Marcello Fois

Congedo

Parti da te, figlio… da quello che sei.
Bisogna morire per imparare?
Mi chiedi.
Sì, figlio, per imparare qualcosa deve morire.
Tu non lo sai e non devi saperlo,
ma il cuore, con l’età, si restringe.
Non è più tanto capiente, immenso,
come all’inizio dei giorni.
Tra non molto gli abbandoni conteranno anch’essi.
Ma ora il tuo cuore è una piazza sconfinata,
e ti fa credere che sopravviverai
senza dover rinunciare a niente,
capirai, col tempo, quanto sia difficile trattenere
ogni cosa, ogni pensiero, ogni persona…
Sei nell’euforia di tutti gli inizi.
Qualcuno dovrà morire perché tu viva.

Domani, quando chiamerai, io non ci sarò,
ma solo perché tu possa esserci,
quando chiameranno te.

 

L’infinito non finire (Einaudi, 2018)

Tommaso Tiddia


Ti ricordi la colomba bianca
come ci guardava negli occhi,
col suo sguardo di rima profonda
per noi ha danzato mentre ancora
era altissima l’onda sulla panca
del parco cittadino dov’è facile
costruire un nido coi propri pensieri,
ma noi combattevamo ancora
dentro l’arca mentre il mondo già
si ripopolava dei nostri animali.

© Inedito di Tommaso Tiddia

Rossana Abis

rossana abis

Io sono il solitario origliere
di ciò che dorme
(Lorenzo Calogero)

 

La circonferenza unica dei destini:
remoto è il punto che dilata
all’infinito lo sguardo.
Siamo la buona presenza onnisciente
dispersa e ritrovata in ogni luogo,
la compresenza sottesa del nulla
che in noi si rischiara
quando certi venti notturni
ci rendono d’un tratto translucidi
e friabili all’invisibile tatto.

 

Inedito di Rossana Abis