Quincy Troupe


Sonic Fireflies

the beauty of jazz & blues voices,
syncopation of syllables flowing
free form through improvising sentences
sluicing, embracing, metaphors glowing
eyes in the dark are words imitating
fireflies pulsating bright in a black sky
are gleaming eyes of a prowling black panther
suddenly clicking on bright as flashlight beams
under moon rays probing hidden places
isolated mysterious somewhere
deep in a buzzing alive countryside

 

(Quincy Troupe. Originally published in Poem-a-Day on February 23, 2021, by the Academy of American Poets.)

 

Lucciole sonore

la bellezza di voci jazz e blues,
il sincopare di sillabe fluisce
forma libera nell’improvvisare frasi
scorrono, abbracciano, metafore brillanti
occhi nel buio sono parole che imitano
lucciole pulsanti vita in un cielo nero
sono gli occhi chiari di una pantera furtiva
che all’improvviso si accendono come torce
sotto i raggi di luna a sondare luoghi nascosti
isolati misteriosi da qualche parte
dentro una campagna vibrante vita

 

Traduzione di Stefania Zampiga

Foto di Chester Higgins

Bruce Hunter

BELLO AND THE RED UMBRELLA

At the Galleria dell’Accademia in Firenze,
a solitary old man with rheumy eyes
tilts toward Michelangelo’s David,
who the guide with his red umbrella tells,
is always viewed from below
and at a distance. The stretched marble limbs,
rippled sinew, tragically beautiful muscles.
Eyes the colour of storms
but each faces a different direction.
And at 17 feet, David is a Goliath.

To a bench I go, marvelling the old man
watching David. My legs tire easily now.
No longer immune to gravity.
Our bodies spool around our hips.
Some think bellezza or beauty left us long ago.
Perhaps, but not the need for allure or desire.

David, his V-ed torso, for five centuries now,
ascending always into the light above us.
His arm repaired, broken once by something
tossed from a balcony, the guide said.
Looks good for his age, someone quips
The crowd snickers. For we are at an age –

we follow red umbrellas through crowds.
We too have been mended, once or twice.
And know there is bellezza too,
in the old man’s gratitude, and ours.
I’m taken by him more than David, I’m afraid.
We may be old but not our desire or humility.

Such beauty in our awestruck little crowd,
and all that all we imagine
at David’s delicate marble feet.
Giovane bellezza in un corpo antico
– young beauty in an ancient body.

BELLO E L’OMBRELLO ROSSO

Alla Galleria dell’Accademia di Firenze,
un vecchio solitario con gli occhi arrossati
si piega verso il David di Michelangelo,
che, racconta la guida con l’ombrello rosso,
si vede sempre dal basso
e a distanza. Le membra di marmo tese,
tendini increspati, muscoli tragicamente belli.
Occhi del colore delle tempeste
ma ognuno rivolto in una direzione diversa.
E da cinque metri, David è un Golia.

Siedo su una panchina, meravigliato dal vecchio
che osserva il David. Le mie gambe si stancano facilmente ora.
Non più immune alla gravità.
I nostri corpi avvolti intorno ai fianchi.
Alcuni pensano che la bellezza o beauty
ci abbia lasciato molto tempo fa.
Può essere, ma non il bisogno di fascino o desiderio.

David, il suo busto a V, ormai da cinque secoli,
ascende sempre nella luce sopra a noi.
Il suo braccio riparato, rotto una volta da qualcosa
lanciato da un balcone, disse la guida.
Sembra in gamba per la sua età, scherza qualcuno
La folla ridacchia. Perché abbiamo un’età –

seguiamo ombrelli rossi tra la folla.
Anche noi siamo stati riparati, un paio di volte.
E sappiamo che c’è anche la bellezza,
nella gratitudine del vecchio, e nella nostra.
Sono preso più da lui che dal David, temo.
Possiamo essere vecchi ma non il nostro desiderio o umiltà.

Tale bellezza nel nostro gruppetto sbalordito,
e tutto ciò che immaginiamo
ai delicati piedi di marmo di David.
Young beauty in an ancient body
– giovane bellezza in un corpo antico.

Traduzione dell’autore con la collaborazione di Sandro Pecchiari

Mark Strand


The Triumph of the Infinite

I got up in the night and went to the end of the hall. Over the door in large letters it said, “This is the next life. Please come in”. I opened the door. Across the room a bearded man in a pale-green suit turned to me and said, “Better get ready, we’re taking the long way”. “Now I’ll wake up”, I thought, but I was wrong. We began our journey over golden tundra and patches of ice. Then there was nothing for miles around, and all I could hear was my heart pumping and pumping so hard I thought I would die all over again.

