Ermanno Krumm


È tutto così semplice, così comodo:
un garage, una discesa e degli alberi,
la pioggia è venuta ieri
e c’è ancora temporale nell’aria
e mille parti d’albero che respirano
e l’erba che brilla sul mio capo

lo senti qui nel trionfo degli animali
nell’ossigeno nei polmoni nella pelle
che respira come un pesce nell’acqua,
sento il motore di un auto,
e piano piano passo là fuori
assieme ai rumori, alle cose che sono lì:

e chissà che andarsene non sia così
mi piacerebbe fosse più benevolo
e meno buio.

 

Animali e uomini (Einaudi, 2003)

José Saramago

“Non scrivere poesie d’amore”
Rainer Maria Rilke

Perché, Rainer Maria Rilke? Chi impedisce
al mio cuore di amare, e chi decide
le voci che si articolano nel verso?
Cosa c’impone questa mosca cieca
di sommare infinito a infinito?
La scala lunga lunga che salisti
nel vuoto si spezzò, allorché l’ombra
dell’Altro sui gradini si divise.
All’aerea vertigine del tuo volo
la misura del passo io contrappongo,
terrestre sono, e dall’avere terrestre,
uomo mi dico uomo, poesie faccio.

Le poesie (Feltrinelli, 2017), trad. it. F. Toriello

Erica Jong


Nell’attesa che il mio vecchissimo
agopuntore cinese
apra i canali della vita
o chi, bevo il suo tè
ammiro il fiume ghiacciato
dalla finestra
& libero il corpo per ricevere
la forza che guarisce o sigilla
i dono che ho ricevuto
dai morti.

La vita viene dalla morte
come tutti sappiamo
anche se detestiamo ammetterlo.

Rendiamo grazie.
La morte non è la fine
come prova la poesia.

Il mondo è cominciato con un sì (Bompiani, 2019), trad. it. G. Granato

Alfred Douglas


Il fiume verde

Verde sentiero erboso che oltre i campi
come rapido fiume via ti perdi
in fitti boschi senza uccelli in coro
a mezzogiorno, senza voci a offrire

la musica alla luna. Sigillato
è il luogo da sovrani muti canti:
l’inviolato silenzio di un cantore
che si è smarrito o che non si rivela.

Questo luogo silente è la mia anima.
Oh, svegliarsi da questa tetra notte
e sentire una voce, e molti canti.

Che sia effigie di pena, esangue volto,
d’Amore in sonno sciolto, o di delizia
dagli occhi aperti come fior d’arancio.

 

L’amore che non osa. Poesie per Oscar Wilde (Elliot, 2018), a cura di S. Raffo

Giovanni Giudici


La ballata della lingua

Mia lingua – italiana
variante colta milano-romanese
lingua del mio bel paese
cantata in amabili suoni
di ricche clausole
e di elette commozioni

Mia lingua – innocente
a capo chino mia colpa confessata
a denti stretti assennata
polvere dei miei ginocchi
mia contrizione
mie lacrime dentro gli occhi

Mia lingua – puntuale
parola sopra cosa parola fondata
lingua vulnerata
da miei infiniti perdoni
da grazie molte
da pie dissimilazioni

Mia lingua – esitante
bocca per secoli a pronunciare “ti amo”
inerme amore lontano
lingua di meretrice
che mi riposa
liscia lingua guaritrice

Mia lingua – militare
di grida sbràiti per una fioca paura
voce ridicola dura
che predicava onore
tra un machine-gun
e una maschinen-pistole

Mia lingua – elusiva
accomodante complice al non-pensiero
pietoso velo del vero
a nascondere un sì un no
prigione aperta
fanghiglia in cui nuoterò

Mia lingua – ossequiente
sorriso di postulante di debitore
muta senza furore
mia rabbia rinviata
mio eterno ieri
falsa lingua umiliata

Mia lingua – mia vita
dolcezza flatus vocis che m’hai tradito
anch’io perduto per poco
di calda madre
in letto con noi per gioco

Mia lingua – italiana
variante umile tosto-genovese
lingua del mio bel paese
guastata nei futili suoni
di vacue clausole
e perfide commozioni

Tutte le poesie (Mondadori, 2014)

Giovanni Giudici

Con lei

Con lei era difficile. Ma non rimpiangere
il giugno lontano, la parola cuore,
i denti come perle duri sul bacio inesperto,
la mano timorosa, il contemplato pudore.

