Franco Fortini


Ragione degli anni

Si può ancora disperdersi, schiarite
dei mesi incerti, soli obliqui.
Si può ancora volare per la vostra
polvere tenera, schiarite.

Di rado il profondo su querce e vasche d’iride
Eliso azzurro meditando posa
e un chiù persuade il viale roseo
che l’affanno può sparire.

Ma gioventù ci aspetta in una sera
di calme stille dai rami e di passi
incerti. Una leggera chiara sera
avremo ragione degli anni.

 

Poesia e errore (Feltrinelli, 1959)

Tomas Tranströmer

Mistero per strada

Si posò la luce del giorno sul viso di un uomo addormentato.
Gli giunse un sogno più vivido
ma non si svegliò.

Si posò l’oscurità sul viso di un uomo in cammino
tra la gente nei raggi di sole
forti e impazienti.

D’un tratto si fece buio come per il temporale.
Io ero in una stanza che conteneva tutti gli istanti –
un museo di farfalle.

Tuttavia il sole era forte come prima.
I suoi pennelli impazienti dipingevano il mondo.

 

Antologia della poesia svedese contemporanea (Crocetti, 1996)

Ghiannis Ritsos


Le poesie che ho vissuto tacendo sul tuo corpo
mi chiederanno la loro voce un giorno, quando te ne andrai.
Ma io non avrò più voce per ridirle, allora. Perché tu eri solita
camminare scalza per le stanze, e poi ti rannicchiavi sul letto,
gomitolo di piume, seta e fiamma selvaggia. Incrociavi le mani
sulle ginocchia, mettendo in mostra provocante
i piedi rosa impolverati. Devi ricordarmi così – dicevi;
ricordarmi così, coi piedi sporchi; coi capelli
che mi coprono gli occhi – perché così ti vedo più profondamente. Dunque,
come potrò più avere voce. La Poesia non ha mai camminato così
sotto i bianchissimi meli in fiore di nessun Paradiso.

 

Erotica (Crocetti, 2008), trad. it. Nicola Crocetti

Charles Bukowski

i piaceri dei dannati

i piaceri dei dannati
si limitano a rapidi momenti
di felicità:
come gli occhi di un cane che ti guarda,
o uno slargo di cera,
come un incendio ghermisce il municipio,
la contea,
il continente,
come un incendio ghermisce i capelli
di vergini e di mostri;
e il mormorio dei falchi sugli alberi di pesco,
il mare che gli scorre fra gli artigli,
il Tempo
ubriaco e madido,
e tutto in fiamme,
tutto bagnato,
tutto va bene.

 

Le ragazze che seguivamo (Guanda, 2006)

Juan Rodolfo Wilcock


Consiglio

Ripudiamo la facilità
come si allontana un serpente;
la facilità dissolvente quasi-verità.

Del pensiero troppo ordinato
scoraggiamo la seduzione;
negli eccessi dell’argomentazione
non sperperiamo il nostro legato.

Cerchiamo soltanto di stessere
dal tessuto di ogni ora
ciò che ci nutre, ciò che c’incuora,
l’universalità dell’essere.

 

da Poesie (Adelphi, 1980)

Walter Benjamin

Quale misura dare a questa solitudine?
se il dolore mi impartisse ancora i vecchi colpi
quella nudità essi l’un con l’altro coprirebbero
la sua vesta era il ritmo innominato

ma ora io soffro il tempo inerme
con un moto in cui nulla lascio scorrere
la mia intera marea si perde nella sua misura
più non piange il cuore pur se la bocca grida

quando ci sarà del mio dolore un anno nuovo
e quando sarò vicino ancora alla tristezza
per la quale languisco nei giorni resi sordi

ah quando arderà nel suo colore nero
al capo d’anno come la vidi un tempo
la vasta cicatrice dell’agosto in fiamme?

 

da Sonetti e poesie sparse (Einaudi, 2010)

Jaroslav Seifert

Conversazione con la morte

Tu, che vali più che l’oro vale,
tu, che tutto hai che non torna,
ogni peso del mondo, tu stessa senza peso,
tu, che con crudeltà comandi di portare
a ogni vivo dolore, tu stessa senza dolore,
tu, che giungi sicura della preda,
tu, a cui nessuno mai è pronto,
tu, morte, sempiterna ballerina del vivere,
tu, da cui salvezza non può trovare
l’acciaio, la statua e il tempio,
tu, dei morti la guida nell’ignoto,
tu, senza mutazioni l’unica al mondo,
ecco: questo è il corpo morto sull’affusto,
prendilo, la cosa più bella offre
a te questo popolo che piange
in questo morto più di quanto forse poteva offrirti,
tu, che tutto hai che non torna,
prendilo dentro il grembo profondo
dove nel buio mai l’alba trapela,
che il morto giusto ora trovi riposo.

