Hans Magnus Enzensberger

Ulteriori motivi per cui i poeti mentono

Perché l’attimo
in cui la parola felice
si esprime,
non è mai l’attimo felice.
Perché all’assetato la sete
non consente di pronunciarla.
Perché in bocca al proletariato
la parola proletariato non compare.
Perché colui che dispera
non ha voglia di dire:
“Sono un disperato”.
Perché orgasmo e Orgasmo
non sono compatibili tra di loro.
Perché il moribondo, lungi dal dichiarare:
“Adesso muoio”,
non emette che un sordo rantolo,
a noi incomprensibile.
Perché sono i vivi
che rompono i timpani ai morti
con le loro angosciose notizie.
Perché le parole vengono troppo tardi,
o troppo presto.
Perché di fatto è un altro,
sempre un altro,
colui che parla,
e perché quello
di cui si sta parlando
tace.

La fine del titanic (Einaudi, 1990), trad. it. V. Alliata

Christian Bobin


I momenti più luminosi della mia vita sono quelli in cui mi accontento di vedere il mondo apparire. Questi momenti sono fatti di solitudine e di silenzio. Sono sdraiato su un letto, seduto a una scrivania o cammino per strada. Non penso più a ieri e domani non esiste. Non ho più legami con nessuno e nessuno mi è estraneo. Questa esperienza è semplice. Non c’è da volerla. Basta accoglierla quando arriva. Un giorno ti sdrai, ti siedi o cammini, e tutto ti viene incontro senza fatica, non c’è più da scegliere, tutto quello che viene porta il segno dell’amore.

Mozart e la pioggia (AnimaMundi, 2015)

Diletta D’Angelo

Phineas Gage

Da studi sul cervello di criminali (prima uomini ordinari) sono emerse lesioni comuni
al lobo frontale sinistro

La corteccia prefrontale regola le emozioni controlla
gli impulsi, il riflesso condizionato della paura

serve a sviluppare l’abilità di cambiare strategia di risposta,
per la compassione che proviamo per gli altri, la capacità di prenderci cura di loro

Si parla di anatomia della violenza di radici biologiche del male e di come
alcuni individui non possano avere il pieno controllo delle azioni
non dispongano di libero arbitrio

Defrost (Interno Poesia Editore, 2022)

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Massimiliano Bardotti


Sognano i bambini, ma non raccontano
agli adulti i loro sogni, solo ad altri bambini:
è necessaria una simile statura per abitare
mondi invisibili. Di notte certe creature hanno fame
e noi non sappiamo prevedere la prossima carestia.

Se aperti i nostri libri non cantano più.

La disciplina della nebbia (peQuod, 2022)

Mario Benedetti

Ph. Dino Ignani

Vedere nuda la vita
mentre si parla una lingua per dire qualcosa.
Uscire di sera rende la vita più bella
ma è il poco sole obliquo la sera senza parole.
Vedere nuda la vita quando c’eri con le tue cose.
Adesso le cose sono sole,
non c’è la promessa del tuo svegliarti
e continuare con le ciabatte, le tazze, i cucchiai.
Non è valsa la pena affaccendarsi.
Il gioco dei giorni è la promessa che non sapevi
a perdere sempre da prima.

Tersa morte (Mondadori, 2013)

Fabrizio De Gregorio


La cucina anno 82 mondiale
l’olio evo i petti nudi l’estate
perenne dove il domani non
è mai certo e i pomeriggi
sono cocomeri incendiati
spaccati nudi come Roma
così sono stato benedetto
a ogni addio dato in silenzio
sempre lo stesso invito
quando torni torna qui
sempre lo stesso consiglio
Ulisse non è morto a Itaca.

Una capriola (Controluna, 2021)

Maurizio Evangelista


STANZA 205

c’è un padre se vuoi dappertutto
sul sedile di un’auto
quando prende il suo volante giocattolo
e scorre via di nascosto
in una città di altri padri
che attraversano il mondo
con la schiuma da barba sul collo
e le dita di uccello che acciuffano il cielo.
c’è un padre se vuoi sulle labbra di una madre.
quando legge il giornale e ti dà mattino
e hai caffelatte bollente nella tazza
e la tua vita da ragazzo per leggerlo domani.