A ripensarci, lei era poco più d’una sciocca,
oggi diresti che la mette giù dura,
e molto meno ti chiede colei che ripete:
cinquemila in albergo e in macchina due, con la bocca.

 

da Tutte le poesie (Mondadori, 2014)

Czesław Miłosz


Sempre ho desiderato una forma più capiente,
che non fosse troppo poesia né troppo prosa
e permettesse di capirsi senza esporre nessuno,
né autore né lettore, a pene di più alto grado.

In sé la poesia è qualcosa di sconveniente:
esce da noi e non sapevamo che ci fosse,
dunque sbattiamo le palpebre, come se da noi fosse balzata
fuori una tigre, e stesse nella luce,
colpendosi i fianchi con la coda.

Perciò si dice giustamente che un dàimon detta la poesia,
pur se è eccessivo ritenere che sia di certo un angelo.
Difficile capire donde venga l’orgoglio dei poeti
se si vergognano quando traspare la loro debolezza.

Quale uomo assennato vorrà darsi in balìa dei dèmoni
che si muovono in lui liberamente, parlando mille lingue,
e non paghi di rubargli labbra e mano
tentano di mutare a proprio vantaggio il suo destino?

Poiché ciò ch’è morboso è oggi stimato,
qualcuno penserà che scherzo solamente
o che ho scoperto un altro modo
per lodare l’Arte tramite l’ironia.

Un tempo si leggevano soltanto saggi libri
che aiutavano a sopportare il dolore e la sventura.
Non è lo stesso, certo, sfogliare mille opere
provenienti da una clinica psichiatrica.

Ma il mondo è altro da come a noi appare
e noi non siamo come nel nostro farneticare.
La gente dunque conserva una tacita onestà,
acquisendo così la stima di parenti e vicini.

È questa l’utilità della poesia, che ci ricorda
com’è difficile restar sempre gli stessi,
perché la nostra casa è aperta, non c’è chiave alla porta
ed entrano ed escono ospiti invisibili.

D’accordo, quello che scrivo qui non è poesia.
Poiché poesia si può scrivere di rado, e non di propria voglia,
per coercizione intollerabile, e con la sola speranza
che buoni, non cattivi spiriti ci abbiano come strumento.

 

La fodera del mondo (Fondazione Piazzolla, 1966), trad. it V. Rosselli

1ª poesia più letta del 2019

di Costantino Kavafis

Quanto più puoi

Farla non puoi, la vita,
come vorresti? Almeno questo tenta
quanto più puoi: non la svilire troppo
nell’assiduo contatto della gente,
nell’assiduo gestire e nelle ciance.

Non la svilire a furia di recarla
così sovente in giro, e con l’esporla
alla dissennatezza quotidiana
di commerci e rapporti,
sin che diventi una straniera uggiosa.

 

53 poesie (Mondadori, 1996), traduzione di Filippo Maria Pontani

Poesia pubblicata il 23 gennaio 2019

2ª poesia più letta del 2019

di Erich Fried

 

La vita
sarebbe
forse più semplice
se io
non ti avessi mai incontrata
Meno sconforto
ogni volta
che dobbiamo separarci
meno paura
della prossima separazione
e di quella che ancora verrà
E anche meno
di quella nostalgia impotente
che quando non ci sei
pretende l’impossibile
e subito
fra un istante
e che poi
giacché non è possibile
si sgomenta
e respira a fatica
La vita
sarebbe forse
più semplice
se io
non ti avessi incontrata
Soltanto non sarebbe
la mia vita

 

È quel che è. Poesie d’amore di paura di collera (Einaudi, 1988), trad. it. A. Casalegno

Poesia pubblicata il 6 marzo 2019

3ª poesia più letta del 2019


di Rainer Maria Rilke –

 

La mia vita non è quest’ora in salita
dove in affanno mi vedi.
Sono un albero davanti al proprio sfondo,
una sola delle mie molte bocche,
quella che per prima tace.

Sono la pausa fra due suoni
che solo a fatica trovano l’accordo,
perché il suono morte è dominante –

Ma nel buio intervallo si incontrano
nella stessa vibrazione.
E il canto resta bello.

 

Dalla misura delle stelle (Ponte alle grazie, 2019), a cura di G. Drago

Poesia pubblicata l’11 giugno 2019