Tahar Ben Jelloun

Abitiamo un cimitero di alberi morenti
la corteccia secca
è rosa dalla pietra

Su questa riva
sottratta al mare
cocci di bottiglia
e preservativi proprio usati
qualche cravatta coperta di fango
e qualche uccello morto

In mezzo c’è
una fontana per tutti
e un sacco di pane raffermo

Nei giorni d’inverno
i morti si mescolano ai vivi
un vento violento
gli tiene aperti gli occhi

Gli altri giorni dell’anno
le ragazze
con gli occhi mangiati dal tracoma
vengono a sedersi sulle tombe
e aspettano la morte
che scende le scale del cielo.

da Stelle velate. Poesie 1966-1995 (Einaudi, 1998), trad. it. Egi Volterrani

Yang Lian

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Preistoria

i giorni strappano via le maschere dei giorni che altro resta?
la balia che ti batte sulla spalla
è come sempre il cielo pieno di desiderio omicida

la finestra più antica dei denti di squalo
quando viene perduta guarda al mare
una lingua blu lecca risoluta la guida di viaggio
tanto eccitata che la carne sulla spiaggia è tutta nuda
nell’ardore la morte sta accelerando

una brezza può scuotere questo mondo
il vento dell’ultimo giorno chi è l’ultimo bambino rimasto?
ogni volto nasconde roccia dietro al volto
proprio nella preistoria ricorrono carestie nutrite da due mani

la polvere del mare vola
in piedi sulle gambe dei ragni
un albero splendente è carico di esche di fiori
seduce chi da millenni è sedotto
tu

Dove si ferma il mare (Damocle, 2016), trad. it. C. Pozzana

Luis García Montero

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L’amore

Le parole son barche
a perdersi così, di bocca in bocca,
come di nebbia in nebbia.
Portan le loro merci fra le conversazioni
senza trovare un porto,
la notte che a loro pesi come un’àncora.

Devono abituarsi ad invecchiare
e a vivere pazienti come legno
consumato dalle onde,
via via scomporsi, danneggiarsi pian piano,
fino a che alla cantina abituale
giunga il mare a sommergerle.

Perché la vita va nelle parole
come il mare in una barca,
ricopre di tempo il nome delle cose
e porta alla radice d’un aggettivo
il cielo d’una data,
il balcone d’una casa,
la luce d’una città riflessa in un fiume.

Per questo, nebbia a nebbia,
quando l’amore invade le parole,
batte alle sue pareti, marca in esse
i segni d’una storia personale
e lascia nel passato dei vocabolari
sensazioni di freddo e di caldo,
notti che sono notte,
mari che sono il mare,
passeggiate solitarie con estendersi di frasi
e treni fermi e canzoni.

Se l’amore, come tutto, è questione di parole,
avvicinarmi al tuo corpo è stato creare una lingua.

 

Poesia spagnola del secondo novecento (Vallecchi, 2008), trad. it. F. Luti

3ª poesia più letta del 2023

di Cristina Alziati

Autoritratto

Lungo tutto l’inverno
ho spezzato i rami all’alloro
ho reciso i nudi steli della rosa
divelto fra le crepe dell’argilla
ogni verzura. Ma durano radici
sotto terra, e mostruosi a febbraio
spaccano il suolo germogli.
Io ora ho sonno per sempre.
Dunque alzati, Lazzaro, per un’ultima volta.
Per un’ultima volta sparisci.

Quarantanove poesie e altri disturbi (Marcos Y Marcos, 2023)

Poesia pubblicata il 20 febbraio 2023

Chen Chen

Ph. Paula Champagne

When I Grow Up I Want to Be a List of Further Possibilities

To be a good
ex/current friend for R. To be one last

inspired way to get back at R. To be relationship
advice for L. To be advice

for my mother. To be a more comfortable
hospital bed for my mother. To be

no more hospital beds. To be, in my spare time,
America for my uncle, who wants to be China

for me. To be a country of trafficless roads
& a sports car for my aunt, who likes to go

fast. To be a cyclone
of laughter when my parents say

their new coworker is like that, they can tell
because he wears pink socks, see, you don’t, so you can’t,

can’t be one of them. To be the one
my parents raised me to be—

a season from the planet
of planet-sized storms.

