Patrizia Cavalli


Se posso perdonare, allora devo
riuscire a perdonare anche me stessa
e smetterla di starmi a giudicare
per come sono o come dovrei essere.
Qui non si tratta di consapevolezza
ma è la superbia che mi tiene stretta
in una stolta morsa che mi danna.
Eccomi infatti qui dannata a chiedermi
che cosa fare per essere perfetta.

Tenersi all’apparenza, forse descrivere
soltanto cose in mutua tenerezza.

 

Vita meravigliosa (Einaudi, 2020)

Foto di Dino Ignani

Samir Galal Mohamed


Scrivere/salvare

Monia Andreani in memoriam

Un indirizzo di casa, un numero di telefono,
o un profilo digitale, come triangoli semiotici,
senza un referente, semplicemente non funzionano.
Per questo, ho cestinato tutte le email
che ci siamo scambiati: continuavo a rileggerle.
Il morboso che è in me non è poi molto diverso
dalla sessione di composizione di una poesia:
in perenne agitazione, in stato d’agguato perpetuo.
Allora la scrittura si declina in una questione di etica,
accoglie il tragico per tornare a parlare di deontologia.
La morte di un essere umano, di uno in particolare,
agli occhi di coloro che rimangono, mi rende speciale.
Scrivo in memoria per scrivere di quanto lavoro
ci resta ancora da fare: scrivere, salvare.

Damnatio memoriae (Interlinea, 2020)

Franco Arminio


Chi fuggì dalla miseria
trova la desolazione.
La vecchia madre ora è al cimitero,
ogni tanto sotto le tegole
un ultimo respiro.
Non te la puoi portare in Svizzera
la finestra rotta,
l’odore delle pietre
nelle strade senza luce.
Non doveva andare così:
i salotti parcheggiati
nelle case vuote,
la vigna vecchia senza piedi,
la conta rovinosa di chi muore.

© Inedito

Evelina De Signoribus


La farfalla

Una farfalla si posa sulla mia spalla
resto immobile, respiro lentamente
poi vola, rosea e gialla, tra i capelli
tiene stretti i miei occhi verdi.
Trattengo il fiato perché quel corpo
mi rimanga accanto, giri intorno.
Sono così all’altezza del suo cuore
che al mio orecchio dice: sii felice,
segui il sentiero che porta al bosco illeso
dove le radici degli alberi sono possenti
e i gigli selvaggi sempre in fiore.

© Inedito

Simone Biundo

Cuore misericordioso di Gesù

sta lì, appeso alle effimere
ardenti e cremisi, e non pompa
ma palpita al fremito dell’aria.
È di lana, ha gli intarsi d’argento e il retro sembra azzurro.
Mia nonna racconta
che la bisnonna lo vide apparire in camera, diceva
quando il bisnonno si salvò
dall’infarto. Non sappiamo dove si trovi l’ex voto.

Sono le 12 e 45. La pausa
pranzo sta per iniziare e un’amica mi aspetta
al sole di fronte alla mensa. Oggi abbiamo una riunione.
A tavola, davanti a un piatto di minestra, le descrivo tutto.
Il sangue, nei mammiferi e negli uccelli
cola due volte nel suo giro
per il cuore
che misura nell’uomo
12 centimetri in lunghezza, in larghezza 9
e lo spessore di circa 6 centimetri: di peso
non più di 250 o 300 grammi.
Lei mi guarda, risponde e mi domanda sempre.
Ha gli occhi azzurri
e non batte mai le palpebre mentre parliamo.

 

Le anime elementari (Interno Poesia Editore, 2020)

Illustrazione di Letizia Iannaccone

Tony Hoagland


Personal

Don’t take it personal, they said;
but I did, I took it all quite personal—

the breeze and the river and the color of the fields;
the price of grapefruit and stamps,

the wet hair of women in the rain—
And I cursed what hurt me

and I praised what gave me joy,
the most simple-minded of possible responses.

The government reminded me of my father,
with its deafness and its laws,

and the weather reminded me of my mom,
with her tropical squalls.

Enjoy it while you can, they said of Happiness
Think first, they said of Talk

Get over it, they said
at the School of Broken Hearts

but I couldn’t and I didn’t and I don’t
believe in the clean break;

I believe in the compound fracture
served with a sauce of dirty regret,

I believe in saying it all
and taking it all back

and saying it again for good measure
while the air fills up with I’m-Sorries

like wheeling birds
and the trees look seasick in the wind.

Oh life! Can you blame me
for making a scene?

You were that yellow caboose, the moon
disappearing over a ridge of cloud.

