Giovanni Raboni

raboni

Stanco della vita, io? Non scherziamo.
Ma se me la mangio con gli occhi, ancora,
tutte le sue insegne,se non c’è amo
al quale non abbocchi! Semmai è ora

d’accennare, questo sì, a qualche addio,
cominciare a spegnere le candele
e chiudere gli spartiti, un leggio
per volta fino all’ultimo, al più fedele

degli strumenti… Quale? La memoria
sussurra i due violini, il cuore un flauto
o il tuo silenzio – ma io so che una storia
si fa da sola, e che è empio o almeno incauto

scriversi il finale. Basti l’atroce
strozzarsi in gola, vero, della voce.

 

 

da Quare tristis (Mondadori, 1998)

© Foto di Carla Cerati

Maria Grazia Calandrone

maria_grazia_calandrone
mentre mi abbandonavi
la volpe
faceva la sua tana
nel calco della bella testa pensante
sul cuscino
immobile

un odore selvatico di bestia
si mescolava
all’odore domestico dei tuoi capelli

una forma fulva
inaddomesticabile nidificava
nel nero assoluto dei tuoi capelli

addomesticami
dicevi
addomesticami

mentre mi abbandonavi
la bestia abbandonava il suo peso invernale
dov’è colato il miele
dell’ultimo bacio

intorno, tutto il giardino
si rinnovava
e gli uccelli beccavano i frutti in abbandono

eccomi. sono tornata
in luogo della bestia

per tenere pulita la casa
della gioia

 

21 luglio 2015

 

© Inedito da Giardino della gioia

© Foto di Dino Ignani

Anna Maria Carpi

anna_maria_carpi

IO NON VOLEVO AMARE,
diventare
una piccola istanza ebbra, tenere stoffa
che un uomo tiene in una sola mano
e al primo abbraccio le sgualcisce il cuore.

No, non abbracci
mi figuravo.
Siediti sull’orlo del mio letto,
affetto venuto da lontano,
guardami senza mai stancarti,
come se fuori non fosse
più che neve neve e silenzio
e non si potesse più uscire.

 

E io che intanto parlo. Poesie 1990-2015 (Marcos y Marcos, 2016)

© Foto di Dino Ignani

Michele Mari

michele-mari

Arrivati a questo punto
dicesti
o si va oltre
o non ci si vede mai più

Non capivi che il bello era proprio quel punto
era rimanere
nel limbo delle cose sospese
nella tensione di un permanente principio
nel nascondiglio di una vita nell’altra

Così il mio contrappasso di pokerista
è stato perdere tutto
appena hai forzato la mano

 

Cento poesie d’amore a Ladyhawke (Einaudi, 2007)

Giovanni Testori

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Ragazzo di Taino

II

Se ti vedrò sporgere
di là dal tuo silenzio
ora che mia madre lentamente muore,
non chiamerò più amore:
sudario forse della mia già iniziata
ultima stazione
anche se lunga o brevissima forse,
tenerezza scontrosa mia carissima
-ora che lei distesa guarda
per l’ultime volte i muri
e oltre la finestra il mondo
e chiedere sembra
cosa siano i giorni
e cosa mai lo spazio
tanto è passato in luce
il suo materno, umile strazio-
ti dirò di sederti a me vicino
e non chiedere, no
non chiedere niente, cuore.
La tua pupilla lascerà che si sciolga
dentro il suo negro ardore
il mio smarrito, povero dolore.

 

Poesie 1965-1993 (Mondadori, 2012)

Clemente Rebora

Dimmi che esisti – non chiedo altro:
il resto al cuore io lo domando.
Sete ingannata da ogni coppa,
senza il sapor della tua bocca,
riposo illuso in ogni sonno
senza il ristoro del tuo corpo.
Dimmelo sempre che ci sei,
comunque la tua vita speri.
La creatura in te più vera
ogni vicenda me la svela,
la lontananza ansiosa dice
l’amor che accanto ammutolisce;
Ma so, non so, so che tu sola
puoi dirmi: esisto – e dillo ancora.

 

Dieci poesie per una lucciola (Stampa Alternativa, 1999)

Chandra Livia Candiani

Chandra-Livia-Candiani

Tu morto
sei lo strappo nel sipario
la rosa inclinata
fino a far dubitare
della verticalità dell’aria
la vertigine che si rinnova
senza notizia, il nodo
che altri chiamano corpo.
Tu nell’altra parte del tempo
sei il sorriso
delle piastrelle in cucina
il mio passo leggero
il tuo inchinarmi fino
alla devozione dell’assenza
senza prove; tu mi misuri
ora su un metro
di unità ignota:
uscita dalla superstizione
della tua presenza, entrata
nella pioggia

 

Bevendo il tè con i morti (Interlinea, 2015)

Vittorio Lingiardi

lingiardi
Isfahan
il cielo è basso
spenta la luna
l’odore è di freddo
e pane.

Isfahan dove si spezza il cavo
manca la luce
la corsa è di lepre
ma muore.

Isfahan
anche l’amore è un pascolo
stretta di mano
scavalcami le palpebre
ho paura.

Teheran
è il giorno delle nozze
porta il velo
girati e sorridi
al mistero.

 

Alterazioni del ritmo (nottetempo, 2015)

Maurizio Cucchi

maurizio_cucchi

 

Il magone

Se mi guardi bene sto già pensando
al giorno non lontano in cui dovrò sgomberare la mia roba da qui
per portare tutto nell’altra casa.
I libri e il pianoforte che ancora non ho imparato a suonare.

E già premedito l’inevitabile magone di cui
potrò dirmi che è la mia parte migliore.

E il pacco, che scarti mentre dici
“qui c’è il pigiama nuovo che ti ho preso per la dote”…
Di dietro agli occhi tanto per cambiare
sento la lacrima che sale, ma questa volta
ce la faccio e mi trattengo. Non è questione
d’essere mammone, è che lo spettro
della solitudine ormai doppia (non mia)… e quella musica
alla radio della domenica nel primo pomeriggio confessa
e stabilisce la quantità della pena. E qui

di fare il bravo il duro di giocare d’ironia
per non sentirsi dentro
straziare dalla commozione questione…
… questione non è più ti dico.

 

Il disperso (Guanda, 1994)

Foto di Dino Ignani

Mario Santagostini

mario_santagostini

 

L’ex comunista

Sono tornato a Cinisello,
una domenica afosa.
Un motocarro scoperto portava via un cane.
Questa è stata zona operaia.
E io ero, come tanti, comunista.
E pensavo a un avvenire
senza il lavoro, a quando i corpi
ci sarebbero serviti a poco,
quasi a niente. Sono
arrivato a chiedermi di cosa è fatto
un corpo, se merita
soltanto la vita, o già altro.

 

Felicità senza soggetto (Mondadori, 2014)

Foto di Dino Ignani