Giovanna Cristina Vivinetto

Autoscatto

I papiri curvano la luce del pomeriggio,
fanno come un muro all’orizzonte.
Un albero pare buchi l’acqua
salendo dalle profondità sommerse.
A lato una rana è colta nell’atto
di saltare in uno spazio ignoto – più in là
una biscia si confonde nel giuncheto.

Non si vedono ma riempiono l’aria
le cicale, i grilli – questa generazione
invisibile spuntata dalla corteccia.
Poco a destra, un lembo di terra nera
trasuda ancora un fumo vegetale.
E poi riflessi moltiplicati, nuvole cresciute
dentro l’acqua – un silenzio sparpagliato
sull’erba come dopo una fuga.

Eppure la fotografia non rende
giustizia. Nulla dice di me in quel momento
sprofondata nello stagno, smarrita
dentro la prospettiva – per essere
andata in cerca di una me scivolata
nel fondale – una me attonita, conchiglia.

Io già anfibia, frammista
alle rocce, ai verdognoli girini,
alla sera minerale addensata sulla nuca.
Io così incastrata nel paesaggio
da apparire indistinguibile – annidata
nel respiro delle creature marine,
nel gesto di una gioia incompiuta

– io afferrata dalle caviglie, io di nuovo umana
quel giorno a me stessa
a me solo sopravvissuta.

Inedito

Elena Zuccaccia

Ph. Raffaele Marciano

io sono orizzontale
ma preferirei essere verticale
un albero con radici
nel suolo

cercarmi in quest’altra
linea del tempo
dove la vita si confessa il
sabato pomeriggio
e salta dall’altalena mentre
ancora oscilla

le vene sui palmi
nuovi segni sui dorsi
linee di una metro
con cui andare sopra sotto
poter fare ancora tutto

sotto i denti (Edizioni Pietre Vive, 2023)

Raimondo Iemma

Ti devo spiegare
tutta, ti devo girare e stendere
come un aquilone per farti
volare. Distesa sembri più grande:
ristretta. Sei l’inebriante
mancamento che mi aspetta.
Per sapere veramente
mi basta immaginare
un ampio volo bianco
poi la neve cade da sé
succede per se stessa

Una formazione musicale (Le Voci della Luna, 2013)

Piergiorgio Viti


(a Sarnano)

Quel giorno che andammo
a fare il tour delle cascate,
alla prima eravamo già stanchi.
Voltandomi ho notato
la fronte grondante,
lo sguardo perplesso,
il passo largo di chi
preferisce una comoda poltrona.
Ma abbiamo proseguito,
ti sei sacrificata,
perché io ero curioso
di vedere la seconda, la terza,
volevo in faccia gli zampilli
dell’acqua,
sentire il profumo di muschio
del sottobosco.
Così, giunti all’ultima,
ho sperato
che per te dietro alla cascata
apparisse la scritta “Grazie”
con gli strass e i caratteri cubitali,
invece non è apparso nulla
e anch’io non sono stato capace
di dire nulla,
come faccio sempre,
come tutte le volte
che non parlo
e una carezza mi resta tra le mani.

Quando l’aria aveva paura di Nureyev (2021, Terra d’ulivi).

Juan Vicente Piqueras

Tutto è pronto: la valigia,
le camicie, le mappe, la fatua speranza.

Mi spolvero le palpebre.
Ho messo all’occhiello
la rosa dei venti.

Tutto è pronto: il mare, l’atlante, l’aria.

Mi manca solo il quando, il dove,
un diario di bordo, le carte
di navigazione, venti a favore,
il coraggio e qualcuno che mi ami
come non so amarmi io.

La nave che non c’è, le mani attonite,
lo sguardo intento, le imboscate,
il filo ombelicale dell’orizzonte
che sottolinea questi versi sospesi…

Tutto è pronto. Sul serio. Invano.

*

Todo está preparado: la maleta,
las camisas, los mapas, la fatua esperanza.

