Fabrizio Bajec


Fondazione Dolores Olmedo

su due tele di Diego Rivera

1.

le nubi hanno cicatrici
che l’aquila non potrebbe mai conoscere
e il francese è pronto a morire
per mano dei resistenti dai grandi cappelli
il sangue produce curve e volute
tipiche del corpo di una montagna
sulla quale hanno piantato tre croci
una per l’imperatore e due per l’esempio
Dio non salverà il Messico da alcuna oppressione

2.

vestita sei un campo di mais
una distesa di miglio verde e fiero
di nutrire il suo paese
ma nuda sei una spiaggia di notte
un mare nero in movimento
con la sua spuma cinerea
carne da plasmare ventre vergine
anche dopo tanti figli scuri
gigante piegato sul suo utero
vulcano di passioni trattenute
e rilasciate con l’aiuto di un nettare d’agave

Sogni e risvegli (Amos, collana A27, 2021)

André Naffis-Sahely

The Other Side of Nowhere

Thirty feet above the ground, in a warehouse
in the industrial outskirts
of a city we’d never lived in,
I knelt inside the near-empty container

to contemplate our nomadic misery:
mismatched chairs, kitchen appliances
older than me, baby clothes,
framed diplomas, books in a language

my father never taught me (it would 
have stunted my assimilation)
and in my head, an email from my mother
that read, “we’re doomed, save what you can.”

So there I was, on the other
side of nowhere in sunny Italy… Despite
the technological changes around us,
disasters still travel in telegrams: Bankrupt. STOP.

Sorry. STOP. Homeless. STOP…
Remember, brother,
when our parents calling us
‘global citizens’ inspired great hope?

But the world proved too tribal for us
and so your suitcase shall be your only friend
while Shi Huang’s fantasy of a Godly Wall
proliferates across the planet.

Weeks ago, two cops in Catania
stung a sixteen year old boy from Darfur
with cattle-prods to impart the following lesson,
whatever the government says, 

you’re not welcome here.’
As if one needed the reminder…
All across the boot, the green-
shirted faithful lift their pitchforks

to chase the monster of Otherness,
so don’t ask me why I love
to leave and hate returning.
(Is the answer somewhere inside this container?

It isn’t… but remember Cicero’s saying,
there’s no cure for exile except to love 
every city as you would your own, 
but the past is always easier… )

When I was young, I fancied
myself Indiana Jones; later,
with erudition, came realer idols:
Petrie, Schliemann, Carter, Kenyon—

but you cannot rescue history from dust—
all you save one day will crumble
in your hand. “Trash or burn the rest”
I told the warehouse worker

as we rode the forklift back to earth.
Damn whoever said
that hell was down below;
they clearly never went there.

Florence

*

L’altro lato del nulla

A dieci metri da terra, in un deposito
nelle periferie industriali
di una città dove non avevamo mai vissuto,
m’inginocchiai dentro il container quasi vuoto

a contemplare la nostra miseria nomade:
sedie spaiate, elettrodomestici
più vecchi di me, vestiti da neonato,
diplomi incorniciati, libri in una lingua

che mio padre non mi aveva mai insegnato
(avrebbe inibito la mia assimilazione)
e in testa, una mail della mamma
che diceva ‘siamo rovinati, salva quello che puoi’.

Così eccomi, dall’altro lato
del nulla nell’assolata Italia…Nonostante
i cambiamenti tecnologici
i disastri viaggiano ancora per telegramma: bancarotta. STOP.

Scusa. STOP. Senzatetto. STOP.…
Ricordi, fratello, quando chiamandoci ‘cittadini globali’
i nostri genitori ci ispiravano grande speranza?

Ma il mondo si è dimostrato troppo tribale per noi
e dunque la valigia sarà il tuo solo amico
mentre il sogno di Shi Huang di un Muro Divino
prolifera nel pianeta.

Settimane fa due poliziotti a Catania
hanno ferito un sedicenne del Darfur
con pungoli del bestiame per questa lezione
qualsiasi cosa dica il governo,

tu non sei il benvenuto qui.
Come ci fosse bisogno di ricordarlo…
Lungo tutto lo stivale, i fedeli in camicia
verde sollevano forconi

per cacciare il mostro dell’Altro,
dunque non chiedermi perché amo
partire e odio tornare.
(la risposta da qualche parte in questo container?

No…ma ricorda il detto di Cicerone,
non c’è cura per l’esilio tranne amare
ogni città come faresti con la tua,
ma il passato è sempre più facile…)

Quando ero giovane sognavo
di essere Indiana Jones; più tardi,
con l’erudizione vennero idoli più reali:
Petrie, Schliemann, Carter, Kenyon—

Ma non puoi salvare la storia dalla polvere-
tutto quello che salvi un giorno ti si sbriciolerà
in mano ‘Butta o brucia il resto’
ho detto all’operaio del deposito

mentre scendevamo a terra col carrello.
Accidenti a chiunque abbia detto
che l’inferno era giù in basso:
chiaro che non ci sono mai andati.

Firenze

 

Traduzione in italiano di Stefania Zampiga

Thierry Metz

Je ne cherche
par un homme
ou par une rose
qu’à rejoindre ce que je n’atteindrai jamais,
je n’ai que quelques mots
pour y parvenir et quelques journées,
petits territoires
heures cernées, creusées
mais sans pouvoir ignorer le centre imprévu
jamais au centre.

*

Cerco
tramite un uomo
o una rosa
di raggiungere solo ciò che non otterrò mai,
non ho che poche parole
per riuscirvi e qualche giornata,
piccoli territori
ore accerchiate, scavate
ma senza poter ignorare il centro imprevisto
mai al centro.

