Roberto Bolaño


La poesia entra nel sogno
come un palombaro in un lago.
La poesia, la più coraggiosa di tutti,
entra e cade
a piombo
in un lago infinito come il Loch Ness
o torbido e infausto come il lago Balaton.
Contemplatela dal fondo:
un palombaro
innocente
avvolto nelle piume
della volontà.
La poesia entra nel sogno
come un palombaro morto
nell’occhio di Dio.

I cani romantici (SUR, 2018), trad. it. I. Carmignani

La poesía entra en el sueño
como un buzo en un lago.
La poesía, más valiente que nadie,
entra y cae
a plomo
en un lago infinito como Loch Ness
o turbio e infausto como el lago Balatón.
Contempladla desde el fondo:
un buzo
inocente
envuelto en las plumas
de la voluntad.
La poesía entra en el sueño
como un buzo muerto
en el ojo de Dios.

Jorge Luis Borges


Notti penose della lunga insonnia
che anelavano all’alba e la temevano,
giorni che vanamente ripetevano
gli ieri, uguali. Oggi li benedico.
Potevo mai presentire in quegli anni
di deserto d’amore che le atroci
favole della febbre e le feroci
aurore fossero solo i gradini
incerti, le vaganti gallerie
per i quali sarei giunto alla pura
vetta azzurra che nell’azzurro dura
della sera d’un giorno, dei miei giorni?
Nella mia è la tua mano, Elsa. Guardiamo
lenta nell’aria la neve e l’amiamo.

Elogio dell’ombra (Einaudi, 1971), traduzione di Francesco Tentori Montalto

*

Noches de largo insomnio y de castigo
que anhelaban el alba y la temían,
días de aquel ayer que repetían
otro inútil ayer. Hoy los bendigo.
¿Cómo iba a presentir que en esos años
de soledad de amor que las atroces
fábulas de la fiebre y las feroces
auroras no eran más que los peldaños
torpes y las errantes galerías
que me conducirían a la pura
cumbre de azul, que el azul perdura
de esta tarde de un día y de mis días?
Elsa, en mi mano está tu mano. Vemos
en el aire la nieve y la queremos.

Alejandro Jodorowsky


Poco a poco stai entrando nella mia assenza
goccia a goccia riempendo la mia coppa vuota
là dove sono ombra non smetti di apparire
perché soltanto in te le cose si fanno reali
allontani l’assurdo e mi dai un senso
ciò che ricordo di me è quello che sei
giungo alle tue sponde come un mare invisibile

Di ciò di cui non si può parlare (Giunti Editore, 2006), trad. it. Antonio Bertoli

Cecilia Meireles

cecilia meireles

 

Secondo motivo della rosa

Per quanto ti celebri, non mi ascolti,
sebbene per forma e madreperla tu sia simile
alla conchiglia sonante, al musicale orecchio
che registra il mare nelle intime volute.

Ti depongo in cristallo, davanti a specchi,
senza eco di caverne o di grotte…
Assenza e cecità assolute
offrì alle vespe e alle api,

e a chi ti adora, o sorda e silenziosa,
e cieca e bella e infinita rosa,
che in tempo e aroma e verso ti trasmuti!

Senza terra né stelle brilli, prigioniera
del mio sogno, insensibile alla bellezza
che sei e non conosci, perché non mi ascolti…

 

da Elogio della rosa (Einaudi, 2002), a cura di C. Poma

Jaime Saenz


Quando penso al mistero della notte, immagino
il mistero del tuo corpo,
che è solo un modo di essere la notte;
io so davvero che il corpo che ti abita non è altro
che l’oscurità del tuo corpo;
e questa oscurità si diffonde sotto il segno della notte.
Nelle infinite concavità del tuo corpo, esistono
infiniti regni d’oscurità;
ed è qualcosa che chiama alla meditazione.
Questo corpo, chiuso, segreto e proibito;
questo corpo straniero e temibile,
e mai presagito né presentito.
Ed è come un bagliore, o come un’ombra:
solo si lascia sentire da lontano, nel recondito,
e con una solitudine eccessiva, che non ti appartiene.
E solo si lascia sentire con un palpito, con una temperatura,
e con un dolore che non ti appartiene.