Mr me (Arcipelago Itaca, 2022)

Kikí Dimulà


 

Rinconciliazione ostile

Mi sembrano più grigi i tuoi capelli stasera
mentre sovrappensiero li pettino confusa.

Che ti è successo? Ti ha invecchiato la troppa fotografia
o ti ha detto qualcosa contro di me
la mia colpa maldicente.

La maniaca accusatrice. Da lei
ho imparato a essere tanto prodiga con le mie colpe.
Ho colpa persino se il legno prende fuoco,
se il fuoco si spegne con l’acqua o per sazietà,
ho colpa se il giorno vive soltanto un giorno
se i cinguettii sono solo degli uccelli
se la giovinezza non viene alla fine
e viene soltanto all’inizio
quando siamo già tanto giovani.

Non stare a sentirla, non vivo, io vado e vengo
le mie onde mi gettano sulle mie onde.
Non vivo, tolgo erbacce, tolgo vortice dai vortici.
Per lasciarla pulita pronta per chi segue.

Metto marche da bollo, servo ciecamente quella parola
oscura – alchimista mago – mescolo
l’ebollizione della sua forza.
Fa pozioni mescolando profonde
radici di vita con radici d’invivibile.
Vitamine di cieca continuità.

 

da L’adolescenza dell’oblio (Crocetti, 2000), trad. it. P. M. Minucci

Katarina Frostenson


Lettera

La tua insonnia entrò nel mio sangue
e le notti divennero bianche
la primavera non arrivò col sonno, qui
dall’altra parte del golfo è la veglia
più nuda d’ogni altra cosa
I cerchi di gesso delle betulle
Il rovello dei pensieri esce
nell’ampiezza delle strade: io ti scrivo
dalla città delle linee
la mania è desta, linee, linee
ebbrezza si chiamano le automobile gialle
banane infila su una specie di mensola
presso la facciata
e le strade sembrano andare dritte verso le acque: c’è
un meraviglioso rigoglio selvatico
nei parchi, immobili quadrati
in mezzo a tutto
Canali e inchiostro
il blu della Neva così
corrono le linee sull’acqua
ponti che spalancano
tegole riposano contro il grigio del cielo
e là sotto, forse
una barriera
che s’allunga in fuori verso la tua notte
e collega
un’intera città, una
singolare Vineta
di campane sonanti, strisce, rosse
ferite e un’aperta
pena ch’era così comune

 
Rivista “Poesia”, n.232, novembre 2008, traduzione di Enrico Tiozzo

Beatrice Zerbini

Ph. Dino Ignani

– Non mi tolga tutto il lutto, dottoressa,
me ne lasci la metà;

io non voglio che il mio cuore
sia sgombro per intero,
mi lasci la mancanza:

faccia male di notte,
se non dormo, ma se dormo,
se possibile, vorrei
non svegliarmi nel buio,
come se
non potessi respirare.

Mi tolga
l’impossibile che è che non si possa
più ascoltare la sua voce
e lo squillo del telefono mai suo
quando compio un altro anno
e non vorrei.

Mi lasci continuare
a guardare fissamente

se qualcuno beve
il caffè nel vetro

e faccia che io pianga
sulla torta di riso;

mi tolga il grido, se può,
la testa che sbatte,
il nero che fa
la fine.

Non mi resta che
la mancanza che è:
e se è il dolore che riempie
come un corpo
il mio corpo,
me lo lasci per metà.

Non voglio perdere
che ferisca
la lama che non taglia dei suoi occhi;

tolga il lutto che inginocchia,
che non crede, che mi chiude
in casa.

Mi lasci che mi facciano
male i fiori,
ma non tutti,
solo quelli
arancioni.

D’amore (Interno Poesia Editore, 2022)

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