Luca Benassi


(Modesta Valenti)

Modesta Valenti senza dimora, viveva alla Stazione Termini di Roma.
È morta il 31 gennaio del 1983, a 71 anni, dopo ore di agonia, a seguito di un malore
perché, essendo sporca e piena di pidocchi, il personale dell’ambulanza
si rifiutò di prenderla in carico e portarla in ospedale.

Bisogna farsi piccoli perché i pidocchi
non trovino sangue abbastanza
o la premura di una spazzola
a cacciarli oltre la soglia dei capelli.
Che fossi sporca lo diceva la coperta
macchiata di viola, avvolta al cuore di gennaio
e il volto nero, crocefisso all’incrocio dei binari.
Sono venuti chissà da dove, con la divisa rossa
chiamati da una pietà che non serba giustizia.
Io, Modesta Valenti, di anni 71
senza fissa dimora
ho toccato con la lingua il sole
che buca la pensilina del binario uno
e mi conta le ossa piccole, stremate dalla febbre
come un rosario sottopelle
sgranato nelle croste.
È in questi giorni più freddi
che chiedo pietà al petto,
alla sua ostinazione di battere
ai passi svelti, alla ciotola degli spicci.
Bisogna farsi piccoli perché gli occhi
ti accarezzino dove sei peggio
e ti coprano le spalle sfiancate
nell’attimo che serve
all’ultimo respiro.

Inedito

Margherita Guidacci

Alla fine dei secoli, quando
mi chiamerà un’altra voce
e proverò per la seconda volta
l’impeto di risurrezione
prego che come questa volta,
quando sei stato tu a chiamarmi,
alzandomi stupita dalla fossa
con le ossa che sentono la carne
stendersi nuovamente su di loro,
con la carne che sente
in sé di nuovo penetrare l’anima –
io possa, in quel tremendo campo
dove avrà inizio l’eterno,
fissare il primo sguardo su di te,
ritrovarti al mio fianco.

Le poesie (Le lettere, 2020)

Foto di Dino Ignani

Antonio Delfini

ritratto_antonio__delfini_1939

 

Avvertimento

Non venite con me
ché sono solo
E andar coi solitari
è come andar di notte
per le strade senza luce
Essi non vi danno nulla
che vi serva nella vita
Sono gente povera
che non ha da dire
se non dio mio mio dio
O senza soldi o senza idee
che facciano per voi
Sono tutti poveri
tutti abbandonati
con un sorriso triste
sulle labbra bianche
Sanno far dei segni
sanno balbettare
ma solo in modo strano
Voi non ci capireste

Non vi annoiate per carità
lasciatemi innocente
della vostra noia

 

Poesie della fine del mondo, del prima e del dopo (Einaudi, 2013)

Valerio Vigliaturo


La notte sono ansioso
e ricopro di sguardi
tutto ciò che mi sta attorno
vorrei esplodere ed evadere
congedandomi da questa detenzione
Mi sento vecchio
e impreparato per il tagliando
il fisico più non mi sorregge
e la mente è annebbiata
con la schiena a pezzi
e il colon arroventato
senza più determinazione
Mi manca l’entusiasmo
te lo sei portata via
come un vento siberiano
spazza via ogni cosa
gelida, spietata per il tuo scopo
Non ho più voce
e le parole muoiono
soffocate e attonite
come ne La migliore offerta
mi hai lasciato esterrefatto
con la gola secca e arsa
consumato fino all’ultima
goccia di vodka

Amori & Disincanti (Transeuropa Edizioni, 2020)

Milo De Angelis


Dal balcone

Dal balcone dell’ultimo piano ora guardi
la città notturna, l’infilata dei grattacieli che sembrano
una barriera corallina e intorno i vecchi palazzi
con i tetti impolverati, le chiese romaniche, le colonne,
un concilio segreto di secoli che si parlano sottovoce,
sussurrano al tempo di fermarsi e diventano
la scorza staccata dal suo tronco, ciò che resta
dell’infinita moltitudine in cui sei immerso anche tu,
e guardi lì sotto il bar aperto, l’uomo con l’impermeabile
mentre racconta una storia sempre uguale
alla ragazza vestita di rosso che beve
dallo stesso bicchiere e sorride lievemente.

