Eugenio De Signoribus


Domande

Perché la parte oscura
ancora può dolere

e tarla la coscienza
banale o no il sapere?

E il perdono chiesto
all’uomo e all’Uomo

incontra nel languore
come una spina dura?

C’è verità nel suono
che stride in interiore?

 

L’altra passione (Interlinea, 2020)

Gerardo Masuccio


Laura, ascolta, Milano non mente
e da oggi ha parole per noi.

Le panchine di parco Ravizza
suggeriscono agli olmi due nomi
e dal pulpito di San Fedele
il Manzoni sorride con noi.
Non lo sai, ma ha nitrito di gioia
il ronzino di piazza Missori
quando al suono delle nostre voci
la Velasca ha chinato la fronte.

Laura, ascolta, Milano ha i tuoi occhi,
ha i miei occhi. Non vede che noi.

Fin qui visse un uomo (Interno Poesia Editore, 2020)

Valerio Magrelli


Preferisco venire dal silenzio
per parlare. Preparare la parola
con cura, perché arrivi alla sua sponda
scivolando sommessa come una barca,
mentre la scia del pensiero
ne disegna la curva.
La scrittura è una morte serena:
il mondo diventato luminoso si allarga
e brucia per sempre un suo angolo.

Le cavie (Einaudi, 2018)

Antonio Porta

a Edoardo Sanguineti

 

Se anche sapessi, e forse so,
che il destino nostro è niente
ma se una donna ascolto dietro una parete
o un suono dei passi sull’ultimo selciato
o una risata schietta, senza fretta
o bacio una bimba che dice: io non sono malata,
al gioco del massacro allora non ci sto,
preferisco del linguaggio quel che ha di divino
e non m’importa, amici, di ciò che direte,
parlo da ingenuo (come Freud), do per scontato
il male e cerco il bene, disperata-mente.

Yellow (Mondadori, 2002)

Aldo Nove


Guarda, madre

Guarda, madre, sono arrivato
all’alba in cui la tua saliva,
ogni tuo umore,
raccogliendosi in globi azzurri,
formano i miei occhi
e nulla che in te non sia
futuro
io respiro, forte, fluttuando
con la consapevolezza
animale
che trattiene
e libera ogni segreto:
nelle tue vene
ancora tu sei
me. E tu lo sai, e
mi fai, e mi aspetti
nella fiducia universale
del tuo respiro mi fai!
Come ogni madre che fa un figlio.

Guarda, madre, quel luogo.
Quel luogo lontano. Lo vedi?
Prima che tu nascessi lo abitavamo.
Non io.
Non tu.
Allora non c’era separazione
e per una svolta del respiro,
del tuo respiro
adesso assieme
assieme
non mai separati
ci torniamo.

Ascolta, madre, le onde senza fine da cui proveniamo,
verso cui tu mi spingi al ritorno.
Io ti prendo con me. Le mie deboli mani,
il tuo debole corpo
sono ora la più grande forza del mondo,
sono il mondo che racconta a sé stesso
lo sforzo, lo sfarzo
del ciclamino, del quarzo,
della costellazione.
Madre che sei la mia vita
e la nostra ragione
reclamata dal tempo
che passa e ara
i volti
e le sere,
madre non vedi
come tutto è
miracolo?

[…]

Poemetti della sera (Einaudi, 2020)

Vincenzo Cardarelli


Largo serale

È l’ora dei crepuscoli estivi –
quando il giorno pellegrino
si ferma e cade estenuato.
Dolcezza e meraviglia di queste ore!
Qualunque volto apparisse in questa luce
sarebbe d’oro.
I riflessi di raso degli abitati sul lago.
Dolce fermezza di queste chiome
d’alberi sotto i miei occhi!
Alberi della montagna italiana.
Di paese in paese
gli orologi si cantano l’ora
percuotendosi a lungo nella valle
come tocchi d’organo gravi.

Poi più tardi nella festa notturna,
la lentezza dei suoni dura ancora…

 

Poesie (Mondadori, 1942)

Claudio Pozzani


A mia madre

Ti ho visto in faccia in quella stanza
io sporco di sangue e muco
tu stravolta e curiosa
Ho tentato di dirti che non ero sicuro
di voler restare fuori di te
ma le parole che avevo in testa
nella mia bocca si impastavano male
Avevo appena imparato che tutta la vita
sarebbe stata ipocrisia e paradosso
ti avevo appena fatta soffrire
ti avevo fatto sanguinare
eppure ero io a piangere e tu a sorridermi
Ti ho visto in faccia in quella stanza
mentre mi portavano via
C’era troppa confusione
per dirti quanto fossi felice
di poter finalmente dare un viso
al ventre che mi aveva ospitato
E più tardi con i miei colleghi
si discuteva di reincarnazione,
di eterno ritorno, dei cicli di Vico
ma non vedevo l’ora di rivederti
e di conoscere il tuo uomo e vostro figlio
dei quali sentivo la voce ovattata e lontana.
Ti ho visto in faccia in quella stanza
e darei tutto quello che ho per ricordarmene.

Spalancati spazi – Poesie 1995-2016 (Passigli, 2017)

Foto di Dino Ignani