Me estoy quitando el polvo de los párpados.
Me he puesto en la solapa
la rosa de los vientos.

Todo está a punto: el mar, el aire, el atlas.

Sólo me falta el cuándo,
el adónde, un cuaderno de bitácora,
cartas de marear, vientos propicios,
valor y alguien que sepa
quererme como no me quiero yo.

El barco que no existe, la mirada,
los peligros, las manos del asombro,
el hilo umbilical del horizonte
que subraya estos versos suspensivos…

Todo está preparado: en serio, en vano.

Palme (Edizioni Empirìa, 2005), trad. it. M. Canfield, N. Von Prellwitz, L. Blini

Stefano Simoncelli

Ph. Daniele Ferroni

Ogni tanto, specialmente all’alba,
si presenta un distinto signore
con un cappello di feltro

a falde larghe, sciarpa nera di seta
su uno sdrucito cappotto di cammello
forse di ritorno da una bisca o un funerale

e che rimane sempre lì, davanti al cancello,
come se non trovasse il coraggio di entrare.
“Babbo… babbo” mi sento che farfuglio

andandogli incontro nell’attimo esatto
in cui mi volta le spalle, dà un calcio
di sinistro alla ghiaia e scompare.

Sotto falso nome (Pequod, 2023)

Matteo Pelliti


Desiderio di diventare un istruttore di karate

Un amico poeta mi ha suggerito
di non indulgere troppo
nel mettere i figli al centro dei versi
ma in questa estate in secca d’ispirazione
come di acqua piovana è una foto
di mia figlia a farmi riaprire la pagina
con quell’urgenza di scrivere qualcosa
per riuscire a conservarne traccia.

Lei su una canoa, con i compagni
di karate, insieme agli istruttori,
sorride, felice, negli occhi
la piena consapevolezza di sé quattordicenne
che fa di lei se stessa, è una serata
di fine corso, sul lago, al tramonto.

È allora che penso che vorrei essere
il suo istruttore di karate
perché conosce mia figlia
e perché passa con lei un tempo ininterrotto settimanale
– ho calcolato, tre ore –
per me invidiabile e poi perché lei dice
che in qualcosa ci somigliamo, lui e io,
spero sia forse il tentativo mio di praticare
una mitezza che non ho, una gentilezza indiscriminata,
la calma che non ho e che vorrei avere, mostrare,

e vorrei passare con lei il tempo che passa lui,
come quest’anno, che è diventata cintura blu,
come questo cielo senz’acqua,
questa estate in secca d’ispirazione,
questo tempo che continuo a inseguire con lei
meravigliosa e unica ragazza.

Scrivere sul margine (Interno Poesia Editore, 2023)

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Paolo Parrini

foto fatta al Festival della Letteratura Verde 2022

Sono nato tra i tetti e le grondaie
e le voci che chiamavano da sotto
erano gli amici e gli ultimi arrotini.
Per casa avevo stanze strane
intagliate fra spigoli e ritorni,
sui mattoni la calce viva
si era consumata come una candela stanca.
Ogni volta che pioveva era una festa
perché il sole troppo mi feriva
l’occhio, abitavo zone d’ombra
e scale irte fino al cielo.
Lassù in alto, al quarto piano,
arrivavi trafelato e sul terrazzo,
da lontano, per un istante eri padrone
il battito del cuore tra le dita
infinita quiete, esserci in quell’ora.

Quinto tempo (Samuele editore, 2023)

Vivian Lamarque

Ph. Dino Ignani

Oh meteorologia

Il fascino discreto degli amori non corrisposti
come un colpo di fulmine in assenza di metà fulmine
non potrà mai smettere d’amare chi non ama.
Oh meteorologia! Cielo sempre uguale
mai a confronto il prima e il dopo
sull’unilaterale amore splende sempre uguale
al neon il sole, non accadrà tramonto di un astro
mai sorto, mai lasciata mai essendo stata
avvistata.

L’amore da vecchia (Mondadori, 2023)