Silvia Salvagnini


adesso non ti piace
come lavo i piatti
né come asciugo il lavandino.
una sera di festa
è un motivo sensazionale
per non starmi vicino a parlare
non mi vieni a cercare
proponi di fare un film
alla mia amica più normale.
non posso più stare
con i piedi rannicchiata
con la testa fuori dal finestrino
a digiuno
a mangiare biscotti in giardino
non posso per te più stare
se non immobile
senza respirare.

 

Il seme dell’abbraccio. Poesie per una rinascita (Bompiani, 2018)

Valentino Zeichen


Lunedì 1° novembre

Se non fossi un fottuto moralista
scriverei da ebbro
invece scrivo da sobrio
e la spia ne è l’esito noioso.
Pranzo in solitudine
e mi soffermo su
un dolore ignoto.
Bevo vino rosso
sulla carne rossa
come un macellaio.
Siccome m’ubriaco
ci metto tanto
anche a scrivere
una mediocre poesia.

 

Diario 1999 (Fazi, 2018)

Foto di Dino Ignani

Eleonora Pinzuti


E allora?

Lo ripetevi spesso, come poco si potesse.
Eri di quelli che ti guardavano la fronte
a viso aperto, dritto, serio (troppo austero, a volte);

nell’ultima passeggiata volesti che andassimo
sulla spiaggia. Zoppicavamo assieme,
con i piedi affogati nella sabbia.

Ti tenevo forte senza te ne accorgessi
mentre vedevo il vento che ti spazzolava il mento.
Mi indicasti la villetta dove conoscesti Liliana,
dove vivesti la malaria con la forza intonsa
della giovinezza.

Urlavano i gabbiani alti, grandi, avorio
come le tue mani.
Le baracche vuote, la stagione che ti avrebbe
portato altrove ancora un po’ lontana
(per poco).

«E allora?» ripetevi sui sentieri di Senzuno,
e forse anche mentre ti tuffavi, nel luglio del ʼ41
salvandoti per un soffio dall’affondamento
dell’incrociatore Colleoni. Ti levasti da quel gorgo
a bracciate larghe.

A vederti, alto e intero, parevi della razza dei leoni,
di quelli che hanno vissuto senza parole,
senza il fardello del destino.

Sapevi guardare la vita:
nuda, com’era,
e da vicino.

 

Con figure (Zona, 2018)

Marco Pacioni


senso spossato
viso cercato
già partito
lo slabbro sul vetro
se tu ti ostini
e segni
l’orlo del vaso

più grande d’amore
è poesia
che respira anche senza fiato
beltà rende
anche quando canta
il suo contrario

 

Lo sbarco salato del risveglio (Interno Poesia, 2018)

Riccardo Canaletti


Al porto i pescatori

i rumori del porto sono jazz
le onde battono e ribattono e battono
sul legno improvvisando.

i pescatori non abbassano lo sguardo
e mettono lucciole alle lenze.
uno bestemmia e l’altro
più giovane lo guarda tacendo.
la radio trasmette la partita
qualcuno perde e c’è chi strappa
la scommessa. vento di piscio e salsedine
al faro. i passanti ignorano la danza
dei pesci all’amo fuori dall’acqua.

le voci anziane raccontano di amori
passati in altre notti all’alto mare.
i ragazzi ascoltano e ancora tacciono
quasi nudi come gli altri prima d’ora.

io vorrei delle comete scrivere
accese d’estate nel traffico serale
mentre osservo queste due generazioni
inciampando come nella vita.

 

La perizia della goccia (Affinità Elettive, 2017)

Grace Paley


Grazie a Dio non c’è nessuno Dio

Grazie a Dio non c’è nessun Dio
o saremmo tutti perduti

se fosse Lui che ci fa gridare
di angoscia feroce di fronte alla tortura
all’odio tre o quattro volte per generazione
non ci sarebbe speranza e seppure Lui permettesse
alla pace di apparire allora un giorno grandi lastre
di pietra sotto i frutteti e il mare potrebbero
muoversi piano una contro l’altra terremoto

se fosse stato Lui a costruire così stretto il ponte
su cui siamo esortati a passare
senza paura mentre intorno a noi
i vecchi gli zoppi i maldestri i
bambini scalpitanti ruzzolano giù
e a volte vengono spinti nell’orrido
precipizio se fosse Lui certo saremmo perduti

se fosse Lui a offrire il libero arbitrio ma
solo ogni tanto strano dono
per un popolo che abbia appena distinto
la mano destra dalla sinistra
ma se siamo noi i responsabili con-
sideriamo il nostro assiduo amore uno per l’altro
perchè questo è il giorno d’oggi ora possiamo
guardarci negli occhi
a grande distanza questo è il tele-
fonico elettronico digitale giorno d’oggi
celebre per il denaro e la solitudine ma noi

abbiamo sconfitto Babele accettando parole
straniere in gloriose traduzioni se

sappiamo essere responsabili se siamo
diventati responsabili

 

