David Cappella


XXVIII

Finally, Giacomo leaves home

The falconer had released the falcon.
My father has given me up to the world!
He stood at the door of the library,
pale and unsure, eyes wide with concern.
I flew down the marble staircase, away
toward the doorway and my waiting family.
In front of my mother, whose hand I kissed,
in front of my brother, whom I hugged hard,
in front of my sister, whose hug I drank.
A thermal of anxiousness swept me
up into the waiting carriage. At last,
uncaged; at long last, golden-winged
and light, the thin air of the horizon
before me as I traveled toward Roma.

*

XXVIII

Infine, Giacomo va via di casa

Il falconiere aveva liberato il falco.
Mio padre m’ha ceduto al mondo!
Sulla soglia della biblioteca stava,
pallido e dubitoso, occhi sgranati d’apprensione.
io scesi in volo la scalinata in marmo, via,
verso l’entrata e la famiglia in mia attesa.
Dinanzi a mia madre, cui baciai mano,
dinanzi a mio fratello, che forte abbracciai,
dinanzi a mia sorella, di cui l’abbraccio bevvi.
Una calda corrente d’ansietà mi sospinse
nella carrozza in attesa. Infine,
fuor di gabbia; finalmente, ali-dorata
e lieve, l’aria impalpabile dell’orizzonte
davanti a me in viaggio verso Roma.

 

Giacomo: A Solitaire’s Opera, trad. it. Angela D’Ambra

Grace Paley


Grazie a Dio non c’è nessuno Dio

Grazie a Dio non c’è nessun Dio
o saremmo tutti perduti

se fosse Lui che ci fa gridare
di angoscia feroce di fronte alla tortura
all’odio tre o quattro volte per generazione
non ci sarebbe speranza e seppure Lui permettesse
alla pace di apparire allora un giorno grandi lastre
di pietra sotto i frutteti e il mare potrebbero
muoversi piano una contro l’altra terremoto

se fosse stato Lui a costruire così stretto il ponte
su cui siamo esortati a passare
senza paura mentre intorno a noi
i vecchi gli zoppi i maldestri i
bambini scalpitanti ruzzolano giù
e a volte vengono spinti nell’orrido
precipizio se fosse Lui certo saremmo perduti

se fosse Lui a offrire il libero arbitrio ma
solo ogni tanto strano dono
per un popolo che abbia appena distinto
la mano destra dalla sinistra
ma se siamo noi i responsabili con-
sideriamo il nostro assiduo amore uno per l’altro
perchè questo è il giorno d’oggi ora possiamo
guardarci negli occhi
a grande distanza questo è il tele-
fonico elettronico digitale giorno d’oggi
celebre per il denaro e la solitudine ma noi

abbiamo sconfitto Babele accettando parole
straniere in gloriose traduzioni se

sappiamo essere responsabili se siamo
diventati responsabili

 

Fedeltà (Minimum Fax, 2011), trad. it. L. Brambilla, P. Cognetti

Wallace Stevens

 


Domination of Black

At night, by the fire,
The colours of the bushes
And of the fallen leaves,
Repeating themselves,
Turned in the room,
Like the leaves themselves
Turning in the wind.
Yes: but the colour of the heavy hemlocks
Came striding.
And I remembered the cry of the peacocks.

The colours of their tails
Were like the leaves themselves
Turning in the wind,
In the twilight wind.
They swept over the room,
Just as they flew from the boughs of the hemlocks
Down to the ground.
I heard them cry – the peacocks.
Was it a cry against the twilight
Or against the leaves themselves
Turning in the wind,
Turning as the flames
Turned in the fire,
Turning as the tails of the peacocks
Turned in the loud fire,
Loud as the hemlocks
Full of the cry of the peacocks?
Or was it a cry against the hemlocks?

Out of the window,
I saw how the planets gathered
Like the leaves themselves
Turning in the wind.
I saw how the night came,
Came striding like the colour of the heavy hemlocks.
I felt afraid.
And I remembered the cry of the peacocks.

