Jacopo Ramonda

#80

Mi chiamo Andrea N., e su Facebook ho più di settanta omonimi. Alcuni di essi abitano in altre nazioni, in paesi lontani, ma mi hanno inviato una richiesta d’amicizia per questa unica caratteristica che sappiamo di avere in comune. Il mio nome mi pare sempre più un dettaglio insignificante della mia persona; un elemento che, invece di identificarmi, contribuendo a distinguermi dagli altri, amplifica il senso di omologazione che provo.

 

Omonimia (Interlinea, 2018)

Nina Cassian


Se tu potessi vivere
le ore del tè, del caffè,
il tintinnio indolente delle tazze,
se potessi concepire le soavi ore ramate
nel pomeriggio di una vecchia famiglia di un secolo vecchio
che si è crogiolato in una memoria romantica,
se potessi non spaventarti quando
nella tazza colma di tè vedi il tuo volto
dalla fiamma dell’inferno intensamente illuminato.

 

C’è modo e modo di sparire. Poesie 1945-2007 (Adelphi, 2013), trad. it. A. N. Bernacchia

Christian Sinicco

[MACCHINE : assimilazione innesti 1]

sono
aurora gialla e senso, macchine del più,
macchine che vogliono il più,
che somigliano a farfalle

puoi udirne la comparsa,
puoi udire questo attraversare:
possa io
essere la tua cucitura
e come una cucitura
essere l’involucro
del vento, l’eccesso
della sua colorazione,
il significato e le nuvole

e ora come un vuoto
fissiamo la luna:
si installa, guardando il cielo,
la nostra fronte ritagliata
e il verde accanto a un piccolo ciliegio

l’utopia può offrirsi in una goccia
fingendo di nutrirsi sul petalo:
la tua schiena di latte e di acqua
è percorsa da queste macchine

sono farfalle:
ciò che entra è smisurato,
ciò che cresce è appena nato;
hai solo assimilato la nuova muta
e l’emozione

 

Alter (Vydia, 2019)

Foto di Héloïse Faure

Leonardo Fróes


JUSTIFICAÇÃO DE DEUS

o que eu chamo de deus é bem mais vasto
e às vezes muito menos complexo
que o que eu chamo de deus. Um dia
foi uma casa de marimbondos na chuva
que eu chamei assim no hospital
onde sentia o sofrimento dos outros
e a paciência casual dos insetos
que lutavam para construir contra a água.
Também chamei de deus a uma porta
e a uma árvore na qual entrei certa vez
para me recarregar de energia
depois de uma estrondosa derrota.
Deus é o meu grau máximo de compreensão relativa
no ponto de desespero total
em que uma flor se movimenta ou um cão
danado se aproxima solidário de mim.
E é ainda a palavra deus que atribuo
aos instintos mais belos, sob a chuva,
notando que no chão de passagem
já brotou e feneceu várias vezes o que eu chamo de alma
e é talvez a calma
na química dos meus desejos
de oferecer uma coisa.

 

*

 

GIUSTIFICAZIONE DI DIO

ciò che chiamo dio è ben più vasto
e a volte molto meno complesso
di ciò che io chiamo dio. Un giorno
fu un vespaio nella pioggia
che chiamai così in ospedale
dove sentivo la sofferenza degli altri
e la pazienza casuale degli insetti
che lottavano per costruire contro l’acqua.
Ho chiamato dio anche una porta
e un albero in cui sono entrato una volta
per ricaricarmi di energia
dopo una clamorosa sconfitta.
Dio è il mio massimo grado di comprensione relativa
nel punto di completa disperazione
in cui un fiore si muove o un cane
dannato mi si avvicina solidariamente.
Ed è ancora la parola dio che attribuisco
agli insetti più belli, sotto la pioggia,
notando che per terra di passaggio
é già fiorita e sfiorita tante volte ciò che io chiamo anima
ed è forse la calma
nella chimica dei miei desideri
di offrire una cosa.