Se qualcosa mi sorprende, è l’immagine che mi immagina,
nella distanza;
si sente un respiro dentro di me.
Il corpo respira dentro di me.
L’oscurità mi preoccupa – la notte del corpo mi preoccupa.
Il corpo della notte e la morte del corpo,
sono cose che mi preoccupano.

Percorrere questa distanza (Crocetti Editore, 2000), trad. it. G. Pizzo

Maria Ragonese


El aroma crece durante la noche

en verano me despierto para cumplir
con mis rituales, sentada
en el borde de la pileta
sumerjo los pies y pruebo la temperatura,
verde en los ojos
reflejos en el agua deben ser
dios.

Elijo flores tiernas y aromadas, me las como
tienen un vestigio
algo oscuro.

No pregunto.

Cómo podría dañarme algo que huele
tan dulce,
tan dulce que hasta el aire se perfora.

*

L’aroma cresceva durante la notte

in estate mi sveglio per adempiere
ai miei rituali, seduta
al bordo della piscina
sommergo i piedi e verifico la temperatura
verde negli occhi
i riflessi nell’acqua devono essere
dio.

Scelgo fiori teneri e aromatici, me li mangio
hanno un vestigio
qualcosa di oscuro.

Non chiedo.

Come potrebbe farmi male qualcosa con un profumo
così dolce
così dolce che persino l’aria si perfora.

Brilla, sombra (Índigo Editoras, 2021), traduzione di Roberta Colucci Carluccio.

Idea Vilariño

Vive
Aquel amor
aquel
que tomé con la punta de los dedos
que arrastré por los suelos
que dejé que olvidé
aquel amor
ahora
en unas líneas que
se caen de un cajón
está ahí
sigue estando
sigue diciéndome
está doliendo
está
todavía
sangrando.
*
Vive
Quell’amore
quello
che ho preso con la punta delle dita
che ho trascinato per terra
che ho lasciato ho dimenticato
quell’amore
adesso
in qualche riga che
cade da un cassetto
è qui
è ancora qui
continua a dirmi
che fa male
che sta
ancora
sanguinando.
Di rose che si aprono nell’acqua (Bompiani, 2021), a cura di Laura Pugno

Claudia Masín


La luna

Como si hubiera alcanzado un punto de máximo esplendor,
a partir del cual ya no pudiera
María Negroni

Después de una cierta hora, las calles se vacían
y yo salgo a olvidarte. Es más fácil en las calles
vacías. Me pierdo como una piedra terrestre
arrojada a territorio lunar. Entonces la luna se vuelve
una playa bañada por la luz del Mediterráneo,
donde jugaba de niño. No puedo volver a tomar
lo que he perdido, nadie puede. Si no está
permitido el regreso y no deseo avanzar,
quizás debería tener miedo, pero me enseñaste
a no temer, a estar despierto hasta tarde
en la casa desierta escuchándote cantar, con la promesa
de que el sueño llegaría. Aún soy el niño
que atraviesa la noche en su nave, un pequeño
astronauta. Hemos perdido contacto con la base,
nos hemos quedado solos aquí arriba, las constelaciones
y yo. Dame la calma, dame el silencio que acaricia,
no este silencio como una aguja que cruza lentamente
la frontera de las venas y apacigua
el rumor de la sangre pero no alcanza
a apaciguar el deseo de tocarte. ¿Cómo voy a construir
mi casa lejos de la tuya, de dónde van a sacar mis manos
el oficio de poner cada ladrillo uno encima del otro
para levantar una pared que nos separe? No sabría.
Me decías que algún día vendrían a buscarme
los extraterrestres, que yo no pertenecía a este planeta.
Nos reíamos. Yo, desde entonces, no he hecho otra cosa
que preparar con paciencia mi bolsito a la espera
de que llegue ese día. Tu voz es el hilo de seda
que conduce a las ruinas de la luna. Madre – te dije –
no tengo sueño todavía.