 

*

 

Dominio del nero

Di notte, accanto al fuoco,
i colori dei cespugli
e delle foglie morte
replicavano se stessi
girando nella stanza,
come le foglie stesse
che giravano nel vento.
Sì. Ma il colore dei pesanti abeti
venne a grandi passi.
E ricordai il grido dei pavoni.

Erano, i colori delle code,
come le foglie stesse
che giravano nel vento,
nel vento del crepuscolo.
Percorrevano la stanza
così come volavano dai rami degli abeti
fino a terra.
Li sentii gridare – i pavoni.
Era un grido contro il crepuscolo?
O un grido contro le foglie stesse
che giravano nel vento,
che giravano come le fiamme
giravano nel fuoco,
che giravano come le code dei pavoni
giravano nel fuoco vivo,
vivo come gli abeti
pieni del grido dei pavoni?
O era un grido contro gli abeti?

Fuori della finestra,
vidi il modo in cui i pianeti si riunivano
come le foglie stesse
che giravano nel vento.
Vidi il modo in cui la notte veniva,
veniva a grandi passi come il colore dei pesanti abeti.
Ebbi paura.
E ricordai il grido dei pavoni.

 

© Traduzione inedita di Simone Pagliai

Denise Levertov


Un’altra primavera

Nella bocca dorata di un fiore
il nero odore della terra in primavera.
Non più teschi sui nostri tavoli

ma l’insinuante
prova della morte – come se avessimo bisogno
di modi nuovi di morire? No,

non abbiamo bisogno
di modi nuovi di morire.
La morte in noi continua

a mettere a prova lo sfrenato
rischio di vivere,
così come Adamo lo arrischiò.

Bocca dorata, il sorriso obliquo
della luna verso ovest
è alla finestra nera,

Calavera di Primavera.
Mi fraintendete?
Sto pensando di vivere

di muoversi da un attimo verso
il seguente, e verso quello
che viene dopo, respirando

morte nell’aria di primavera, sapendo che
aria vuol dire anche
musica a cui cantare.

 

Poesia degli ultimi americani (Feltrinelli, 1995) a cura di Fernando Pivano

Edward Dorn


Se mai dovesse accadere

E siamo tutti lì insieme
il tempo ondeggerà al modo dei salici
e sarà veramente l’addio, sì,

ridendo a ciò che è dimenticato
e parlando di ciò che è nuovo
ammirando le rose che hai portato.
Così triste.

Non sapevi di essere alla fine
pensavi che la tua luminosa pera
la terra, sì,

fosse un’altra avventura in cui sei stato trattenuto
e guardato fissamente
dopo aver dormito
in cui sei stato tenuto in serbo
come una noce da uno scoiattolo, e mezzo
dimenticato,
ce n’erano tante, tante
cadute da poco.

 

Poesia degli ultimi americani (Feltrinelli, 1995) a cura di Fernanda Pivano

Ron Smith


The Birth of Modern Poetry

Chucked out of the Academy,
he sails straight
to a pastry shop
where the darkness laps
the gossip in his head,
the whispers. That line
lashed to that gondola:
how it goes slack, goes taut.
“Suffering
exists in order
to make people think,”
he will tell the daughter
he can’t yet imagine and certainly
does not want. Does he know
what he wants? A good pasta and something
potable. Liquid darkness and sputtering tapers–
flickers–but, sometimes
hard as gems . . .
You can spend an evening
in the mask shop
filling in
those empty eyes. Who really cares
if he sinks or swims? Homer
and Isabel. Hilda and Bill. He eats, when he eats,
too fast. The knife’s silver edge: the grinding: that Yeats
he reads and reads: he’ll get
to goddamn London and change the world.
Which way to change it? How do you know?
You make it new, make it up as you go,
and you keep on moving.

 

 

[This poem is dedicated to Mary de Rachewiltz. “The Birth of Modern Poetry” first appeared in Terminus 11, December 2014. It has been reprinted]

From The Humility of the Brutes, Louisiana State University Press, 2017.

