Eugenio Montale


Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.

Tutte le poesie (Mondadori, 2005)

Luca Alvino


Un bacio cambierebbe la mia vita

Se io potessi darti un bacio breve
di certo la mia vita cambierebbe.
Un bacio solamente basterebbe,
ma dato bene, ma come si deve.

La bocca tua soave si dovrebbe
aprire lenta mentre mi riceve,
alle labbra assetate sembrerebbe
un frutto molle che si schiude lieve.

Stringendo la tua nuca con le dita
vorrei gustare tutta la dolcezza
del volto tuo e dell’anima sontuosa.

Dentro di me l’essenza più preziosa
terrei per sempre della tua bellezza,
e certo cambierebbe la mia vita.

 

Inedito

Giuseppe Piccoli


Ah, la cara bocca baciata:
appena fu toccata apparve il suo viso
e nelle mani fu stretto un ricordarsi
e la lingua parlò che bello è il sorriso
sorpreso negli occhi. Nuova vita allora
mi coglie se vesto il mio corpo di foglie
per apparirti come albero in primavera.
La sera è tenue quando ti abbraccio
e l’andare si fa più breve
se pur solitario ripenso a quanto di baci
offriva la nostra comunione di allora
e nello specchio quelle figure mostrano
di nuovo il nostro inverno di ora
che cogliamo un poco d’eterno
del grembo dell’essere quaggiù
sperduti e quasi irrisi
e si scopre pace alla finestra illuminata
prima scordata che scrivevo versi di male.

Chiusa poesia della chiusa porta (Bertani, 1987)

Vittorio Sereni


Le sei del mattino

Tutto, si sa, la morte dissigilla.
E infatti, tornavo,
malchiusa era la porta
appena accostato il battente.
E spento infatti ero da poco,
disfatto in poche ore.
Ma quello vidi che certo
non vedono i defunti:
la casa visitata dalla mia fresca morte,
solo un poco smarrita
calda ancora di me che più non ero,
spezzata la sbarra
inane il chiavistello
e grande un’aria e popolosa attorno
a me piccino nella morte,
i corsi l’uno dopo l’altro desti
di Milano dentro tutto quel vento.

 

Poesie e prose (Mondadori, 2013)

Antonio Lanza


Il lavoro che sta per iniziare l’inizio
del lavoro il lavoro che sta per finire
la fine del lavoro tutto qui è predefinito
da voci registrate tutto qui è finalizzato
a che siano in sincrono tutte le attività
ed è di donna gentile la voce che annuncia
l’apertura del centro che augura piacevole
permanenza a chi lo frequenta che dispensa
calorosi buon lavoro a chi vi passa le ore
ed è d’uomo di polso l’attitudine al comando
di uomo cui per istinto si concede ubbidienza
la voce che invita a guadagnare le uscite
la voce che ringrazia per la fiducia accordata.

 

Suite Etnapolis (Interlinea, 2019)

Maria Grazia Calandrone


tutta la vita è stata un esercizio per tornare
al tuo corpo
caldo come la terra

eppure scrivo della solitudine

di cocci d’osso
in conche di sabbia
scavate
con gli occhi delle scimmie che cercano riparo

corpi come scodelle rovesciate
i catini del cranio colmi di cielo

Giardino della gioia (Mondadori, 2019)

Foto di Dino Ignani

Ermanno Krumm


È tutto così semplice, così comodo:
un garage, una discesa e degli alberi,
la pioggia è venuta ieri
e c’è ancora temporale nell’aria
e mille parti d’albero che respirano
e l’erba che brilla sul mio capo

lo senti qui nel trionfo degli animali
nell’ossigeno nei polmoni nella pelle
che respira come un pesce nell’acqua,
sento il motore di un auto,
e piano piano passo là fuori
assieme ai rumori, alle cose che sono lì:

e chissà che andarsene non sia così
mi piacerebbe fosse più benevolo
e meno buio.

 

Animali e uomini (Einaudi, 2003)

Maurizio Rossato


Ti amo
quando mangi dal mio piatto
quando non rispondi e resti pensierosa,
amo la tua espressione imbronciata
quando dico qualcosa di sbagliato,
i tuoi occhi spalancati
quando, forse,
ho detto la cosa giusta.
Ti amo al risveglio,
spettinata, persa in quella bellezza
che solo io possiedo
e che il mondo non conoscerà mai.
Amo quando mi chiami
perché è sempre nel momento sbagliato.
Mi piace spiarti,
mentre cucini
o scegli la frutta,
mentre apri la finestra
o stendi il bucato.
Amo il tuo profumo,
sai di casa.
Amo sentire
il suono dei tuoi piedi scalzi
mentre ti avvicini.
Amo il tuo corpo,
rifugio, riparo, riposo.

 

Inedito

Dimitri Milleri


Accade sì, di immaginarti padre
o ufficiale o docente a spiegare
con leggerezza fibbie contro costole
umiliazioni e insonnia in parti uguali
certo che tutto, poi, trovi il suo posto
in un segreto intento, e di guardarti
come si guarda il vento che circonda
sé stesso dentro marzo, in ogni fronda,
pensando al figlio morto avanti tempo,
e all’ex allievo e al letto del cadetto.

Sistemi (Interno Poesia Editore, 2020)

Corrado Calabrò


Retrogusto

Persistente è l’amaro
che il dolce troppo dolce lascia in bocca

Stordisce più del vino fissare
il cielo estivo dall’alba al tramonto

Sto bene attento a non aprire gli occhi
e a non allungare la gamba:
si risente per anni l’assenza-
-presenza dell’arto amputato

Tutta l’acqua del mare non placa
la sete a chi non la può bere

Lungo è il bisogno d’amore
in chi t’ha amata.

 

La stella promessa (Mondadori, 2011)