Ksenja Laginja


Di tutte le parole scritte e pronunciate
restano alcune lettere stipate in fondo a un cassetto
minuscole geografie riposte tra le pagine
quelle di cui avevamo sentito il bisogno
scritte perché se ne facesse buon uso
la cui attesa era l’ambito premio.

Il cassetto è chiuso da allora
della chiave non abbiamo più saputo nulla
e ora solo la pietra ha memoria di tutto questo
come una radice che si ostina a non voler morire.

 

Inedito

Foto di Giulio De Paoli

Leonardo Sinisgalli


È nostro ancora questo fioco
lume della sera, un barbaglio
sulle cime dei lecci. Il fuoco
nella stanza si consuma;
(un sommesso
brusìo disperde la tua vigilanza)
e appena ti lambisce svampa
la veste: un ardore
ti difende dalla fiamma come la foglia
sempreverde. Tremi
ora che gli orti
devasta la tramontana
e ne patisce dietro i lividi vetri
la pigra passiflora.

 

Tutte le poesie (Mondadori, 2019)

Giovanna Bemporand


L’anima mia che ha tristezze d’aurora
e di tramonto, e il gusto della morte,
non più tenuta viva da illusioni
piange sommessa al clamoroso mare
come un fanciullo triste, abbandonato
senza difesa a tutti i suoi terrori.
Ma quando il sole un riso di rubini
mi semina tra i solchi della fronte,
spiegano i sogni un volo di gabbiani!
Persa in un mondo di gocce d’azzurro
e di freschezza verde, annego in questo
mare più dolce dell’oblio l’angoscia
cupa degli anni tardi, in cui presento,
rammaricando, che il mio tempo è morto.

 

Esercizi vecchi e nuovi (Sossella, 2010)

Gianni Montieri


Mi interessa il futuro
sapere come diventeranno
le sedie, le poltrone
con cosa le sostituiremo
se ci invecchieremo sopra
immaginare i libri a venire
accanto a quali staremo
sapere se tutto questo
precipitare finirà
se arrivati sull’orlo
tireremo indietro il piede
e voltandoci vedremo punti
grigioazzurri ognuno mancanza
ognuno cosa perduta.

 

Le cose imperfette (LiberAria, 2019)

Umberto Fiori


Località

Dopo lo svincolo,
dove la provinciale incomincia a stringersi
tra i filari di gelsi, ti viene incontro
la cancellata di un condominio
e poi – sulla sinistra – una cascina
con un distributore,
un bar, una bottega di orologiaio.

Non è un paese,
neppure una frazione: dodici case
saranno, su un lato e l’altro del rettilineo.
Una località.

Lì tutte le mattine
siamo in colonna.

In mezzo a una cucina, a pianterreno,
una donna sta ferma
con un vassoio in mano.
Da un marciapiede largo
meno di uno zerbino
due ragazzine ci vedono
chiusi dentro le macchine,
i motocarri, le corriere, i camion.
Da vicino, ci vedono, e anche noi
le vediamo
dondolare sui tacchi.

Passare non si può.
Stare, nemmeno.

Niente si muove, nessuno. Solo la luce
sui cofani, sui muri, sui capelli,
diventa sempre più chiara.

 

Poesie 1986 -2014 (Mondadori, 2014)

Mariangela Gualtieri


Non si cuce più il nome alla
sua voce. Il sangue riconosce
più larga parentela che traluce
fra squame e venature e linfe
e pietre e fuoco e cadute e colpi
d’ala piccola, d’ala grande,
una balbuzie di foglie – un incompreso
abito cucito a poco a poco nella profonda
sete, nelle stellate ondine increspate
giace un non sapere che riposa, che nutre.

 

Quando non morivo (Einaudi, 2019)

Vernalda Di Tanna


Nutrimento disumano

La distanza allatta ogni domanda,
spettina la pelle. E la tua lingua,
stiracchiata, sussurra una voce
disumana. Resta a galla una rete
spoglia d’acqua. Se ami il giorno,
rischi di fraintendere le stelle: il callo
della malinconia è la doppia
vita che sa fingere la nostalgia.

Inedito

Giovanna Rosadini

Si spoglieranno gli angeli
durante il temporale, e pelle e piume
offriranno alle carezze dei lampi.
Corpi e città, Isacco Turina

 

Scrivere è un ritorno – innesco che apre voragini
di senso, un andare disarmati incontro
ad ombre infestanti e guerriere. Scrivere
è il gesto che consuma l’attesa, di una vita forse
prigioniera fra lamiere, e ancora sconosciuta.

 

Frammenti di felicità terrena (LietoColle-Pordenonelegge, 2019)

Foto di Dino Ignani

Antonio Prete


Vigilia

Ascolta il silenzio di una sedia,
diceva, e il battito dell’ora
che sospinge il niente verso il niente.
Negli occhi del cane segui le ombre
del dubbio e i lampi del ricordo.
Decifra le frasi che il vento
scrive sulla sabbia
e le lettere d’aria che gli uccelli
tracciano in volo.
Nel suono della risacca
senti le voci che abitano la luna.

Un po’ più oltre, diceva, è il giardino
segreto dell’invisibile.


Tutto è sempre ora
(Einaudi, 2019)

Paolo Cerruto


Mio padre è nato insieme alla televisione
ma l’ha vista solo dieci anni dopo al bar
è nato in una grotta con animali in casa
mentre in america jazz eroina metropoli
bambino jurnataru lavorava nei campi
cresciuto mangiando pane e cipolla
mi cullava cantilenando ninna nanne
gutturali senza senso lo capii un giorno
dopo che alzammo muretti a secco
il suo amore muto
nel silenzio che non pesa
noi zitti con il sole zittissimo fumavamo.

 

Poetically scorrect (Eretica, 2018)

Foto di Donatella D’Angelo