Jorge Luis Borges


Notti penose della lunga insonnia
che anelavano all’alba e la temevano,
giorni che vanamente ripetevano
gli ieri, uguali. Oggi li benedico.
Potevo mai presentire in quegli anni
di deserto d’amore che le atroci
favole della febbre e le feroci
aurore fossero solo i gradini
incerti, le vaganti gallerie
per i quali sarei giunto alla pura
vetta azzurra che nell’azzurro dura
della sera d’un giorno, dei miei giorni?
Nella mia è la tua mano, Elsa. Guardiamo
lenta nell’aria la neve e l’amiamo.

Elogio dell’ombra (Einaudi, 1971), traduzione di Francesco Tentori Montalto

*

Noches de largo insomnio y de castigo
que anhelaban el alba y la temían,
días de aquel ayer que repetían
otro inútil ayer. Hoy los bendigo.
¿Cómo iba a presentir que en esos años
de soledad de amor que las atroces
fábulas de la fiebre y las feroces
auroras no eran más que los peldaños
torpes y las errantes galerías
que me conducirían a la pura
cumbre de azul, que el azul perdura
de esta tarde de un día y de mis días?
Elsa, en mi mano está tu mano. Vemos
en el aire la nieve y la queremos.

Juan Arabia


Carcassonne

El único castillo construido
hacia el horizonte es el de los pájaros.

El otro es el refugio de los pobres
que siempre exigieron autoridad

representando el teatro de la criadas
en las voces ocultas del atardecer.

El trovador mojaba su pan
en todas las fuentes, en tabernas ocultas,

bebía de ese otro campo,
sustancial como el excremento de un rey.

*

Carcassonne

L’unico castello costruito
verso l’orizzonte è quello degli uccelli.

L’altro è un rifugio per i poveri
che sempre esigono autorità

mettendo in scena il teatro delle cameriere
nelle voci nascoste della sera.

Il trovatore inzuppava il pane nelle fontane,
nelle taverne più nascoste,

beveva da quell’altro campo,
prelibato come la merda dei re.

Verso Carcassonne (Raffaelli Editore, 2022), versione in italiano di Mattia Tarantino

J. Rodolfo Wilcock


Come ogni re si fa una reggia nuova
ognuno deve costruirsi una morte
per sé e per i suoi cari.

Un padiglione di diporto o caccia,
un mare verde senza avvenimenti
o un luogo di penitenza.

Nessuno tollera la decomposizione
dell’anima che non si può pensare
fuori dal corpo vivo.

Tessuta di materia e di parole
dove vai, così fragile e labile,
anima quando muori?

Poesie (Adelphi, 1980)

Maria Ragonese


El aroma crece durante la noche

en verano me despierto para cumplir
con mis rituales, sentada
en el borde de la pileta
sumerjo los pies y pruebo la temperatura,
verde en los ojos
reflejos en el agua deben ser
dios.

Elijo flores tiernas y aromadas, me las como
tienen un vestigio
algo oscuro.

No pregunto.

Cómo podría dañarme algo que huele
tan dulce,
tan dulce que hasta el aire se perfora.

*

L’aroma cresceva durante la notte

in estate mi sveglio per adempiere
ai miei rituali, seduta
al bordo della piscina
sommergo i piedi e verifico la temperatura
verde negli occhi
i riflessi nell’acqua devono essere
dio.

Scelgo fiori teneri e aromatici, me li mangio
hanno un vestigio
qualcosa di oscuro.

Non chiedo.

Come potrebbe farmi male qualcosa con un profumo
così dolce
così dolce che persino l’aria si perfora.

Brilla, sombra (Índigo Editoras, 2021), traduzione di Roberta Colucci Carluccio.

Claudia Masín


La luna

Como si hubiera alcanzado un punto de máximo esplendor,
a partir del cual ya no pudiera
María Negroni

Después de una cierta hora, las calles se vacían
y yo salgo a olvidarte. Es más fácil en las calles
vacías. Me pierdo como una piedra terrestre
arrojada a territorio lunar. Entonces la luna se vuelve
una playa bañada por la luz del Mediterráneo,
donde jugaba de niño. No puedo volver a tomar
lo que he perdido, nadie puede. Si no está
permitido el regreso y no deseo avanzar,
quizás debería tener miedo, pero me enseñaste
a no temer, a estar despierto hasta tarde
en la casa desierta escuchándote cantar, con la promesa
de que el sueño llegaría. Aún soy el niño
que atraviesa la noche en su nave, un pequeño
astronauta. Hemos perdido contacto con la base,
nos hemos quedado solos aquí arriba, las constelaciones
y yo. Dame la calma, dame el silencio que acaricia,
no este silencio como una aguja que cruza lentamente
la frontera de las venas y apacigua
el rumor de la sangre pero no alcanza
a apaciguar el deseo de tocarte. ¿Cómo voy a construir
mi casa lejos de la tuya, de dónde van a sacar mis manos
el oficio de poner cada ladrillo uno encima del otro
para levantar una pared que nos separe? No sabría.
Me decías que algún día vendrían a buscarme
los extraterrestres, que yo no pertenecía a este planeta.
Nos reíamos. Yo, desde entonces, no he hecho otra cosa
que preparar con paciencia mi bolsito a la espera
de que llegue ese día. Tu voz es el hilo de seda
que conduce a las ruinas de la luna. Madre – te dije –
no tengo sueño todavía.

