Victoria Chang

Casa: morta ad un certo punto intorno al 1960 quando mia madre lasciò Taiwan. Morì ancora il 3 agosto 2015. I suoi polpastrelli tagliati via ogni volta. Nuovi mozziconi presero coscienza, diventarono capi di stato, più bassi e grassi. Casa era, adesso, lo specchio del Rose Hills Memorial Park. Quanto ha viaggiato da Pechino a Taiwan a New York alla Pennsylvania al Michigan alla California al Rose Hills. Quando uno scrittore bianco chiama un personaggio una troia con gli occhi a mandorla, cerco mia madre. La chiamo per nome ma non ricordo la sua voce. Penso sia strabica. Mi avrebbe detto: Non ascoltare il lao mei, finiamo tutti nello stesso posto. Ma dov’è questo posto? Ci sono delle porte? Gattaiole? Ora ha dei fili spinati in gola, le parole sono morte. Tutte le nuove lapidi piatte dalla mia ultima visita, piccole barelle sul prato. Mi sdraio accanto alla sua lapide, chiudo gli occhi. Ora so molte cose. Anche con gli occhi chiusi, so che un uccello passa sopra di me. Nel gioco dell’impiccato, il corpo si forma mentre viene appeso. Come dire, crediamo mentre stiamo morendo.

*

Home—died sometime around 1960 when my mother left Taiwan. Home died again on August 3, 2015. Home’s fingertips trimmed off each time. New stubs became conscious, became heads of state, just shorter and fatter. Now home is a looking glass called Rose Hills Memorial Park. How far she has traveled from Beijing to Taiwan to New York to Pennsylvania to Michigan to California to Rose Hills. When a white writer has a character call another a squinty-eyed cunt, I search for my mother. I call her name but I can’t remember her voice. I think it is squinty. She would have said, Don’t listen to lao mei, we all end up in the same place. But where is that place? Are there doors there? Cattails? Now there are barbed wires in her throat, her words are stillbirth. All the new flat tombstones since my last visit, little stretchers on the lawn. I lie down next to her stone, close my eyes. I know many things now. Even with my eyes closed, I know a bird passes over me. In hangman, the body forms while it is being hung. As in, we grow as we are dying.

OBIT. Poesie per la fine (Interno Poesia Editore, 2024), cura e traduzione di Adele Bardazzi

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Billy Collins

Collins

Congedo

Esci, libretto,
da questa casa e vai per il mondo,

carrozza di carta che procedi per la città
trasportando un solo passeggero
fuori dalla portata di questa penna tremolante,
lontano dalla scrivania e dalla sua lampada inquisitoria.

È tempo di levare le tende,
mettersi addosso una copertina e avventurarsi là fuori,
è tempo che altri occhi ti guardino
che, così rilegato, mani straniere ti stringano.

E allora andate, infanti della mente,
con un saluto e qualche piccolo paterno consiglio:

state fuori fino e quando vi pare,
non preoccupatevi di scrivere o chiamare,
e parlate a quanti più sconosciuti potete.

 
Balistica (Fazi, 2011), a cura di F. Nasi

Frank Stanford


Transcendence of Janus

I am not asleep, but I see
a limb, the fingers of death, the ghost
of an anonymous painter
leaving the prints of death
on the wall; the bright feathers
of soft birds blowing
away in the forest;
the bones of fish and
the white backs of strange women;
your breathing
like the slow thunder
on the other side of some river
as you sleep beside me; old
dancing teachers weeping in their offices;
toads with bellies as quiet
as girls asleep in mansions, dreaming
of saddles and pulling the sheets
between their legs; fireflies
going to sleep on moonseed flowers
around a plantation gazebo at dawn;
a girl sweating in bed; hawks drifting
through the moon; a woman’s hair,
the flavor of death, floating
in the fog like a flag
on a ship full of ghosts,
the ghosts of soldiers
searching for the graves of their mothers; june bugs
listening to Leoncavallo;
christ weeping on Coney Island,
inevitable, like a fissure
in a faggot’s ass; a widower
with no sons, a lonesome janitor,
a worm in the sun, the dusty sockets
of poets, who have lost their eyes, their

