Caroline Clark


Translation Query

No word for resent in Russian,
you must take another route –
indignant, offended, hurt.
Inflated, shrinking, shrunk.
Resent – a tent built right up
out from you. Inside, cathedral,
firmament, night. Camera obscura,
pinhole of the mind. Never said,
never did, should have known. Memory
winds its way until the meaning’s all
your own. Twisted root. An inward
growing rose that blooms for you alone.
Speak now or forever hold its thorn.

*

Quesito di traduzione

Non esiste una parola per risentirsi in russo,
si deve prendere un’altra strada-
indignato, offeso, addolorato.
Sgonfio, in calo, contratto.
Risentirsirsi –una tenda costruita proprio
fuori di te. Dentro, cattedrale,
firmamento, notte. Camera oscura,
foro della mente. Mai detto,
mai fatto, avresti dovuto saperlo. La memoria
si snoda fino a quando il significato
è tutto tuo. Radice attorcigliata. Una rosa
che cresce all’interno e che sboccia per te solo.
Parla ora o tieni per sempre la sua spina.

 

Traduzione in italiano di Laura Corraducci

Hans Magnus Enzensberger

 

A favore delle omissioni

Classici non letti, invenzioni
che ha risparmiato a sé e ad altri,
scommesse perdute,
pistole con la sicura,
titoli, posti, onorificenze
che si è lasciato scappare,
aerei persi all’ultimo momento,
indimenticabili cilecche, misere vittorie
che per un pelo ha scansato, e donne
con cui mai andò a letto:

nella tua sedia a rotelle ripensa,
tenero e riconoscente,
a quanto ha evitato,
risparmiando il mondo.

 

Più leggeri dell’aria (Einaudi, 2001)

Patrizia Cavalli


Il cuore non è mai al sicuro e dunque,
fosse pure in silenzio, non vantarti
della vittoria o dell’indifferenza.
Rendi comunque onore a ciò che hai amato
anche quando ti sembra di non amarlo più.
Te ne stai lì tranquilla? Ti senti soddisfatta?
Potresti finalmente dopo anni
d’ingloriosa incertezza, di smanie e umiliazioni,
rovesciare le parti, essere tu
che umili e che comandi? No, non farlo,
fingi piuttosto, fingi l’amore che sentivi
vero, fingi perfettamente e vinci
la natura. L’amore stanco
forse è l’unico perfetto.

 

Datura (Einaudi, 2013)

Foto di Dino Ignani

Pierluigi Bacchini

Sulle sdraie, lungo l’agosto

L’apparizione è avvenuta anche stasera.
Improvvisa. Questa scheggia lunare,
luna – tra la magnolia e il cedro
e il melograno. Luna bucherellata
tanto più misteriosa da quando
l’intelligenza l’ha toccata. Tiepida
fantasia.

Tra poco verrà l’assiuolo, uccello della notte.
Accendono le luci
nella vallata del fiume. Una vita
antica è questa che conduciamo.
Altre luci vanno veloci sull’autostrada
laggiù distante, lungo la pianura. Le foglie, di notte,
sono nere. O argento bianco. Ecco l’assiuolo. L’hai udito?
Ha dato il primo richiamo.
Sul tardi (ecco)
l’ho udito di nuovo) spesso ascolto la civetta.

 

Poesie. 1954-2013 (Mondadori, 2013)

Stefano Bortolussi


Pallas

Salivamo a bordo, noi piccoli fratelli
con aggiunta di amici e bambinaia,
non senza prima rivolgere preghiera alla déesse
di viaggi e vacanze, ferro da stiro
in grado di lisciare ogni accidente di percorso
a eccezione delle nausee che ti forzavano
alla sosta ripetuta sul ciglio del tornante,
frustrando la tua voglia di arrivo e gin rosa:
per noi le sospensioni idropneumatiche
erano solo forma basculante di tortura,
peggio che cinese, e non c’era Ginko o Fantomas
che tenesse testa alla nausea
ritmata di conati, ai lamenti allora ignari
delle meraviglie delle quattro sfere di acciaio,
una per ruota, per metà piene d’olio e per l’altra
di azoto: era un incrocio troppo complicato
di viscere e meccaniche. Solo da fermo,
all’arrivo, il dirigibile perdeva finalmente quota,
il Nautilus ridiscendeva sotto il filo di un’acqua invisibile,
i passeggeri emergevano pallidi dal ventre dello squalo
e insieme ai due occupanti del sedile anteriore
la meravigliosa bestia sospirava il suo arrivo.