 

*

 

Il trionfo dell’infinito

Mi alzai nel cuore della notte e mi recai in fondo al corridoio. Sulla porta si leggeva a caratteri cubitali: “Questa è la prossima vita. Prego, entrate”. Aprii la porta. All’altro capo della stanza un uomo barbuto che indossava un completo verde chiaro si volse verso di me e mi apostrofò dicendo: “Meglio che si prepari, prendiamo la strada più lunga”. “Adesso mi sveglio” pensai, ma mi sbagliavo. Intraprendemmo il viaggio su una tundra dorata e su lastre di ghiaccio. Poi attorno non vi fu niente per miglia e miglia, e l’unica cosa che ero in grado di sentire era il mio cuore che pulsava, pulsava, così forte che pensai di essere sul punto di morire di nuovo.

da Quasi invisibile (Mondadori, 2014), traduzine di Damiano Abeni

Ernest Hemingway

hemingway interno poesia

 

C’erano Ike e Tony e Jacque e il sottoscritto
Che giravano per il centro di Schio
Tre giorni di licenza e ti senti un gran dritto
Sbronzi duri ma l’occhio aperto e fitto
Si guardava com’erano fatte, loro e io.
Solo com’eran fatte, santo Dio.

Perché la faccia non interessa quando hai solo tre giorni di licenza
Né ad Ike né a Tony né a Jacque né al sottoscritto.
La faccia è gratis, la guardi, ne hai diritto
Ma una caviglia ti costa sofferenza
Perché la caviglia è un segno.

Buono è il cognac anche se Martel non è,
La caviglia ha segreti che tiene per sé.
Certe volte li serba, o li scambia con te.
Fra tre giorni saremo di nuovo all’inferno, ecco perché
Non ce ne importa un fico se anche lei Martel non è.

 

da 88 poesie (Mondadori, 1998), trad. it. Vincenzo Mantovani

Rishi Dastidar


Contour

In every map is a kind of trance,
a whisper that insists geography
is destiny, no matter what you say.
Remember the bridges of Königsberg,
the whisper continues. That was an unsolvable
problem, and so is your desire to keep
moving, to lose yourself in whatever
new topography you can conjure
with the spin of a compass –
as if it’s a roulette wheel,
rather than a divining rod
that keeps reminding you
he who changes the sky above him
without changing his soul changes nothing.

*

Isoipsia

In ogni mappa c’è una specie di trance,
un sussurro che insiste: la geografia
è destino, checché tu ne dica.
Ricordi i ponti di Königsberg,
continua il sussurro. Era un problema
insolubile, come pure la tua voglia di
muoverti, di perderti in qualsiasi
nuova topografia si possa evocare
con un giro di bussola –
come fosse una roulette, e non
una bacchetta da rabdomante
che continua a ricordarti che
chiunque cambi il cielo su di sé
senza cambiarsi l’anima, non cambia nulla.

Traduzione di Andrea Sirotti

Charles Bukowski


sorteggio fortunato

dopo decenni di povertà
ora che mi avvicino alla
tomba,
d’improvviso ho una casa, la macchina nuova,
sauna, piscina, computer.

mi distruggerà tutto questo?
be’, qualche cosa mi dovrà distruggere
ben presto.

i ragazzi in galera, nei mattatoi,
nelle fabbriche, sulle panchine dei parchi, negli
uffici postali, nei bar
adesso non mi crederebbero
mai.

faccio fatica a credere a me stesso.
e non sono diverso
da come ero nei cubicoli
della fame e della pazzia.
l’unica differenza
è che sono
più vecchio.
e bevo vino
più buono.
tutto il resto sono
fesserie,
un sorteggio
fortunato.

la vita può cambiare in un decimo
di secondo.
o a volte può impiegarci
70
anni.

 

Le ragazze che seguivamo (Guanda, 2006), trad. it. M. Bocchiola

Raymond Carver


Semplice

Uno squarcio tra le nubi. L’azzurrino
profilo dei monti.
Il giallo cupo dei campi.
Il fiume nero. Che ci faccio qui,
solo e pieno di rimorsi?

Continuo a mangiare come niente dalla ciotola
di lamponi. Se fossi morto,
rammento a me stesso, ora non
li mangerei. Non è così semplice.
Anzi, no, è semplicissimo.

 

Orientarsi con le stelle. Tutte le poesie (Minimum fax, 2013)

Emily Dickinson


Sono viva – suppongo –
I Rami sulla mia Mano
Sono pieni di Convolvolo –
E sulla punta delle dita –

Il Carminio – dà un fremito caldo –
E se tengo uno Specchio
Davanti alla Bocca – si appanna –
Per il Medico – prova del Respiro –

Sono viva – perché
Non sono in una Stanza –
È – di solito – il Salotto –
Dove i Visitatori possano venire –

Chinarsi – e scrutare di traverso –
Aggiungendo “Com’è diventata – fredda” –
E “Era cosciente – quando si è inoltrata
Nell’Immortalità?”