Fedeltà (Minimum Fax, 2011), trad. it. L. Brambilla, P. Cognetti

Yang Lian


Il vecchio secolo scopre la fronte
e scuote le spalle ferite
la neve copre le rovine — bianca e inquieta
come schiuma d’onde, si muove in una selva oscura
una voce sperduta ci giunge da quegli anni
non ci sono strade
attraverso questa terra che la morte ha reso misteriosa

Il vecchio secolo ingannando i suoi figli
lascia ovunque scritte irriconoscibili
la neve sulla pietra corregge la sporcizia decorata
io stringo nelle mani la mia poesia
chiamami! Nell’istante anonimo
la barca del vento portando la storia è passata in fretta
dietro di me — come un’ombra
mi segue una fine

Dunque ho capito:
un gemito non è un rifiuto, le dita della fanciulla e
il modesto mirto sono immersi nei cespugli viola
sguardi come meteoriti si tuffano nell’oceano immenso
ho capito che ogni anima infine sorgerà di nuovo
portando il profumo fresco e umido del mare
portando l’eterno sorriso e la voce che non si piega
salendo verso il puro mondo azzurro
e io declamerò il mio poema

Crederò che ogni ghiacciolo è il sole
queste rovine, essendoci io, diffondono una strana luce
tra questi campi pietrosi ho ascoltato un canto
mi nutre un seno pieno di gemme
avrò nuova dignità e sacro amore
sui campi candidi denuderò
un cuore
sul cielo candido denuderò
un cuore
e sfiderò il vecchio secolo
perché sono poeta

Sono poeta
se voglio che la rosa sbocci, la rosa sboccerà
la libertà tornerà, portando la sua piccola conchiglia
in cui risuona l’eco di una tempesta
l’aurora tornerà, la chiave dell’alba
ruoterà nella giungla, i frutti
maturi lanceranno fiamme
anch’io tornerò, a scavare di nuovo
il destino doloroso
a coltivare questa terra nascosta dalla neve

 

 

Nuovi poeti cinesi (Einaudi, 1996), trad. it. Alessandro Russo

Roberto Deidier


Non ho che questi versi da intrecciarti.
Stasera il fondo urbano s’è rappreso
In un murale senza proporzione
Come un secolo storto, come un fiore
Rimasto a galleggiare sull’oceano.
Da un palazzo si affaccia un volto enorme
Ma non può minacciarti ed è incompiuto.
La mezzanotte è soltanto un’illusione.
Mentre aspetto in questa casa sottile
Sono il guardiano che nascosto compie
L’ultima ronda e incauto già s’avverte
Oltre la porta di sentirti ancora
Diteggiare il morse d’una poesia.
Per te m’inventerei un alfabeto,
Ma arriva solo un suono di sirena.
M’accosto al legno scuro, nell’occhiello
Ti chiedo a voce bassa di tornare.

 

Solstizio (Mondadori, 2014)

Foto di Dino Ignani

Anna Belozorovitch


Usucapione

A volte, quando allo specchio nuda
m’asciugo o mi preparo o mi curo,
mi tiene assieme un unico pensiero:
che quella superficie è altrui,
che ogni forma è donna perché un corpo
un giorno, o più volte, l’ha avuta.
Mi sento, allora, come chi gratuitamente
vive in casa d’altri a patto di curarne la tenuta.
M’asciugo e mi preparo e mi curo
sperando di restituirmi a te e d’essere abitata.
Mi amo, allora, nella misura in cui
ogni mia forma attende d’essere amata.
Mantengo acceso il fuoco nella tua assenza,
lucido i vetri, tengo sgombro il salone:
in questa casa senza eredi nulla
deve mancare in una lunga permanenza.
Occupo, col terrore dell’usucapione.

 

Il pesce rosso (Il seme bianco, 2018)

Marcello Fois

Congedo

Parti da te, figlio… da quello che sei.
Bisogna morire per imparare?
Mi chiedi.
Sì, figlio, per imparare qualcosa deve morire.
Tu non lo sai e non devi saperlo,
ma il cuore, con l’età, si restringe.
Non è più tanto capiente, immenso,
come all’inizio dei giorni.
Tra non molto gli abbandoni conteranno anch’essi.
Ma ora il tuo cuore è una piazza sconfinata,
e ti fa credere che sopravviverai
senza dover rinunciare a niente,
capirai, col tempo, quanto sia difficile trattenere
ogni cosa, ogni pensiero, ogni persona…
Sei nell’euforia di tutti gli inizi.
Qualcuno dovrà morire perché tu viva.

Domani, quando chiamerai, io non ci sarò,
ma solo perché tu possa esserci,
quando chiameranno te.

 

L’infinito non finire (Einaudi, 2018)