Edoardo Sanguineti


Radiosonetto

il mio libro sei tu, mio vecchio amore:
ti ho letto le tue vertebre, la pelle
dei tuoi polsi: ho tradotto anche il fragore
dei tuoi sbadigli: dentro le tue ascelle

ho inciso il mio minidiario: il calore
del tuo ombelico è un tuo glossario: nelle
xilografie delle tue rughe è il cuore
dei tuoi troppi alfabeti: alle mammelle

dei tuoi brevi capitoli ho affidato,
mia bibbia, le mie dediche patetiche:
questo solo sonetto, io l’ho copiato

dalla tua gola, adesso: e ho decifrato
la tua vagina, le tue arterie ermetiche,
gli indici tuoi, e il tuo fiele, e il tuo fiato:

 

Mikrokosmos. Poesie 1951-2004 (Feltrinelli, 2004)

Jacopo Ramonda

#80

Mi chiamo Andrea N., e su Facebook ho più di settanta omonimi. Alcuni di essi abitano in altre nazioni, in paesi lontani, ma mi hanno inviato una richiesta d’amicizia per questa unica caratteristica che sappiamo di avere in comune. Il mio nome mi pare sempre più un dettaglio insignificante della mia persona; un elemento che, invece di identificarmi, contribuendo a distinguermi dagli altri, amplifica il senso di omologazione che provo.

 

Omonimia (Interlinea, 2018)

Antonella Anedda


Mi spingo oltre il dolore
dove nessuno sospetta che si soffra
in una zona di pelle mai colpita
cupa come l’avambraccio
o molata dall’osso come il gomito.
Striscio piano con l’anima coperta da scaglie rosso-grigie
per sostenere i rovi e lasciare a terra
il sangue minimo. Un passo – sono paziente –
e il corpo ha imparato a frusciare dentro l’erba.

Da molto lontano – da un’alba di ottobre
da un oggetto mosso nella sabbia del lago
viene ciò che la pena contempla: un paesaggio
dove non si può dormire.
Era una lunga immagine
il mormorio di un brivido.
Troppo tardi si compone l’astuzia di ogni sera
fingere che il mio braccio sia il tuo
che stringa la mia mano
di nuovo, senza pace.

 

Notti di pace occidentale (Donzelli, 1999)

Foto di Dino Ignani

Maria Luisa Spaziani


Vorrei sentire la tua mano fresca
sulla fronte che brucia. Così scende
sopra i roseti esausti la rugiada.
Così sboccia la luna nel buio.

Aiutami ad amarti, ad inventarti
nelle tue assenze. La mia fantasia
è comunque un tuo dono, un chiaro alibi
in questo mondo senza altrove.

 

Pallottoliere celeste (Mondadori, 2019)

Christian Sinicco

[MACCHINE : assimilazione innesti 1]

sono
aurora gialla e senso, macchine del più,
macchine che vogliono il più,
che somigliano a farfalle

puoi udirne la comparsa,
puoi udire questo attraversare:
possa io
essere la tua cucitura
e come una cucitura
essere l’involucro
del vento, l’eccesso
della sua colorazione,
il significato e le nuvole

e ora come un vuoto
fissiamo la luna:
si installa, guardando il cielo,
la nostra fronte ritagliata
e il verde accanto a un piccolo ciliegio

l’utopia può offrirsi in una goccia
fingendo di nutrirsi sul petalo:
la tua schiena di latte e di acqua
è percorsa da queste macchine

sono farfalle:
ciò che entra è smisurato,
ciò che cresce è appena nato;
hai solo assimilato la nuova muta
e l’emozione

 

Alter (Vydia, 2019)

Foto di Héloïse Faure

Renato Minore


Palinodia
(dal lamento notturno di Giacomo)

Io sono qui
e quello che ho compreso
è già disfatto
senza peso senza forma
e quello che ancora
potrei comprendere
sposta la bussola
verso mari ignoti
che mai varcherò
e quel poco che ho creduto
di sapere ora è già un fossile
che forse qualcuno
raccoglierà per capire
che nulla di quel poco
che sapevo era come lui
pensa ora di sapere
le stesse cose
che io credevo di sapere.

 

O caro pensiero (Nino Aragno, 2019)

Valentino Zeichen


Giovedì 24 febbraio

Chi sarei?
Un estraneo a me stesso
che è diventato poeta
senza avere basi letterarie.
Questo io mi costringe
a scrivere versi
pur essendo senza arte né parte.
Io volevo diventare altro;
stabilirmi in un territorio
di modeste ambizioni.
A cosa serve, adesso,
ribellarsi a un destino
che ha divorato gran parte
della mia vita?

 

Diario 2000 . Ogni cosa a ogni cosa ha detto addio (Fazi, 2019)

Foto di Dino Ignani

Laura Di Corcia

Giù, in fondo al cuore
le case si depositano sugli alberi
i girotondi si espandono.

Tra azione e azione
si aprono
cose dolciastre

melograni uva
pensieri
di ieri
le fibre si dilatano.

Se non mi avessi presa per mano
che sarei ora?
Io sono una che scrive
e poi dimentica

 

In tutte le direzioni (LietoColle, 2018)