Franco Fortini


Ragione degli anni

Si può ancora disperdersi, schiarite
dei mesi incerti, soli obliqui.
Si può ancora volare per la vostra
polvere tenera, schiarite.

Di rado il profondo su querce e vasche d’iride
Eliso azzurro meditando posa
e un chiù persuade il viale roseo
che l’affanno può sparire.

Ma gioventù ci aspetta in una sera
di calme stille dai rami e di passi
incerti. Una leggera chiara sera
avremo ragione degli anni.

 

Poesia e errore (Feltrinelli, 1959)

Alberto Toni


Ti ricordo a Milano, Corso di Porta Romana
94, quelle case a ringhiera, te lo dicevo
mentre una piccola scossa a incidere sulla pietra,
sul mare tuo, il Tirreno laziale. E le piante
del tuo giardino ora che la stagione volge
al suo chiuso invernale, le piante, lasciate sole,
non dimenticate, le scale non faticose. Ti vedo
e questo basta una volta agli occhi
che ti guardano da qui.

Il dolore (Samuele Editore, 2016)

Foto di Dino Ignani

Maurizio Cucchi


In questa ruggine desertica,
in questo antico sgagnare e usmare,
su questo marciapiede dove assorbo
la media quiete e la passiva
mediocrità innocua e gentile del mondo,

io vorrei prosperare nell’oblio
che disdegna nella sua salute
l’azione, l’azione che non ricada
nell’inerzia, in proprio dentro un sé.

Muovendo indietro il capo nel saluto,
il più caro, io mi vedevo già, davanti alle vetrine
del sarto e del barbiere chiuse, munito
del mio poco bagaglio di viaggiatore vile.

 

Sindrome del distacco e tregua (Mondadori, 2019)

Foto di Dino Ignani

Vivian Lamarque


Cucchiaini

A tavola
per non parlare da sola
ha parlato con le sue posate
per tutta l’infanzia
per tutta l’adolescenza
con la signora forchetta
e suo marito il coltello
per tutti i pranzi
e tutte le cene
poi è diventata grande
non ha più parlato inossidabile
quasi più è tornata nel cassetto
dei feroci bambini cucchiaini.

 

Una quiete polvere (Mondadori, 1996)

Foto di Dino Ignani

Teresa Murgida


Battiti e radici

A volte di notte
sento il tuo cuore respirare
sotto gli strati di pelle.
Potrei toccarlo con le dita.
Vedo la fragilità del corpo
annuso la potenza dei battiti.
Le tue palpebre abbassate
sono sentinelle stanche
io candela del tuo sonno.
Crescono radici tra le costole
germinano i semi nelle vene.
Aspetto i rumori del risveglio
il vento sulle tende:
folate di luce negli occhi.

 Il filo quotidiano (Compact, 2019)

Giuseppe Conte


Quando sono lontano da te, mare, io ti vedo.
Dove un soffio nell’aria simile a un sibilo
spezza la terrena staticità delle cose.
Ti ho visto tra le cime dei pioppi tremuli
delle Montagne Rocciose
che si piegavano sotto un vento sciamano
con un cupo, continuo fischiare lontano.
Ti ho visto nella distesa del deserto
tinto di viola, sfumante, eclettico
del New Mexico
ondoso sotto l’orizzonte come te.
E nei laghi senza sponde, asciutti, salati,
miraggi rosati che appaiono e scompaiono
tra Kerman e Shiraz, in Iran.

 

Non finirò di scrivere sul mare (Mondadori, 2019)

Hilary Tiscione


Barbarie

Incrociano le piastrelle
e fondono i punti
la pelle chiara cattura il caso
e le suole deboli finite vicino il ciglio calvo del muro
hanno le corde ferme gli arnesi quieti
si chiude tutto intorno il telaio e la fortezza
mancanza d’ombra
difetto del chiaro
secreto il vizio d’umore
pregano gli indici
vibra il velo di voce di una maniglia che apre
crolla un filo d’aria
rinvia la luce un pezzo di vetro
si compiono i minuti di un’ora
barbarie

 

Inedito

Paolo Ruffilli


E, poi, in procinto di partire:
il vuoto di ragioni, i futili motivi
di ogni viaggio. Il dubbio e…
il desiderio di restare a casa,
una paura di chissà quali sviluppi,
di non essere capace di ritornare.
Il sogno tante volte già sognato
e un programma che appare il più perfetto:
seguitare a dormire in fondo al letto.

 

Le cose del mondo (Mondadori, 2020)