4ª poesia più letta del 2021

di Lawrence Ferlinghetti

 

Per i poeti, con amore

Manifesto populista

Poeti, uscite dai vostri studi,
aprite le vostre finestre, aprite le vostre porte
siete stati ritirati troppo a lungo
nei vostri mondi chiusi.
Scendete, scendete
dalle vostre Russian Hills e dalle vostre Telegraph Hills,
dalle vostre Beacon Hills e dalle vostre Chapel Hills,
dalle vostre Brooklyn Heights e dai Montparnasse,
giù dalle vostre basse colline e dalle montagne,
fuori dalle vostre tende e dai vostri palazzi.
Gli alberi stanno ancora cadendo
e non andremo più nei boschi.
Non è il momento ora di sedersi tra loro
quando l’uomo incendia la propria casa
per arrostire il maiale.
Non si canta più Hare Krishna mentre Roma brucia.
San Francisco sta bruciando
La Mosca di Majakowskij sta bruciando
i combustibili fossili della vita.
La notte & il cavallo si avvicinano
mangiando luce, calore & potere
e le nuvole hanno i calzoni.
Non è il momento ora di nascondersi per l’artista
sopra, oltre, dietro le scene,
indifferente, tagliandosi le unghie,
purificandosi fuori dall’esistenza.
Non è il momento ora per i nostri piccoli giochi letterari
non è il momento ora per le nostre paranoie & ipocondrie,
non è il momento ora per la paura & il disgusto,
è il momento solo per la luce & l’amore.
Abbiamo visto le migliori menti della nostra generazione
distrutte dalla noia ai reading di poesia.
La poesia non è una società segreta,
né un tempio.
Le parole & i canti segreti non servono più.
L’ora di emettere l’OM è passata,
viene l’ora di cantare un lamento funebre,
un momento per cantare un lamento funebre & per gioire
sulla fine in arrivo
della civiltà industriale
che è nociva per la terra & per l’Uomo.
Il momento ora di esporsi
nella completa posizione del loto
con gli occhi bene aperti,
il momento ora di aprire le nostre bocche
in un nuovo discorso aperto,
il momento ora di comunicare con tutti gli esseri coscienti,
tutti voi, “Poeti delle Città”
appesi nei musei, includendo me stesso,
tutti voi poeti del poeta che scrive la poesia
sulla poesia
tutti voi poeti di poesia da workshop
nel cuore giungla d’America
tutti voi addomesticati Ezra Pound,

tutti voi poeti pazzi, sballati, da college
tutti voi poeti della Poesia Concrete pre-compressa,
tutti voi poeti cunnilingio,
tutti voi poeti da gabinetto a pagamento che vi lamentate con graffiti,
tutti voi ritmatori da metropolitana che non ritornate mai sulle betulle,
tutti voi padroni della segherie haiku

nelle Siberie d’America,
tutti voi non realisti senza occhi,
tutti voi supersurrealisti autonascosti,
tutti voi visionari da camera da letto,
ed agitprop da gabinetto,
tutti voi poeti alla Groucho Marxista

e Compagni di ozio di classe
che restano inattivi tutto il giorno
e che parlano del lavoro di classe del proletariato,
tutti voi anarchici Cattolici della poesia,
tutti voi Neri Montanari della poesia,
tutti voi Bramini di Boston e bucolici di Bolinas,
tutti voi baby-sitters della poesia,
tutti voi fratelli zen della poesia,
tutti voi amanti suicidi della poesia,
tutti voi capelluti professori della poesia,
tutti voi critici di poesia
che bevete il sangue dei poeti,
tutti voi Poliziotti della Poesia –
Dove sono i figli di Whitman,
dov’è la grande voce che parla ad alta voce
con un senso di dolcezza & di sublimità,
dov’è la nuova grande visione,
la grande visione del mondo,
l’alta canzone profetica
dell’immensa terra
e tutto ciò che canta in essa
e il nostro rapporto con essa –
Poeti, scendete
nelle strade del mondo ancora una volta
e aprite le menti & gli occhi
con la vecchia delizia visuale,
schiarite la gola e parlate più forte,
la poesia è morta, lunga vita alla poesia
con occhi terribili e forza di bufalo.
Non aspettate la rivoluzione
o succederà senza di voi.
Smettete di mormorare e parlate ad alta voce
con una nuova poesia completamente aperta
con una nuova comune-sensuale “comprensione-pubblica”
con altri livelli soggettivi
con altri livelli sovversivi,
un diapason nell’orecchio interno
per colpire sotto la superficie.
Del vostro dolce Io che ancora cantate
ancora esprimete “la parola en-masse” –
Poesia il veicolo comune
per il trasporto pubblico
verso luoghi più alti
di altre ruote che possono portarla.
Poesia che ancora cade dai cieli
dentro le nostre strade ancora aperte.
Loro non hanno ancora alzato barricate,
le strade animate ancora con visi,
uomini & donne attraenti camminano ancora qui,
dovunque ancora attraenti creature,
negli occhi di tutti il segreto di tutti
qui ancora sepolto,
i selvaggi figli di Whitman qui ancora dormono,
si svegliano e camminano nell’aria aperta.