Todos los poemas de La vista están basados en películas. La luna es de Bernardo Bertolucci, Italia, 1979

 

*

 

La luna

Come se avesse raggiunto un punto di massimo splendore
a partire del quale non potesse più
Maria Negroni

Dopo una certa ora, le strade si svuotano
e io esco per dimenticarti. É più facile nelle strade
vuote. Mi perdo come una pietra terrestre
scagliata sul territorio lunare. Allora la luna si trasforma in
una spiaggia bagnata dalla luce del Mediterraneo,
dove giocavo da bambino. Non posso tornare a prendere
quello che ho perso, nessuno può. Se non è
consentito il ritorno e non desidero avanzare,
forse dovrei avere paura, però mi hai insegnato
a non temere, a rimanere sveglio fino a tardi
nella casa deserta ascoltandoti cantare, con la promessa
che il sonno sarebbe arrivato. Sono ancora il bambino
che attraversa la notte con la sua nave, un piccolo
astronauta. Abbiamo perso il contatto con la base,
siamo rimasti soli quassù, le costellazioni
ed io. Dammi la calma, dammi il silenzio che accarezza,
non questo silenzio come un ago che incrocia lentamente
la frontiera delle vene e placa
il rumore del sangue però non riesce
a placare il desiderio di toccarti. Come costruirò
la mia casa lontano dalla tua, da dove prenderanno le mie mani
l’arte di mettere ogni mattone uno sopra l’altro
per alzare una parete che ci separi? Non saprei.
Mi dicevi che un giorno sarebbero venuti a cercarmi
gli extraterrestri, che io non appartenevo a questo pianeta.
Ridevamo. Io, da quel momento, non ho fatto altro
che preparare con pazienza il mio sacchetto in attesa
che arrivi questo giorno. La tua voce è il filo di seta
che conduce alle rovine della luna. Madre – ti dissi –
ancora non ho sonno.

Claudia Masin, La vista. Traduzione: Roberta Colucci Carluccio
*Tutte le poesie de La vista, sono basate su differenti film. La luna è di Bernando Bertolucci, Italia, 1979

Enrique Santos Discépolo

 

Caffè di Buenos Aires

Da piccolino ti guardavo da fuori
come un qualcosa d’irraggiungibile;
il naso contro il vetro,
blu per quel freddo,
che poi, vivendo,
sentii dentro di me…
Come una scuola di tutte le cose,
già da ragazzo, stupito, mi hai dato
la sigaretta, la fede nei miei sogni
e una speranza d’amore.

Come dimenticarti in questo lamento,
caffè di Buenos Aires,
se sei la sola cosa nella vita
paragonabile alla mia vecchiaia.
Nel tuo magico miscuglio
di presuntuosi e di suicidi
imparai filosofia… dadi… gioco d’azzardo…
e la crudele poesia
di non pensare più a me stesso.

Mi hai fatto il regalo d’un pugno di amici
gli stessi che riscaldano le mie ore:
José, e il suo sogno,
Marcial, che ancora crede e spera,
e il magro Abel, che non sta più con noi
ma mi guida ancora.
Sui tuoi tavoli che non fanno mai domande
una sera ho pianto la prima delusione,
ho conosciuto i dolori,
mi son bevuto gli anni,
e mi sono arreso senza lottare.

 

Tango (Einaudi, 2004), trad. it. E. Franco, P. Collo

Mario Benedetti


Questa è la mia casa

Non c’è dubbio. Questa è la mia casa
qui avvengo, qui
mi inganno immensamente.
Questa è la mia casa ferma nel tempo.

Arriva l’autunno e mi difende,
la primavera e mi condanna.
Ho milioni di ospiti
che ridono e che mangiano,
s’accoppiano e dormono,
giocano e pensano,
milioni di ospiti che si annoiano,
che hanno incubi e attacchi di nervi.

Non c’è dubbio. Questa è la mia casa.
Tutti i cani e i campanili
ci passano davanti.
Ma la mia casa è sferzata dai fulmini
e un giorno si spaccherà in due.

E io non saprò dove ripararmi
perché tutte le sue porte danno fuori dal mondo.

 

Inventario. Poesie 1948-2000 (Le Lettere, 2001), trad. it. L. M. Canfield