Davide Castiglione


Uno colloca il monitor al centro del tavolo come il fuoco della tribù.
Il blu del video converge i nostri sguardi e siamo un filo più labili,
sfumiamo in qualcosa che inizia, che non si difende più.

Poeti italiani nati negli anni ’80 e ’90. Vol. 3 (Interno Poesia Editore, 2022)

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Giulia Rusconi


Le strane forme del tempo
mi attirano a te, per esempio
quando spingevi il materassino sull’onda
e la schiuma mi inondava le ginocchia,
il viso gli schizzi, nelle orecchie
il rumore cauto della risacca,
e poi, dopo il sole, tornando
alla tenda in braccio, la tua pelle
aveva un odore forte, di Africa
e di mare bruciato, se davo
alla spalla un bacio di nascosto
sentivo sulle labbra il sale.

Poeti italiani nati negli anni ’80 e ’90. Vol. 3 (Interno Poesia Editore, 2022)

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Pierluigi Cappello


Interno giorno

Per dire che cosa mi tengo
per dire che cosa, leggendo
uno spartito che trattenga il cielo
alto, sempre alto, per ogni pagina ascoltata
dentro il fumo
dentro ogni gola pietrificata
qui, dove non volevo
dentro il rumore di prima
il rumore di dopo
dove sempre ci si ritrova
quanto un vento, un contorno
dopo che non si è capito
e qualcosa come uno stormo si stacca
in fuga dall’incendio
una nota, dai vetri, una voce
il breve sussurrare dei poeti.


Assetto di volo
(Crocetti, 2006)

Matteo Finoglietti


Catarsi

Carta penna carta ti ho stretto,
sicura, odiosa e salvifica,
per darmi la quiete
che solo dà il sangue,
inchiostro cangiante
caldo che scivoli lento
dalla mia mano alla penna
(come ho potuto
dirti la sola pace dei sensi?)

Perché Lala finisse
il suo dolce canto di guerra
amarla ancora,
senza parole pesanti
sulle labbra le ho taciute
tra le mie mani, donate
alla penna sussurrate
alla carta

Ponila tu
la pausa statuaria
– parola muta e loquace –
e liberami dal peso,
il gigante sopito
sulle tue labbra

 

Inedito

Gianni Montieri

Un castoro sulla Martesana, una scritta
Basta sgomberi sul muro fuori da MTV
falci e martelli che nemmeno a Sesto
una linea ideale di cucine illuminate

più di quest’acqua che da dove viene
e dopo il Viale, dopo Greco dove andrà
oppure io e il cane che non sappiamo
come prenderci, come rincorrerci

confonde Milano, pare la felicità
questa cosa che viene lentamente
insieme a un tizio in bicicletta rossa
al fiume appena scuro, all’umidità.

Ampi margini (LiberAria, 2022)

Ph. Anna Toscano

Luca Vaglio


Minuti terminali di un pomeriggio d’estate,
frontiera di occidente, cielo di nuvole scure,
di pioggia ancora lontana e potenziale,
di minerali, trentasei gradi senza respiro
nell’aria, Milano esplosa e abbandonata,

volevo andare verso il lago, ma appena
in piedi ho capito di essere troppo
stanco per guidare, sono sei ore
che il mio profilo Facebook è bloccato
e qualcuno ha comprato pubblicità
con la mia carta di credito, giorni fa
una persona, un personaggio, un vampiro
mi ha detto parole senza desiderio, pure
e feroci come quelle di chi mangia
gli altri per continuare a morire,

prigioniero di questa stasi, ora posso
soltanto sprofondare nella mia ombra
odierna, domani o tra non molto tempo
pioverà, quello che oggi non ha dimora
sarà vero, e forse potrò andare al lago.

Cosmologie (Marco Saya, 2022)

Aldo Nove


Io sono un bambino
che gioca a nascondino
con Dio, cioè con se stesso.
Sono l’adesso.

Sono l’ombra di un cipresso,
le nuvole che ne tracciano le forme.
Sono le vostre orme.
Sono ovunque camminiate.
Sono le stagioni passate
e le future.

Sono le vostre avventure.
Le vostre paure.

Io sono un bambino
che gioca a nascondino
con Dio, cioè con se stesso.
Sono l’adesso.

I poemetti della sera (Einaudi, 2020)

Ph. Dino Ignani

Lucia Brandoli

Oggi non volevo che partissi.

Sabbia sempre sabbia era,
gli ombrelloni dello stesso
colore indefinito, calmo il Sole, corde
in fila a definire dubbie appartenenze,
scogli a limitarne l’orizzonte –
sembravano comparse.
Il tempo derubato
da ogni fioca prospettiva.

“Non partire”, non dicevo.

Tutto, cieco, minacciava
la disgregazione e io sforzavo
i miei discorsi per tenere viva
l’attenzione del tuo sguardo –
una parola ancora –
azzurro pietra nel mio fondo
buio. Duro, carsico,
lo spiraglio in cui mi infilo
quando come goccia intera
scendo nel tuo mondo,
senza rinunciare al cielo.

Sei restato.

Dittico dell’acqua (Industria & Letteratura, 2022)

Cinzia Demi

l’ultima è un giardino
che mai sarà uguale
alle forme dipinte
degli abbracci alle
parole della terra
che si apre e geme

non una finzione
ma un tesoro lieve
che muove e riposa
nel sacro dell’impronta
dove si uniscono i segni
e passa il filo dalla cruna

La causa dei giorni (Interno Libri Edizioni, 2022), prefazione di Giovanna Rosadini

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