Alen Beśić


purgatorio

Ti supera la verità su te stesso,
quell’aggregato di piccole e grandi oscurità. Steso
da un muro all’altro, come il filo della biancheria
nella camera dei poveri, il desiderio fiacco: bisogna
riconciliarsi con la propria infanzia
. Permettere
al ricordo feroce di dirsi: ti raccogli intorno
alle estati monche senza il padre, il vuoto generosamente
colmato dagli zii, nonni, nonne o lo stucchevole gusto di tulumbe
della pasticceria cittadina. Intorno al respiro sommesso
del quattrenne che lungo una ripida scala scende
come in purgatorio nella bettola fumosa e tra
i giocatori di tavla, da sotto in su, si sforza
di distinguere il viso familiare. E la sua vergogna
aghiforme, mentre ritorna da solo, compito non assolto,
per trasmettere alla madre un messaggio inventato: «Ha detto
di fare un altro giro.» Fra te
e lui – un’intera lingua. È una giornata di maggio.
Nella nassa delle costole si dibatte il cuore.

 

Golo srce [Cuore nudo], 2012 – Traduzione Marija Bergam

Foto di Ciprian Hord

Francesco Ottonello


Alla fine del semestre

Saltare sulla bicicletta di uno
che dà brividi alla pelle di nuovo viva,
essere riportato nella nuova casa
ormai vecchia di qualche stagione,
dimenticare il cellulare nel parco
la settimana prima di partire perdere tutto

senza numeri senza foto né ricordi
pian piano sbiadiranno i volti e i nomi,
e aspettare che vengano a prenderti
e di nuovo essere
riportato nella vecchia casa,
sapere che è breve il tempo della vita.

Poeti italiani nati negli anni ’80 e ’90. Vol. 2 (Interno Poesia Editore, 2020)
Ph. Michele Milani


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Federica Gallotta


Disfatta nella forma qua – aspetto
sono liquido: miscuglio decoroso, mi adatto
a ogni tua richiesta, sono ancella: alla pigrizia
di fine giornata – lavoro affanno o scocciatura tua.
Ti avvolgo: mi faccio coperta placenta e dissolvo
sto zitta. Approfitta: sono i giorni della muta
il corpo molle e delicato, malleabile scorza.

Domani tornerà la forza, le chele che attanagliano.
Sconfiggerò il leone.

Modi indefiniti (Interno Poesia Editore, 2020)


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Giusi Montali


il corpo si avvia, proietta luce opaca,
la catena tiene, discende un flusso d’aria,
una donna chiude le palpebre, dischiude
le labbra, appoggia la nuca tra il braccio e
la spalla, fiorisce un loto nell’occipite,
ruota in luce viva, il respiro è un mare,
si aprono le vertebre, si svela un monte,
la lingua disserra il bianco, lo raccoglie,
mi acceca:

la ciclotimia è l’ultima fiducia della specie

Poeti italiani nati negli anni ’80 e ’90. Vol. 2 (Interno Poesia Editore, 2020)

 

Carol Ann Duffy

Carol-Anne-Duffy-

 

La signora Van Winkle

Sprofondai come un sasso
nelle acque fonde e stagnanti della mezza età,
con acciacchi da capo a piedi.

Mi buttai sul cibo.
Rinunciai a fare moto.
Mi face bene.

E mentre lui dormiva
mi trovai dei passatempi.
Dipinsi. Visitai ogni sognato monumento:

la torre di Pisa.
Le Piramidi. Il Taj Mahal.
Feci un piccolo acquerello di ognuno.

Ma la cosa migliore,
quello che batté di gran lunga tutto il resto
fu l’addio non troppo sofferto al sesso.

Fino al giorno in cui
tornai a casa col mio pastello del Niagara
e lui seduto sul letto agitava un tubetto di Viagra.

 

La moglie del mondo (Le Lettere, 2002), a cura di Giorgia Sensi e Andrea Sirotti

Lubi Prates

Dei o que tinha (fragmentos)

1.

te dou de comer
na palma da minha mão.

é ancestral
o gesto de agachar,
se reconhece:

me curvo ao chão
então, você vem,
faminto.

não distingue
entre o que é comida
e quem eu sou.

penso domar a fera,
as pontas dos meus dedos se vão.

não distingo
se é dor ou prazer
me transformar em seu alimento.

voltarei amanhã,
você sabe.

2.

sequer havia luz,
mesmo assim,
aprendi a te alimentar
primeiro.

antes de qualquer verbo
ou nome:

não havia chamado,
ainda não há.

embora sequer houvesse luz
e tendo, ainda, olhos
preservados por você,
me guiei pelo cheiro da sua boca
entreaberta.

agachado,
com minha pata de bode,
te dou de comer
antes de seguir, veloz.

