Graziano Graziani


Er critico

Er critico è un mestiere un po’ fetente:
l’artista è lì che suda e che se sbatte
e quello sbuffa, scrive, controbbatte,
e poi a la fine nu’ je piace gnente.

Er critico nun è come la gente
che ar teatro ce va pe’ ride o piagne:
lui cerca “er senzo”, poi caccia le lagne
che l’arte nun è più “controcorente”.

Ma poi che va cercanno? Li fantasmi?
Quello che nun se vede e nun se sente?
Un po’ come li matti co’ li spasmi…

Io critico so’ stato – e pe’ passione! –
ma ancora mó ce sta chi s’arisente
e giura che ero solo un rosicone.

Er Corvaccio e li morti (Interno Poesia Editore, 2022)

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Giorgio Caproni

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Ultima preghiera

Anima mia, fa’ in fretta.
Ti presto la bicicletta,
ma corri. E con la gente
(ti prego, sii prudente)
non ti fermare a parlare
smettendo di pedalare.

Arriverai a Livorno
vedrai, prima di giorno.
Non ci sarà nessuno
ancora, ma uno
per uno guarda chi esce
da ogni portone, e aspetta
(mentre odora di pesce
e di notte il selciato)
la figurina netta,
nel buio, volta al mercato.

Io so che non potrà tardare
oltre quel primo albeggiare.
Pedala, vola. E bada
(un nulla potrebbe bastare)
di non lasciarti sviare
da un’altra, sulla stessa strada.

Livorno, come aggiorna,
col vento una torma
popola di ragazze
aperte come le sue piazze.
Ragazze grandi e vive
ma, attenta!, così sensitive
di reni (ragazze che hanno,
si dice, una dolcezza
tale nel petto, e tale
energia nella stretta)
che, se dovessi arrivare
col bianco vento che fanno,
so bene che andrebbe a finire
che ti lasceresti rapire.

Mia anima, non aspettare,
no, il loro apparire.
Faresti così fallire
con dolore il mio piano,
e io un’altra volta Annina,
di tutte la più mattutina,
vedrei anche a te sfuggita,
ahimè, come già alla vita.

Ricordati perché ti mando;
altro non ti raccomando.
Ricordati che ti dovrà apparire
prima di giorno, e spia
(giacché, non so più come,
ho scordato il portone)
da un capo all’altro la via,
da Cors’Amedeo al Cisternone.

Porterà uno scialletto
nero, e una gonna verde.
Terrà stretto sul petto
il borsellino, e d’erbe
già sapendo e di mare
rinfrescato il mattino,
non ti potrai sbagliare
vedendola attraversare.

Seguila prudentemente,
allora, e con la mente
all’erta. E, circospetta,
buttata la sigaretta,
accòstati a lei soltanto,
anima, quando il mio pianto
sentirai che di piombo
è diventato in fondo
al mio cuore lontano.

Anche se io, così vecchio,
non potrò darti mano,
tu mórmorale all’orecchio
(più lieve del mio sospiro,
messole un braccio in giro
alla vita) in un soffio
ciò ch’io e il mio rimorso,
pur parlassimo piano,
non le potremmo mai dire
senza vederla arrossire.

Dille chi ti ha mandato:
suo figlio, il suo fidanzato.
D’altro non ti richiedo.
Poi, và pure in congedo.

 

Tutte le poesie (Garzanti,1999)

Foto di Dino Ignani

Leonardo Sinisgalli


Il guado

Restano poche frasi,
le più turpi, e il sapore
delle unghie nella bocca.
Resta nella vita quest’afa
che ci soffoca, il tempo
insensato tra due estati.
Il torrente era carico di libellule,
le acque basse e rapide,
un solco tra due regni,
un confine, un segno.
Fu un sogno breve, sonno
di banditi, poi l’inverno, la neve,
la vecchiezza e i colpi alle reni
più fitti.

Le età della luna (Mondadori, 1962)

Viola Lo Moro


Siamo diventate visioni.
Noi due rattrappite nel fondo della terra
il compost dell’anima.

