Charles Simic

Viaggiare

Mi tramuto in un sacco.
Un vecchio straccio
mi porta fuori all’alba.
Ci trasciniamo, curvi.

Ecco qui, dice, la cravatta blu,
un uomo l’ha scalata mentre gli stava al collo.
Ora lassù singhiozza
perché non sa come calarsi giù.

Ma io non dico niente, cosa può dire un sacco?

Ecco qui, dice, il cappotto.
Il suo nome è Achab, i suoi sono i nostri stracci.
È in cerca del sarto che lo ha fatto.
Vuole strappare via tutti i suoi fili neri.

Ma io non dico niente, cosa può dire un sacco?

Ecco qui, dice, un paio di stivali,
mentre andavano a fondo, mentre andavano sotto
la loro vita videro in un lampo,
dovunque andremo, si aggrapperanno a noi.

Ma io non dico niente, cosa può dire
un sacco rigonfio di stoppa fino al collo?

 

da Hotel insonnia (Adelphi, 2002)

Charles Bukowski

i piaceri dei dannati

i piaceri dei dannati
si limitano a rapidi momenti
di felicità:
come gli occhi di un cane che ti guarda,
o uno slargo di cera,
come un incendio ghermisce il municipio,
la contea,
il continente,
come un incendio ghermisce i capelli
di vergini e di mostri;
e il mormorio dei falchi sugli alberi di pesco,
il mare che gli scorre fra gli artigli,
il Tempo
ubriaco e madido,
e tutto in fiamme,
tutto bagnato,
tutto va bene.

 

Le ragazze che seguivamo (Guanda, 2006)

Kenneth Rexroth


A Dialogue of Watching

Let me celebrate you. I
Have never known anyone
More beautiful than you. I
Walking beside you, watching
You move beside me, watching
That still grace of hand and thigh,
Watching your face change with words
You do not say, watching your
Solemn eyes as they turn to me,
Or turn inward, full of knowing,
Slow or quick, watching your full
Lips part and smile or turn grave,
Watching your narrow waist, your
Proud buttocks in their grace, like
A sailing swan, an animal,
Free, your own, and never
To be subjugated, but
Abandoned, as I am to you,
Overhearing your perfect
Speech of motion, of love and
Trust and security as
You feed or play with our children.
I have never known any
One more beautiful than you.

Sacramental Acts Love Poems (Copper Canyon Press)

 

*

 

Un dialogo di sguardi

Lasciati celebrare. Io non
ho conosciuto mai nessuna
più bella di te. Io cammino
al tuo fianco, ti guardo
muoverti al mio fianco, guardo
la quieta grazia della mano
e della coscia, guardo il tuo viso
cambiare espressione per parole
che non dici, guardo i tuoi occhi
severi rivolti a me o a te stessa,
lesti o lenti, pieni di sapienza,
guardo le tue labbra tumide
aprirsi sorridere o farsi serie,
guardo la tua vita sottile,
le natiche superbe nella loro
grazia, cigno che scivola sull’acqua,
un animale libero, come te,
che non si può sottomettere,
ma solo abbandonare, come io
a te, quando ascolto per caso
l’armonioso discorso d’impulso
e d’amore, fiducia e sicurezza
che pronunci mentre giochi
con le nostre bambine o le fai
mangiare. Io non ho conosciuto
mai una più bella di te.

 

Trad. di Francesco Dalessandro

Erica Jong


Nell’attesa che il mio vecchissimo
agopuntore cinese
apra i canali della vita
o chi, bevo il suo tè
ammiro il fiume ghiacciato
dalla finestra
& libero il corpo per ricevere
la forza che guarisce o sigilla
i dono che ho ricevuto
dai morti.

La vita viene dalla morte
come tutti sappiamo
anche se detestiamo ammetterlo.

Rendiamo grazie.
La morte non è la fine
come prova la poesia.

Il mondo è cominciato con un sì (Bompiani, 2019), trad. it. G. Granato

Emily Dickinson


If I can stop one Heart from breaking
I shall not live in vain
If I can ease one Life the Aching
Or cool one Pain

Or help one fainting Robin
Unto his Nest again
I shall not live in vain.

 

*

 

Se posso impedire a un cuore di spezzarsi
non avrò vissuto invano
Se posso alleviare a una vita il dolore
o smorzare una pena

o aiutare un languente pettirosso
a rientrare nel nido
non avrò vissuto invano.

 

La mia lettera al mondo (Interno Poesia Editore, 2019), cura e traduzione di Andrea Sirotti

John Ashbery


City afternoon

A veil of haze protects this
Long- ago afternoon forgotten by everybody
In this photograph, most of them now
Sucked screaming through old age and death.

If one could seize America
Or at least a fi ne forgetfulness
That seeps into our outline
Defining our volumes with a stain
That is fleeting too

But commemorates
Because it does define, after all:
Gray garlands, that threesome
Waiting for the light to change,
Air lifting the hair of one
Upside down in the reflecting pool.

 

*

 

Pomeriggio in città

Un velo di foschia protegge questo
pomeriggio d’antan dimenticato da tutti i presenti
in questa foto, i più ormai
risucchiati urlanti da vecchiaia e morte.

Se ci si potesse impossessare dell’America
o almeno di una gradevole smemoratezza
che s’infiltra nella nostra silhouette
e delinea i nostri volumi con una macchia
anch’essa fuggevole

ma che commemora
perché davvero delinea, dopotutto:
ghirlande grigie, quei tre
al semaforo che aspettano il verde,
l’aria che solleva i capelli a uno di loro
capovolto nel riflesso di una pozza.