I was the dog, chained in some fool’s backyard;
barking and barking:

trying to convince everything else
to take it personal too.

 

*

 

Personale

Non prenderla sul personale, dicevano;
ma io sì, ho preso tutto piuttosto sul personale –

la brezza e il fiume e il colore dei campi;
il prezzo dei pompelmi e dei francobolli,

i capelli bagnati delle donne sotto la pioggia –
e ho maledetto quel che mi feriva

e lodato quel che mi dava gioia,
la più stupida delle reazioni possibili.

Il governo mi ricordava mio padre,
con la sua sordità e le sue leggi,

e il clima mi ricordava mia madre,
con le sue burrasche tropicali.

Goditela finché puoi, dicevano della Felicità
Prima pensa, dicevano del Parlare

Vai avanti, dicevano
alla Scuola dei Cuori Infranti

ma io non ci riuscivo e non credevo né
credo nei tagli netti;

io credo nelle fratture esposte
servite con salsa di sporchi rimpianti,

io credo nel vuotare il sacco
e rimangiarsi tutto

e ridirlo per sicurezza
mentre l’aria si riempie di Scusami

come uccelli che volteggiano
e gli alberi pare abbiano il mal di mare al vento.

Oh vita! Puoi biasimarmi
se ho fatto una scenata?

Tu eri l’ultimo vagone giallo, la luna
che spariva sopra la cresta di una nuvola.

Io ero il cane, in catene dietro casa di un cretino;
e abbaiavo e abbaiavo:

cercando di convincere tutto il resto
a prenderla sul personale come me.

 

Traduzione di Elena Moncini

Margaret Atwood

atwood

 

Mi prendi la mano e
di colpo sono in un film scadente,
continua sempre così e
perché sono affascinata

Balliamo un lento valzer
in un’aria viziata di aforismi
ci incontriamo dietro infiniti vasi di palme
tu scali le finestre sbagliate

Altri se ne vanno
ma io resto sempre fino alla fine
ho pagato il prezzo, voglio
vedere quello che succede

In vasche casuali devo
togliermi di dosso te
sotto forma di fumo e celluloide
fusa

Non posso negarlo, sono
a lungo andare drogata
l’odore di popcorn e felpa logorata
indugia per settimane

 

Poesie (Bulzoni, 1986), trad. it. Alfredo Rizzardi

Mauro Marino


Non so che farmene
della poesia mia

delle parole
che si fermano in gola
a sorprendermi

mi trovavo muto
a divagare
tensioni, non detti, sogni
e il tempo lo inseguo
dentro atti, attimi – sensi
che colgono vento e passioni

soltanto sguardi bastano a calmarmi

la sete e i suoni, ai respiri

non altro che sappia d’orgoglio.

di politica e d’amore (Spagine, 2020)

Foto di Maryam Asadi

Luca Maggio


Orfeo

ti sto aspettando
sempre
ché tu non sapresti riconoscere me
Euridice volto d’erba

vedo il trucco che cola
sul volto annegato al bordo
nell’inferno delle tariffe
fra seni e peni

eppure saprò cantare ancora
poeta senza bocca senza mani
solo fra rami e animali

per te pianti e risi
che bagnino i miei sogni alti
come pioggia gli aquiloni

Silhouette (Italic, 2018)

Francesco Terzago


Il vetro corrugato ha le stesse increspature
della mia busta da bagno, quella di pelle sintetica.
Ne esistono un milione, sono distribuite
in tutto il mondo, queste buste.
C’è una sovrapposizione perfetta. Ho aperto
la finestra e l’ho messa dall’altra parte, la busta,
dietro di lei c’era la luce anodina della pioggia e,
davanti, quella di una lampada alogena. Muovendo
ho trovato ogni corrispondenza: come una mano
sinistra ferma a pochi millimetri da uno stagno oppure
una moneta che, sollevata in aria, confonde il suo colore
con quello del disco solare, spento, tra i palazzi.
Sono state impresse, entrambe le superfici.
Hanno avuto lo stesso modello:
un pezzo di cuoio. Cuoio venuto da non so
quale bestia morta, e poi morta dove, e perché.
Morta, se per questo, almeno mezzo secolo fa:
considerando lo stato degli infissi, il mastice crepato.
Comunque, ammazzata da qualche gente,
con quali strumenti, poi non so; di notte, di giorno; per fame,
per tenersi al caldo o per tenere al caldo qualcuno.

Poeti italiani nati negli anni ’80 e ’90. Vol. 2 (Interno Poesia Editore, 2020)


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