Luis García Montero

Ricordati che esisti soltanto in questo libro,
la tua vita ringrazia i miei fantasmi,
la passione che pongo in ogni verso
per ricordare l’aria che respiri,
gli indumenti che indossi e a me li togli,
i taxi dove viaggi in ogni notte,
la sirena ed il cuore dei tassisti,
i bicchieri che al bar hai condiviso
con la gente che vive in quei banconi.
Ricorda che dall’altra parte io aspetto
di quei tram quando tu sei in ritardo,
che, sentinella scomoda, il telefono
si trasforma in un ospite ignaro,
che c’è un vacuo fragore d’ascensori
che da soli si litigano e convocano,
in salita o in discesa, nostalgia.
Ricorda che il mio regno sono i dubbi
di questa città che ha solo fretta,
e che la libertà, cigno terribile,
non è l’uccello notturno dei sogni,
bensì complicità, il suo serbarsi
ferita dalla sciabola che fa
il saperci personaggi letterari,
delle vere menzogne, verità menzognere.
Ricordati che esisto se esiste questo libro,
che strappando una pagina posso suicidarci.

 

da Poesia spagnola del secondo novecento (Vallecchi, 2008), trad. it. F. Luti

José Carlos Rosales

ph: Antonia Ortega Urbano

XXI (LA HUIDA)

Estás otra vez en la autopista,
otra vez conduciendo sin saber dónde ir,
otra vez en tu coche,
otra vez recorriendo sin rumbo la autovía,
en tu mismo sentido van otros automóviles,
en tu mismo sentido o en sentido contrario,
se cruzarán contigo,
te adelantan,
parece que te siguen,
se ponen a tu altura,
casualidades de la vida, no te siguen,
has robado tu coche y estás en la autopista,
has robado tu coche, rompiste la barrera,
ha crujido la barra de control,
roja y blanca, se ha roto,
todo lo que tocas se rompe,
puede romperse todo lo que tocas,
pero nadie te sigue, todo es frágil,
conduces sin destino,
hay nubes en el cielo, nubes deshilachadas
y una luna gigante,
parece que pudiera empezar a llover,
hay viento racheado, lo notas en el coche,
las ramas de los árboles se estremecen, se agitan,
y te notas cansado,
tan cansado que te sientes ligero,
tan ligero que quisieras volar,
miras los edificios que dan a la autovía,
ya las luces empiezan a encenderse,
pronto será de noche,
no sabes dónde ir,
quisieras disolverte, no estar, no ser,
y te miro pensando:
si quisiera podría levantarse y volar,
si pudiera volar, ¿a dónde iría?

*

XXI (LA FUGA)

Sei di nuovo in autostrada,
di nuovo stai guidando senza meta,
di nuovo nella tua macchina,
di nuovo fili senza meta in autostrada,
delle macchine vanno nella tua direzione,
nella tua stessa direzione o in quella contraria,
ti incroceranno,
ti superano,
sembra che ti seguano,
si mettono alla tua altezza,
casualità della vita, non ti seguono,
hai rubato la tua macchina e sei in autostrada,
hai rubato la tua macchina, hai rotto la barriera,
la barra di controllo ha scricchiato,
rossa e bianca, si è rotta,
tutto ciò che tocchi si rompe,
si può rompere tutto ciò che tocchi,
ma nessuno ti segue, tutto è fragile,
stai guidando senza meta,
ci sono nuvole in cielo, nuvole sfilacciate
e una luna gigante,
sembra che stia per iniziare a piovere,
tira vento, lo senti in macchina,
i rami degli alberi tremano, si agitano,
e ti senti stanco,
così stanco che ti senti leggero,
così leggero che vorresti volare,
guardi gli edifici affacciati sull’autostrada,
le luci iniziano già ad accendersi,
presto sarà buio,
non sai dove andare,
vorresti dissolverti, non esserci, non essere,
e ti guardo pensando:
se volesse potrebbe alzarsi e volare,
se potesse volare, dove andrebbe?

 

Se volessi potresti alzarti e volare (Interno Poesia Editore, 2021), traduzione e cura di Damiano Sinfonico

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Vicenç Llorca


Canto d’autunno

No, non dire alla foglia che si fermi:
deve venire l’inverno.
Ammucchia la legna, mangia e aspetta,
aspetta l’ora della neve.
Patire il freddo ti condurrà alla casa dell’anima,
ti farà ricordare
il calore di un corpo in un altro corpo,
e il valore della risurrezione.
Forse non credi che dietro l’onda
che muore contro lo scoglio
sta nascendo la forma di una spiaggia,
una baia, un porto?
Quel che rende così duro il morire
è ignorare per sempre che la vita,
come un pianeta
traccia l’ellisse di una luce più grande.
Che temi? Forse il non avere occhi,
che ti sfugga l’intenzione
di possedere le cose,
smettere di creare nella creazione?
Allora, come un aedo,
recita il tempo
nel tempo delle sillabe e dei fatti.

Tempi d’Europa. Antologia poetica internazionale (La vita felice, 2013)

Antonio Machado


Si è addormentato il mio cuore?

Si è addormentato il mio cuore?
Alveari dei miei sogni,
state in ozio? Manca l’acqua
alla noria della mente
e le secchie giran vuote,
sono piene solo d’ombra?

No, che non dorme il mio cuore.
È ben desto il cuore, è desto.
Non dorme né sogna: è intento,
aperti gli acuti occhi,
a lontani segni ascolta
agli orli del gran silenzio.