Giugno 1975

Rivista “Poesia” (Num. 200, Crocetti Editore), traduzione di Romano Giachetti e Bruno Marcer

*

 

Populist Manifesto

For Poets, with Love

Poets, come out of your closets,
open your windows, open your doors,
you have been holed-up too long
in your closed worlds.
Come down, come down
from your Russian Hills and Telegraph Hills,
your Beacon Hills and your Chapel Hills,
your Mount Analogues and Montparnasses,
down from your foothills and mountains,
out of your teepees and domes.
The trees are still falling
and we’ll to the woods no more.
No time now for sitting in them
as man burns down his own house
to roast his pig
No more chanting Hare Krishna
while Rome burns.
San Francisco’s burning,
Mayakovsky’s Moscow’s burning
the fossil-fuels of life.
Night & the Horse approaches
eating light, heat & power,
and the clouds have trousers.
No time now for the artist to hide
above, beyond, behind the scenes,
indifferent, paring his fingernails,
refining himself out of existence.
No time now for our little literary games,
no time now for our paranoias & hypochondrias,
no time now for fear & loathing,
time now only for light & love.
We have seen the best minds of our generation
destroyed by boredom at poetry readings.
Poetry isn’t a secret society,
It isn’t a temple either.
Secret words & chants won’t do any longer.
The hour of oming is over,
the time of keening come,
a time for keening & rejoicing
over the coming end
of industrial civilization
which is bad for earth & Man.
Time now to face outward
in the full lotus position
with eyes wide open,
Time now to open your mouths
with a new open speech,
time now to communicate with all sentient beings,
all you “Poets of the Cities”
hung in museums including myself,
all you poet’s poets writing poetry
about poetry,
all you poetry workshop poets
in the boondock heart of America,
all you housebroken Ezra Pounds,
all you far-out freaked-out cut-up poets,
all you pre-stressed Concrete poets,
all you cunnilingual poets,
all you pay-toilet poets groaning with graffiti,
all you A-train swingers who never swing on birches,
all you masters of the sawmill haiku in the Siberias of America,
all you eyeless unrealists,
all you self-occulting supersurrealists,
all you bedroom visionaries and closet agitpropagators,
all you Groucho Marxist poets
and leisure-class Comrades
who lie around all day and talk about the workingclass proletariat,
qll you Catholic anarchists of poetry,
qll you Black Mountaineers of poetry,
all you Boston Brahims and Bolinas bucolics,
all you den mothers of poetry,
all you zen brothers of poetry,
all you suicide lovers of poetry,
all you hairy professors of poesie,
all you poetry reviewers
drinking the blood of the poet,
all you Poetry Police –
where are Whitman’s wild children,
where the great voices speaking out
with a sense of sweetness and sublimity,
where the great’new vision,
the great world-view,
the high prophetic song
of the immense earth
and all that sings in it
and our relations to it–
poets, descend
to the street of the world once more
and open your minds & eyes
with the old visual delight,
clear your throat and speak up,
poetry is dead, long live poetry
with terrible eyes and buffalo strength.
Don’t wait for the Revolution
or it’ll happen without you,
stop mumbling and speak out
with a new wide-open poetry
with a new commonsensual “public surface”
with other subjective levels
or other subversive levels,
a tuning fork in the inner ear
to strike below the surface.
Of your own sweet Self still sing
yet utter “the word en-masse” –
Poetry the common carrier
for the transportation of the public
to higher places
than other wheels can carry it.
Poetry still falls from the skies
into our streets still open.
They haven’t put up the barricades, yet,
the streets still alive with faces,
lovely men & women still walking there,
still lovely creatures everywhere,
in the eyes of all the secret of all
still buried there,
Whitman’s wild children still sleeping there,
Awake and walk in the open air.

 

Garium Press, 1975

Elizabeth Bishop

elizabeth-bishop1

One Art

The art of losing isn’t hard to master;
so many things seem filled with the intent
to be lost that their loss is no disaster.

Lose something every day. Accept the fluster
of lost door keys, the hour badly spent.
The art of losing isn’t hard to master.

Then practice losing farther, losing faster:
places, and names, and where it was you meant
to travel. None of these will bring disaster.