Sono viva – perché
Non possiedo una Casa –
Intitolata a me sola – esclusiva –
E inadatta a chiunque altro –

E contrassegnata dal mio nome da Ragazza –
Cosicché i Visitatori possano sapere
Quale Porta sia la mia – e non si sbaglino –
E provino un’altra Chiave –

Com’è bello – essere viva!
Com’è infinito – essere
Viva – due volte – La Nascita che ebbi –
E questa – un’altra, in Te!

 

*

 

I am alive – I guess –
The Branches on my Hand
Are full of Morning Glory –
And at my finger’s end –

The Carmine – tingles warm –
And if I hold a Glass
Across my Mouth – it blurs it –
Physician’s – proof of Breath –

I am alive – because
I am not in a Room –
The Parlor – commonly – it is –
So Visitors may come –

And lean – and view it sidewise –
And add “How cold – it grew” –
And “Was it conscious – when it stepped
In Immortality”?

I am alive – because
I do not own a House –
Entitled to myself – precise –
And fitting no one else –

And marked my Girlhood’s name –
So Visitors may know
Which Door is mine – and not mistake –
And try another Key –

How good – to be alive!
How infinite – to be
Alive – two-fold – The Birth I had –
And this – besides, in Thee!

Traduzione di Giuseppe Ierolli

Adrienne Rich

Dediche

So che stai leggendo questa poesia
tardi, prima di lasciare il tuo ufficio
con l’unico lampione giallo e una finestra che rabbuia
nella spossatezza di un edificio dissolto nella quiete
quando l’ora di punta è da molto passata. So che stai leggendo
questa poesia in piedi, in una libreria lontano dall’oceano
in un giorno grigio agli inizi della primavera, deboli fiocchi sospinti
attraverso gli immensi spazi delle pianure intorno a te.
So che stai leggendo questa poesia
in una stanza in cui è accaduto troppo per poterlo sopportare,
spirali di lenzuola ristagnano sul letto
e la valigia aperta parla di fuga
ma non puoi andartene ora. So che stai leggendo questa poesia
mentre il metrò rallenta la corsa, prima di lanciarti su per le scale
verso un amore diverso
che la vita non ti ha mai concesso.
So che stai leggendo questa poesia alla luce
della televisione, dove scorrono sussulti di immagini mute,
mentre aspetti le ultime notizie sull’intifada.
So che stai leggendo questa poesia in una sala d’aspetto
di occhi incontrati che non si incontrano, di identità con estranei.
So che stai leggendo questa poesia sotto il neon
nella noia stanca dei giovani che sono esclusi,
che si escludono, troppo presto. So
che stai leggendo questa poesia con la tua vista indebolita:
le tue lenti spesse dilatano le lettere oltre ogni significato e tuttavia continui a leggere
perché anche l’alfabeto è prezioso.
So che stai leggendo questa poesia in cucina,
mentre riscaldi il latte, con un bambino che ti piange sulla spalla e un libro in mano,
perché la vita è breve e anche tu hai sete.
So che stai leggendo questa poesia che non è nella tua lingua:
di alcune parole non conosci il significato, mentre altre ti fanno continuare a leggere
e io voglio sapere quali sono.
So che stai leggendo questa poesia in attesa di udire qualcosa, divisa tra amarezza e speranza,
per poi tornare ai compiti che non puoi rifiutare.
So che stai leggendo questa poesia perché non c’è altro da leggere,
lì dove sei approdata, nuda come sei.

 

Cartografie del silenzio (Crocetti Editore, 2000)

Emily Dickinson


The Brain – is wider than the Sky

The Brain — is wider than the Sky —
For — put them side by side —
The one the other will contain
With ease — and You — beside —

The Brain is deeper than the sea —
For — hold them — Blue to Blue —
The one the other will absorb —
As Sponges — Buckets — do —

The Brain is just the weight of God —
For — Heft them — Pound for Pound —
And they will differ — if they do —
As Syllable from Sound —

*

Sconfinata – è la mente più del cielo

Sconfinata – è la mente più del cielo –
perché – se tu li poni fianco a fianco –
questa conterrà l’altro facilmente –
ed anche te –

Ben profonda è la mente più del mare –
perché – se tu li tieni – blu su blu –
dall’una l’altro resterà assorbito –
sì come fa la spugna dentro a un secchio –

La mente pesa proprio quanto Dio –
ché se – libbra per libbra – li sollevi –
se c’è una differenza – se ce n’è –
sarà come una sillaba dal suono –

Traduzione di Luca Alvino