Giovanna Zoboli

Ph. Barbara Rigon

Cammina cammina, questi bambini
passo dopo passo parola dopo
parola percorsi tutti i sentieri
esperite tutte le gole del mostro
questi bambini, cammina
cammina, ora dopo ora
storia dopo storia
segreto dopo segreto smarrita
finalmente la strada
scesa la notte e risorte tutte
le ombre degli orchi – questi bambini
dormono tranquilli
nel fondo buio della fiaba – la lucente
cavità del sogno – soli fra le braccia
del mistero – persi i genitori nel bosco
senza lieto fine di sassolini
senza briciole.

I bambini (Interno Poesia Editore, 2022)

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Francesca Matteoni


Vinco il tempo nel mio spazio.
Lo creo solido e verticale.
Un telo di lamiera di traverso
al cielo.
Polvere dove era il sangue
polvere a compattare il male.
Chiudo una ciocca nel pugno –
nessun liquido, nessun sudore.
Io dico parole.
Purezza, perfezione.
Io ti dico chiudi l’orecchio
a ogni altro suono
chiudi il tuo corpo
nella mia mano.
Chiudi le cosce, le braccia
lascia salire alle tempie le spire
del mio volere.

Crescere è sempre tradire.

Ciò che il mondo separa (Marcos y Marcos, 2021)

Rupi Kaur


chissà se sono
abbastanza bella per te
o se sono bella e basta
cambio ciò che indosso
cinque volte prima di vederti
domandandomi quali jeans rendano
il mio corpo più allettante da spogliare
dimmi
c’è qualcosa che io possa fare
per farti pensare
lei
lei è tanto straordinaria
da far dimenticare al mio corpo di avere ginocchia

scrivilo in una lettera e indirizzala
alle parti di me più insicure
la tua sola voce mi porta alle lacrime
il tuo dirmi che sono bella
il tuo dirmi che basto

 

The sun and her flowers. Il sole e i suoi fiori (Tre60, 2018), trad. it. A. Storti

Bruce Hunter

BELLO AND THE RED UMBRELLA

At the Galleria dell’Accademia in Firenze,
a solitary old man with rheumy eyes
tilts toward Michelangelo’s David,
who the guide with his red umbrella tells,
is always viewed from below
and at a distance. The stretched marble limbs,
rippled sinew, tragically beautiful muscles.
Eyes the colour of storms
but each faces a different direction.
And at 17 feet, David is a Goliath.

To a bench I go, marvelling the old man
watching David. My legs tire easily now.
No longer immune to gravity.
Our bodies spool around our hips.
Some think bellezza or beauty left us long ago.
Perhaps, but not the need for allure or desire.

David, his V-ed torso, for five centuries now,
ascending always into the light above us.
His arm repaired, broken once by something
tossed from a balcony, the guide said.
Looks good for his age, someone quips
The crowd snickers. For we are at an age –

we follow red umbrellas through crowds.
We too have been mended, once or twice.
And know there is bellezza too,
in the old man’s gratitude, and ours.
I’m taken by him more than David, I’m afraid.
We may be old but not our desire or humility.

Such beauty in our awestruck little crowd,
and all that all we imagine
at David’s delicate marble feet.
Giovane bellezza in un corpo antico
– young beauty in an ancient body.

BELLO E L’OMBRELLO ROSSO

Alla Galleria dell’Accademia di Firenze,
un vecchio solitario con gli occhi arrossati
si piega verso il David di Michelangelo,
che, racconta la guida con l’ombrello rosso,
si vede sempre dal basso
e a distanza. Le membra di marmo tese,
tendini increspati, muscoli tragicamente belli.
Occhi del colore delle tempeste
ma ognuno rivolto in una direzione diversa.
E da cinque metri, David è un Golia.

Siedo su una panchina, meravigliato dal vecchio
che osserva il David. Le mie gambe si stancano facilmente ora.
Non più immune alla gravità.
I nostri corpi avvolti intorno ai fianchi.
Alcuni pensano che la bellezza o beauty
ci abbia lasciato molto tempo fa.
Può essere, ma non il bisogno di fascino o desiderio.

David, il suo busto a V, ormai da cinque secoli,
ascende sempre nella luce sopra a noi.
Il suo braccio riparato, rotto una volta da qualcosa
lanciato da un balcone, disse la guida.
Sembra in gamba per la sua età, scherza qualcuno
La folla ridacchia. Perché abbiamo un’età –

seguiamo ombrelli rossi tra la folla.
Anche noi siamo stati riparati, un paio di volte.
E sappiamo che c’è anche la bellezza,
nella gratitudine del vecchio, e nella nostra.
Sono preso più da lui che dal David, temo.
Possiamo essere vecchi ma non il nostro desiderio o umiltà.

Tale bellezza nel nostro gruppetto sbalordito,
e tutto ciò che immaginiamo
ai delicati piedi di marmo di David.
Young beauty in an ancient body
– giovane bellezza in un corpo antico.

