Francesca Serragnoli


Questa reticenza invade il mare
offre tè alle distanze alle rive
che increspano le dita nella tazza
raccolgono la schiuma con la lingua
il tuo cuore ridesta la mano a cobra
intravede l’acqua ricamata di brividi
sinuoso argomento che gira nello scheletro
il caos d’essere attraversati
da un altrui penoso silenzio
non più attraenti per alcun agguato
la medaglia del volto brillare a vuoto
con quel rintocco che lacera la piazza.

 

Inedito di Francesca Serragnoli

Simone Di Biasio

La nostra terra è lontana, nel sud,
calda di lacrime e di lutti. Donne,
laggiù, nei neri scialli,
parlano a mezza voce della morte,
sugli usci delle case.

Salvatore Quasimodo, “Giorno dopo giorno”

Vivere ha l’altezza della cucina o del telefono
lungo il corridoio in cui la casa lascia forma
sulla tua vecchia schiena e tu curva in avanti
sgrani gli occhi sgrani i rosari, tu piena di grazia
cerchi nella credenza gli affetti personali
e l’artrosi che di te si nutre t’ha fatta davanzale
da cui ci possiamo affacciare, guardare fuori
o aspettare che faccia giorno dai tuoi occhi verdi.

 

Inedito da Panasonica (in pubblicazione per “Il Ponte del Sale”)

Evelyn Schlag

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Decisioni

Mio nonno l’uomo più tenero
della terra il primo che ho amato
aveva raccolto in un album di fotografie
del congresso del partito a Norimberga
vorrei chiedergli come si arrivò a tanto
ma è morto prima che compissi sei anni.

Al caffè con biliardo sala
da ballo troppo piccola avevo due
corteggiatori dal nome uguale cosa
che non è mai più ripetuta mi decisi
per quello che si batteva a duello ricucii
per cinque anni le ferite nella sua uniforme da studente.

Mio nonno non può più
chiedermi come mai non l’altro?
Gli risponderei neppure lui
sarebbe stato quello giusto.
E niente insegna così tanto a odiare
la guerra come la guerra.

 

Luci Lune Luoghi – Antologia della poesia austriaca contemporanea (Marcos Y Marcos, 1999), trad. it. L. Reitani

Arzachena Leporatti


quello che non sai di me te lo dico piano
(è rimasto poco da dire)
te lo spingo delicato
fra le orecchie e il collo
e tu lo afferri
lo ripeti senza parole
lo tieni stretto a te
lo comprendi
siamo uguali
pezzi di carne
emozioni
brividi
paure che si nascondono per rimpicciolirle
quello che non so di te
(forse un po’ di più)
non voglio saperlo
voglio sorprenderti in forme diverse
a sentire questi stessi sussulti
piegarmi in due per le fitte al petto
e pensare
stai tranquilla
è solo il cuore

 

Anatomia di una convivenza (Interno Poesia, 2018)

Fabrizio Cavallaro


C’è un tempo per l’amore giovane,
un corso di fiume che s’impenna
al limitare della foce, poi rientra
nel letto di ogni insonnia plausibile
ogni ritorno al batticuore primario,
il tempo in cui l’adolescenza rimane
strascico appeso alla corsa
velo bianco di sposa che si sporca,
dopo si osserva la scia di cometa
con occhi spalancati e pazienti.

 

Estività (Ensemble, 2018)

Carol Ann Duffy

Anne Hathaway

Il letto in cui ci amavamo era un mondo vorticoso
di foreste, castelli, fiaccole, scogliere, mari
in cui lui si tuffava in cerca di perle. Le parole del mio amore
erano una pioggia di stelle cadenti come baci
su queste labbra; il mio corpo faceva col suo ora una rima
più dolce, ora un’eco, un’assonanza; il suo tocco
era un verbo che danzava in mezzo a un nome.
Certe notti sognavo che mi aveva scritto, il letto
una pagina sotto le sue mani di scrittore. Romanzo
e dramma recitati da odore, gusto, tatto.
Nell’altro letto, il migliore, sonnecchiavano gli ospiti,
sbavando la loro prosa. Vive l’amore mio, ride –
lo tengo della mia testa di vedova nel forziere
come lui teneva me in quel letto, non il migliore.

 

La moglie del mondo (Le Lettere, 2002), traduzione e cura di Andrea Sirotti e Giorgia Sensi.

Franco Buffoni


Giornale deca croissant

Ragionano, blandiscono, promettono
Con fare complice e bonario:
Si permettono. Il capolavoro forse è proprio
Diventare vecchi e non adulti
Aspettando mezzogiorno al caffè,
Giornale deca croissant
Defunto lo sguardo.
Di quando il vecchio preside mi disse
Non aveva mai avuto un amico
Con cui confrontarsi, sempre frenato
Dal timore che la sua autorità
Potesse produrre favoritismi.
Ma ora con la pensione
Si sentiva più sicuro,
Poteva darmi del tu.

 

La linea del cielo (Garzanti, 2018)

© Foto di Dino Ignani

Mariella Mehr


Non c’era mare ai nostri piedi
anzi, gli siamo
sfuggiti a malapena
quando – le disgrazie, si dice, non vengono mai sole –
il cielo d’acciaio ci incatenò il cuore.

Abbiamo pianto invano le nostre madri
davanti ai patiboli,
e ricoperto i bambini morti con fiori di mandorlo
per scaldarli nel sonno, il lungo sonno.

Nelle notti nere ci disseminano
per poi spazzare via noi posteri dalla terra
nelle prime ore del mattino.

Ancora nel sonno ti cerco, erba selvatica e menta:
chiuditi, occhio, ti dico,
e che tu non debba mai vedere i loro volti
quando le mani diventano pietra.

Per questo l’erba selvatica, la menta.
Sono leggere sulla fronte
quando arrivano i mietitori.

Per tutti i Roma, Sinti e Jenische
per tutte le ebree e gli ebrei
per gli uccisi di ieri e per quelli di domani

 

Ognuno incatenato alla sua ora (Einaudi, 2014)

Michele De Virgilio


Certe persone passano
veloci come meteore
nella vita: ci salutano, ci sorridono,
ci offrono
da bere, ci comprano
un vestito. Poi
se ne vanno.

E quando se ne vanno
si passa il tempo
restante a domandarsi chi erano.
I loro sguardi ci rimangono dentro
attaccati come polaroid celesti
che aivoglia a scartavetrarsi l’anima,
non se ne vengono.

Ci rimane il ricordo soltanto
e un sorriso vestito di bianco
che si confonde con le onde
del mare la sera.

 

Tutte le luci accese (Ladolfi, 2018)

Fabrizio Falconi


sto ad un certo punto del sonno
tra sonno e veglia
ad aspettarti e puntualmente arrivi
a sbarrare la porta,
non vuoi tenermi e non vuoi
lasciarmi andare, senza dire
e senza tacere, come un sibilo
di vento trattenuto dalle onde
tutto è lucente e spazioso
ma non appare nulla di atteso,
copro la testa col cuscino
spingendo via il resto di te
che rimane e resto indeciso
se entrare, resto in bilico
come un geranio sul balcone
come una vela prima dell’orizzonte,
nessuno mi ha avvertito
che avrei solamente sognato
avrei solamente dormito
avrei vegliato
come solo gli insonni e i morti
possono fare.

 

Nessun pensiero conosce l’amore (Interno Poesia, 2018)