Tiziano Scarpa


La gattarina
te se dice «gnaù» cu la vucetta,
te se fusa fusilla su le ginocchia,
te se face carezzà de carocaro,
ce s’alliscia de pillo e de lappio,
te ce face li runfi trifunfi.

«Gattarina bella,
chettevòi starceme su le ginocchie
picché ce vòi quacche cosilla?»

«Gnaunò».

«Chettevòi farceme li runfi trifunfi
sulo picché me ce vòi bbene?»

«Gnausì».

Iè furfa la gattarina.

Te ce cumanda cu li carezzi tuoi,
te se face deventà lu schiavo de li carezzi tuoi!

La gattarina
ce lu sape che tu tieni nu maliardo de carezzi,
e te ce scuppi a sfracellozzo si nun li poti sgravà.

Li carezzi che nun se potono sgravà
s’addeventano stiticanza custipata,
s’addeventano veleno.

Groppi d’amore nella scuraglia (Einaudi, 2020)

Luca Campana

Fuori, subito dopo il tramonto, la strada
è già tutta un lastrone di terra e di ghiaccio;
ma dentro, al chiuso della stalla, c’è un maiale
che ingrassa a ghiande la sua carne. Lo scanneranno
prima che sia inverno: basterà un solo colpo
di lama ad aprire la pelle, penetrare
nel grasso spesso fino alla carotide. Poi gli uomini
macelleranno pezzo a pezzo l’animale, le donne
cucineranno il sangue, il primo, chiaro e liquido
che cola rapido dentro il catino e quello scuro
e lento della polpa interna: lo cuoceranno
fino a farne una massa più densa
da tagliare nel giorno della festa.

Fioriture invernali (Interno Libri Edizioni, 2021)

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Anna Mazzolini


Porto parole

Porto parole alla tua gola,
una madre ad imboccare
un figlio primo
Temo – che la abbia vinta la fame –

Persisto alla finestra; già aperta
alle arie delle sere serene e mute.

Le mani alla tua bocca le porto ogni giorno

Parole ritornano dall’amore e dalle piogge allegre e distanti.
E la fame
la loro fame permane alla fine del linguaggio.

Carol Ann Duffy

The Dolphins

World is what you swim in, or dance, it is simple.
We are in our element but we are not free.
Outside this world you cannot breathe for long.
The other has my shape. The other’s movement
forms my thoughts. And also mine. There is a man
and there are hoops. There is a constant flowing guilt.

We have found no truth in these waters,
no explanations tremble on our flesh.
We were blessed and now we are not blessed.
After travelling such space for days we began
to translate. It was the same space. It is
the same space always and above it is the man.

And now we are no longer blessed, for the world
will not deepen to dream in. The other knows
and out of love reflects me for myself.
We see our silver skin flash by like memory
of somewhere else. There is a coloured ball
we have to balance till the man has disappeared.

The moon has disappeared. We circle well-worn grooves
of water on a single note. Music of loss forever
from the other’s heart which turns my own to stone.
There is a plastic toy. There is no hope. We sink
to the limits of this pool until the whistle blows.
There is a man and our mind knows we will die here.

 

*

 

I Delfini

Mondo è ciò in cui nuoti, o danzi, è semplice.
Siamo nel nostro elemento ma non siamo liberi.
Fuori da questo mondo non puoi respirare a lungo.
L’altro ha la mia forma. Il movimento dell’altro
crea i miei pensieri. Ed anche il mio. C’è un uomo
e ci sono i cerchi. C’è un fluire costante di colpa.

Non abbiamo trovato verità in queste acque,
nessuna spiegazione trema sulla nostra carne.
Eravamo benedetti e ora non lo siamo.
Dopo aver viaggiato qui per giorni, iniziammo
a tradurre. Era lo stesso spazio. È
lo stesso spazio sempre e sopra è l’uomo.

E ora non siamo più benedetti, il mondo
non più profondo per i sogni. L’altro lo sa
e per amore riflette me a me stesso.
Vediamo la nostra pelle d’argento guizzare, ricordo
di qualche altro luogo. C’è una palla colorata
da dover bilanciare sinché l’uomo non scompare.

La luna è scomparsa. Giriamo in tondo a logori solchi
d’acqua su un’unica nota. Musica di perdita continua
dal cuore dell’altro che rende il mio di pietra.
C’è un giocattolo di plastica. Non c’è speranza. Scendiamo
ai limiti di questa piscina sinché soffia il fischio.
C’è un uomo e la nostra mente sa che moriremo qui.

 

Mean Time (Anvil Press Poetry, 1993), traduzione di Stefania Zampiga

Guido Mattia Gallerani


Le Amazzoni

Nell’arcipelago delle isole azzurre
abitavano sogni acuminati di spade
le seguaci di Atalanta
dalle grandi caviglie, esperte nella corsa
e nel getto della lancia.

Seminando parimenti amori e disgrazie
sbarcavano dalle fuste e dagli sciabecchi
sulle canoe di pescatori e villeggianti
entrando per secoli negli occhi
degli uomini evirati dai dardi.
Si procacciarono il vivere
infilandosi tra le montagne
e lassù, nascoste nella pace
ottenuta col terrore,
distese consumavano
gemme e bacche, nuotando
come sorelle delle nebbie
ai fianchi del lago.

Dall’acqua fluorescente,
figlie verdi delle alghe,
emergevano scolpite dalle lotte
e col seno marchiato dal ferro, infuocato
da un orgoglio doloroso e fiero
incitavano le altre ad uccidere
chi fosse stato incapace di amarle.

 

I popoli scomparsi (peQuod, 2020)

Erri De Luca


Proposta di modifica

C’è il verbo snaturare, ci dev’essere pure innaturare,
con cui sostituiscono il verbo innamorare
perché succede questo: che risento il corpo,
mi commuove una musica, passa corrente sotto i polpastrelli,
un odore mi pizzica una lacrima, sudo, arrossisco,
in fondo all’osso sacro scodinzola una cosa che s’è persa.
Mi sono innamorato: è più leale.
M’innaturo di te quando t’abbraccio.

Rivista “Poesia” (n.241, settembre 2009)

Stella N’Djoku


Mi chiedo il risultato,
a quest’ora del mattino,
di questa biologia così perfetta
da farmi svegliare ancora prima della sveglia
e dell’accorgermi di avere un corpo
soltanto nelle corse.
Bus-treno-bus
Ufficio-scuola-ufficio
Bus-scuola-bus sono
le uniche pulsazioni che mi sembra di conoscere.
Ma oggi, nel primo giorno in cui casa
riprende ad avere il suo significato originario,
mi ripeto se il senso della corsa
era nel fine e la soddisfazione
nell’estrema stanchezza
del corpo.

Dal sottovuoto. Poesie assetate d’aria (Samuele Editore, 2020)

Donatella Bisutti


Il passaggio

Tutti sono lì a spiare il momento
in cui un uomo con tutto
il suo peso nel mondo
diventa una cosa
da buttare via.
Un mostruoso miracolo
di segno opposto
a quello della nascita.
Ma nessuno crede davvero
che possa succedere a lui.

Sciamano. Poesie 1985-2020 (Delta 3, 2021)

Foto di Dino Ignani

Adelelmo Ruggieri


La posizione del morto

Tanto delicata che dimentichi
Di stare con il volto vòlto al cielo
Da sotto una spinta ti tiene a galla
Le membra lambite da piccole onde
Quel guardare di piatto l’orizzonte…
La posizione del morto è felice
Dietro la collina il sole che scende
È un giorno verso sera che si spegne

La città lontana. Poesie 1993-2009 (Marcos y Marcos, 2021)