Ti avrei amata per sempre
d’istinto
ma ho il corpo rotto,
è lento ormai
procede pesante,
è una petroliera.

Se il mio rigetto ti offende
sappi questo:
carpa senz’acqua
boccheggio a una pistola.

 

Chiamami col mio nome. Antologia poetica di donne – vol. II (La vita felice, 2022), a cura di Anna Toscano

Ph. di Carlotta Valente

Anna Cascella Luciani


(solstizio d’estate)

chi sa se gli amori
durano di più
nella giornata più lunga
che l’anno ci concede
e se tutti i dolori –
rubacuori – dalla copiosa
luce del giorno ritirati
nelle stanze più buie
di ogni ora – non stiano
sfaldando i loro stessi cuori –
quasi felici
che il muscolo non batta –
e si riposi la goccia
che esce dalle vene –
quando – a minor sole –
più oscuro l’amore
batte nelle vene –

tra spighe viola pallido 2013-2017 (Macabor, 2022)

Foto di Dino Ignani

 

Gabriella Sica

Foto di Dino Ignani

La figlia non nata

Una figlia l’ho tenuta nel grembo
tre mesi d’improvviso colò il sangue
tra le gambe, quanto sgomenta
su un tapis roulant lunghissimo
e straniero io esangue a camminare
lei ribelle non voleva assomigliare
a me e già non mi chiedeva più niente
solo andare troppo presto via da me.

Poesie d’aria (Interno Libri Edizioni, 2022)

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Arianna Galli


Commiato

Dove ci siamo addormentati non c’erano fiori:
la terra era arida, l’aria soffocava.

Eravamo in una Milano in frantumi e ancora
non lo sapevamo.
Abbiamo camminato tra le fiamme
e la luna, languida, ci ha fermato:
Il suo pallore sapeva d’acqua
gelida e ci ha reso sazi.

E là ci siamo uniti, là ci siamo addormentati:
in un deserto d’aria.

Poi tu te ne sei andato lasciandomi
sul corpo una rosa rossa.
L’abbandono è il primo passo verso il futuro.

Non c’erano fiori (Ladolfi, 2022)

Fernanda Romagnoli


Ritratto

Che vuoi da me, ritratto, ardente viso,
pupilla come l’ape del mattino,
guancia che sottilmente sulla tempia
sfuma in sorriso? Mi torturi invano
col tuo splendore. Nulla che si compia
rimane intatto: a renderti divino
era l’attesa. E questo volto umano
che m’affronta ogni sera dallo specchio,
ogni sera più nudo, prosciugato
sulle crepe dell’anima: io l’accetto.
Dunque perché il tuo palpito mi strazia?
Che vuoi da me, ritratto
di quand’ero ragazza?

La folle tentazione dell’eterno (Interno Poesia Editore, 2022)

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Pier Paolo Pasolini

Lo scandalo del contraddirmi, dell’essere
con te e contro te; con te nel cuore,
in luce, contro te nelle buie viscere;

del mio paterno stato traditore
– nel pensiero, in un’ombra di azione –
mi so ad esso attaccato nel calore

degli istinti, dell’estetica passione;
attratto da una vita proletaria
a te anteriore, è per me religione

la sua allegria, non la millenaria
sua lotta: la sua natura, non la sua
coscienza; è la forza originaria

dell’uomo, che nell’atto s’è perduta,
a darle l’ebbrezza della nostalgia,
una luce poetica: ed altro più

io non so dirne, che non sia
giusto ma non sincero, astratto
amore, non accorante simpatia…

Come i poveri povero, mi attacco
come loro a umilianti speranze,
come loro per vivere mi batto

ogni giorno. Ma nella desolante
mia condizione di diseredato,
io possiedo: ed è il più esaltante

dei possessi borghesi, lo stato
più assoluto. Ma come io possiedo la storia,
essa mi possiede; ne sono illuminato:

ma a che serve la luce?

Le ceneri di Gramsci (Garzanti, 2015)