Mauro Marino


Non so che farmene
della poesia mia

delle parole
che si fermano in gola
a sorprendermi

mi trovavo muto
a divagare
tensioni, non detti, sogni
e il tempo lo inseguo
dentro atti, attimi – sensi
che colgono vento e passioni

soltanto sguardi bastano a calmarmi

la sete e i suoni, ai respiri

non altro che sappia d’orgoglio.

di politica e d’amore (Spagine, 2020)

Foto di Maryam Asadi

Stefano Modeo


Quando è andato via
ha portato con sé un coltello
con cui apriva la pancia dei pesci.
Lo tiene in tasca, ogni tanto
lo apre e lo chiude in un gesto.
Vorrebbe infilzarlo in un tronco,
abbandonarlo nel legno, ma
sulla lama c’è ancora il sangue,
il biancore del sale, del mare
e una vena cruda di nostalgia
che gli apre nel palmo una ferita.

Inedito

Raffaele Carrieri


La poesia

La poesia non è pazienza
E non è impazienza.
La poesia non è scrivania
E tanto meno carta.
La poesia è speranza.
Amata o disamata
Produce gelo fuoco
E un certo vuoto
Nel quale uno si riconosce
E un altro fugge.
La poesia non è lana
Per la testa fredda
E solo riscalda
La mano aperta.
La poesia è un ponte
Che sta per cadere
E mai non cade.
La poesia è in alto
E anche in basso
Dove crescono semi
Fiumi e vermi.

 

Poesie scelte (Mondadori, 1976)

Giuseppe Goffredo


Con un’ala sola

Non una lacrima per la felicità
che ho vissuto. Molte cose ho
toccato per non andare ho dato.
Davvero è accaduto che il vero
fosse. Anche mi sono sentito
in volo. Mi ha commosso ogni
albero lungo la strada. E la
fronte dal cielo non ho distolto.
Ogni volta atterrito mi sono fatto
schiena fra le rive. Poco per
quanto ho potuto e con un’ala sola.

 

© Inedito di Giuseppe Goffredo

Ilaria Caffio


Quando mi tenevi ferita
infinita debitrice nella lirica minore
scalza danzatrice smaniosa come sai
mi facevi piaga del tuo cordone
somma altissima di un massacro a cielo aperto
e all’ultima indulgenza
nei recinti solitari
altissima gratitudine.
Il baratto è resa d’amore
guerra con la clava delle parole-
in tutta la mia composizione
in tutta la mia creazione
scucita in cenere
venivo al mondo dal tuo grano
verticale balbettavo dal guscio il tuo nome
la materica fonte
che a sud in luce sommerge il mio dire.

 

Congiungimento (Spagine, 2017)

Matteo Greco


Canzune de l’amore rraggiatu

Tania n’amore e l’aggiu persu.
Ha d’essere successu nu marisciu
sutta nu velu de risate
nu giurnu ca sctia bella scuscitata
o na notte, chianu chianu
m’aggiu fatta picca a picca scanusciuta.

Amore beddhu ca no stai chiù annanzi,
tie moi m’ha’ capire
se t’aggiu spriculatu ntr’i frantoi
se t’aggiu sbattutu susu l’aiare
se t’aggiu scannatu intra li curtii.
Tie lu sai, puru ca no tu pozzu dire:
ogni casctignata
è sutta sutta na benedizione
ognu frustata de lu mare ntra lu pettu
è alla n ne na carizza,
e non è pe punizione
ogni tronu ca cade sulla terra:
è
nu schiantu de scinucchie
nu scarrare de case ntra lu core.
Ulìa te nchianu susu, amore
e t’aggiu sotterrare,
ulìa te baciu
e t’aggiu fare guerra.

 

*

 

Canzone dell’amore adirato

Avevo un amore e l’ho perso.
Deve essere successo un pomeriggio
sotto un velo di risate
un giorno in cui ero bella rilassata
o una notte, piano piano
mi sono fatta poco a poco sconosciuta.

Amore bello che non mi stai più davanti
tu adesso mi devi capire
se ti ho sbriciolato nei frantoi
se ti ho sbattuto sulle aie
se ti ho sgozzato nei cortili.
Tu lo sai, anche se non te lo posso dire:
ogni bestemmia
è sotto sotto una benedizione
ogni frustata del mare nel petto
è alla n ne una carezza
e non è per punizione
ogni tuono che cade sulla terra:
è
uno schianto di ginocchia
un crollare di case dentro al cuore.
Vorrei salirti addosso, amore
e ti devo sotterrare
ti vorrei baciare
e devo farti guerra.

 

Da grande voglio fare il Meridione (CartaCanta, 2016)

Claudio Damiani

claudio-damiani
Altri attraversano l’oceano in solitaria
su piccole barche, altri volano su parapendii
o si gettano con paracadute da altezze stratosferiche,
io sono contento dei boschi del Soratte
davanti casa, e del Lucretile amato
dove un lupo incontrò Orazio e evitò di assalirlo,
ciò che mi è caro è camminare fra gli alberi
e sentire le loro voci e esser visto da loro
e salutato, e non mi è caro dirlo
ai quattro venti, ma tenermelo per me,
quando, seduti a un tavolo, ognuno narra i suoi viaggi
in terre esotiche, m’è caro tacere
tuttalpiù riferire che io quasi
non mi sono mai allontanato dalla mia terra,
l’ho camminata in lungo e in largo
e ogni giorno m’è nuova
ogni giorno mi sembra di non conoscerla,
di non amarla abbastanza.

 

© Inedito di Claudio Damiani

© foto di Dino Ignani

Claudio Damiani

claudio-damiani
Ci dica, come fa a fare queste scarpe così belle?

– Ci dica, come fa a fare queste scarpe così belle?
– Mah, io sono un artigiano, lavoro. Vede io lavoro, non faccio altro che lavorare. La mattina mi alzo, e giù a lavorare. Vado avanti come un treno. Se mi fermassi, sarei come un treno fermo nella campagna. Potrei stare fermo un poco, ma ogni momento che passa è sempre più imbarazzante…
– Ma lei, per fare queste scarpe così belle, ha sicuramente capito qualcosa del mondo, e chi siamo noi, e perché siamo qui. Ce lo dica, la prego, ce lo dica.
– Mah vede, io non ho capito un bel niente. Io semplicemente lavoro. Gliel’ho già detto: mi alzo la mattina, e lavoro. Se mi fermassi, gliel’ho detto, sarebbe imbarazzante…

 

Cieli celesti (Fazi, 2016)

Claudia Di Palma

claudia di palma
La mia anarchia intima,
segreta, marginale. La mia
periferia nel centro, nel fondo di me.
Ti guardo con le mie case popolari,
i miei popoli scomparsi, con le vie
d’estinzione che mi compongono
e scompongono. Ignoto
è la parola d’ordine, e rischio.
Togliere la proprietà privata
dalle parole, occuparle, accarezzarle
come onde gravitazionali e
stropicciarle, scoperchiarle,
non metterle in nessuna teca
di vetro, in nessuna campana.

 

Altissima miseria (Musicaos, 2016)