Eleonora Rimolo


Come scende la vita queste scale
come si sottrae all’incontro, come
affonda dentro la ferita cava, pulsante
quando terminato il giorno guaisce
il cane disperato col seme in eccesso.
Vorrei che fossi tu, vorrei
che nulla restasse inviolato,
bere quanto trabocca ed infine

ubriachi, prossimi alla partenza
con le code che salutano e le lingue
asciutte, noi educati viaggiatori noi
bestie turbate, incontaminate.

 

La terra originale (LietoColle, 2018)

Foto di Daniele Ferroni

Philip Morre


A Priestess
after Callimachus

She had been, as she put it, a “priestess”
– at the altars of love! First Cairo,
then Klagenfurt: “a low point”,
latterly Peckham: “better than you’d guess”.
“I’ve outlived them all, those nervous boys”.
Still kept her hand in: “grooming
– isn’t that the word?” austerity amateurs
to top up the housekeeping: “their choice!”.
Two lads of her own, inadvertently got,
respectable to a fault, as the way is:
“They can keep me on their pensions
in my dotage” (she was then in her eighties).
“Can’t wait to bury their terrible mum”.

Well, now they have. She went quite suddenly
– after a sneezing fit, so I heard. I’ll miss her:
the greatest company, game as they come,
and wiser than the philosophers.

 

*

 

Una sacerdotessa
alla maniera di Callimaco

Era stata, come diceva lei, una “sacerdotessa”
– sugli altari dell’amore! Prima il Cairo,
poi Klagenfurt: “un periodo deprimente”,
ultimamente Peckham: “meglio di quanto ti aspetteresti”.
“Sono sopravvissuta a tutti quei ragazzi timorosi”.
Qualche lavoretto lo faceva ancora: “istruisco,
– non si dice così?” le casalinghe intraprendenti
a integrare il bilancio familiare; “scelta loro!”.
Due figli suoi, incautamente avuti,
fin troppo perbene, come spesso succede:
“Con le loro pensioni potranno mantenere
la mia vecchiaia” (era sull’ottantina allora).
“Non vedono l’ora di seppellire la mamma tremenda”.

Beh, adesso l’hanno fatto. Se n’è andata di colpo
– dopo un attacco di starnuti, ho sentito dire. Mi mancherà:
un’ottima compagnia, coraggiosa come poche,
e più saggia dei filosofi.

 

© Traduzione di Giorgia Sensi

Derek Walcott


Una mappa dell’Europa

Come l’idea di Leonardo
Dove si aprono paesaggi su una goccia d’acqua
O draghi si acquattano in macchie scure,
Il mio muro che si sfalda, nell’aria chiara,
Mappa d’Europa con le sue venature.

Sul davanzale minato, il bordo di latta
Dorato di una birra luccica
Come la sera su un lago del Canaletto,
O come le rocce di quell’eremo
Dove, nella sua cella di luce, lo smunto Gerolamo
Prega che il Suo regno venga
Alla città remota.

La luce crea la propria quiete. Nel suo anello
Ogni cosa è. Una tazza da caffè crepata,
Un pane spezzato, un vaso sbrecciato diventano
Se stessi, come in Chardin,
O nel chiarore di birra di Vermeer,
Non oggetti della nostra pietà.

In lei nessun lacrimae rerum, nessuna arte.
Solo il dono di vedere
Le cose come sono, dimezzate da un’oscurità
Da cui non possono scostarsi.

 

Isole. Poesie scelte (1948-2004) Adelphi, 2009, trad. it. M. Campagnoli

Mary Barbara Tolusso


Molti se ne sono andati, singoli individui,
famiglie intere, generazioni di tetti a punta
che si spingono. In sogno li dipingo
alla Van Dick, con una luna poco
lunare. Tubature, soppalchi,
pareti non sono più che rammendi.
Lo spazio dà rilievo al soggetto,
una civetteria dell’epoca, una fine
di diaboliche impertinenze.
Le stagioni morte diventano eterne
e durano sempre più a lungo. Vanno
ripetendo che hanno avuto un cuore
con gli occhi fissi al sogno. Ma la vita
mica è una questione di cuore.

