Simone Burratti


In a Landscape

Il cielo si trasforma sotto gli occhi di chi guarda,
è più veloce degli alberi che crescono,
più lento dello sguardo che lo passa in rassegna
cercando qualcos’altro, ma che sia sempre al di qua,
da questa parte concava del cielo,
e quindi facce, progetti, ombre, ricordi
di appuntamenti persi con il tempo, e ancora sagome,
aerei, dita puntate, sogni, proiezioni – nuvole:
la più insulsa forma d’intrattenimento,
perché il cielo si trasforma continuamente,
e si spegne, di regola, e delude
come sempre le cose che si amano.

 

Progetto per S. (NEM, 2017)

Foto di Nadia Gentile

Giovanna Rosadini


Non lasciare deserta la terra dei ricordi
dentro quel buio fermentato di nostalgia
si accendono bagliori di compiutezza
come quando, nel perfetto silenzio dei monti,
la neve scricchiolava sotto i piedi
o in acqua, al largo di un intenso blu
estivo, nuotavi intorno alla barca con i tuoi,
o il giorno che lei è arrivata, nella stanza
della clinica colorata dal tramonto,
in quattro ci siamo sentiti completi.
Sei stata felice, e non lo sapevi

 

Inedito di Giovanna Rosadini

Foto di Dino Ignani

Anna Toscano


Ho lasciato
la mia vecchia pelle
sul binario morto
di un vecchio salotto
con carta da parati
rosso damascato
e un seggiolino
per pianoforte.

Le pareti sdentate tre quadri sì
e uno no, cornici vuote
segni di orologi a muro.

Il telefax sulla sedia
la spia lampeggia
danno la fibra al ribasso.

La morte, seduta su un gradino,
si lima le unghie pensando
a come fosse bello lavorare qui.

 

Al buffet con la morte (La vita felice, 2018)

Foto di Grazia Fiore

Bruce Hunter


What My Students Teach Me

Federico
tells me it’s too cold here
but some choice.
You go out one morning,
the car hood’s open a little;
three sticks of dynamite
and this is the third time.
In Salvador you take the hint:
you leave.

Ginny Fung
writes of the love
of her and her husband.
The first English she learned
was curses.
Those faces
she could read
in any language.

Cyrous
on the most profound moment of his life
writes a vague tribute
to world harmony and brotherhood.
When I question it,
he says
I am a Baha’i from Iran.
This is for my friends,
not wanting me to seem foolish.
I nod dumbly as he explains
he was made to watch
as the blades fell
and their heads dropped in the street.

Leong Hiu
who now signs her name Lisa
has not seen her brother
since the night
the pirates boarded in the China Sea,
tells me she likes the winter here
because when she wakes
all the white stars are lying on the ground.

Shatha
tells the class
I am visiting my mother after work
babysitting my sister’s children
when the sirens went.
We hid under the table
covering my nieces with our bodies
as the bombs fell the teapot shattered.
Everything crashing, it seemed forever.
You were watching that night
on your televisions: Desert Storm.

Dan
says it began in April.
Two million of us sir,
in the Square, I was so proud to be Chinese.
I was a reporter
when the official came into the office
and said, no more stories!
I was so angry I quit.
When the tanks came in June
– we ran, hearing the screams,
too scared to look back.
Now I can no longer write, I study computers

Fardad
speaks of a trip to the front with his friend
who asked to drive.
We stopped for water.
I was gone a minute.
When I came out,
a missile, there was nothing left.
At the court martial, his mother screamed at me,
I should have been in his place.

And me,
what do I know.
I am a man on the beach
where the boats come in.

 

*

 

Ciò che m’insegnano i miei studenti

Federico
mi dice che qui fa troppo freddo
ma c’è scelta.
Una mattina esci,
il cofano dell’auto è semi-aperto;
tre candelotti di dinamite
ed è la terza volta questa.
A Salvador fiuti l’antifona:
ti squagli.

Ginny Fung
scrive dell’amore
fra lei e suo marito.
Il primo inglese che imparò
furono insulti.
Quelle facce
sapeva leggerle
in qualsiasi lingua.

Cyrous
nell’attimo più intenso della vita
scrive un vago omaggio
ad armonia del mondo e fratellanza.
Quando lo contesto,
dice
sono un Baha’i dell’Iran.
Questo è per i miei amici,
non vogliono che sembri idiota.
Annuisco in silenzio mentre spiega
che fu costretto a guardare
quando le lame calarono
e le loro teste caddero per strada.

Leong Hiu
che adesso si firma Lisa
non vede suo fratello
dalla notte in cui
i pirati lo imbarcarono nel Mar della Cina,
mi dice che le piace l’inverno qui
perché quando si sveglia
c’è una coltre di stelle bianche sul terreno

Shatha
racconta alla classe
vado a trovare mia madre dopo il lavoro
per badare ai bambini di mia sorella
quando le sirene suonarono.
Ci nascondemmo sotto il tavolo
coprendo le mie nipoti con i corpi
mentre bombe mandavano in frantumi la teiera
Ovunque schianti, pareva non avere fine.
Quella sera alla TV
guardavate: Desert Storm.