Traduzione dell’autore con la collaborazione di Sandro Pecchiari

Vanja Strle


 

Basta che tu esista

Tu che esistendo mi rendi felice,
va’ dove ti pare,
il mio amore ti seguirà.
Non temerlo,
non ti soffocherà,
non pretenderà nulla da te
e niente si aspetterà,
basta che tu esista,
basta che tu esista
e non strapparmi il cuore,
lascialo
fiorire nella sua realtà
e lascialo
vivere per i suoi amori.

Quale fuoco (Mobydick, 2009), trad. it. J. Milič

Michel Houellebecq

houellebecq

 

Esiste un paese, o meglio una frontiera,
Dove la luce è dolce e praticamente solida
Gli esseri umani si scambiano frammenti di luce,
Ma non hanno la minima paura del vuoto.

La parabola del desiderio
Riempiva le nostre mani di silenzio
E ognuno si sentiva morire,
I nostri corpi vibravano della tua assenza.

Abbiamo attraversato frontiere di gesso
E il secondo mattino il sole si fece vicino
C’era nel cielo qualcosa che si muoveva,
Un battito molto dolce faceva vibrare le rocce.

Le gocce di luce
Si posavano sui nostri corpi straziati
Come la carezza infinita
Di una divinità-materia.

Il senso della lotta (Bompiani, 2000), trad. it. A. M. Lorusso

Mark Strand


The Triumph of the Infinite

I got up in the night and went to the end of the hall. Over the door in large letters it said, “This is the next life. Please come in”. I opened the door. Across the room a bearded man in a pale-green suit turned to me and said, “Better get ready, we’re taking the long way”. “Now I’ll wake up”, I thought, but I was wrong. We began our journey over golden tundra and patches of ice. Then there was nothing for miles around, and all I could hear was my heart pumping and pumping so hard I thought I would die all over again.

 

*

 

Il trionfo dell’infinito

Mi alzai nel cuore della notte e mi recai in fondo al corridoio. Sulla porta si leggeva a caratteri cubitali: “Questa è la prossima vita. Prego, entrate”. Aprii la porta. All’altro capo della stanza un uomo barbuto che indossava un completo verde chiaro si volse verso di me e mi apostrofò dicendo: “Meglio che si prepari, prendiamo la strada più lunga”. “Adesso mi sveglio” pensai, ma mi sbagliavo. Intraprendemmo il viaggio su una tundra dorata e su lastre di ghiaccio. Poi attorno non vi fu niente per miglia e miglia, e l’unica cosa che ero in grado di sentire era il mio cuore che pulsava, pulsava, così forte che pensai di essere sul punto di morire di nuovo.

da Quasi invisibile (Mondadori, 2014), traduzine di Damiano Abeni

Viola Lo Moro


Siamo diventate visioni.
Noi due rattrappite nel fondo della terra
il compost dell’anima.

Ti avrei amata per sempre
d’istinto
ma ho il corpo rotto,
è lento ormai
procede pesante,
è una petroliera.

Se il mio rigetto ti offende
sappi questo:
carpa senz’acqua
boccheggio a una pistola.

 

Chiamami col mio nome. Antologia poetica di donne – vol. II (La vita felice, 2022), a cura di Anna Toscano

Ph. di Carlotta Valente

Rishi Dastidar


Contour

In every map is a kind of trance,
a whisper that insists geography
is destiny, no matter what you say.
Remember the bridges of Königsberg,
the whisper continues. That was an unsolvable
problem, and so is your desire to keep
moving, to lose yourself in whatever
new topography you can conjure
with the spin of a compass –
as if it’s a roulette wheel,
rather than a divining rod
that keeps reminding you
he who changes the sky above him
without changing his soul changes nothing.

*

Isoipsia

In ogni mappa c’è una specie di trance,
un sussurro che insiste: la geografia
è destino, checché tu ne dica.
Ricordi i ponti di Königsberg,
continua il sussurro. Era un problema
insolubile, come pure la tua voglia di
muoverti, di perderti in qualsiasi
nuova topografia si possa evocare
con un giro di bussola –
come fosse una roulette, e non
una bacchetta da rabdomante
che continua a ricordarti che
chiunque cambi il cielo su di sé
senza cambiarsi l’anima, non cambia nulla.

Traduzione di Andrea Sirotti

Anna Cascella Luciani


(solstizio d’estate)

chi sa se gli amori
durano di più
nella giornata più lunga
che l’anno ci concede
e se tutti i dolori –
rubacuori – dalla copiosa
luce del giorno ritirati
nelle stanze più buie
di ogni ora – non stiano
sfaldando i loro stessi cuori –
quasi felici
che il muscolo non batta –
e si riposi la goccia
che esce dalle vene –
quando – a minor sole –
più oscuro l’amore
batte nelle vene –

tra spighe viola pallido 2013-2017 (Macabor, 2022)

Foto di Dino Ignani