 

Disturbi del desiderio (Stampa2009, 2018)

Verusca Costenaro


Solitramonti (al mondo)

Pare che senta soltanto
le mani e i piedi
Sofia quando sale tra monti.
S’infila negli anfratti degli abbracci
di fuoco, culla il passo e il riposo
sui palmi di un fiore
colore che nasce bruciante negli occhi,
si partorisce all’ombra dell’ultimo raggio
dal sole ricava coraggio
per nuove salite
tra soli tra monti.
Sofia non regge
le soglie del buio, soffia aurore
nei volti, sbuccia croste dai cuori
più soli.
Non mette al mondo clamori Sofia,
mette al mondo sé stessa.

 

Sofia ha gli occhi (Interno Poesia, 2018)

© Foto di Francesco Spagnuolo

Roberto Portas


La farfalla sulla bilancia

Sono tornato, usando il mezzogiorno,
al giardinetto, bonsai involontario,
tra parentesi di bellico cemento
(un’extrasistole del cemento:

in città contrae un virus d’arcano
qualunque inezia esente da automobile )
dove, bambino sorretto di vento
ariosa cartilagine di giochi, avevo

la Lineare B delle farfalle.
E io ch’ero volare senza acapo
e mansueto per essere intangibile
qui strinsi tra le dita la mia prima farfalla

(oh le due ali insieme non facevano
lo spessore di un foglio di quaderno!
le dita faticavano ad adempiere
il compito di avere senza rompere):

in quella perfetta economia d’essere sentii
me tutto eccedente; pesai l’hybris d’essere
uomo, additata da due aliene dita; seppi
d’essere insieme la farfalla, le dita.

 

© Inedito di Roberto Portas

Alessandro Bergonzoni


Amor abbeverato
alza comunque le mani,
ti son dietro.
Ho una pistola in vita
poi tu la erediterai
quando non ci sarò più.
Slacciare
è da concubine
da barellieri
da chiunque scenda alle mani.
Nasconditi
tra le tue braccia
come un pavimento
tra i piedi.
Impara a correggere ciò che è giusto:
fa che l’errore l’ammiri.
Operati da sveglia
fa’ che diventino tuoi
tutti i bambini senza mondo,
e poi mangiali,
in segno di fierezza.
Per averli protetti
dentro.

 

L’amorte (Garzanti, 2018)

Francesco Vasarri


Erano quindi (ormai è chiaro) larve,
erano quelle. Bianche, indisponibile
lavorìo delle zanne, di mandibole.

Ora nel bolo pallido sarebbe
sangue e inchiostro e il momento
per qualche aggiornamento intorno al teschio,

per una deviazione attorno al teschio.
Perché, pur troppo avide di carne
queste larve, le pavide,
non sono brave a masticarlo
il tempo.

 

Don Giovanni all’ossario (Anterem, 2016)

Michel Faber


F.W. Paine Ltd, Bryson House,
Horace Road, Kingston

Ecco come stanno le cose:
trascorreremo la notte separati.
Ho il tuo nuovo indirizzo
stampato su un bigliettino
ma non conosco la città abbastanza bene
da figurarmi il posto dove stai dormendo.
Inoltre, è tutto finito ormai.
Non sono più necessario ai tuoi bisogni.
Sei con altri della tua stessa razza
e io, alfine, sono assente dalla tua mente.

Ci sono così tante persone alle quali dovrei dire
che mi hai lasciato.
Una sfida per un altro giorno.
Che caldo c’è! Ormai è luglio.
Alzo gli occhi mentre cammino e in cielo
vedo la prima delle lune
che non condivideremo.

 

Undying. Una storia d’amore (La nave di Teseo, 2017), trad. it. L. Manini

Julia Hartwig


Non chiedere

Nel sogno ho fatto in tempo a pensare
cosa accadrà dopo
E mi sono risposta da sola
Perché chiederlo

Quando ci alzeremo
i nostri passi ci condurranno al luogo
che fino ad ora abbiamo cercato invano
E nel sogno io ci credevo e al contempo non ci credevo

E in ciò v’era una sorta di felicità
che si può conoscere solo in sogno

 

Rivista Poesia (n. 250, giugno 2010), traduzione di Francesca Fornari