*

Trascendenza di Giano

Non dormo, ma vedo
un arto, le dita della morte, il fantasma
di un pittore anonimo
lasciare le impronte della morte
sul muro; le piume sgargianti
di soffici uccelli arruffarsi
nel bosco;
ossa di pesci e
le bianche schiene di strane donne;
il tuo respiro
come il lento tuono
sull’altra sponda di un fiume
mentre mi dormi accanto; vecchi
maestri di danza che piangono nei loro uffici;
rospi con i ventri calmi
come ragazze addormentate dentro palazzi, mentre sognano
di selle e si tirano le lenzuola
fra le gambe; lucciole
che vanno a dormire sui fiori dai semi di luna
intorno al gazebo di una piantagione all’alba;
una ragazza che suda nel suo letto; falchi
che attraversano la luna; i capelli di una donna,
il sapore della morte, che fluttua
nella nebbia come la bandiera
di una nave carica di fantasmi,
i fantasmi di soldati
alla ricerca delle tombe delle loro madri; scarabei
che ascoltano Leoncavallo;
cristo piangente a Coney Island,
inevitabile, come una piaga
nel culo di un pederasta; un vedovo
senza figli, un bidello in solitudine,
un verme al sole, i calzini polverosi
dei poeti, che hanno perduto i loro occhi, i loro

Acqua segreta (Interno Poesia Editore, 2024), a cura di Luca Dipierro

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Emily Dickinson

La fama è cibo volubile
sopra un piatto instabile
la cui tavola è pronta
per un solo ospite
ma non per il secondo.
Le cui briciole i corvi ispezionano
e con ironico gracchiare
lo superano in volo
verso il mais del fattore
ne mangiano gli uomini e muoiono

*

Fame is a fickle food
Upon a shifting plate
Whose table once a
Guest but not
The second time is set.
Whose crumbs the crows inspect
And with ironic caw
Flap past it to the
Farmer’s Corn
Men eat of it and die

La mia lettera al mondo. Nuova edizione ampliata (Interno Poesia Editore, 2024), cura e traduzione di Andrea Sirotti

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Chen Chen

Ph. Paula Champagne

When I Grow Up I Want to Be a List of Further Possibilities

To be a good
ex/current friend for R. To be one last

inspired way to get back at R. To be relationship
advice for L. To be advice

for my mother. To be a more comfortable
hospital bed for my mother. To be

no more hospital beds. To be, in my spare time,
America for my uncle, who wants to be China

for me. To be a country of trafficless roads
& a sports car for my aunt, who likes to go

fast. To be a cyclone
of laughter when my parents say

their new coworker is like that, they can tell
because he wears pink socks, see, you don’t, so you can’t,

can’t be one of them. To be the one
my parents raised me to be—

a season from the planet
of planet-sized storms.

To be a backpack of PB&J & every
thing I know, for my brothers, who are becoming

their own storms. To be, for me, nobody,
homebody, body in bed watching TV. To go 2D

& be a painting, an amateur’s hilltop & stars,
simple decoration for the new apartment

with you. To be close, J.,
to everything that is close to you—

blue blanket, red cup, green shoes
with pink laces.

To be the blue & the red.
The green, the hot pink.

 

“When I Grow Up I Want to Be a List of Further Possibilities” da When I Grow Up I Want to Be a List of Further Possibilities. Copyright © 2023 di Chen Chen. Riprodotto con il permesso di BOA Editions, Ltd., www.boaeditions.org.

 

Da grande voglio essere una lista di ulteriori possibilità

Essere un bravo
ex / buon amico per R. Essere un ultimo

modo ispirato di vendicarmi di R. Essere consulenza
di coppia per L. Essere consiglio

per mia madre. Essere letto d’ospedale
più confortevole per mia madre. Non più

essere letto d’ospedale. Essere, nel tempo libero,
America per mio zio che vuole essere Cina

per me. Essere Paese di strade senza traffico
& macchina sportiva per mia zia, che ama

andare veloce. Essere un ciclone
di risate quando i miei genitori dicono

che il loro nuovo collega è così, si capisce
perché indossa calzini rosa e, vedi, tu no, quindi

non puoi essere uno di loro. Essere la persona
che i miei genitori mi hanno insegnato a essere–

una stagione dal pianeta
dei temporali a grandezza-pianeta.