 

Inedito da Paternalia (di prossima pubblicazione)

Claes Andersson

A volte mi viene voglia irrefrenabile di ferire
ciò che chiamiamo “il nostro amore”,
il nostro modo di essere soli insieme
Spesso sembra un errore amare ed essere amati
quando tanti non hanno alcuna possibilità
La mano che ti accarezza fino al ventre
esita perché sa
Sentiamo di essere una cosa impossibile
Tuttavia non osiamo fuggire verso quell’insicurezza
che potrebbe renderci la sicurezza
Un giorno ci mischieremo a loro per un attimo
Sentiamo il freddo, ci sentiamo uniti nel freddo
Noi non ci perdoniamo mai

 

Antologia della poesia svedese contemporanea (Crocetti, 1996), a cura di H. Sanson

Andrew Faber


ode ai baci

I baci vanno dati
vanno lasciati scappare
senza pensarci troppo
che a tenerli chiusi in bocca
per chissà quanto tempo
si corre il rischio
di impazzire
i baci, nella loro inaudita semplicità
risolvono giornate intere
baciatevi, cazzo
baciatevi finché siete in tempo.

Fermo al semaforo in attesa di trovare un titolo, vidi passare la donna più bella della storia dell’umanità (Miraggi, 2018)

Tiziana Altea


Aylan

È entrato un fulmine
nella mia stanza,
un tuono bianco
ha scaricato un bimbo.

Si chiama Aylan:

fuggendo dalla Siria
sognava il Canada –
ma ha inchiodato il mondo
conchiglia sulle spiagge
di Bodrum.

Un tuono bianco
stamane
ha scaricato fulmini
sulla mia città:

il mare infuria
nella mia stanza –
Non scioglie in gola
i bimbi
di sabbia –

Milano, 5 settembre 2015

Mappe (Interno Poesia Editore, 2019)

Antonio Lillo


Giustificazione alle mie lamentazioni di editore povero

Se sono povero e lo dico a voce alta
non è che mi lamenti disperato. Non piango
in vista del suicidio. Ma ne rido a modo mio
per stemperare il senso di ingiustizia.
L’italiano medio invoca il mio successo editoriale
e non ammette la sconfitta del mio conto
che non va di pari passo alla poesia.
E non capisce il senso della mia lamentazione.
Poiché il male di uno – in questo caso – è collettivo
in ogni mio: «Sono poverino!»
(povertà che vivo a testa alta
perché nel mio lavoro metto tutto
a volte prima degli affetti e faccio libri
non guerre non palazzi e se il popolo non legge sono cazzi
solamente suoi) in ogni mio: «Sono poverino!»
non c’è nascosto un: «Ah, me miserino!»
ma un più maturo: «Noi, popolo di stronzi!» riassuntivo.
Ché la miseria è comune e non fa sconti.

 

Limonio (Pietre Vive, 2019)

Gëzim Hajdari


Il mio migliore amico è un asino,
un animale buono e serio.
Quando siamo tristi e amareggiati
ci guardiamo l’un l’altro negli occhi
per consolarci.

Insieme parliamo delle nostre cose,
mentre portiamo le pietre dalla cava
o andiamo nel bosco a far legna.
Meglio dar retta al mio ciucci o
che agli slogan del Partito.

Della nostra stretta amicizia,
le spie vigili del villaggio,
informarono la polizia segreta:
“Gëzim Hajdari e il suo asino
minacciano di rovesciare il socialismo”.

Poesie scelte (Besa-Controluce, 2014)