 

*

 

La nascita della poesia moderna

Sbattuto fuori dall’Accademia,
veleggia dritto
a una pasticceria
dove la tenebra lambisce
le dicerie nella sua testa,
i mormorii. Quella gomena
legata a quella gondola:
come va lasca, va tesa.
“La sofferenza
esiste perché
la gente pensi,”
lo dirà a sua figlia
ancora non riesce a figurarselo e di sicuro
non vuole. Ma lo sa
ciò che vuole? Una buona pasta e qualcosa
di bevibile. Tenebra liquida e stoppini sfrigolanti –
sfavillii – eppure, a volte
duri come gemme. . .
Puoi passare una serata
nel negozio di maschere
a colmare
quegli occhi vuoti. Davvero, chi se ne frega
se lui affonda o sta a galla? Homer
e Isabel. Hilda e Bill. Lui mangia, quando mangia,
troppo in fretta. Il filo d’argento del coltello: l’affilatoio: lo Yeats
che legge e rilegge: arriverà
alla dannata Londra e cambierà il mondo.
In che modo cambiarlo? Come lo sai?
Lo rinnovi, te lo inventi nell’andare,
e continui a camminare.

 

[Questa poesia è dedicata a Maria de Rachewiltz. “The Birth of Modern Poetry” è apparsa la prima volta in Terminus, 11 dicembre 2014. È stata ristampata]

 

Traduzione in italiano di Angela D’Ambra

Anne Stevenson


Anaesthesia

They slip away and never say goodbye,
My vintage friends so long depended on
To warm the levels of my memory.
And if I grieve for them, grief has to learn
How to care sparingly and not to cry.
Age is an exercise in unconcern,
An anaesthetic, lest the misery
Of fresh departures make the final one
Unwelcome. There’s a white indemnity
That with the first frost tamps the garden down.
There’s nothing we can do but let it be.
And now this ‘you’ and now that ‘she’ is gone,
There’s less and less of me that needs to die.
Nor do those vacant spaces terrify.

 

*

 

Anestesia

Scivolano via senza mai dire addio,
I vecchi amici su cui tanto contavo
Per dare tepore alle pieghe della memoria.
E se per loro avevo dell’affetto, l’affetto deve imparare
A soffrire in economia e non piangere.
L’età è un esercitarsi nella noncuranza,
Un anestetico, ché la tristezza
Delle nuove dipartite non renda male accetta
Quella finale. C’è un bianco risarcimento
Nel primo gelo che opprime il giardino.
Non possiamo farci nulla se non lasciare che sia.
E ora questo ‘tu’ e ora quella ‘lei’ sono andati,
C’è sempre meno parte di me che dovrà morire.
E non fanno paura quegli spazi vuoti.

 

Le vie delle parole (Interno Poesia Editore, 2018), a cura di Carla Buranello

Elizabeth Alexander


Postpartum Dream #8

In a hail of bazooka fire they drop
her toddler from the second-floor porch.
She knows he’ll land in bushes and survive.
They’ll leave him for dead. When the shots subside
she’ll grab him, shus him, shrink him pocket-sized,
kung-fu fight to the basement crawl space
to plan how to rescue the six-week-old baby.
The toddler thinks she’s the mother in all his books,
Mama Tiger, Mama Bear, Mama Elephant: “Mama”.
What else is she to do with all that pride?

Look right, look left. She runs head-down, toddler
in her pocket, straight to Foster Care, where
she sweeps away paperwork, storms marble corridors,
high heels clicking past uniformed matrons
and rows of bassinets ‘til she sees
the silver arc of her sweet baby’s pee.
Baby! My baby! His mouth at the ready,
her nipples stand out from here to St. Louis,
unsexy and mighty, full of that much milk.

 

*

 

Sogno post patron n. 8

Con un colpo di bazooka mollano
il suo bimbo dalla veranda del secondo piano.
Lei sa che lui atterrerà fra i cespugli e sopravviverà.
Lo abbandoneranno credendolo morto. Appena cessano gli spari
lo afferrerà, lo farà star zitto, lo ridurrà tascabile,
combatterà stile kung-fu fino a uno spazio appartato in cantina
per pianificare come salvare il neonato di sei settimane.
Il bimbo pensa che lei sia la madre di tutti i suoi libri,
Mamma Tigre, Mamma Orsa, Mamma Elefante: “Mamma”.
Che altro può fare lei di tutto quell’orgoglio?