Essere uno zaino di sandwich al burro d’arachidi & di tutte
le cose che so, per i miei fratelli che stanno diventando

temporali in sé stessi. Essere, per me, nessuno,
casalingo, corpo a letto che guarda la tele. Diventare 2D

& essere quadro, la collina e stelle di un amatore,
semplice decorazione per il nuovo appartamento

con te. Essere vicino, J.,
ad ogni cosa che ti è vicina:

coperta azzurra, tazza rossa, scarpe verdi
con lacci rosa.

Essere il blu & il rosso.
Il verde, il rosa shocking.

Traduzione in italiano di Anna Aresi

Edna St. Vincent Millay


O dolce amore, dolce spina, quando
da te fui punta al cuore, piano, e uccisa,
per giacere nell’erba abbandonata,
povera cosa fradicia di lacrime
e di pioggia nel pianto della sera,
dalle notturne brume al grigio giorno
che disperde le nubi nella luce
fra il canto degli uccelli al nuovo sole –
se avessi, dolce amore, dolce spina,
pensato allora quale acuta angoscia,
anche se ti compensa il giuramento,
l’ora felice può lasciare in seno,
non sarei corsa cosí pronta al cenno
di chi in fondo m’amava cosí poco.

*

Sweet love, sweet thorn, when lightly to my heart
I took your thrust, whereby I since am slain,
And lie disheveled in the grass apart,
A sodden thing bedrenched by tears and rain,
While rainy evening drips to misty night,
And misty night to cloudy morning clears,
And clouds disperse across the gathering light,
And birds grow noisy, and the sun appears—
Had I bethought me then, sweet love, sweet thorn,
How sharp an anguish even at the best,
When all’s requited and the future sworn,
The happy hour can leave within the breast,
I had not so come running at the call
Of one who loves me little, if at all.

L’amore non è cieco (Crocetti Editore, 1991), trad. it. Silvio Raffo

Sylvia Plath

Edge

The woman is perfected.
Her dead

Body wears the smile of accomplishment,
The illusion of a Greek necessity

Flows in the scrolls of her toga,
Her bare

Feet seem to be saying:
We have come so far, it is over.

Each dead child coiled, a white serpent,
One at each little

Pitcher of milk, now empty.
She has folded

Them back into her body as petals
Of a rose close when the garden

Stiffens and odors bleed
From the sweet, deep throats of the night flower.

The moon has nothing to be sad about,
Staring from her hood of bone.

She is used to this sort of thing.
Her blacks crackle and drag.

Collected Poems (Faber & Faber, 2002)

*

Orlo

La donna è compiuta.
Il suo corpo

morto ha il sorriso della perfezione.
L’illusione di una necessità greca

scorre nelle volute della sua toga,
i suoi nudi

piedi sembrano dire:
siam giunti fino a qui, ora è finita.

Ogni bambino morto rannicchiato,
serpente bianco, accanto alla sua piccola

brocca di latte, adesso vuota.
Li ha ella ripiegati

di nuovo nel suo corpo come petali
di rosa che si chiudono, se l’orto

si irrigidisce e sanguinano odori
dalle dolci, profonde gole del fiore notturno.

La luna non ha nulla da esser triste,
guardando giù dal suo cappuccio d’osso.

Conosce bene tutte queste cose.
Le sue macchie nere frusciano e si stirano.

Traduzione di Luca Alvino

Ezra Pound


The Song

Love thou thy dream
All base love scorning,
Love thou the wind
And here take warning
That dreams alone can truly be,
For ’tis in dream I come to thee.

 

*

 

Canzone

Ama il tuo sogno
ogni inferiore amore disprezzando,
ama il vento
ed accorgiti qui
che solo i sogni possono esistere veramente,
perciò in sogno a raggiungerti m’avvio.

 

Iconografia italiana di Ezra Pound (All’Insegna del Pesce d’Oro, 1955)

Dorothy Parker


Sintomi

Non sopporto il mio stato mentale:
sono scontenta, garrula, asociale.
Odio i miei piedi, odio le mie mani,
non m’interessano lidi lontani.
Temo il mattino, la luce del giorno;
odio, la notte, al letto far ritorno.
Maldico chi agisce onestamente
non tollero lo scherzo più innocente.
Non mi appagano un quadro, una lettura:
per me il mondo è soltanto spazzatura.
Sono cinica, vuota, scombinata.
Non so come non mi abbiano arrestata
per quel che penso. I vecchi sogni andati,
l’anima a pezzi, i sensi torturati.
Non mi è chiaro nemmeno come sto
ma certo non mi piaccio neanche un po’.
E litigo, cavillo, gemendo di paura:
penso alla morte, alla mia sepoltura.
L’idea di un uomo mi lascia sconvolta…
Sto per innamorarmi un’altra volta.