Sulla tua tomba sta un popolo vivo.

 

Vestita di luce. Poesie 1925-1967 (Einaudi, 1986)

Kenneth Rexroth


A Dialogue of Watching

Let me celebrate you. I
Have never known anyone
More beautiful than you. I
Walking beside you, watching
You move beside me, watching
That still grace of hand and thigh,
Watching your face change with words
You do not say, watching your
Solemn eyes as they turn to me,
Or turn inward, full of knowing,
Slow or quick, watching your full
Lips part and smile or turn grave,
Watching your narrow waist, your
Proud buttocks in their grace, like
A sailing swan, an animal,
Free, your own, and never
To be subjugated, but
Abandoned, as I am to you,
Overhearing your perfect
Speech of motion, of love and
Trust and security as
You feed or play with our children.
I have never known any
One more beautiful than you.

Sacramental Acts Love Poems (Copper Canyon Press)

 

*

 

Un dialogo di sguardi

Lasciati celebrare. Io non
ho conosciuto mai nessuna
più bella di te. Io cammino
al tuo fianco, ti guardo
muoverti al mio fianco, guardo
la quieta grazia della mano
e della coscia, guardo il tuo viso
cambiare espressione per parole
che non dici, guardo i tuoi occhi
severi rivolti a me o a te stessa,
lesti o lenti, pieni di sapienza,
guardo le tue labbra tumide
aprirsi sorridere o farsi serie,
guardo la tua vita sottile,
le natiche superbe nella loro
grazia, cigno che scivola sull’acqua,
un animale libero, come te,
che non si può sottomettere,
ma solo abbandonare, come io
a te, quando ascolto per caso
l’armonioso discorso d’impulso
e d’amore, fiducia e sicurezza
che pronunci mentre giochi
con le nostre bambine o le fai
mangiare. Io non ho conosciuto
mai una più bella di te.

 

Trad. di Francesco Dalessandro

Vittorio Bodini

I preti di paese
hanno le scarpe sporche
un dente verde e vivono
con la nipote.
Presso cassette vuote
d’elemosina
sanguina Cristo in piaghe
rosso borbonico;
esala un’agonia
dura dai banchi
e dai fiori di campo.
In piazza, accoccolati
sulle ginocchia del Municipio,
stanno i disoccupati
a prender l’oro del sole.

Trotta magro e sicuro
un gatto nel Sud nero.

Tutte le poesie (Besa, 2010)

Weldon Kees


THAT WINTER

Cold ground and colder stone
Unearthed in ruined passageways,
The parodies of buildings in the snow –
Snow tossed and raging through a world
It imitates, that drives forever north
To what is rumored to be Spring.

To see the faces you had thought were put away
Forever, swept like leaves among the crowd,
Is to be drawn like them, on winter afternoons,
To avenues you saw demolished years before.
The houses still remain like monuments,
Their windows cracked, For sale signs on the lawns.

Then grass upon those lawns again!-and dogs
In fashion twenty years ago, the streets mysterious
Through summer shade, the marvelous worlds
Within the world, each opening like a hand
And promising a constant course.-You see yourself,
A fool with smiles, one you thought dead.
And snow is raging, raging, in a darker world.

 

*

 

QUELL’INVERNO

Freddo suolo e più fredda pietra
Dissotterrati in passaggi rovinosi,
Parodie di edifici nella neve –
Neve scrollata e furiosa attraverso un mondo
Che imita, che sempre porta a nord
A quel che si mormora sia la Primavera.

Vedere i volti che pensavi segregati
Per sempre, spazzati come foglie tra la folla,
È come loro essere attirati, nei pomeriggi invernali,
In quei viali che vedesti demoliti anni prima.
Stanno ancora lì le case come monumenti,
Rotte le finestre, In Vendita scritto giù nei prati.

E poi su quei prati di nuovo l’erba! – e i cani
Di moda vent’anni fa, le strade misteriose
Attraverso l’ombra estiva, i meravigliosi mondi
Dentro al mondo, ognuno come mano che si apre
A promettere un andamento regolare. Vedi te stesso,
Un folle che sorride, uno che hai pensato morto.
E la neve infuria, infuria, in un più buio mondo.

 

Traduzione di Danni Antonello