Eleftherìa Sapountzì


Così adagiando su di te
la pagina bianca.
La poesia si scrive da sola. Ha riempito la stanza
l’odore di carta che brucia.
Così appena mi sono adagiata, si è scritta d’un fiato
la storia.
Di tutti gli amanti che esistono perché
mai si sono incontrati
di morti tragiche e improvvise
di nomi divenuti melodia.
Così appena ho adagiato le mie ginocchia sulle tue ginocchia
coscia su coscia bocca su bocca
sono diventata eroina e tragica.
Mi addentro anch’io ormai nelle storie a due.

In un tempo di eterno presente (Ensamble 2022), traduzione dal neogreco di Viviana Sebastio, introduzione di Glykeria Basdeki

Mauro Liggi

Scavo con le palpebre
nella terra umida
sciolgo il perdono.

Allatto un germoglio
di pianto
le mani a coppa.

Calati pure tu
sotterra ora
anche ciò
che è vita

la mia inquietudine
vuole farsi albero.
Alla terra i miei occhi.

Alla terra i miei occhi (Interno Libri Edizioni, 2024)

Scopri il libro

Azzurra D’Agostino

Ph. Fabio Sebastiano

21 aprile 2020

Signor Presidente
si confondono i volti e le parole
i luoghi s’impastano la primavera
ci visita infine sotto una pioggia sottile
e leggero trascorre il tempo delle piante
che fioriscono oltre i vetri. A tutto –
la violenza delle parole usate
per convincerci, preoccuparci o che altro
io rispondo con parole di spazio:
altipiano, riva, arcipelago, deserto
campo dove semino il mio
genio protettore senza difesa
anima mia, l’attesa, la pace della resa.

Messaggi al Presidente (Le lettere, 2024)

Eunice de Souza


IT’S TIME TO FIND A PLACE

It’s time to find a place
to be silent with each other.
I have prattled endlessly
in staff rooms, corridors
and restaurants.
When you are not around
I carry on conversations in my head.
Even this poem
has forty-eight words too many.

*

È ORA DI TROVARE UN POSTO

È ora di trovare un posto
dove poterci scambiare silenzio.
Ho ciarlato senza posa
in sale insegnanti, corridoi
e ristoranti.
Quando non ci sei tu tra i piedi
continuo a conversare nella mente.
E anche questa poesia
ha quarantotto parole di troppo.

L’India dell’anima, seconda edizione aggiornata e ampliata (Le Lettere, 2005), traduzione di Andrea Sirotti

Hans Magnus Enzensberger


Un gran peso
le poesie non l’hanno.
Fintanto che sale, la palla da tennis,
è, mi pare,
piú leggera dell’aria.

L’elio comunque,
l’ispirazione, questo formicolare
nel nostro cervello,
anche i fuochi di sant’Elmo
e i numeri naturali.

Pesano pressoché nulla,
per non parlare,
sebbene siano innumerevoli,
dei trascendenti,
loro esimi cugini.

A quanto ne so, questo vale
anche per l’alone del magnete
che non vediamo,
per quasi tutte le aureole dei santi
e senz’eccezioni per le note dei valzer.

Piú leggero dell’aria,
come il dolore dimenticato
o il fumo azzurrino dell’ultima,
proprio l’ultima sigaretta,
è naturalmente l’io,

e, a quanto ne so,
sempre sale il fumo del sacrificio,
che è cosí grato agli dèi,
verso il cielo.
Ma anche lo Zeppelin.

Molte cose rimangono
in ogni caso a mezz’aria.
Piú leggero di tutto è forse
ciò che resta di noi
quando siamo sotto terra.

Più leggeri dell’aria (Einaudi, 2001) trad. it. Anna Maria Carpi

Francisco Brines


Sogno possente

Qual è la gloria della vita, ora
che non c’è nessuna gloria,
ma realtà impoverita?
Saper che forse il disinganno
quel desiderio fondo non ti strappa
di viver di più?

