Octavio Paz


Destino del poeta

¿Palabras? Sí, de aire,
y en el aire perdidas.
Déjame que me pierda entre palabras,
déjame ser el aire en unos labios,
un soplo vagabundo sin contornos
que el aire desvanece.

También la luz en sí misma se pierde.

 

*

 

Destino del poeta

Parole? Sì, d’aria,
perdute nell’aria.
Lascia che mi perda tra le parole,
lascia che sia l’aria sulle labbra,
un soffio vagabondo senza contorni,
breve aroma che l’aria disperde.

Anche la luce si perde in se stessa.

 

Libertà sulla parola (Guanda, 1965), trad. it. G. Bellini

Jaime Sabines


Lasciami riposare,
rilassare i muscoli del cuore
ed assopire l’anima
per poter parlare,
per poter ricordare questi giorni
i più lunghi del tempo.

Ci siamo appena ripresi dall’angoscia
e siamo deboli, impauriti,
ci svegliamo più volte dal nostro scarso sonno
per vederti nella notte e sapere che respiri.
Avvertiamo il bisogno di svegliarci per essere più svegli
in quest’incubo pieno di gente e di rumori.

Tu sei il tronco invulnerabile e noi i rami,
perciò quest’accettata ci sconcerta.
Mai ci siamo fermati a pensare alla morte
di fronte alla tua morte,
né ti abbiamo mai visto se non come la forza e l’allegria.
Non lo sappiamo bene, ma all’improvviso arriva
un incessante avviso,
una spada scappata dalla bocca di Dio
che cade e cade e cade lentamente.
Ed ecco che tremiamo di paura,
che ci soffoca il pianto trattenuto
che ci stringe la gola la paura.
Prendiamo a camminare e non smettiamo
mai più di andare, dopo mezzanotte,
lungo quel corridoio dell’ospedale silenzioso
dove c’è un angelo d’infermiera sveglia.
Aspettare che morissi era come morire lentamente,
gocciolare dal tubo della morte,
morire un poco, a pezzi.

Non c’è stata ora più lunga di quella in cui non dormivi,
non un tunnel più denso di orrore e di miseria
di quello che riempivano i tuoi gemiti,
il tuo povero corpo ferito.

 

Le poesie del pedone (Raffaelli Editore, 2017), traduzione di Emilio Coco

Álvaro Mutis


La notte della caserma fredda e solitaria
vigila i suoi figli prodigiosi.
La sabbia dei cortili vortica
e scompare nel fondo del cielo.
Nella sua stanza il Capitano recita le preghiere
e dimentica le antiche colpe,
mentre il cane piscia
contro la pelle tesa dei tamburi.
Nell’armeria una rondine vigila
insonne le baionette oliate.
I vecchi ussari resuscitano per combattere
il bagliore dorato del giorno.
Una pioggia benefica rinfresca il volto
della sentinella assiderata che fa la ronda.
La chiocciola della guerra prosegue il suo interminabile ninnare.

 

Summa di Maqroll il Gabbiere (Einaudi, 1993), a cura di F. R. Amaya

Octavio Paz

Octavio-Paz-piedra-de-sol
Due corpi, uno di fronte all’altro,
sono a volte due onde
e la notte è oceano.

Due corpi, uno di fronte all’altro,
sono a volte due pietre
e la notte deserto.

Due corpi, uno di fronte all’altro,
sono a volte radici
nella notte intrecciate.

Due corpi, uno di fronte all’altro,
sono a volte coltelli
e la notte lampo.

Due corpi, uno di fronte all’altro,
sono due astri che cadono
in un cielo vuoto.

 

Libertà sulla parola (Guanda, 1965), a cura di G. Bellini

Antonio Sarabia

Sarabia

 

Germe

Qualcosa spunta in me,
qualcosa cresce
qui nell’ambito oscuro
del corpo,
come una sorta d’ombra
fitta e dolce
che mi risale dentro
fino al cervello.
È forse un io
ancora ignoto
che dal mio centro viene
verso di me
come una mite bestia silenziosa?
O è invece una farfalla azzurra
che ha fatto il bozzolo
fra le alte impalcature
delle mie ossa
e anela a sbarazzarsi
del suo carcere
volando come vola
il pensiero…?

Poesie senza patria (Guanda, 2003), trad. it. B. Bertoni, R. Bovaia, I. Carmignani

Octavio Paz

Octavio Paz II

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La strada

E’ una strada lunga e silenziosa.
Cammino nelle tenebre e inciampo e cado
e mi rialzo e calpesto con passi ciechi
le pietre mute e le foglie secche
e qualcuno dietro di me cammina:
se mi fermo, si ferma;
se corro, corre. Mi volto: nessuno.
Tutto è oscuro e senza scampo,
e svolto e risvolto angoli
che conducono sempre alla strada
dove nessuno mi aspetta né mi segue,
dove io seguo un uomo che inciampa
e si rialza e dice vedendomi: nessuno.

 

Poesie di viaggio (EDT, 2009)