 

 

© Rivista Poesia (N. 302, marzo 2015), trad. it. Silvio Raffo

Anne Sexton


For My Lover, Returning To His Wife

She is all there.
She was melted carefully down for you
and cast up from your childhood,
cast up from your one hundred favorite aggies.

She has always been there, my darling.
She is, in fact, exquisite.
Fireworks in the dull middle of February
and as real as a cast-iron pot.

Let’s face it, I have been momentary.
A luxury. A bright red sloop in the harbor.
My hair rising like smoke from the car window.
Littleneck clams out of season.

She is more than that. She is your have to have,
has grown you your practical your tropical growth.
This is not an experiment. She is all harmony.
She sees to oars and oarlocks for the dinghy,

has placed wild flowers at the window at breakfast,
sat by the potter’s wheel at midday,
set forth three children under the moon,
three cherubs drawn by Michelangelo,

done this with her legs spread out
in the terrible months in the chapel.
If you glance up, the children are there
like delicate balloons resting on the ceiling.

She has also carried each one down the hall
after supper, their heads privately bent,
two legs protesting, person to person
her face flushed with a song and their little sleep.

I give you back your heart.
I give you permission—

for the fuse inside her, throbbing
angrily in the dirt, for the bitch in her
and the burying of her wound—
for the burying of her small red wound alive—

for the pale flickering flare under her ribs,
for the drunken sailor who waits in her left pulse,
for the mother’s knee, for the stockings,
for the garter belt, for the call—

the curious call
when you will burrow in arms and breasts
and tug at the orange ribbon in her hair
and answer the call, the curious call.

She is so naked and singular.
She is the sum of yourself and your dream.
Climb her like a monument, step after step.
She is solid.

As for me, I am a watercolor.
I wash off.

*

Al mio amante che torna da sua moglie

Lei è ancora tutta lì.
Fu forgiata per te con attenzione,
e modellata, fin dalla tua infanzia,
con le tue cento biglie preferite.

Mio caro, lei è stata sempre lì.
Infatti, come vedi, è deliziosa.
Un fuoco d’artificio di febbraio
e concreta come pentola di ghisa.

Diciamolo, son stata di passaggio.
Un lusso. Scialuppa rosso fuoco nella baia.
Fumo dal finestrino i miei capelli.
Piatto di vongole fuori stagione.

Lei è più di tutto questo. Devi averla,
è il tuo esotismo e la tua normalità.
Non è un esperimento. Lei è armonia.
Mantiene saldi i remi negli scalmi,

a colazione ha messo fiori alla finestra
a mezzogiorno s’è seduta al tornio,
sotto la luna ha esposto tre bambini,
tre cherubini michelangioleschi,

l’ha fatto con le gambe spalancate
nei terribili mesi alla cappella.
Se guardi in alto, ecco i tuoi bambini,
su nella volta, come palloncini.

Li ha anche messi a nanna dopo cena,
che puntavano i piedi a testa bassa,
uno per uno, e ha vinto il loro poco
sonno cantando con il volto acceso.

Ti rendo il cuore indietro. Torna pure –
ti do il permesso – torna a quella sua

miccia che pulsa in lei rabbiosamente
nella sporcizia, alla puttana che c’è in lei,
torna al sepolcro della sua ferita,
la rossa, piccola ferita viva,

alla pallida luce tremolante
sotto il costato, al marinaio brillo
in attesa sul suo polso sinistro,
alle ginocchia da madre, al reggicalze
ed alle calze, e al modo in cui ti chiama;

al modo strano in cui ti chiama quando –
perso tra le sue braccia ed il suo seno –
le strappi il nastro arancione dai capelli
e rispondi al modo strano in cui ti chiama.

Lei è talmente nuda e inimitabile.
La somma di te stesso e dei tuoi sogni.
Montala come se fosse un monumento,
un passo dopo l’altro. Lei è solida.

Per quanto mi riguarda, non temere.
Io sono un acquerello. Mi disciolgo.

Traduzione di Luca Alvino