3.

esse chão
criamos nós

a partir do nada que havia:
era apenas linguagem.

na palma da sua mão
dei o que eu tinha,

cuspi a palavra terra
que você moldou com sua saliva.

fez-se lama.

nomeamos assim,
essa porção ínfima
onde deitamos.

 

*

 

Ho dato ciò che avevo (frammenti)

 

1.

ti do da mangiare
sul palmo della mia mano.

è ancestrale
il gesto di accovacciarsi,
si riconosce:

mi piego a terra
tu allora vieni
affamato.

non si distingue
ciò che è cibo
da ciò che sono io.

penso di domare la bestia,
le punte delle mie dita se ne vanno.

non distinguo
se è dolore o piacere
trasformarmi nel tuo alimento.

tornerò domani,
lo sai.

2.

neppure vi era luce,
eppure,
ho imparato ad alimentarti
per primo.

prima di qualunque verbo
o nome:

non vi era un richiamo,
ancora non c’è.

malgrado non ci fosse luce
e avendo ancora gli occhi
risguardati per te,
mi sono fatta guidare dall’odore della tua bocca
socchiusa.

accovacciato,
con la mia zampa da caprone,
ti ho dato da mangiare
prima di procedere, veloce.

3.

questo pavimento
lo abbiamo creato noi

dal nulla che c’era:
era solo linguaggio.

nel palmo della tua mano
ti ho dato ciò che avevo,

ho sputato la parola terra
che hai plasmato con la tua saliva.

si è fatto il fango.

nominiamo così,
questa porzione minima
dove ci sdraiamo.

 

Traduzione di Francesca Cricelli

Lorenzo Marinucci


君思ひ
揺れずスマホが
重く成る

Kimi omoi
yurezu sumaho ga
omoku naru

Thinking of you
my messageless phone
feels a bit heavier

Mentre ti penso
questo quieto telefono
un po’ più pesante

Poeti italiani nati negli anni ’80 e ’90. Vol. 2 (Interno Poesia Editore, 2020)

 

Franca Mancinelli

Foto di Dino Ignani

Aspetto che scenda la luce, resto qui, fino a che iniziano a camminare le pietre. Si schiudono come uova deposte da una madre che si è fatta di sabbia. Affiorano a un tratto le piccole zampe e la testa. Vengono a un mondo che ha già chiuso gli occhi. Mi avvicino: le stringo in una mano, le tengo sul petto. Poi le accompagno a riva, le riconsegno.

Poeti italiani nati negli anni ’80 e ’90. Vol. 2 (Interno Poesia Editore, 2020)

 

Marco Malvestio


Ovidio in autostrada prima di un temporale lascia un messaggio in segreteria

Vedi, nonostante tutto, qualche cosa
c’è ancora, dentro l’aere gonfio
di ozono che chiama il temporale,
che devo dirti, vedi, chiara, Elena,
Didone, Ermione, Fillide, Ipermestra,
quello che è, non mi ricordo – chiara
come le fronde brillanti delle viti
che il vento agita contro i cieli acciaio,
c’è ancora qualcosa che ti devo dare,
quando tutto avrebbe invece suggerito
l’esatto opposto, qui sull’asfalto lucido
che trema sotto ai fari, ed è anche più
di quanto mi aspettassi, non mi posso
lamentare, anche se non sei qui,
anche se non ci sarai più,
perché lamentarsi non serve, e mangia via
il tempo, e io al contrario ho ancora
qualcosa da dirti, vedi, nonostante tutto,
cara.

Poeti italiani nati negli anni ’80 e ’90. Vol. 2 (Interno Poesia Editore, 2020)

 

Gianluca Furnari


Chi sei che passi il muro
della cisterna con le dita, in fondi
vieti in covi d’erba? quale
soffio da te valica l’acqua ferma, sale
fino all’orlo di pietra
dove i bambini parlano del nulla?

Ma congiurano, invece – teste l’asino
d’oro sul tavolo, chiuse in fondo agli orci,
secche di rabbia le matrigne: avranno
ceri con sé domani per nutrirti;
per turbarti, fratello.

Allora dovrò uscire, lapidare i vivi e i morti.
«Guai a voi, figli persi,
che centosette piedi
fregando andate per i fondi vieti
verso le tre – se il tempo, il tarlo viva
di voi, che è già di me vissuto –
se vi si bruci il bacio a un tratto
in un atto unico, come per me a quel giro
sotto chissà che razza di comete.»

È per te questa strage, mio pupazzo
infruttuoso. Te ne accorgi?
È per poterci tendere la mano
da buoni; e poi l’insidia
un’altra volta, e un’altra, poi, la mano.

Poeti italiani nati negli anni ’80 e ’90. Vol. 2 (Interno Poesia Editore, 2020)

Foto di Riccardo Frolloni