Linea intera, linea spezzata (Mondadori, 2021)

Foto di Dino Ignani

Nanni Balestrini


Cuore

artificiale
operazione a
aperto
nobile generoso delicato
tenero puro
l’intimo il profondo l’abissso del
i moti la voce i palpiti del
amico donna del
abbondanza del
persona di buon
di buon
di
di tutto
con tutto il
col
in mano in
suo contro
avere un
di tigre
di ferro di pietra
di ghiaccio col pelo
sulle labbra
nello zucchero
libero
avere qualcuno una spina nel
avere a
qualcuno avere in
di fare qualcosa
dare donare il
rubare prendere il
a qualcuno dar nel essere nel
a qualcuno stare a
a qualcuno
sentire stringersi allargare il
sentirsi piangere ridere il
sentire un tuffo al
ridere di
struggersi il
mangiarsi rodersi il
mettersi il
in pace
mettersi porsi in
qualcuno
mettersi una mano sul
prendersi a
toccare il
arrivare al
leggere nel
aprire il proprio
spezzare trafiggere
strappare schiantare il
di poco
perdersi di
farsi
pigliar
non gli regge non gli basta il
l’atleta la squadra ha gareggiato col
un
semplice un nobile
di leone di coniglio
solitario
affari pene di
si strinse il figlio al
sopra l’altare c’è un
d’argento nel
città della notte
dell’estate del legno di lattuga
della foresta della pera
di mare di maria
occhio non vede
non duole
malattie del
muscolo del
cavità del
contrazione dilatazione del
esame del
trapianto del
finché il mio
batterà
asse di
del problema del dibattito
accettare acconsentire di buon
ascolta il tuo
mi batte il
in festa
viene dal
va dritto al
il segreto del suo
mi manca il
dal fondo del
parla al
parlare a
aperto
aprire il proprio
a pezzi
in alti i
ci andò di buon
dal fondo del suo
nel segreto del suo
mio!

Sfinimondo (Bibliopolis, 2003)

Iuri lombardi


Un lumino perpetuo sigilla
il silenzio del colombario a notte,
piange fumo sulla sagoma in foto.
Sulla tavola albeggia di luce spenta
un diospero scippato al ramo;
sulla via come per incanto i primi
lampi intimiditi blaterano di lampadine
– il tempo ti seduce una sola volta:
non mi sento che un anonimo passante.

Dizionario delle notti (Arcipelago Itaca, 2020)

Marilena Renda


Non avevo mai visto una casa,
quindi la trovai spaventosa.
Venivamo da una tana,
conoscevo solo tane.
Mia madre non aveva più lo sguardo del terremoto,
la gonna sgualcita e lo sguardo verso il basso
di quelli che provano a fare ordine nel terrore.
Le madri sono buone, buone come la terra
e la terra è buona anche quando non lo è affatto.
Il loro regno è potente e silenzioso
e nel sangue hanno la quiete della morte.

Fate morgane (L’arcolaio, 2020)

Luca Alvino


74. A sconto del silenzio

Io scrivo versi, ma non so parlare,
rimango zitto anche per giorni interi,
non amo del dialogo i sentieri,
con la voce non so comunicare.

Però scrivendo posso argomentare,
nella scrittura sono più leggeri
i miei ragionamenti e i miei pensieri,
e coi lettori riesco a conversare.

Le mie parole sono più sincere
se sono scritte, e se non son parlate,
sono inebrianti e dense come assenzio.

Chiedo perdono per il mio tacere,
vi prego, amici, non me ne vogliate.
Io scrivo versi a sconto del silenzio.

Cento sonetti indie (Interno Poesia Editore, 2021), prefazione di Paolo Di Paolo

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Daniela Pericone


Mio corpo
immerso nei segni
di mutamento, vólto
che strema la sua cera,
spargi la quiete
che fu ardore, asseconda
lo slancio e la caduta,
la mira è caparbia
tra una linea e un sussulto
a distrarre le correnti
e i precipizi acerbi
– pretesto di chi s’incorda
alla fatuità della lotta e finge
l’audacia di tirare la coda
al tempo.

La dimora insonne (Moretti & Vitali, 2020)