 

Traduzione in italiano di Francesca Cricelli

Renato Minore


Palinodia
(dal lamento notturno di Giacomo)

Io sono qui
e quello che ho compreso
è già disfatto
senza peso senza forma
e quello che ancora
potrei comprendere
sposta la bussola
verso mari ignoti
che mai varcherò
e quel poco che ho creduto
di sapere ora è già un fossile
che forse qualcuno
raccoglierà per capire
che nulla di quel poco
che sapevo era come lui
pensa ora di sapere
le stesse cose
che io credevo di sapere.

 

O caro pensiero (Nino Aragno, 2019)

Valentino Zeichen


Giovedì 24 febbraio

Chi sarei?
Un estraneo a me stesso
che è diventato poeta
senza avere basi letterarie.
Questo io mi costringe
a scrivere versi
pur essendo senza arte né parte.
Io volevo diventare altro;
stabilirmi in un territorio
di modeste ambizioni.
A cosa serve, adesso,
ribellarsi a un destino
che ha divorato gran parte
della mia vita?

 

Diario 2000 . Ogni cosa a ogni cosa ha detto addio (Fazi, 2019)

Foto di Dino Ignani

Laura Di Corcia

Giù, in fondo al cuore
le case si depositano sugli alberi
i girotondi si espandono.

Tra azione e azione
si aprono
cose dolciastre

melograni uva
pensieri
di ieri
le fibre si dilatano.

Se non mi avessi presa per mano
che sarei ora?
Io sono una che scrive
e poi dimentica

 

In tutte le direzioni (LietoColle, 2018)

Giulia Del Vecchio


La mia adorata non ha corpo.
Mi scrive lettere che mancano
di carta ruvida, e non si sentono
al tatto.
Ogni tanto, mi dona un tratto di parole
che ha una durata eterna
nella voce – fatta di accenti sporchi,
di sonore che afferrano, liquide,
e di labiali che fanno l’amore.

La mia creatura non ha tempo.
Si spiccia dove la porta il senso
di nausea.
Oggi non c’è, per esempio –
e sta parlando con qualche discorsivo
affetto, gonfiato tutto dalla sua indomabile
vitalità.

La mia bella è senza concetto.
Non riusciresti a derivarla nemmeno
dal più perfetto degli argomenti.
Lei sta divisa laggiù, dove stanno
tutte le eccezioni,
i sistemi sono ridotti a ruderi
e si sfaldano in roboanti
scherzi.

Non c’è nulla che io possa chiederle,
e niente che io riesca a darle.

L’amore mio è un sentimento
che potrei passare tutta la vita
a spiegarmi.

 

Inedito da Il lato esterno della parola

Iñigo Aranbarri


Parliamo

Dici che è il destino.
Contempla il giorno chiamando la morte,
Come recano gli ultimi raggi
Le ombre più recondite,
Accarezzando tranquillità per sempre,
Come la soave musica del porto.
Guarda come anche il tempo se ne va.
Come una nave,
Grande, Silenziosa, Precisa.
Colma di domande.

 

Antologia della poesia basca contemporanea (Crocetti, 1994), a cura di Emilio Coco

Michele Mari


Vita dell’uomo sanza riso e pianto,
foco vermiglio che non gitti ardore,
pregiata essenza indiana sanza odore
ed augellino immemore del canto;

sanza porpora ed auro regal manto,
moneta sanza corso né valore,
pratello aprico u’ non aulisca fiore,
pugna marzial sanz’onorevol vanto:

tal fu mia vita a me, alma sovrana,
pria che voi l’arricchiste dello spiro
che colma di piacer la spoglia vana:

ed ora parmi vita d’uom deliro,
e trista assai e nel tempo sì lontana
ché volto innante omai sol voi desiro,

di voi sol vivo, e sol per voi sospiro.

 

(sonetto caudato, 1982)

Dalla cripta (Einaudi, 2019)