Adam Zagajewski


Lettera da un lettore

Troppo sulla morte,
sulle ombre.
Scrivi della vita,
di una giornata normale,
del desiderio di armonia.

Il campanello della scuola
può essere un modello
di moderazione,
persino di erudizione.

Troppo sulla morte,
un eccesso
di nero incanto.

Guarda,
popoli ammassati
in stadi stretti
cantano inni d’odio.

C’è troppa musica,
troppo poca concordia, pace,
saggezza.

Scrivi degli attimi in cui le passerelle dell’amicizia
paiono più durature
della disperazione.

Scrivi dell’amore,
delle lunghe serate,
delle albe,
degli alberi,
dell’infinita pazienza
della luce.

 

Dalla vita degli oggetti (Adelphi, 2002), a cura di Krystyna Jaworska

Chandra Livia Candiani


La pelle è sempre in prima linea
come i cappotti le madri i villaggi,
è un confuso conoscitore di mondi
è serbatoio e cemento
trasale fa barriera
è distendibile e delicatamente resistente
sanguina respira. Nuca mani e piedi
spalle petto fianchi conoscono
il mondo senza l’assedio della narrazione
stormiscono e scompensano il pensiero.
La pelle è educazione sentimentale
ogni parola un branco che preme i pori
e ne fa porte sul cielo vuoto dell’interno,
dove soffia la memoria
l’aria del tempo.
Per primo viene il tatto
quando mettiamo una parola
al mondo. Invecchiando la pelle
diventa più sottile
perché aumenta il desiderio
di mistero, diminuisce
la paura di attacco.
È nuda su questa terra,
si sbriciola nel passaggio.
In lei la vita umana si consuma
e poi si spegne o forse vola
fuori di lei, la lascia.

La domanda della sete. 2016-2020 (Einaudi, 2020)

Arzachena Leporatti


ALL YOU CAN EAT

C’è il nostro alfabeto parallelo
fra i nighiri e la salsa di soia
con poco sale
c’è il nostro fine settimana libero
nei ventinove euro e novantanove
di manovre segrete
e coppie spiate
di discorsi sempre uguali
che ci fanno sorridere
all you can eat
all you can want

e tu mi guardi
come si guarda un pazzo
e un pozzo
con la voglia di assomigliarci
e di caderci dentro

Welcome to paradise (ERETICA Edizioni, 2020)

Semen Chanin

non hai modo di sintonizzare, regolare
come una vecchia radio, lo specchio
sosti sovrappensiero in corridoio
tra l’appendiabiti e le scarpe

in passato mostrava, restituiva
immagini a colori con l’angolo scheggiato
mangiava le parole con un forte accento
sibilava senza pietà

non emette fruscii, non ronza, non si decide
non trasmette un bel nulla
accostandoti allo specchio assonnato
eccolo che ti guarda all’improvviso

mi chiedo se sia il caso di stupirsi
dei ricami uniformi del bucato
sembra che abbiano dimenticato
di stendere i panni alla finestra

*

не переключиться никак, не настроиться
словно старое радио, зеркало
в коридоре стоишь растерянно
рядом с вешалкой и ботинками

оно раньше показывало, передавало
цветные картинки с отбитым краем
проглатывало слова с акцентом
шипело немилосердно

не шуршит, не фонит, не телится
не транслирует ничего
проходя мимо зеркала сонного
как оно вдруг глядит на тебя

ну так стоит ли удивляться
однообразным узорам
похоже, забыли вывесить
подсушить за окно одеяло

Sessione di ipnosi (Pequod, 2020), trad. it. Elisa Baglioni

Valerio Grutt


Sei qui davanti a me, stasera
e cosa ti aspetti che ti dica?
Che il meglio inizia domani
che un giorno sarai felice
ma gli occhi tuoi non sono occhi
a cui si può mentire
hanno viaggiato a lungo
per raggiungere il tuo viso
vengono da regioni lucenti
isole emerse dal vuoto
che divide due amanti lontani
no, non sarai felice domani
se non ti accorgi di esserlo adesso
in questo buio c’è già
tutta la gioia che ti appartiene.

Inedito

Foto di Ciro Orlandini

Umberto Fiori


Dosso

Le porte sbattono,
giù per le scale, le chiavi
girano nelle serrature.
Fuori fa chiaro.
Parlano, per la strada.

Alberi, voci, case:
ogni momento è il tuffo
quando sei nato.
Ogni odore, ogni ombra,
ti sembra grande.

A volte di colpo
passando per una piazza
senti la testa sgombra. La verità
la vedi come si spreca,
come si spande.

Mentre se ne va
è bello restare soli.
Si leva di sotto e tu voli.
A soffi, a onde,
il vuoto ti viene addosso.

Sentila che ti scappa tra le gambe
e ti saluta, la verità.
E’ come da bambini,
aggrappati al sedile, quando in macchina
si è scavalcato un dosso.

Chiarimenti (Marcos y Marcos, 1995)

Federica Defendenti


Sex in deiner stadt

su ig da giorni le storie viste da sex workers tedesche
sex in deiner stadt nella bio, e in città al momento
né tu né io ma è estate: non c’è che il silenzio che mi figuro;
anche le prostitute cilene sono sparite da genova
e a gratosoglio nemmeno una nera mi chiedo dove vadano,
dove vanno quando la luce si spreme
e siamo tutti altrove, si sposta la tratta non so
se tornano a casa, cosa succeda.

nel mentre qualcuna ti trova sempre non si sa come,
marina per mail ti vuole conoscere proprio ora che sei al mare,
il web stesso lo sa, ti serve un po’ d’amore ma niente,
non ho neanche i soldi, pagherei volentieri e non posso per certi ricordi
adesso che cala la notte che mi cercano da berlino monaco
francoforte indicizzata come un buon affare.

Inedito

Francesca Serragnoli


Tutto barcolla
tutto ha sede nel suo sterminio
come un oboe
spezzato da un ginocchio.

Mentre tu lavi i piatti del tuo regno
l’aria frana nel vento
dalle finestre entra terra.

L’alba è matura
e recisa
nel tuo volto bivacca il mio cuore
si alza in piedi solo per tremare
una candela lo tiene fra le mani
come un labbro in agonia.

La quasi notte (MC edizioni, 2020)

Angelo Nestore


In nome del padre

Se il padre mi dice: Sii uomo
io mi ritraggo come una larva,
conficco l’addome sotto l’amo.

Molle, come un mollusco senza guscio,
mi sento disalberato, stringo i denti.

E mi chiedo
a cosa sia servito aver imparato quattro lingue
se le parole non si sentono sott’acqua,
se so soltanto scrivere poesie.

I corpi a mezzanotte (Interlinea, 2021)

Ruth Bidgood


Un caso da studiare

C’era un ragazzo di dodici anni che non aveva mai imparato
a parlare. Cresciuto in una fattoria, non aveva capito
che era qualcosa di più di un animale da cortile – aveva
cani per compagni, correva a mangiare
con gatti e polli, si svegliava senza stupore
al ritorno del gufo o all’alito delle stelle sul viso.
Lo vidi quando ce lo portarono. Gli occhi
limpidi come acqua accesa dal sole, conservavano uno spazio
che noi subito stipammo di lingua. Inaccessibili
le dolci canzoni senza parole, i colori della pietra bagnata
che amava: l’odore dell’erba; l’antica umanità del contatto.
La sua vivacità morì, e cominciammo a capire,
le parole che sorgono in noi così sicure, così presto
quali più profonde silenziosità possono mascherare?

Impronte. Poesia gallese contemporanea (Mobydick, 2007), trad. it. G. Sensi, P. McGuinness