To be a backpack of PB&J & every
thing I know, for my brothers, who are becoming

their own storms. To be, for me, nobody,
homebody, body in bed watching TV. To go 2D

& be a painting, an amateur’s hilltop & stars,
simple decoration for the new apartment

with you. To be close, J.,
to everything that is close to you—

blue blanket, red cup, green shoes
with pink laces.

To be the blue & the red.
The green, the hot pink.

 

“When I Grow Up I Want to Be a List of Further Possibilities” da When I Grow Up I Want to Be a List of Further Possibilities. Copyright © 2023 di Chen Chen. Riprodotto con il permesso di BOA Editions, Ltd., www.boaeditions.org.

 

Da grande voglio essere una lista di ulteriori possibilità

Essere un bravo
ex / buon amico per R. Essere un ultimo

modo ispirato di vendicarmi di R. Essere consulenza
di coppia per L. Essere consiglio

per mia madre. Essere letto d’ospedale
più confortevole per mia madre. Non più

essere letto d’ospedale. Essere, nel tempo libero,
America per mio zio che vuole essere Cina

per me. Essere Paese di strade senza traffico
& macchina sportiva per mia zia, che ama

andare veloce. Essere un ciclone
di risate quando i miei genitori dicono

che il loro nuovo collega è così, si capisce
perché indossa calzini rosa e, vedi, tu no, quindi

non puoi essere uno di loro. Essere la persona
che i miei genitori mi hanno insegnato a essere–

una stagione dal pianeta
dei temporali a grandezza-pianeta.

Essere uno zaino di sandwich al burro d’arachidi & di tutte
le cose che so, per i miei fratelli che stanno diventando

temporali in sé stessi. Essere, per me, nessuno,
casalingo, corpo a letto che guarda la tele. Diventare 2D

& essere quadro, la collina e stelle di un amatore,
semplice decorazione per il nuovo appartamento

con te. Essere vicino, J.,
ad ogni cosa che ti è vicina:

coperta azzurra, tazza rossa, scarpe verdi
con lacci rosa.

Essere il blu & il rosso.
Il verde, il rosa shocking.

Traduzione in italiano di Anna Aresi

Ilaria Giovinazzo

Ph. Dino Ignani

Lo senti questo logorio continuo
delle corde intorno all’argano?
L’incontro perfetto del corpo
che aderisce all’ombra?

Sei nelle armonie improvvise
a cui accedo negli attimi illuminati
delle mie giornate.
Sotto il peso delle cose
questo muscolo idiota schianta.

Dimmi solo che la vita non tradisce.
Dimmelo ancora. Menti.

La religione della bellezza (Italic peQuod, 2023)

Giuliano Gramigna

Come vivere nella città senza queste care presenze?
bucano all’alba nebbie e averse
con ciglia di fuoco
traballanti intirizzite ospitali;
ma quando nelle terse mattine
della primavera alzando stormi di foglie
dalle ruote – eccoli come sono
convogli stampati di nitore
splendidi di lontano in fondo a una lente
tram misericordi! prorotti dal niente,
ce ne avvisa l’odore
di ferro caldo vernice verbena
su su dai viali defunti
di Casalecchio revenants indomabili –
prima che dalla svolta appaia il viso camuso
arancione (o verde?) col numero degli anni
che restano da vivere.

Quello che resta (Mondadori, 2003)

 

 

Michele Mari


Ti cercherò sempre
sperando di non trovarti mai
mi hai detto all’ultimo congedo

Non ti cercherò mai
sperando sempre di trovarti
ti ho risposto

Al momento l’arguzia speculare
fu sublime
ma ogni giorno che passa
si rinsalda in me
un unico commento
ed il commento dice
due imbecilli

 

Cento poesie d’amore a Ladyhawke
(Einaudi, 2007)

Giuseppe Ferrara


Carpe locum

Ho detto che resterò qui ad amarti
e non che t’amerò per sempre
perché al tempo preferisco lo spazio,
cogliere un posto invece dell’attimo.
Non tanto dunque quanto durerà,
ma dove e come ti sarò vicino:
è più confacente a ingannare il tempo.

Vertrebe sacrali (Interno Libri Edizioni, 2023)

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Noemi Sisto


si disfano le ali
i ponti i nomi
il futuro semplice

si versa storto il volo
e di doglie d’acque rotte
frantumi che mi bevono le gambe

spogliano i pori
annegano le ossa
finiscono tutto il corpo

forse il cielo si è sbagliato
ti conto nei secondi che ci restano da vivere

 

Inedito