Guarda a destra, guarda a sinistra. Lei corre a testa bassa, il bambino
in tasca, dritta al centro d’adozione, dove
spazza via tutti gli incartamenti, infuria nei corridoi di marmo,
i tacchi alti che ticchettano passando davanti a sorveglianti in uniforme
e file di culle finché vede
l’arco argenteo della pipì del suo tenero piccolo.
Piccolo! Piccolo mio! La bocca di lui è in posizione di tiro,
i capezzoli di lei si ergono da qui a St. Louis,
per nulla sexy ed enorme, piena di così tanto latte.

 

Nuovi poeti americani (Einaudi, 2006), a cura di Elisa Biagini

Allen Ginsberg


America

America I’ve given you all and now I’m nothing.
America two dollars and twenty-seven cents January 17, 1956.
I can’t stand my own mind.
America when will we end the human war?
Go fuck yourself with your atom bomb
I don’t feel good don’t bother me.
I won’t write my poem till I’m in my right mind.
America when will you be angelic?
When will you take off your clothes?
When will you look at yourself through the grave?
When will you be worthy of your million Trotskyites?
America why are your libraries full of tears?
America when will you send your eggs to India?
I’m sick of your insane demands.
When can I go into the supermarket and buy what I need with my good looks?
America after all it is you and I who are perfect not the next world.
Your machinery is too much for me.
You made me want to be a saint.
There must be some other way to settle this argument.
Burroughs is in Tangiers I don’t think he’ll come back it’s sinister.
Are you being sinister or is this some form of practical joke?
I’m trying to come to the point.
I refuse to give up my obsession.
America stop pushing I know what I’m doing.
America the plum blossoms are falling.
I haven’t read the newspapers for months, everyday somebody goes on trial for
murder.
America I feel sentimental about the Wobblies
America I used to be a communist when I was a kid and I’m not sorry.
I smoke marijuana every chance I get.
I sit in my house for days on end and stare at the roses in the closet.
When I go to Chinatown I get drunk and never get laid.
My mind is made up there’s going to be trouble.
You should have seen me reading Marx.
My psychoanalyst thinks I’m perfectly right.
I won’t say the Lord’s Prayer.
I have mystical visions and cosmic vibrations.
America I still haven’t told you what you did to Uncle Max after he came over
from Russia.
I’m addressing you.
Are you going to let our emotional life be run by Time Magazine?
I’m obsessed by Time Magazine.
I read it every week.
Its cover stares at me every time I slink past the corner candystore.
I read it in the basement of the Berkeley Public Library.
It’s always telling me about responsibility. Businessmen are serious. Movie
producers are serious. Everybody’s serious but me.
It occurs to me that I am America.
I am talking to myself again.
Asia is rising against me.
I haven’t got a chinaman’s chance.
I’d better consider my national resources.
My national resources consist of two joints of marijuana millions of genitals
an unpublishable private literature that goes 1400 miles and hour and
twentyfivethousand mental institutions.
I say nothing about my prisons nor the millions of underpriviliged who live in
my flowerpots under the light of five hundred suns.
I have abolished the whorehouses of France, Tangiers is the next to go.
My ambition is to be President despite the fact that I’m a Catholic.
America how can I write a holy litany in your silly mood?
I will continue like Henry Ford my strophes are as individual as his
automobiles more so they’re all different sexes
America I will sell you strophes $2500 apiece $500 down on your old strophe
America free Tom Mooney
America save the Spanish Loyalists
America Sacco e Vanzetti must not die
America I am the Scottsboro boys.
America when I was seven momma took me to Communist Cell meetings they
sold us garbanzos a handful per ticket a ticket costs a nickel and the
speeches were free everybody was angelic and sentimental about the
workers it was all so sincere you have no idea what a good thing the party
was in 1935 Scott Nearing was a grand old man a real mensch Mother
Bloor made me cry I once saw Israel Amter plain. Everybody must have
been a spy.
America you don’re really want to go to war.
America it’s them bad Russians.
Them Russians them Russians and them Chinamen. And them Russians.
The Russia wants to eat us alive. The Russia’s power mad. She wants to take
our cars from out our garages.
Her wants to grab Chicago. Her needs a Red Reader’s Digest. her wants our
auto plants in Siberia. Him big bureaucracy running our fillingstations.
That no good. Ugh. Him makes Indians learn read. Him need big black niggers.
Hah. Her make us all work sixteen hours a day. Help.
America this is quite serious.
America this is the impression I get from looking in the television set.
America is this correct?
I’d better get right down to the job.
It’s true I don’t want to join the Army or turn lathes in precision parts
factories, I’m nearsighted and psychopathic anyway.
America I’m putting my queer shoulder to the wheel.