Dan
dice che iniziò in aprile.
Due milioni di noi, signore,
in Piazza, ero così fiero d’essere cinese.
Ero un giornalista
quando l’ufficiale entrò nell’ ufficio
e disse, basta storie!
Ero così furente che mollai.
Quando a giugno i cingolati giunsero
– fuggimmo alle urla,
troppo atterriti per guardare indietro.
Ora non scrivo più, studio i computer

Fardad
parla di un viaggio al fronte col suo amico
che chiese di guidare.
Ci fermammo per l’acqua.
Mi allontanai un momento.
Quando uscii,
un missile: non ne rimase nulla.
Alla corte marziale, sua madre mi urlò
che avrei dovuto esserci io al suo posto .

E io,
io che cosa so.
Sono un uomo sulla battigia
dove arrivano le barche.

 

Traduzione di Andrea Sirotti

Pietro De Marchi


Il mondo

Il mondo è ricoperto di parole
e non di tutte si cita l’autore.

Così non sappiamo chi abbia scritto
questa preghiera degna di un editto:

“Si benedica la morte e la vita
delle persone semplici e buone”.

Si legge su una lapide annerita
di un vecchio cimitero senza nome.

Il mondo è pieno di gente
di cui nessuno sa niente.

 

La carta delle arance (Casagrande, 2016)

Giancarlo Stoccoro


Pochi luoghi mi accompagnano a casa
quasi sempre si fermano in periferia
scivolano sul pavimento dell’anima
giocano con le parole e finiscono
con l’annodarsi alle sillabe più miti

Attendo che un silenzio si avvicini
e porti via i tanti piccoli me
lasciando un corpo solo
addormentato sulla panchina

 

La dimora dello sguardo (Fara editore, 2018)

Valerio Grutt


Ho ascoltato tutta la musica
di tutto il niente
di tutto il vuoto
pieno d’aria e di rumore
e polvere e uccelli
ho ascoltato
le montagne che fanno Om
i martelli pneumatici
bucare l’asfalto
tutto il colore ho ascoltato
la luce sui parchi
l’ombra che risale dal terreno
questa botta d’aria bianca
nei polmoni i pollini e il grande
giro dei motori sulle autostrade
il passo che rimbomba di elefanti
gli studenti (e ce n’era una che brillava)
il respiro delle madri nelle case
la voce dell’acqua
il mio corpo che sbraita
il silenzio nel punto più alto
e l’abisso ho ascoltato
negli angoli di casa
nei bagni dei locali
nei negozi che tra un mese chiudono
il cielo steso a terra
la faccia spaccata del cielo
le braccia spalancate degli orfani
lo scatto dell’antifurto
l’ape che si ferma e stop
un fiore
il caldo tutto il caldo senza forma
ho ascoltato tutto
ho avuto paura che finisse
che non finisse mai ho temuto
di non ascoltare più te
di perdere il canto della vita.

 

Inedito di Valerio Grutt

Foto di Dino Ignani

3ª poesia più letta del 2018

di Marcello Fois

 

Congedo

Parti da te, figlio… da quello che sei.
Bisogna morire per imparare?
Mi chiedi.
Sì, figlio, per imparare qualcosa deve morire.
Tu non lo sai e non devi saperlo,
ma il cuore, con l’età, si restringe.
Non è più tanto capiente, immenso,
come all’inizio dei giorni.
Tra non molto gli abbandoni conteranno anch’essi.
Ma ora il tuo cuore è una piazza sconfinata,
e ti fa credere che sopravviverai
senza dover rinunciare a niente,
capirai, col tempo, quanto sia difficile trattenere
ogni cosa, ogni pensiero, ogni persona…
Sei nell’euforia di tutti gli inizi.
Qualcuno dovrà morire perché tu viva.

Domani, quando chiamerai, io non ci sarò,
ma solo perché tu possa esserci,
quando chiameranno te.

 

L’infinito non finire (Einaudi, 2018)

Poesia pubblicata il 15 giugno 2018.

4ª poesia più letta del 2018

di Elisa Ruotolo

 

Ho desiderato

Ho desiderato essere come voi.
Oggi mi sono distratta
e l’ho fatto ancora.
Il sonno dell’animale che non sa
e prende forza dal possesso – questo ho domandato.
E poi l’inferno di ogni febbre terrena
la morte
la guerra
la malattia
– pur di sentirmi parte vostra.

Stenti e purezza furono pasto quotidiano
la mia carne cresceva assieme alla cura
di schivare i muri a cui chiedevo
un rimedio d’ombra.
Ogni esperienza m’impoveriva
ogni sapere foraggiava la mia ignoranza
i nervi provati dall’esercizio
s’allentavano nell’inabilità.
Il contagio arrivava a dirmi la fatica
del bene
della pace
della salute.

È fin troppo facile farsi bestia
in un’ora qualsiasi
non essere come gli altri eppur morire come tutti
strappati al campo prima del raccolto
nella stoltezza d’aver dimenticato
che ogni mostro
fu bambino.

 

Inedito di Elisa Ruotolo

 

Poesia pubblicata il 25 ottobre 2018.

5ª poesia più letta del 2018


di Gisella Genna

Dite ai miei morti di apparirmi
poiché mi sento sola come loro
e non ho più uno specchio
dove guardare altrove.

Dite loro di svegliare il cielo
dal torpore di un tempo finito.

Io non so niente e ancora cerco
tra le volte e il fogliame
un segno, un filo
un’anticipazione.

 

© Inedito di Gisella Genna

 

Poesia pubblicata il 25 gennaio 2018.