La gloria della vita fu il credere
che esisteva l’eterno;
o, forse, fu la gloria della vita
quel semplice potere
di creare, con il pensiero chiaro,
l’eternità fedele.
La gloria della vita, e il suo fallire.

Poesia spagnola del secondo novecento (Vallecchi, 2008), a cura di F. Luti

Wisława Szymborska


Ad alcuni piace la poesia

Ad alcuni –
cioè non a tutti.
E neppure alla maggioranza, ma alla minoranza.
Senza contare le scuole, dove è un obbligo,
e i poeti stessi,
ce ne saranno forse due su mille.

Piace –
ma piace anche la pasta in brodo,
piacciono i complimenti e il colore azzurro,
piace una vecchia sciarpa,
piace averla vinta,
piace accarezzare un cane.

La poesia –
ma cos’è mai la poesia?
Più d’una risposta incerta
è stata già data in proposito.
Ma io non lo so, non lo so e mi aggrappo a questo
come alla salvezza di un corrimano.

La fine e l’inizio (Scheiwiller, 1997), trad. it. Pietro Marchesani

Dino Villatico


Superga, 25 dicembre 2023

Guardo dalle terrazze di Superga,
nel giorno di Natale, la catena
poco innevata, in questo desolato
anno di guerre, e scarsità di piogge,
delle Alpi all’orizzonte; sotto un cielo
azzurro, qualche nuvola vagante,
fiocco di ovatta, sulla verde piana,
e guardo di fronte a me il Monviso,
e sotto, nella valle, tra le case,
serpeggiare a Torino il lungo nastro
del Po, l’acqua che nasce dal pendio
delle sue falde, il corso della Dora
Riparia e, più lontano, dello Stura;
immoto al sole, ai piedi della grande
basilica, contemplo la foschia
densa nella pianura, e guardo dopo
limpido il cielo sopra la mia testa.
Ma come sono giunto a questo istante,
e che tempo nel tempo inavvertito
delle montagne, i platani spogliati,
gli abeti verdi, i rami rinsecchiti
degli aceri e gli arbusti a primavera
colorati? Dall’ombra permanente
di questi mesi nasce numinoso
il muoversi del tempo, si presenta
una vita per chi l’aspetta. Morte
soltanto, per chi resta e sopravvive,
decide la misura di durata.

Inedito

Laura D’Angelo

Stanchezze

Stanchezze, amiche, sorelle
mute compagne di giornate
gemelle, tutte uguali, in serie
in fila per uno, in fila per sei
stanchezze datemi un segno
che non sia magnesio o potassio,
datemi un segno che sia
un sogno, una svolta,
un nuovo passo.

Stanchezze, amiche, sorelle
compagne di nome e di fatto,
di stress, nervosismi, isterismi
pianti con il cuscino in braccio
a sciogliere un laccio,
un laccio sul cuore, di ali
gelate, stanchezze, nemiche,
siete i voli più belli
di ali spezzate.

Stanchezze, amiche, verità,
insonnie, rughe, saggezze
compagne di parole non dette,
di strade vissute, pensate,
urlate, raccontate al telefono,
ad una nuvola, al mare,

ad uno sguardo che sorride
per non farti invecchiare.

Cuore puro (Interno Libri Edizioni, 2024)

Scopri il libro

Patrizia Cavalli


Se posso perdonare, allora devo
riuscire a perdonare anche me stessa
e smetterla di starmi a giudicare
per come sono o come dovrei essere.
Qui non si tratta di consapevolezza
ma è la superbia che mi tiene stretta
in una stolta morsa che mi danna.
Eccomi infatti qui dannata a chiedermi
che cosa fare per essere perfetta.

Tenersi all’apparenza, forse descrivere
soltanto cose in mutua tenerezza.

 

Vita meravigliosa (Einaudi, 2020)

Foto di Dino Ignani