 

*

America

America ti ho dato tutto e ora non sono nulla.
America due dollari e ventisette centesimi 17 Gennaio 1956.
Non posso sopportare la mia mente.
America quando finiremo la guerra umana?
Va’ a farti sfottere dalla tua bomba atomica.
Non mi sento bene non mi seccare
Non scriverò la poesia finché non avrò la mente a posto.
America quando sarai angelica?
Quanto ti toglierai i vestiti?
Quando ti guarderai attraverso la tomba?
Quando sarai degna del tuo milione di Trotzkisti?
America perché le tue biblioteche sono piene di lacrime?
America quando manderai le tue uova in India?
Sono stufo delle tue folli pretese.
Quando potrò andare al supermarket e comprare ciò che mi occorre con la mia bella faccia?
America dopo tutto siamo tu e io a essere perfetti non il mondo vicino.
Il tuo macchinario è troppo per me.
Mi hai fatto voler diventare un santo.
Dev’esserci qualche altro modo di risolvere questo argomento.
Burroughs è a Tangeri non credo che tornerà è una cosa sinistra.
Sei tu ad essere sinistra o si tratta di qualche scherzo pratico?
Sto cercando di venire al punto.
Mi rifiuto di rinunciare alla mia ossessione.
America smetti di spingermi so quello che sto facendo.
America i fiori dei prugni stanno cadendo.
Non leggo da mesi i giornali, ogni giorno qualcuno va sotto processo per assassinio.
America mi sento sentimentale a pensare ai Wobblies.
America ero comunista da ragazzo e non mi dispiace.
Ho fumato marijuana ogni volta che ho potuto.
Resto in casa intere giornate a guardare le rose nell’armadio.
Quando vado a Chinatown mi ubriaco e non mi faccio mai scopare.
Mi sono deciso ci saranno guai.
Dovevi vedermi quando leggevo Marx.
Lo psicanalista dice che sono perfettamente a posto.
Non dirò le Preghiere del Signore.
Ho visioni mistiche e vibrazioni cosmiche.
America non ti ho ancora detto che cosa hai fatto allo zio Max quando è arrivato dalla Russia.

Sto parlando a te.
Lascerai che la tua vita emotiva sia guidata dalla rivista Time?
Sono ossessionato dalla rivista Time.
La leggo tutte le settimane.
La sua copertina mi fissa ogni volta che sguscio davanti al pasticciere sull’angolo.
La leggo nel sotterraneo della Biblioteca Pubblica di Berkeley.
Non fa che parlarmi di responsabilità. Gli industriali sono seri. I produttori di cinema sono seri. Tutti sono seri tranne me.
Mi viene in mente che io sono l’America.
Sto parlando di nuovo a me stesso.

L’Asia si ribella contro di me.
Io non ho l’opportunità di un cinese.
È meglio che mi basi sulle mie risorse nazionali.
La mie risorse nazionali consistono in due cicche di marijuana milioni di genitali una letteratura privata impubblicabile che va a 1400 miglia all’ora e venticinquemila manicomi.
Non parlo delle mie prigioni o dei milioni di sottoprivilegiati che vivono nei miei vasi da fiori alla luce di cinquecento soli.
Ho abolito i postriboli in Francia, Tangeri è la prossima di turno.
La mia ambizione è di essere Presidente nonostante il fatto che sono Cattolico.