Todos los poemas de La vista están basados en películas. La luna es de Bernardo Bertolucci, Italia, 1979

 

*

 

La luna

Come se avesse raggiunto un punto di massimo splendore
a partire del quale non potesse più
Maria Negroni

Dopo una certa ora, le strade si svuotano
e io esco per dimenticarti. É più facile nelle strade
vuote. Mi perdo come una pietra terrestre
scagliata sul territorio lunare. Allora la luna si trasforma in
una spiaggia bagnata dalla luce del Mediterraneo,
dove giocavo da bambino. Non posso tornare a prendere
quello che ho perso, nessuno può. Se non è
consentito il ritorno e non desidero avanzare,
forse dovrei avere paura, però mi hai insegnato
a non temere, a rimanere sveglio fino a tardi
nella casa deserta ascoltandoti cantare, con la promessa
che il sonno sarebbe arrivato. Sono ancora il bambino
che attraversa la notte con la sua nave, un piccolo
astronauta. Abbiamo perso il contatto con la base,
siamo rimasti soli quassù, le costellazioni
ed io. Dammi la calma, dammi il silenzio che accarezza,
non questo silenzio come un ago che incrocia lentamente
la frontiera delle vene e placa
il rumore del sangue però non riesce
a placare il desiderio di toccarti. Come costruirò
la mia casa lontano dalla tua, da dove prenderanno le mie mani
l’arte di mettere ogni mattone uno sopra l’altro
per alzare una parete che ci separi? Non saprei.
Mi dicevi che un giorno sarebbero venuti a cercarmi
gli extraterrestri, che io non appartenevo a questo pianeta.
Ridevamo. Io, da quel momento, non ho fatto altro
che preparare con pazienza il mio sacchetto in attesa
che arrivi questo giorno. La tua voce è il filo di seta
che conduce alle rovine della luna. Madre – ti dissi –
ancora non ho sonno.

Claudia Masin, La vista. Traduzione: Roberta Colucci Carluccio
*Tutte le poesie de La vista, sono basate su differenti film. La luna è di Bernando Bertolucci, Italia, 1979

Roberto Juarroz


Penso che in questo preciso istante
chissà non ci sia nessuno nell’universo che pensi a me,
che io sia il solo a pensarmi,
e se morissi adesso,
nessuno, neppure io, resterebbe a pensarmi.

E questo è l’inizio dell’abisso,
come quando mi addormento.
Sono il mio proprio sostegno e me lo tolgo.
Contribuisco a rivestire tutto d’assenza.

Sarà forse per questo
che pensare a un uomo
sia quasi un modo di salvarlo.

 

Poesía Vertical (Lulu, 2017) trad. it. A. Prusso

Enrique Santos Discépolo

 

Caffè di Buenos Aires

Da piccolino ti guardavo da fuori
come un qualcosa d’irraggiungibile;
il naso contro il vetro,
blu per quel freddo,
che poi, vivendo,
sentii dentro di me…
Come una scuola di tutte le cose,
già da ragazzo, stupito, mi hai dato
la sigaretta, la fede nei miei sogni
e una speranza d’amore.

Come dimenticarti in questo lamento,
caffè di Buenos Aires,
se sei la sola cosa nella vita
paragonabile alla mia vecchiaia.
Nel tuo magico miscuglio
di presuntuosi e di suicidi
imparai filosofia… dadi… gioco d’azzardo…
e la crudele poesia
di non pensare più a me stesso.

Mi hai fatto il regalo d’un pugno di amici
gli stessi che riscaldano le mie ore:
José, e il suo sogno,
Marcial, che ancora crede e spera,
e il magro Abel, che non sta più con noi
ma mi guida ancora.
Sui tuoi tavoli che non fanno mai domande
una sera ho pianto la prima delusione,
ho conosciuto i dolori,
mi son bevuto gli anni,
e mi sono arreso senza lottare.

 

Tango (Einaudi, 2004), trad. it. E. Franco, P. Collo

Juan Rodolfo Wilcock


Consiglio

Ripudiamo la facilità
come si allontana un serpente;
la facilità dissolvente quasi-verità.

Del pensiero troppo ordinato
scoraggiamo la seduzione;
negli eccessi dell’argomentazione
non sperperiamo il nostro legato.

Cerchiamo soltanto di stessere
dal tessuto di ogni ora
ciò che ci nutre, ciò che c’incuora,
l’universalità dell’essere.

 

da Poesie (Adelphi, 1980)

Alejandra Pizarnik


L’innamorata

questa lugubre mania di vivere
questa recondita facezia di vivere
ti trascina alejandra non lo negare.

oggi ti sei guardata allo specchio
e ti sei sentita triste eri sola
la luce ruggiva l’aria cantava
ma il tuo amato non ha fatto ritorno

manderai messaggi sorriderai
farai ondeggiare le mani così tornerà
il tuo amato tanto amato

odi la demente sirena che lo rubò
la nave con i barbigli di spuma
in cui morirono le risa
ricordi l’ultimo abbraccio
oh niente angoscia
ridi nel fazzoletto piangi a crepapelle
però chiudi le porte del tuo volto
affinché non dicano poi
che quella donna innamorata eri tu

ti rodono i giorni
t’incolpano le notti
ti fa male la vita tanto tanto
disperata, dove vai?
disperata, nient’altro!

 

Poesia completa (LietoColle, 2018), a cura di Ana Becciu

Jorge Luis Borges


Buenos Aires

E adesso la città quasi è una mappa
di tanti fallimenti e umiliazioni;
da questa porta ho ammirato i tramonti,
davanti a questo marmo ho atteso invano.
Qui l’indistinto ieri e l’oggi nitido
mi hanno elargito gli ordinari casi
d’ogni destino; qui i miei passi intessono
il loro labirinto incalcolabile.
Qui l’imbrunire di cenere aspetta
il frutto che gli deve la mattina;
qui l’ombra mia si perderà, leggera,
nella non meno vana ombra finale.
Ci unisce la paura, non l’amore;
sarà per questo che io l’amo così tanto.

 

L’altro, lo stesso (Adelphi, 2002), a cura di Tommaso Scarano