Nina Cassian


Se tu potessi vivere
le ore del tè, del caffè,
il tintinnio indolente delle tazze,
se potessi concepire le soavi ore ramate
nel pomeriggio di una vecchia famiglia di un secolo vecchio
che si è crogiolato in una memoria romantica,
se potessi non spaventarti quando
nella tazza colma di tè vedi il tuo volto
dalla fiamma dell’inferno intensamente illuminato.

 

C’è modo e modo di sparire. Poesie 1945-2007 (Adelphi, 2013), trad. it. A. N. Bernacchia

Maria Luisa Spaziani


Vorrei sentire la tua mano fresca
sulla fronte che brucia. Così scende
sopra i roseti esausti la rugiada.
Così sboccia la luna nel buio.

Aiutami ad amarti, ad inventarti
nelle tue assenze. La mia fantasia
è comunque un tuo dono, un chiaro alibi
in questo mondo senza altrove.

 

Pallottoliere celeste (Mondadori, 2019)

Valentino Zeichen


Giovedì 24 febbraio

Chi sarei?
Un estraneo a me stesso
che è diventato poeta
senza avere basi letterarie.
Questo io mi costringe
a scrivere versi
pur essendo senza arte né parte.
Io volevo diventare altro;
stabilirmi in un territorio
di modeste ambizioni.
A cosa serve, adesso,
ribellarsi a un destino
che ha divorato gran parte
della mia vita?

 

Diario 2000 . Ogni cosa a ogni cosa ha detto addio (Fazi, 2019)

Foto di Dino Ignani

Zelda Schneersohn


Ogni persona ha un nome

Ogni persona ha un nome
datole dal Signore
da suo padre e da sua madre
Ogni persona ha un nome
proposto dalla statura, dal sorriso sfoggiato
e da quel che indossa
Ogni persona ha un nome
datole dai monti
e dalle pareti intorno
Ogni persona ha un nome
pronunciato dagli astri
e dai vicini di casa
Ogni persona ha un nome
datole dai peccati
e inflitto dallo struggimento
Ogni persona ha un nome
assegnatole dai nemici
e dall’amore
Ogni persona ha un nome
datole dalle feste
e dal mestiere
Ogni persona ha un nome
affidatole dai tempi
e dalla vista scurita
Ogni persona ha un nome
Dato a lei
dal mare
e dalla
morte

 

Traduzione in italiano di Sarah Kaminski e Maria Teresa Milano

Robert Lowell

Tartaruga che ritorna

Per settimane a camminare, un digiuno nella vasca da bagno,
carne cruda tritata a muffire nel ristagno dell’acqua,
la stanza imbevuta di odore persistente come cherosene –
nessuno si faceva la barba e solo la tartaruga si bagnava.
Era così bella quando la rovesciavamo con un colpetto:
verdi, rossi, gialli, ornamento dello sbiadito selvaggio,
l’ultimo Sioux, vecchio ed esausto, che dice con fatica,
“Perché il Grand Padre Bianco non mette i suoi figli rossi
sulle ruote e ci sposta a suo piacimento?”
Andammo in macchina al fiume Orland e guardammo la tartaruga
precipitarsi verso l’acqua come corresse a nozze,
nuotando con gioia incontaminata,
leggiadre le mosche che nutrivano quella sottile superficie,
una tartaruga che si voltava a guardarci e ammiccava.

 

Il delfino e altre poesie (Mondadori, 1989), trad. it. R. Anzillotti

Vladimir Sergeevič Solov’ëv


Dolce amica, non credo alle tue
parole, ai tuoi sensi, ai tuoi occhi
e neppure a me stesso, soltanto credo
alle stelle che splendono in alto.

Per un sentiero làtteo le stelle
mi mandano sogni infallibili
e nel deserto sconfinato allevano
per me fiori celesti.

E in quell’eterna estate, tra quei fiori,
intrisa di argento azzurrino,
come leggiadra tu sei, e nella luce stellare
com’è libero e puro l’amore.

 

Poesia russa del Novecento (Guanda, 1954), trad. it. A M. Ripellino

Pierluigi Bacchini

Sulle sdraie, lungo l’agosto

L’apparizione è avvenuta anche stasera.
Improvvisa. Questa scheggia lunare,
luna – tra la magnolia e il cedro
e il melograno. Luna bucherellata
tanto più misteriosa da quando
l’intelligenza l’ha toccata. Tiepida
fantasia.

Tra poco verrà l’assiuolo, uccello della notte.
Accendono le luci
nella vallata del fiume. Una vita
antica è questa che conduciamo.
Altre luci vanno veloci sull’autostrada
laggiù distante, lungo la pianura. Le foglie, di notte,
sono nere. O argento bianco. Ecco l’assiuolo. L’hai udito?
Ha dato il primo richiamo.
Sul tardi (ecco)
l’ho udito di nuovo) spesso ascolto la civetta.

 

Poesie. 1954-2013 (Mondadori, 2013)