America come posso scrivere una litania santa nel tuo stupido umore?
Continuerò come Henry Ford le mie strofe sono individui come le sue automobili e in più sono tutte di sessi diversi.
America ti venderò strofe a $ 2.500 l’una $ 500 per la tua strofa vecchia
America libera Tom Mooney
America salva i Lealisti Spagnoli
America Sacco e Vanzetti non devono morire
America io sono i ragazzi di Scottsboro.
America quando avevo sette anni la mamma mi portava alle riunioni di una Cellula Comunista ci vendevano garbanzos una manciata per un biglietto un biglietto costava un nickel e i discorsi erano gratis tutti erano angelici e sentimentali verso i lavoratori era tutto così sincero che non avete idea che cosa bella era il partito nel 1835 Scott Nearing era un gran vecchio un vero maschio Madre Bloor mi faceva piangere una volta ho visto Ismael Amter in carne e ossa. Dovevano essere tutti spie.
America tu in realtà non vuoi fare la guerra.
America sono quei Russi cattivi.
Quei Russi quei Russi e quei Cinesi. E quei Russi.
La Russia vuole mangiarci vivi. La Russia è pazza di potere. Vuole portarci via le automobili dai garages.
Vuole impadronirsi di Chicago. Ha bisogno di un Readers’ Digest Rosso. Vuole le nostre fabbriche di automobili in Siberia. Che la sua grossa burocrazia diriga le nostre stazioni di rifornimento.
Così non va. Ugh. Insegnerà agli Indiani a leggere. Ha bisogno dei nostri grossi negri. Ah. Ci farà lavorare sedici ore al giorno. Aiuto.
America è una cosa seria.
America questa è l’impressione che ricevo guardando la televisione.
America è giusto?
È meglio che mi metta subito al lavoro.
È vero che non voglio andare sotto le armi o girare torni in sezioni specializzate di fabbriche, comunque sono miope e psicopatico.
America ora mi rimbocco queste maniche pederaste.

 

 

La caduta dell’America (Mondadori, 1996), a cura di F. Pivano

Suheir Hammad


exotic

don’t wanna be your exotic
some delicate fragile colorful bird
imprisoned caged
in a land foreign to the stretch of her wings

don’t wanna be your exotic
women everywhere are just like me
some taller darker nicer than me
but like me but just the same
women everywhere carry my nose on their faces
my name on their spirits

don’t wanna
don’t seduce yourself with
my otherness my hair
wasn’t put on top of my head to entice
you into some mysterious black vodou
the beat of my lashes against each other
ain’t some dark desert beat
it’s just a blink
get over it

don’t wanna be your exotic
your lovin of my beauty ain’t more than
funky fornication plain pink perversion
in fact nasty necrophilia
cause my beauty is dead to you
I am dead to you

not your
harem girl geisha doll banana picker
pom pom girl pum pum shorts coffee maker
town whore belly dancer private dancer
la malinche venus hottentot laundry girl
your immaculate vessel emasculating princess

don’t wanna be
your erotic
not your exotic

 

From: BORN PALESTINIAN, BORN BLACK (Harlem River Press,1996)

*

 

esotica

non sarò la tua esotica
una sorta di delicato fragile uccello multicolore
imprigionato nella gabbia
di una terra straniera all’ampiezza delle sue ali

non sarò la tua esotica
dovunque ci sono donne come me
alcune più alte più scure più belle
ma proprio come me proprio le stesse
donne dovunque portano in viso un naso come il mio
il mio nome nelle loro anime

non voglio,
non farti sedurre
dalla mia differenza i capelli
non mi furono messi in cima alla testa per ammaliarti
con qualche misterioso rito nero vudù
lo sbattere delle ciglia l’una con l’altra
non è lo scuro palpito del deserto
ma un semplice battito
lascialo perdere

non sarò la tua esotica
l’amore che porti alla mia bellezza non è altro
che una buffa libidinosa perversione rosata
nient’altro che cattiva necrofilia
perché la mia bellezza per te è morta
sono morta per te

né sarò la tua
concubina d’harem la bambola geisha la raccoglitrice di banane
la ragazza pon pon la coniglietta la barista in shorts
la puttana di città la danzatrice del ventre la ballerina personale
la malinconica venere ottentotta lavandaia
la principessa che castra il tuo vessillo immacolato

non sarò
la tua erotica
né l’esotica

 

 

© Traduzione in italiano di Andrea Sirotti