci problematici che nascondono
una chiave che nessuno ha mai decifrato,
ci sono baci che generano la tragedia –
quante rose in boccio ha sfogliato.

Ci sono baci profumati, baci tiepidi
che palpitano in un intimo anelito,
ci sono baci che lasciano sulle labbra impronte
come un raggio di sole in un campo gelato.

Ci sono baci che sembrano gigli
sublimi, ingenui, puri,
ci sono baci traditori e codardi,
ci sono baci maledetti e spergiuri.

Giuda baciò Gesù e lasciò impresso
sul viso di Dio il segno della sua viltà,
mentre la Maddalena con i suoi baci
fortificò pietosa la sua agonia.

Da allora nei baci palpitano
l’amore, il tradimento e il dolore,
le coppie umane assomigliano
alla brezza che gioca coi fiori.

Ci sono baci che provocano deliri
di amorosa, folle passione,
tu li conosci bene: sono i miei baci
inventati da me per la tua bocca.

Baci di fiamma che portano impressi nel viso
i solchi di un amore proibito,
baci tempestosi, baci selvaggi,
che solo le nostre bocche hanno provato.

Ti ricordi del primo? Indefinibile,
ti lasciò il viso coperto da rosee impronte,
e nello spasimo di quell’emozione terribile,
gli occhi si riempirono di lacrime.

Ti ricordi di quella sera, quando in un momento di follia
ti vidi geloso immaginando chissà quale oltraggio?
Ti presi tra le mie braccia, vibrò un bacio
e che cosa vedesti dopo? Sangue tra le mie labbra.

Io ti insegnai a baciare: i baci freddi
sono di un impassibile cuore di pietra.
Io ti insegnai a baciare con i miei baci
inventati da me per la tua bocca.

 

Che cos’è mai un bacio (Interlinea, 2019)

Luisa Fernanda Trujillo Amaya


Un cielo di gennaio
I miei capelli umidi, appena lavati
assomigliano alla pioggia delle Ande
ai rami dei salici negli inverni di ottobre
È tempo di siccità
ma i miei capelli sono il rifugio dell’umidità del muschio
Nel ricordo il pettine di madreperla della nonna
quando seduta nel cortile della casa
lucidava i suoi capelli al sole con acqua di camomilla.
Uno dei tanti rituali che avevano le nonne di prima
come leggere nei primi dodici giorni dell’anno il calendario dei raccolti
arieggiare i cuscini, tirare fuori dagli armadi la biancheria vecchia, far circolare le energie
o scuotere la polvere della casa con un fascio di rami delle sette erbe
per incoraggiare gli spiriti buoni ad abitarvi
I riti sono cambiati
Li sostituisce la routine
Il motore del mio asciugacapelli si è fuso
e al finestrone dell’undicesimo piano del monolocale dove vivo
non si affaccia nemmeno un briciolo di sole che voglia lasciare la sua traccia di bronzo
sui miei capelli umidi di landa

 

A terra, l’uccello dimentica di cantare (Raffaelli, 2017), traduzione di Emilio Coco

Julio Cortázar

cortazar
Se devo vivere

Se devo vivere senza di te, che sia duro e cruento,
la minestra fredda, le scarpe rotte, o che a metà dell’opulenza
si alzi il secco ramo della tosse, che latra
il tuo nome deformato, le vocali di spuma, e nelle dita
mi si incollino le lenzuola, e niente mi dia pace.
Non imparerò per questo a meglio amarti,
però sloggiato dalla felicità
saprò quanta me ne davi a volte soltanto standomi nei pressi.
Questo voglio capirlo, ma mi inganno:
sarà necessaria la brina dell’architrave
perché colui che si ripari sotto il portale comprenda
la luce della sala da pranzo, le tovaglie di latte, e l’aroma
del pane che passa la sua mano bruna per la fessura.

Tanto lontano ormai da te
come un occhio dall’altro,
da questa avversità che assumo nascerà adesso
lo sguardo che alla fine ti meriti.

