Raffaele Carrieri


La poesia

La poesia non è pazienza
E non è impazienza.
La poesia non è scrivania
E tanto meno carta.
La poesia è speranza.
Amata o disamata
Produce gelo fuoco
E un certo vuoto
Nel quale uno si riconosce
E un altro fugge.
La poesia non è lana
Per la testa fredda
E solo riscalda
La mano aperta.
La poesia è un ponte
Che sta per cadere
E mai non cade.
La poesia è in alto
E anche in basso
Dove crescono semi
Fiumi e vermi.

 

Poesie scelte (Mondadori, 1976)

Wallace Stevens

 


Domination of Black

At night, by the fire,
The colours of the bushes
And of the fallen leaves,
Repeating themselves,
Turned in the room,
Like the leaves themselves
Turning in the wind.
Yes: but the colour of the heavy hemlocks
Came striding.
And I remembered the cry of the peacocks.

The colours of their tails
Were like the leaves themselves
Turning in the wind,
In the twilight wind.
They swept over the room,
Just as they flew from the boughs of the hemlocks
Down to the ground.
I heard them cry – the peacocks.
Was it a cry against the twilight
Or against the leaves themselves
Turning in the wind,
Turning as the flames
Turned in the fire,
Turning as the tails of the peacocks
Turned in the loud fire,
Loud as the hemlocks
Full of the cry of the peacocks?
Or was it a cry against the hemlocks?

Out of the window,
I saw how the planets gathered
Like the leaves themselves
Turning in the wind.
I saw how the night came,
Came striding like the colour of the heavy hemlocks.
I felt afraid.
And I remembered the cry of the peacocks.

 

*

 

Dominio del nero

Di notte, accanto al fuoco,
i colori dei cespugli
e delle foglie morte
replicavano se stessi
girando nella stanza,
come le foglie stesse
che giravano nel vento.
Sì. Ma il colore dei pesanti abeti
venne a grandi passi.
E ricordai il grido dei pavoni.

Erano, i colori delle code,
come le foglie stesse
che giravano nel vento,
nel vento del crepuscolo.
Percorrevano la stanza
così come volavano dai rami degli abeti
fino a terra.
Li sentii gridare – i pavoni.
Era un grido contro il crepuscolo?
O un grido contro le foglie stesse
che giravano nel vento,
che giravano come le fiamme
giravano nel fuoco,
che giravano come le code dei pavoni
giravano nel fuoco vivo,
vivo come gli abeti
pieni del grido dei pavoni?
O era un grido contro gli abeti?

Fuori della finestra,
vidi il modo in cui i pianeti si riunivano
come le foglie stesse
che giravano nel vento.
Vidi il modo in cui la notte veniva,
veniva a grandi passi come il colore dei pesanti abeti.
Ebbi paura.
E ricordai il grido dei pavoni.

 

© Traduzione inedita di Simone Pagliai

Heiner Müller


Tristano 1993

Ieri mio figlio aveva un’aria strana
Una notizia orribile lunga un intero spot
Negli occhi di mio figlio io
Che ho visto troppo ho letto la domanda
Compensa ancora il mondo la fatica di vivere?
Un istante una notizia orribile
Lungo un intero spot io ero il dubbio
Devo augurargli una lunga vita
O per amore una precoce morte

 

Non scriverai più a mano (Scheiwiller, 2006), a cura di Anna Maria Carpi

Vittorio Sereni


Gli squali

Di noi che cosa fugge sul filo della corrente?
Oh, di noi una storia che non ebbe un seguito
stracci di luce, smorti volti, sperse
lampàre che un attimo ravviva
e lo sbrecciato cappello di paglia
che questa ultima estate ci abbandona.
Le nostre estati, lo vedi,
memoria che ancora hai desideri:
in te l’arco si tende dalla marina
ma non vola la punta più al mio cuore.
Odi nel mezzo sonno l’eguale
veglia del mare e dietro quella
certe voci di festa.

E presto delusi dalla preda
gli squali che laggiù solcano il golfo
presto tra loro si faranno a brani.