 

Le più belle poesie (Crocetti, 1994), a cura di Francesco Tentori Montalto

José Hierro


Otoño

Otoño de manos de oro.
Cenizas de oro tus manos dejaron caer al camino.
Ya vuelves a andar por los viejos paisajes desiertos.
Ceñido tu cuerpo por todos los vientos de todos los
siglos.

Otoño, de manos de oro:
con el canto del mar retumbando en tu pecho infinito,
sin espigas ni espinas que puedan herir la mañana,
con el alba que moja su cielo en las flores del vino,
para dar alegría al que sabe que vive
de nuevo has venido.
Con el humo y el viento y el canto y la ola temblando
en tu gran corazón encendido.

(da Alegría, 1947)

 

*

 

Autunno

Autunno dalle mani d’oro.
Ceneri d’oro le tue mani lasciarono cadere sulla strada.
Già ritorni a camminare per i vecchi paesaggi deserti.
Stretto il tuo corpo per tutti i venti di tutti i
secoli.

Autunno, dalle mani d’oro:
con il canto del mare che rimbomba nel tuo petto infinito,
senza spighe né spine che possano ferire il mattino
con l’alba che bagna il suo cielo nei fiori del vino,
per dare allegria a chi sa che vive
di nuovo sei venuto.
Con il fumo e il vento e il canto e l’onda tremante
nel tuo grande cuore acceso.

 

Traduzione di Francesco Accattoli

Pablo García Baena


Autunno a Malaga

Ospite leggero l’autunno arriva
silenzioso fino a Malaga. Io prego
per le sue bende benefiche di pioggia
che fasciano il dolce cuore malandato
dell’estate e della sua carne. Bacio fiamme
nelle morenti foglie del ricordo.
Addio, fredda piazzetta. Sulla panchina
distende ottobre stracci verdastri.
Cadono frutti e uccelli. La nebbia
cicatrizza i baci.

Rumore occulto. Poesie 1946-2006 (Passigli, 2018), trad. di Alessandro Mistrorigo

León Felipe


Disfate questo verso.
Toglietegli le frange della rima,
il metro, la cadenza
e persino l’idea stessa…
Gettate al vento le parole…
e se dopo resta ancora qualcosa,
quello
sarà la poesia.
Che
importa
che la stella
sia remota
e disfatta
la rosa?
Avremo ancora
la luce e l’aroma.

 

Poesie (Lerici, 1963), a cura di Arrigo Ripetto

Rafael Alberti


Ritorni dell’amore come era

A quel tempo eri bionda e grande,
solida spuma ardente ed elevata.
Parevi un corpo staccatosi
dai centri del sole, lasciato
da un colpo di mare sulla sabbia.

Tutto era fuoco a quel tempo. Bruciava
intorno a te la spiaggia. A rutilanti
vetri di luce erano ridotte
le alghe, i molluschi, le pietre
che le ondate spingevano contro di te.

Tutto era fuoco, fulmine palpito
d’onda calda in te. Se era una mano
che osava o le labbra, cieche braci
volando fischiavano nell’aria.
Tempo incendiato, sogno consumato.

Io mi rotolai nella tua spuma a quel tempo.

 

 

Rivista Poesia (n. 134, dicembre 1999), traduzione di Vittorio Bodini

Pedro Salinas


Ieri ti ho baciata sulle labbra.
Ti ho baciata sulle labbra. Intense, rosse.
Un bacio così corto
durato più di un lampo,
di un miracolo, più ancora.
Il tempo
dopo averti baciata
non valeva più a nulla
ormai, a nulla
era valso prima.
Nel bacio il suo inizio e la sua fine.

Oggi sto baciando un bacio;
non solo con le mie labbra.
Le poso
non sulla bocca, no, non più
– dov’è fuggita? –
Le poso
sul bacio che ieri ti ho dato
sulle bocche unite
dal bacio che hanno baciato.
E dura questo bacio
più del silenzio, della luce.
Perché io non bacio ora
né una carne né una bocca
che scappa, che mi sfugge.
No.
Ti sto baciando più lontano.

 

La voce a te dovuta (Einaudi, 1979), trad. it. Emma Scoles

Luis Alberto de Cuenca


La herida

Nada, ni el sordo horror, ni la ruidosa
verdad, ni el rostro amargo de la duda,
ni este incendio en la selva de mi cuerpo
que amenaza con no extinguirse nunca,
ni la terrible imagen que golpea
mis ojos y tortura mi cerebro,
ni el juego cruel, ni el fuego que destruye
esa otra imagen de armonía y fuerza,
ni tus palabras, ni tus movimientos,
ni ese lado salvaje de tu calle,
impedirán que encienda en tu costado
la luz que da la vida y da la muerte:
tarde o temprano sangrará tu herida,
y no será momento de hacer frases.

 

La caja de plata (Editorial Renacimiento, 1985)

*

 

La ferita

Nulla, né il sordo orrore, né la rumorosa
verità, né il volto amaro del dubbio,
né questo incendio nella selva del mio corpo
che minaccia di non spegnersi mai,
né la terribile immagine che colpisce
i miei occhi e tortura il mio pensiero,
né il gioco crudele, né il fuoco che distrugge
l’immagine altra di forza e armonia,
né le tue parole, né le tue movenze,
né il profilo selvaggio del tuo andare,
impediranno che accenda nei tuoi fianchi
la luce che dà la vita e dà la morte:
presto o tardi sanguinerà la tua ferita,
e non sarà più il tempo di parlare.

 

© Traduzione in italiano di Francesca Coppola