 

Le ragioni della collera (Fahrenheit 451, 1995), trad. it. G. Toti

 

Post originale del 31 agosto 2016
Poesia più letta del 2016

Álvaro Mutis


La notte della caserma fredda e solitaria
vigila i suoi figli prodigiosi.
La sabbia dei cortili vortica
e scompare nel fondo del cielo.
Nella sua stanza il Capitano recita le preghiere
e dimentica le antiche colpe,
mentre il cane piscia
contro la pelle tesa dei tamburi.
Nell’armeria una rondine vigila
insonne le baionette oliate.
I vecchi ussari resuscitano per combattere
il bagliore dorato del giorno.
Una pioggia benefica rinfresca il volto
della sentinella assiderata che fa la ronda.
La chiocciola della guerra prosegue il suo interminabile ninnare.

 

Summa di Maqroll il Gabbiere (Einaudi, 1993), a cura di F. R. Amaya

Maria Luz Albuja Bayas


Sfiorami con le tue ali per sapere che esisto
anche se non so di coordinate
ed ho perso i segnali che potrebbero essere il mondo

Sento il latte caldo a punto di schizzare dal mio petto
ma non posso vedere.
Non trovo gli orifizi che mi lascino scorgere la luce.

Intuisco il ventre abitato
a punto di ballare con la musica
che solo io sento dentro
ma non posso vedere.

Aspetto nella strada vuota
sotto lo sguardo omnisciente della città.

Sfiorami con le tue ali
con le tue mani allevia il mio fuoco
per sapere se ancora esisto.
Per sapere se per caso devo continuare ad aspettare.

 

*

 

Rózame con tus alas para saber que existo
aunque no sé de coordenadas
y he perdido las señales que podrían ser el mundo.

Siento la leche caliente a punto de saltarme del pecho
pero no puedo ver.
No encuentro los orificios que me permitan atisbar la luz.

Intuyo el vientre habitado
a punto de bailar con la música
que sólo yo escucho hacia adentro
pero no puedo ver.

Espero en la calle vacía
bajo la mirada omnisciente de la ciudad.

Rózame con tus alas
con tus manos alivia mi fuego
para saber si aún existo.
Para saber si acaso debo seguir esperando.

 

© Versione italiana di Antonio Nazzaro

Grace Nichols


Because she Has Come

Because she has come
with geometrical designs
upon her breasts.

Because she has borne five children
and her belly is criss-crossed
with little tongues of fire.

Because she has braided her hair
in the cornrow, twisting it upwards
to show her high inner status.

Because she has tucked
a bright wrap
about her Nubian brownness.

Because she has stained her toes
with the juice of the henna
to attract any number of arrant males.

Because she has the good sense
to wear a scarab
to protect her heart.

Because she has a pearl
in the middle
of her lower delta.

Give her honour
Give her honour, you fools
Give her honour.

 

*


Perché lei è venuta

Perché lei è venuta
con disegni geometrici
sui seni.

Perché lei ha partorito cinque figli
e il suo ventre è solcato
da piccole lingue di fuoco.

Perché si è fatta treccine
come spighe, girandole all’insù
a mostrare il suo alto status interiore.

Perché lei ha avvolto
un telo sgargiante
intorno al suo marrone nubiano.

Perché lei si è tinta gli alluci
col succo dell’henné
per attrarre un gran numero di veri maschi.

Perché lei ha il buonsenso
di portare uno scarabeo
a protezione del cuore.

Perché lei ha una perla
in mezzo
al suo basso delta.

Rendetele onore
Rendetele onore, imbecilli
Rendetele onore.

 

From: The Fat Black Woman Poems (Virago Press, 1984)

© Traduzione italiana di Andrea Sirotti

Nana Rodríguez Romero


Ars felina

El gato duerme y se cierra sobre sí mismo
el tiempo no existe para su sueño de veinte horas
mientras mi alma lo observa en la vigilia de las tardes.
Me detengo ante sus ojos que no parpadean
y pienso si el misterio está en esa quietud verde
en la perfecta simetría de su movimiento,
quizá deambulas por palacios del antiguo Egipto
o pisas como una bailarina las huellas del abismo…
¿Acaso sabes de la noche de los despojos
o las hogueras de la Inquisición
cuando los cuerpos eran brasas que se extinguían bajo el cielo?
¿Qué sabes de mí, cuando me rozas en silencio
y te arqueas como una sinfonía de piel bajo mis manos?