 

Autoritratto entro uno specchio convesso (Bompiani, 2019), a cura di Damiano Abeni

Louise Glück


On one side, the soul wanders.
On the other, human beings living in fear.
In between, the pit of disappearance.

Some young girls ask me
if they’ll be safe near Averno —
they’re cold, they want to go south a little while.
And one says, like a joke, but not too far south —

I say, as safe as anywhere,
which makes them happy.
What it means is nothing is safe.

You get on a train, you disappear.
You write your name on the window, you disappear.

There are places like this everywhere,
places you enter as a young girl
from which you never return.

Like the field, the one that burned.
Afterward, the girl was gone.
Maybe she didn’t exist,
we have no proof either way.

All we know is:
the field burned.
But we saw that.

So we have to believe in the girl,
in what she did. Otherwise
it’s just forces we don’t understand
ruling the earth.

The girls are happy, thinking of their vacation.
Don’t take a train, I say.

They write their names in mist on a train window.
I want to say, you’re good girls,
trying to leave your names behind.

da Averno, Farrar, Straus e Giroux, New York 2006

 

*

 

Da un lato, l’anima vaga.
Dall’altra, esseri umani che vivono nella paura.
In mezzo, la buca della sparizione.

Alcune ragazze mi chiedono
se saranno al sicuro vicino all’Averno –
hanno freddo, vogliono andare per un po’ a Sud.
Una dice, come uno scherzo, ma non troppo a Sud –

io dico, è sicuro come qualsiasi altro posto,
e la cosa le rende felici.
Significa che niente è sicuro.

Sali su un treno, scompari.
Scrivi il tuo nome su un finestrino, scompari.

Ci sono posti così dappertutto,
posti in cui entri ragazza,
da cui non torni mai.

Come il campo, quello che è bruciato.
Dopo, la ragazza è sparita.
Forse non è mai esistita,
non abbiamo prove di niente.

Tutto ciò che sappiamo è:
il campo è bruciato.
Ma l’abbiamo visto.

Perciò dobbiamo credere nella ragazza,
in quello che ha fatto. Altrimenti
sono solo forze che non capiamo
a governare la terra.

Le ragazze sono felici, pensano alle vacanze.
Non prendete il treno, dico.

Scrivono i loro nomi sulla condensa del finestrino di un treno.
Vorrei dire, siete brave ragazze,
che cercate di lasciarvi i nomi alle spalle.

 

Traduzione di Marilena Renda

Frank O’Hara

On Rachmaninoff’s birthday

Blue windows, blue rooftops
and the blue light of the rain,
these contiguous phrases of Rachmaninoff
pouring into my enormous ears
and the tears falling into my blindness

for without him I do not play,
especially in the afternoon
on the day of his birthday. Good
fortune, you would have been
my teacher and I your only pupil

and I would always play again.
Secrets of Liszt and Scriabin
whispered to me over the keyboard
on unsunny afternoons! and growing
still in my stormy heart.

Only my eyes would be blue as I played
and you rapped my knuckles,
dearest father of all the Russians,
placing my fingers tenderly upon your cold, tired eyes.

Meditations in an Emergency, 1957 (Grove Press)

 

*

 

Sul compleanno di Rachmaninoff

Blu le finestre, blu i tetti,
e blu la luce della pioggia,
queste frasi di Rachmaninoff legate
scrosciano nelle mie orecchie enormi
e le lacrime cadono sulla mia cecità

perché senza di lui io non suono,
soprattutto il pomeriggio
il giorno del suo compleanno.
Che fortuna, saresti stato
il mio maestro e io il tuo unico
allievo

e avrei sempre suonato ancora.
I segreti di Liszt e Scriabin
sussurrati oltre la tastiera
nei pomeriggi grigi! crescono
ancora nel mio cuore in tempesta.

Solo i miei occhi
sarebbero stati tristi mentre suonavo
e tu mi picchiettavi le nocche,
padre più caro fra i russi,
sistemandomi le dita con tenerezza
sui tuoi occhi freddi e stanchi.

Traduzione di Lucia Brandoli

William Bronk


L’era dell’automobile

Verso la fine, ciò che spaventa non è la morte ma la vita
che era sembrata, come si dice, un’auto che guidavamo
o in cui viaggiavamo; ma ora l’auto – usata –
viene cannibalizzata nel cimitero delle automobili
e ad ogni modo non è che prima andasse da qualche parte.

 

Motori diVersi (Crocetti, 2001), a cura di D. Piccini

Anne Sexton


Gesù dormiente

Gesù dormiva immobile come un giocattolo
e in sogno desiderò Maria.
Il Suo pene ululava come un cane
ma Egli si rivoltò bruscamente da quella posa,
come una porta che sbatte.
Quella porta Gli spaccò il cuore
perché il Suo era un bisogno dolente.
Del Suo bisogno Egli fece una statua.
Col Suo pene per scalpello
scolpì la Pietà.
Voleva un solo e unico desiderio.
Solo questa morte, tenacemente.
Egli scolpì questa morte, alacremente.
Morì e rimorì.
Verso lei alta risalì la corrente di un tubo,
respirando acqua dalle Sue branchie.
Nuotò attraverso la pietra.
Nuotò attraverso la natura divina.
E poiché non conobbe Maria
Essi si unirono alla Sua morte,
la donna e un cruciato,
in un abbraccio finale:
fissati per sempre in quella posa,
come un centrotavola.

 

Poesie su Dio (Le Lettere, 2003), a cura di R. Lo Russo