I lost my mother’s watch. And look! my last, or
next-to-last, of three loved houses went.
The art of losing isn’t hard to master.

I lost two cities, lovely ones. And, vaster,
Some realms I owed, two rivers, a continent.
I miss them, but it wasn’t a disaster.

— Even losing you (the joking voice, a gesture
I love) I shan’t have lied. It’s evident
the art of losing isn’t hard to master
though it may look like (Write it!) like disaster.

From: The Complete Poems 1926-1979.
Copyright © 1979, 1983 by Alice Helen Methfessel.

 

*

 

Un’arte sola

L’arte di perdere s’impara facilmente:
tante cose si sforzano d’andar perdute,
che la perdita non è un grave incidente.

Perdi una cosa al giorno. Apri all’inconveniente
delle chiavi smarrite, delle ore sprecate.
L’arte di perdere s’impara facilmente.

Prova a perdere di più, e più velocemente:
luoghi, e nomi, e destinazioni stabilite
per un viaggio. Non ne verrà un grave incidente.

Ho perso l’orologio di mia madre e – gente! –
l’ultima, o quasi, di tre case molto amate.
L’arte di perdere s’impara facilmente.

Ho perso due care città, e un continente;
due fiumi, reami vasti e certe mie tenute.
Mi mancano, però non è un grave incidente.

— Anche se perdo te (la voce tua ridente,
un gesto che amo), è chiaro, non farò smentite:
l’arte di perdere s’impara facilmente,
ma pare un grave (Scrivilo!) grave incidente.

 

© Versione italiana di Simone Pagliai

Louise Glück

Louise-Gluck

Legge non scritta

Interessante come ci innamoriamo:
nel mio caso, in modo assoluto.
In modo assoluto e, ahimè, spesso –
così era nella mia gioventù.
E sempre con uomini piuttosto giovanili –
immaturi, imbronciati, o che prendono timidamente a calci foglie morte:
alla maniera di Balanchine.
Né li vedevo come ripetizioni della stessa cosa.
Io, con il mio inflessibile platonismo,
il mio fiero vedere solo una cosa alla volta:
ho decretato contro l’articolo indefinito.
Eppure, gli errori della mia gioventù
mi rendevano senza speranza, perché si ripetevano
come è di solito vero.
Ma in te sentii qualcosa oltre l’archetipo –
una vera espansività, un’esuberanza e amore della terra
profondamente estranei alla mia natura. A mio merito,
benedissi la mia buona fortuna per te.
La benedissi in modo assoluto, alla maniera di quegli anni.
E tu nella tua saggezza e crudeltà
mi hai gradualmente insegnato l’assenza di senso di quel termine.

 

da Nuovi poeti americani (Einaudi, 2006), trad. it. E. Biagini

Charles Bukowski

buk

Il mio fallimento

penso ai diavoli dell’inferno
e fisso un
bel vaso di
fiori
mentre la donna in camera mia
rabbiosa accende e spegne la luce
di continuo.
abbiamo litigato di
brutto
e io me ne sto qui seduto a fumare
sigarette
indiane
e intanto alla radio le
preghiere di un cantante lirico non
sono nella mia
lingua.
fuori, la finestra alla
mia sinistra rivela le luci
notturne della
città e io vorrei solo
avere il coraggio di
spezzare questo semplice orrore
e rimettere le cose
a posto
ma la mia rabbia meschina
me lo
impedisce.

mi rendo conto che l’inferno è solo quello che ci
creiamo noi,
a fumare queste sigarette,
qui ad aspettare,
qui a fantasticare,
mentre nell’altra stanza
lei continua a
starsene lì ad
accendere e spegnere
la luce,
accendere e
spegnere.

I cavalli non scommettono sugli uomini (e neanche io) – Minimum fax, 2004 – trad. it. D. Abeni

Charles Simic

charles-simic

 Negozio di vestiti usati

Un’ampia scelta di vite passate
in mezzo a cui frugare
alla ricerca di quella che ti vada bene
pulita e stirata,
però consunta al collo.

Un manichino vestito di nero
è all’ingresso per servirti.
I suoi occhi non ti lasciano andare.
I suoi baffi sembrano disegnati
con la punta di un sigaro spento.

Vedi torri pendenti di pantaloni.
Appena ti volti per scappare,
i cappelli di uomini morti rotolano
sul pavimento per accompagnarti
premurosi all’uscita.