 

*

 

Ars felina

Il gatto dorme e si chiude su se stesso
il tempo non esiste per il suo sonno di venti ore
mentre la mia anima lo osserva nella veglia del pomeriggio.
Mi fermo davanti ai suoi occhi che non muovono ciglio
e penso se il mistero è nella tranquillità verde
nella perfetta simmetria del suo movimento,
forse passeggi per palazzi dell’antico Egitto
o tocchi come ballerina le impronte dell’abisso…
Forse conosci la notte delle privazioni
o il rogo dell’inquisizione
quando i corpi erano braci che si spegnevano sotto il cielo?
Cosa sai di me, quando mi sfiori in silenzio
e ti incurvi come una sinfonia di pelo sotto le mie mani?

 

© Inedito tradotto da Antonio Nazzaro

Juan Rodolfo Wilcock

A mio figlio

Abbi fiducia nella vita
e non nelle ideologie;
non ascoltare i missionari
di quest’illusione o quell’altra.

Ricorda che c’è una sola cosa
affermativa, l’invenzione;
il sistema invece è caratteristico
della mancanza d’immaginazione.

Ricorda che tutto accade
a caso e che niente dura,
il che non ti vieta di fare
un disegno sul vetro appannato,

né di cantare qualche nota
semplice quando sei contento;
può darsi che sia un bel disegno,
che la canzone sia bella:

ma questo non ha certo importanza,
basta che piacciano a te.
Un giorno morirai; non fa niente,
poiché saranno gli altri ad accorgersene.

 

Poesie (Adelphi, 1980)

Violeta Medina Méndez


Es cuestión de tiempo
borrarse en el espejo
asomarse con las palabras
que no han sido disparadas
y desaparecer en
el trozo de vidrio
que mira descarnado,

los ojos no son los tuyos ni los míos,

la transparencia se quedó
en otro continente
donde los pájaros no se han marchitado.

No busques, no palpes,
la noche ya no es nuestra.

El agua está trizada.

 

 

*

 

 

È questione di tempo
cancellarsi allo specchio
guardare fuori con le parole
che non sono state buttate fuori
e sparire nel
pezzo di vetro
che fissa scarno,

gli occhi non sono i tuoi né i miei,

la trasparenza è rimasta
in un altro continente
dove gli uccelli non sono appassiti.

Non cercare, non toccare
la notte non è più nostra.

L’acqua è fatta a pezzi.

 

 

© Inedito di Violeta Medina Méndez

© traduzione di Laura Pugno

Juan Arabia

juan_arabia
Noche de Beddoes

Como un enorme pájaro que se interpone
entre el sol y la especie,
llega la antigua noche
con su ojo nublado
y sus heladas de cangrejo.

La misma noche de Caedmon,
en la que los fugitivos tuvieron descanso.
La misma noche de Blake,
en la que lobos y tigres aullaron
esperando encontrar su destino.

Cae con una vista cegadora.
Cae sobre los hombres salvajes
que cantaron y bailaron sobre
la bahía verde, las costas de su camino.

La misma noche de Whitman,
en la que describió las pálidas
caras de los marginados.
La misma noche de Beddoes,
que lanzó sobre el mundo su plumaje de niebla.

 

*


Notte di Beddoes

Come un enorme Uccello che s’interpone
tra il sole e la specie,
arriva l’antica notte
con il suo occhio rannuvolato
e le sue gelate di granchio.

La stessa notte di Caedmon,
in cui i fuggitivi trovarono riposo.
La stessa notte di Blake,
in cui i lupi e le tigri ulularono
sperando d’incontrare il loro destino.

Cade con una vista accecante.
cade sugli uomini selvaggi
che cantarono e ballarono sulla
baia verde, le coste del loro andare.

La stessa notte di Whitman,
in cui descrisse le pallide
facce degli emarginati.
La stessa notte di Beddoes
che lanciò sul mondo il suo piumaggio di nebbia.

 

© Inedito di Juan Arabia

© Traduzione italiana di Antonio Nazzaro