Boris Ryzhy


Serge sognava di emigrare
ma picchiò sul muso un piedipiatti
e la cosa finì in tribunale.
Bob è morto, Vadim bruciato,
adesso sono del tutto solo,
come l’ultima merda in natura.

Vivo a malapena, a malapena respiro,
non conservo quello che scrivo,
accendo Bach tutto il giorno,
alle finestre volano le foglie
appena appena
e di fronte alla morte non c’è paura.

Dove sei tempo passato
quando ero ubriaco senza vino
e dalla buia casa dello studente
facendo un inchino alla guardia
mi allontanavo, come Apollo, inseguito
dalle muse della facoltà di chimica.

Fermavo un taxi. Portami
dove ti pare, corri, vai.
Abbracciando con una mano Ira,
per esempio, e con l’altra,
poniamo, Olja, me ne volavo
sopra tutte le schiocchezze del mondo.

da La nuovissima poesia russa (Einaudi, 2005), trad. it. V. Ferraro, M. Martini

Osip Mandel’štam


Non c’è nulla di cui serva parlare
non c’è nulla di cui occorra insegnare;
bella e ricolma di malinconia
è questa buia anima ferina:

non c’è nulla che lei voglia insegnare,
in nessun modo lei riesce a parlare,
e come un giovane delfino guizza
per l’universo e i suoi canuti abissi.

 

Ottanta poesie (Einaudi, 2009), trad. it. R. Faccani

Boris Pasternak

boris-pasternak

Primavera

Primavera, io vengo dalla via, dove il pioppo è stupito,
dove la lontananza sbigottisce, dove la casa teme di crollare,
dove l’aria è azzurra come il fagottino della biancheria
di colui che è dimesso dall’ospedale!

Dove la sera è vuota come un racconto interrotto,
lasciato da una stella senza continuazione
per rendere perplessi mille occhi tumultuosi,
insondabili e privi di espressione.

 

Poesie (Einaudi, 2009), a cura di A. M. Ripellino

Semen Chanin

non hai modo di sintonizzare, regolare
come una vecchia radio, lo specchio
sosti sovrappensiero in corridoio
tra l’appendiabiti e le scarpe

in passato mostrava, restituiva
immagini a colori con l’angolo scheggiato
mangiava le parole con un forte accento
sibilava senza pietà

non emette fruscii, non ronza, non si decide
non trasmette un bel nulla
accostandoti allo specchio assonnato
eccolo che ti guarda all’improvviso

mi chiedo se sia il caso di stupirsi
dei ricami uniformi del bucato
sembra che abbiano dimenticato
di stendere i panni alla finestra

*

не переключиться никак, не настроиться
словно старое радио, зеркало
в коридоре стоишь растерянно
рядом с вешалкой и ботинками

оно раньше показывало, передавало
цветные картинки с отбитым краем
проглатывало слова с акцентом
шипело немилосердно

не шуршит, не фонит, не телится
не транслирует ничего
проходя мимо зеркала сонного
как оно вдруг глядит на тебя

ну так стоит ли удивляться
однообразным узорам
похоже, забыли вывесить
подсушить за окно одеяло

Sessione di ipnosi (Pequod, 2020), trad. it. Elisa Baglioni

Boris Pasternak


Essere rinomati non è bello

Essere rinomati non è bello,
non è così che ci si leva in alto.
Non c’è bisogno di tenere archivi,
di trepidare per i manoscritti.

Scopo della creazione è il restituirsi,
non il clamore, non il gran successo.
È vergognoso, non contando nulla,
essere favola in bocca di tutti.

Ma occorre vivere senza impostura,
vivere così da accattivarsi in fine
l’amore dello spazio, da sentire
il lontano richiamo del futuro.

Ed occorre lasciare le lacune
nel destino, non già fra le carte,
annotando sul margine i capitoli
e i luoghi di tutta una vita.

Ed occorre tuffarsi nell’ignoto
e nascondere in esso i propri passi,
come si nasconde nella nebbia
un luogo, quando vi discende il buio.

Altri, seguendo le tue vive tracce,
faranno la tua strada a palmo a palmo,
ma non sei tu che devi sceverare
dalla vittoria tutte le sconfitte.

E non devi recedere d’un solo
briciolo dalla tua persona umana,
ma essere vivo, nient’altro che vivo,
vivo e nient’altro sino alla fine.

 

Poesie (Einaudi, 2009), trad. it. A. M. Ripellino

Ol’ga Sedakova


Infanzia

Ricordo la prima infanzia
e il sogno sull’oro piumino.

Un sogno o per davvero?
Qualcuno mi vide,
veloce entrò dal giardino,
e in piedi mi sorride.

– Il mondo – dice – è un deserto.
Il cuore dell’uomo una pietra.
Amano gli uomini quel che non sanno.

Non ti scordar di me, Olga,
ed io non dimenticherò nessuno.

Solo nel fuoco si semina il fuoco (Edizioni Qiqajon, 2018) trad. di Adalberto Mainardi

Iosif Brodskij

Procida

Baia sperduta; non più di venti barche a vela.
Reti, parenti dei lenzuoli, stese ad asciugare.
Tramonto. I vecchi guardano la partita al bar.
La cala azzurra prova a farsi turchina.

Un gabbiano artiglia l’orizzonte prima
che si rapprenda. Dopo le otto è deserto
il lungomare. Il blu irrompe nel confine
oltre il quale prende fuoco una stella.

 

Poesie italiane (Adelphi, 1996), trad. it. Giovanni Buttafava

Osip Mandel’štam

Ah, non vedo più nulla, il povero orecchio è sordo,
di tutti i colori mi resta il minio e la rauca ocra.

Ho cominciato a sognare le mattine armene: vediamo,
mi son detto, che fa la cinciallegra a Erivan’,

come si china il panettiere giocando a moscacieca
con il pane, e toglie dal forno l’umido lavaš.

Ah, Erivan’, Erivan’! È stato un uccello a disegnarti,
ti ha colorato il leone dell’astuccio coi pastelli?

Ho unto questa vita assurda come un mullah il suo corano,
ho raggelato il mio tempo, non ho versato caldo sangue.

Ah, Erivan’, Erivan’! Non mi serve più nulla,
non voglio la tua uva congelata!

 

Viaggio in Armenia (Adelphi, 1988), a cura di S. Vitale

Vladislav Chodasevič


Per la strada già imbrunisce.
Sbatte in alto una finestra.

Balena una luce, una tenda si gonfia,
veloce un’ombra si stacca dal muro –

beato chi cade a testa in giù:
almeno per un instante – un altro è il mondo.

23 dicembre 1922
Saarow

 

Non è il tempo di essere (Bompiani, 2019), a cura di Caterina Graziadei

Vladimir Sergeevič Solov’ëv


Dolce amica, non credo alle tue
parole, ai tuoi sensi, ai tuoi occhi
e neppure a me stesso, soltanto credo
alle stelle che splendono in alto.

Per un sentiero làtteo le stelle
mi mandano sogni infallibili
e nel deserto sconfinato allevano
per me fiori celesti.

E in quell’eterna estate, tra quei fiori,
intrisa di argento azzurrino,
come leggiadra tu sei, e nella luce stellare
com’è libero e puro l’amore.

 

Poesia russa del Novecento (Guanda, 1954), trad. it. A M. Ripellino