Tomas Tranströmer

Mistero per strada

Si posò la luce del giorno sul viso di un uomo addormentato.
Gli giunse un sogno più vivido
ma non si svegliò.

Si posò l’oscurità sul viso di un uomo in cammino
tra la gente nei raggi di sole
forti e impazienti.

D’un tratto si fece buio come per il temporale.
Io ero in una stanza che conteneva tutti gli istanti –
un museo di farfalle.

Tuttavia il sole era forte come prima.
I suoi pennelli impazienti dipingevano il mondo.

 

Antologia della poesia svedese contemporanea (Crocetti, 1996)

Maurizio Cucchi


In questa ruggine desertica,
in questo antico sgagnare e usmare,
su questo marciapiede dove assorbo
la media quiete e la passiva
mediocrità innocua e gentile del mondo,

io vorrei prosperare nell’oblio
che disdegna nella sua salute
l’azione, l’azione che non ricada
nell’inerzia, in proprio dentro un sé.

Muovendo indietro il capo nel saluto,
il più caro, io mi vedevo già, davanti alle vetrine
del sarto e del barbiere chiuse, munito
del mio poco bagaglio di viaggiatore vile.

 

Sindrome del distacco e tregua (Mondadori, 2019)

Foto di Dino Ignani

Vivian Lamarque


Cucchiaini

A tavola
per non parlare da sola
ha parlato con le sue posate
per tutta l’infanzia
per tutta l’adolescenza
con la signora forchetta
e suo marito il coltello
per tutti i pranzi
e tutte le cene
poi è diventata grande
non ha più parlato inossidabile
quasi più è tornata nel cassetto
dei feroci bambini cucchiaini.

 

Una quiete polvere (Mondadori, 1996)

Foto di Dino Ignani

Teresa Murgida


Battiti e radici

A volte di notte
sento il tuo cuore respirare
sotto gli strati di pelle.
Potrei toccarlo con le dita.
Vedo la fragilità del corpo
annuso la potenza dei battiti.
Le tue palpebre abbassate
sono sentinelle stanche
io candela del tuo sonno.
Crescono radici tra le costole
germinano i semi nelle vene.
Aspetto i rumori del risveglio
il vento sulle tende:
folate di luce negli occhi.

 Il filo quotidiano (Compact, 2019)

Giuseppe Conte


Quando sono lontano da te, mare, io ti vedo.
Dove un soffio nell’aria simile a un sibilo
spezza la terrena staticità delle cose.
Ti ho visto tra le cime dei pioppi tremuli
delle Montagne Rocciose
che si piegavano sotto un vento sciamano
con un cupo, continuo fischiare lontano.
Ti ho visto nella distesa del deserto
tinto di viola, sfumante, eclettico
del New Mexico
ondoso sotto l’orizzonte come te.
E nei laghi senza sponde, asciutti, salati,
miraggi rosati che appaiono e scompaiono
tra Kerman e Shiraz, in Iran.

 

Non finirò di scrivere sul mare (Mondadori, 2019)

Hilary Tiscione


Barbarie

Incrociano le piastrelle
e fondono i punti
la pelle chiara cattura il caso
e le suole deboli finite vicino il ciglio calvo del muro
hanno le corde ferme gli arnesi quieti
si chiude tutto intorno il telaio e la fortezza
mancanza d’ombra
difetto del chiaro
secreto il vizio d’umore
pregano gli indici
vibra il velo di voce di una maniglia che apre
crolla un filo d’aria
rinvia la luce un pezzo di vetro
si compiono i minuti di un’ora
barbarie

 

Inedito

Gianni Ruscio


I tuoi denti i tuoi denti;
il tuo dente sbarazzino, il tuo dente
memorabile…
accanto ai miei imbarazzi, accanto ai sorrisi,
a queste labbra senza sorrisi
che non siano per te.
I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
sorrisi infrangibili nel fiore
della fragilità.
Le tue labbra il tuo seno le tue labbra il tuo seno
il tuo seno, le mie labbra e il tuo seno. Sopra e sotto e sotto
e sopra che mi ospitano
e mi riempiono. Di vuoto di luce di vuoto di luce;
di cura di sorpresa di luce di vuoto…
Spegni tutto. Vieni a letto con me. Nella terra con me.
Nel letto di terra che ho preparato per te.
Se vuoi dormiamo. Altrimenti ci seminiamo.
Sennò è il volto stretto nella passione.
L’occhio che avevamo in comune…

 

Respira (Edizioni Ensemble, 2016)

Paul B. Roth


Midnight Blue

After snowy headlights blotch the hotel lobby’s ignored fica, fern and spider plant shadows and its elevator goes up before coming down, noise filled streets are muffled by slush swirling round the mushy hubs of the warm bus ride home at whose last stop you forgot to get off.

Since sight itself’s become a sort of blindness, when let off, you walk as far and as fast as you can without once looking where you’re going. So embarrassed are you for missing what you never had.

Later that night you’re discovered where the aqua tint of snow around your head sunk in a snowbank’s deep bootprint resembles the halo your long walk home had you hoping you would find.

Long Way Back to the End (Rain Mountain Press, 2014)

 

*

 

Blu mezzanotte

Dopo che i fari innevati coprono il ficus dimenticato nell’atrio dell’hotel, la felce e le ombre del cloròfito e l’ascensore sale prima di scendere, le strade piene di rumore sono attutite dal fango che turbina attorno ai copriruote fradici del caldo viaggio in autobus verso casa alla cui ultima fermata ti sei dimenticato di scendere.

Poiché la vista stessa è diventata una sorta di cecità, quando scendi, cammini il più lontano e il più velocemente possibile senza guardare nemmeno una volta dove stai andando. Così imbarazzato di avere perso ciò che non hai mai avuto.

Più tardi quella notte sei ritrovato dove la tonalità d’acqua della neve intorno alla tua testa affondata in un cumulo di neve profondo un’impronta di stivale ricorda l’aureola che la tua lunga camminata verso casa ti aveva fatto sperare di trovare.

 

Traduzione di Franca Mancinelli e John Taylor

Mônica de Aquino


PENÉLOPE MENTIROSA

De noite desfaz, obediente
a fera que a carne abriga
e regressa à partida: a espera indefinida.

De dia, é outro o desejo
tece a mortalha com o silêncio
de ter de casar-se outra vez

(presa entre duas promessas)

Mas Penélope mente: o que quer é a solidão.

A fidelidade é um cão.

 

Da: Fundo Falso. Belo Horizone, Relicário, 2018.

 

*

 

PENELOPE BUGIARDA

Di notte disfa, obbediente
la bestia che ospita la carne
e torna alla partenza: l’attesa indefinita.

Di giorno, è altro il desiderio
tesse il sudario con il silenzio
di doversi sposare di nuovo

(rinchiusa tra due promesse)

ma Penelope mente: ciò che vuole è la solitudine.

La fedeltà è un cane.

 

Traduzione di Prisca Agustoni