 

Tutte le poesie (Mondadori, 1995)

Alejandra Pizarnik


L’innamorata

questa lugubre mania di vivere
questa recondita facezia di vivere
ti trascina alejandra non lo negare.

oggi ti sei guardata allo specchio
e ti sei sentita triste eri sola
la luce ruggiva l’aria cantava
ma il tuo amato non ha fatto ritorno

manderai messaggi sorriderai
farai ondeggiare le mani così tornerà
il tuo amato tanto amato

odi la demente sirena che lo rubò
la nave con i barbigli di spuma
in cui morirono le risa
ricordi l’ultimo abbraccio
oh niente angoscia
ridi nel fazzoletto piangi a crepapelle
però chiudi le porte del tuo volto
affinché non dicano poi
che quella donna innamorata eri tu

ti rodono i giorni
t’incolpano le notti
ti fa male la vita tanto tanto
disperata, dove vai?
disperata, nient’altro!

 

Poesia completa (LietoColle, 2018), a cura di Ana Becciu

Horst Bienek


Diffidate dei titoli
scritti in grassetto
nascondono le cose piú importanti
diffidate degli articoli di fondo
delle inserzioni
delle quotazioni
delle lettere al direttore
e delle interviste di fine settimana
anche i sondaggi di opinione
sono manipolati
le notizie varie escogitate
da redattori furbetti
diffidate della terza pagina
delle critiche teatrali i libri
per lo piú sono migliori dei loro recensori
leggete quello che loro hanno sottaciuto
diffidate anche dei poeti
in loro tutto suona
piú bello anche piú atemporale
ma non è piú vero né piú giusto

 

 

Giovani poeti tedeschi (Einaudi, 1969), trad. it. Roberto Fertonani

Denise Levertov


Un’altra primavera

Nella bocca dorata di un fiore
il nero odore della terra in primavera.
Non più teschi sui nostri tavoli

ma l’insinuante
prova della morte – come se avessimo bisogno
di modi nuovi di morire? No,

non abbiamo bisogno
di modi nuovi di morire.
La morte in noi continua

a mettere a prova lo sfrenato
rischio di vivere,
così come Adamo lo arrischiò.

Bocca dorata, il sorriso obliquo
della luna verso ovest
è alla finestra nera,

Calavera di Primavera.
Mi fraintendete?
Sto pensando di vivere

di muoversi da un attimo verso
il seguente, e verso quello
che viene dopo, respirando

morte nell’aria di primavera, sapendo che
aria vuol dire anche
musica a cui cantare.

 

Poesia degli ultimi americani (Feltrinelli, 1995) a cura di Fernando Pivano

Alfred Jarry


Non so se mio fratello mi ha scordato
Ma io mi sento immensamente solo,
Con la mia cara testa lontana, impallidita
Nel cercare un ricordo menzognero.

Davanti a me sul tavolo ho questo suo ritratto,
Non so se fosse bello oppure brutto.
Come una tomba il Doppio è vuoto e vano.
Ho perso la sua voce, la sua voce adorabile,

Giusta e che sembra fatta falsa apposta.
Forse l’ignora, postumo tesoro.
Viene evocata fuori lettera, di
Colpo distrutta penna e carezzevole.

 

Décervelage. Poesie patafisiche (e non) – (Nottetempo, 2015), a cura di A. Amerio

Agota Kristof

Vivere

Nascere
Piangere succhiare bere mangiare dormire aver paura
Amare
Giocare camminare parlare andare avanti ridere
Amare
Imparare scrivere leggere contare
Battersi mentire rubare uccidere
Amare
Pentirsi odiare fuggire ritornare
Danzare cantare sperare
Amare
Alzarsi andare a letto lavorare produrre
Innaffiare piantare mietere cucinare lavare
Stirare pulire partorire
Amare
Allevare educare curare punire baciare
Perdonare guarire angosciarsi aspettare
Amare
Lasciarsi soffrire viaggiare dimenticare
Raggrinzirsi svuotarsi affaticarsi
Morire.

 

Chiodi (Casagrande, 2018), traduzione di Fabio Pusterla, Vera Gheno

Edward Dorn


Se mai dovesse accadere

E siamo tutti lì insieme
il tempo ondeggerà al modo dei salici
e sarà veramente l’addio, sì,

ridendo a ciò che è dimenticato
e parlando di ciò che è nuovo
ammirando le rose che hai portato.
Così triste.

Non sapevi di essere alla fine
pensavi che la tua luminosa pera
la terra, sì,

fosse un’altra avventura in cui sei stato trattenuto
e guardato fissamente
dopo aver dormito
in cui sei stato tenuto in serbo
come una noce da uno scoiattolo, e mezzo
dimenticato,
ce n’erano tante, tante
cadute da poco.

 

Poesia degli ultimi americani (Feltrinelli, 1995) a cura di Fernanda Pivano