 

Club Midnight (Adelphi, 2008), trad. it. N. Gardini

Mark Strand


Gente che cammina nella notte

Portavano quanto avevano in sacchi dell’immondizia e bisacce,
interminabili teorie che piegavano lungo strade di campagna, per campi
desolati fino al limite della città, poi su strade urbane, sotto filari
di piante spoglie e oltre cumuli di macerie. Quando giunsero
nella piazza centrale, si ripararono con coperte
e pezzi di cartone, e dormirono sulle panchine o si appoggiarono
ai lastroni spaccati di cemento, fumando, guardando le smorte
bandiere grigie del loro respiro venire sollevate via, l’agile luna
scalare il cielo, i loro cani smunti rovistare in cerca di carogne.

Uomo e cammello (Mondadori, 2007), a cura di Damiano Abeni

Gregory Corso

 

Nella mia bella… e cose svariate

Tutte le cose belle
cose mie
nei cani morti avvolti in cellofan e legati
e immobili e belli come i miei
nelle mie stanze-tomba di polvere e niente cose

Una cosa che faccio di questi tempi
quando una bella topa mi passa vicino
la faccio passare nel mio buco della chiave
o la infilo sotto la porta se è vecchia
e non come una madre o una troia

o un maiale senza madre
quindi la porto nella mia bella
e cose svariate
e l’amerò nel cellofan con lo spago
come musica per un mondo e niente cose

Ma non mi vanto del mio lavandino sozzo
e delle cose appese alla maniglia ad asciugare
sarebbe meglio essere solo che con una troia
che sfaccenda per casa con la mia polvere non impacchettata
con le calze di nylon e qualche canna e niente cose

 

Gasoline (Minimum Fax, 2015), trad. it. D. Abeni

Billy Collins

billycollins
Advice to Writers

Even if it keeps you up all night,
wash down the walls and scrub the floor
of your study before composing a syllable.

Clean the place as if the Pope were on his way.
Spotlessness is the niece of inspiration.

The more you clean, the more brilliant
your writing will be, so do not hesitate to take
to the open fields to scour the undersides
of rocks or swab in the dark forest
upper branches, nests full of eggs.

When you find your way back home
and stow the sponges and brushes under the sink,
you will behold in the light of dawn
the immaculate altar of your desk,
a clean surface in the middle of a clean world.

From a small vase, sparkling blue, lift
a yellow pencil, the sharpest of the bouquet,
and cover pages with tiny sentences
like long rows of devoted ants
that followed you in from the woods.

 

*

 

Consiglio agli scrittori

Anche se ti tiene in piedi per tutta la notte,
lava a fondo le pareti e pulisci i pavimenti
dello studio prima di comporre una sillaba.

Pulisci come se il Papa stesse arrivando.
Il candore è nipote dell’ispirazione.

Più pulisci, più brillante
sarà la tua scrittura, e allora non esitare a prendere
per i campi e a sfregare il fondo
dei sassi o spolverare sui rami più alti
della buia foresta i nidi pieni di uova.

Quando ritroverai la strada di casa
e riporrai spugne e spazzole sotto il lavello
vedrai alla luce dell’alba
l’altare immacolato della tua scrivania,
una superficie pulita al centro di un mondo pulito.

Da un vasetto, azzurro splendente, solleva
una matita gialla, la più appuntita del mazzo,
e ricopri pagine di piccole frasi
come lunghe file di fedeli formiche
che ti hanno seguito fin qui dal bosco.

 

A vela, in solitaria, intorno alla stanza (Fazi, 2013), a cura di F. Nasi

Robert Frost

frost

Confidenza con la notte

Io sono uno che ha confidenza con la notte.
Ho fatto nella pioggia la strada avanti e indietro.
Ho oltrepassato l’ultima luce della città.

Sono andato a frugare giù nel vicolo più tetro.
Ho incontrato la guardia nel suo giro
Ed ho abbassato gli occhi, per non spiegare.

Io ho trattenuto il passo e il mio respiro
Quando da molto lontano un grido strozzato
Giungeva oltre le case da un’altra strada,

Ma non per richiamarmi o dirmi un commiato;
E ancora più lontano, a un’incredibile altezza,
Sullo sfondo del cielo un orologio illuminato

Proclamava che il tempo non era giusto, né errato.
Io sono uno che ha confidenza con la notte.

 

Conoscenza della notte e altre poesie (Mondadori, 1995), trad. it. G. Giudici

Wallace Stevens


La donna al sole

È solo che questo calore e movimento non sono come
Il calore e il movimento di una donna.

Non è che ci sia un’immagine nell’aria
Né l’inizio né la fine di una forma:

C’è il vuoto. Ma una donna d’oro compatto
Ci brucia col tocco della veste

E un’abbondanza dissociata d’essere,
Più definita per ciò che è lei –

Perché lei è disincarnata,
E porta l’odore dei campi estivi,

E confessa il taciturno e insieme indifferente,
Invisibile ma chiaro, il solo amore.

Aurore d’autunno (Adelphi, 2014), a cura di N. Fusini