 

Dire tutto alle case (Interno Poesia Editore, 2021), a cura di Mia Lecomte

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Henrik Nordbrandt

henrik-nordbrandt

Da ieri

Sono diventato vecchio da ieri
e la mia stanza non vuole più

lasciarmi. I mobili consunti
e le cose che abbiamo raccolto

in comune mi torturano d’improvviso
come lamette: piccoli barbigli

che avvelenati dalla luce di settembre
non fanno che affondare sempre più

se mi volto a cercarti
o cerco di svincolarmi.

Il nostro amore è come Bisanzio (Donzelli, 2000), a cura Bruno Berni

Luis García Montero

Ricordati che esisti soltanto in questo libro,
la tua vita ringrazia i miei fantasmi,
la passione che pongo in ogni verso
per ricordare l’aria che respiri,
gli indumenti che indossi e a me li togli,
i taxi dove viaggi in ogni notte,
la sirena ed il cuore dei tassisti,
i bicchieri che al bar hai condiviso
con la gente che vive in quei banconi.
Ricorda che dall’altra parte io aspetto
di quei tram quando tu sei in ritardo,
che, sentinella scomoda, il telefono
si trasforma in un ospite ignaro,
che c’è un vacuo fragore d’ascensori
che da soli si litigano e convocano,
in salita o in discesa, nostalgia.
Ricorda che il mio regno sono i dubbi
di questa città che ha solo fretta,
e che la libertà, cigno terribile,
non è l’uccello notturno dei sogni,
bensì complicità, il suo serbarsi
ferita dalla sciabola che fa
il saperci personaggi letterari,
delle vere menzogne, verità menzognere.
Ricordati che esisto se esiste questo libro,
che strappando una pagina posso suicidarci.

 

da Poesia spagnola del secondo novecento (Vallecchi, 2008), trad. it. F. Luti

Milo De Angelis


I treni della Certosa restavano lì,
spirituali. Poveri cristi invocavano
qualcosa, forse un dio
delle rotaie, Mariarosa, un aranceto,
un miracolo davvero
segreto univa migliaia di orologi
al fiore delle origini.

Tutte le poesie (1969-2015), Mondadori, 2017

Foto di Dino Ignani

Giovanna Rosadini

Foto di Dino Ignani

III

A poco a poco il giorno si fissa, diventa un continuum di immagini e presenze, a partire dall’inquadratura che isola, oltre la porta della stanza, una pingue ausiliaria che lava il pavimento del corridoio, con un carrello fornito di secchio e spazzoloni accanto. Piego le gambe, mi guardo la punta delle ginocchia ossute che emerge dalle lenzuola (la gamba sinistra sembra più sottile, ma ci vedo bene?). Ogni parte del corpo duole, le giunture sono come arrugginite e fuori uso, uno strano torpore formicolante si è impadronito degli arti, e la spalla sinistra è in fiamme. Cosa è successo al mio corpo?

Un altro tempo (Interno Poesia Editore, 2021)

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Luigi Sepe Cicala

Scrivere

Scrivere:
dalla mattina
al ricordo,
dalla tristezza
al desiderio.

Scrivere
e non fermarsi.

Alzarsi dal letto, scrivendo.
Camminare, scrivendo.
Passare la giovinezza –
e la vecchiaia –
scrivendo.

Scrivere da tutto il giorno
e da tutta la notte.

E non mollare:
dal dolore alla nostalgia
dalla mattina all’incanto.

E andare a dormire, scrivendo.
Con gli occhi vuoti
e la mano che duole.

Scrivere tutto,
scriverlo bene.

Come se fosse la prima volta
come se fosse l’ultima volta.

Con la mano,
con il cuore.
Avendo già perso ogni speranza.

Perché un giorno tu non possa dire
di non averlo fatto,
perché mai ti sfiori il pensiero
di non averci provato.

 

Inedito

Marco Corsi


ho visto la morte diverse volte
e quasi mai era violenta, eccetto forse
nel caso di piccoli ricci, o tassi, oppure
rospi di media e grossa taglia. allora
mi chiedo, cuore mio, perché ancora
ti spauri dinanzi alla fine naturale
delle cose, perché non ti rassegni
a chiudere gli occhi insieme
alle persone care, perché mai
ti tradisci gonfiando d’aria
l’impressione di non aver più,
non aver mai, non aver sempre?

La materia dei giorni (Manni, 2021)

Foto di Dino Ignani

Stefano Benni

benni

La fame del soldato
si mescolava
col dubbio del bancario
pesce o salsiccia?
Si scontravano
come eroi greci i vassoi
con coltelli e forchette
per terra rotolavano
le armi fatali
Lunga è la fila
verso la felicità
lentamente e con dolore
verso la risata
di scherno della cassa
In fretta ingoiando
facce e sapori
tu eri insieme
golosa e bellissima
Poi tutti se ne andarono
lasciando macerie
e orrore di cadaveri
di polli nostrani
e colorati Matisse
e delicati Mirò
di pane e sugo e piselli
Tu tornavi al lavoro
io alla mia scrivania
coi nostri pochi soldi
la nostra poca fame
col nostro frettoloso amore
Il soldato ti guardava
con desiderio
il bancario guardava
con desiderio il soldato
Il pesce ci guardava
dignitoso da un piatto
ci salutò un po’ deluso
perché nessuno
l’aveva voluto
Ti ricordi?

 

Prima o poi l’amore arriva (Feltrinelli, 2002)