Margaret Atwood

atwood

 

Cuore

Alcuni vendono il proprio sangue. Tu ti vendi il cuore.
O quello o l’anima.
Il difficile sta nel tirare fuori quella maledetta cosa.
Una specie di movimento a spirale, come sgusciare un’ostrica,
la tua spina dorsale un polso
e poi, oplà! È nella tua bocca.
Quasi ti metti in subbuglio
simile a un’attinia che espelle un sasso.
C’è un rumore rotto, il chiasso
d’interiora di pesce in un secchio,
ed ecco, un enorme e brillante grumo rosso intenso
di un passato ancora vivo, tutto intero su un piatto d’argento.

Viene fatto passare. È scivoloso. Viene lasciato cadere,
ma anche assaporato. Troppo scadente, dice uno. Troppo salato.
Troppo aspro, dice un altro, con una smorfia.
Ognuno è un buongustaio istantaneo,
e tu ascolti tutto
in un angolo, come un cameriere appena assunto,
la tua mano, diffidente e capace nella ferita nascosta
sotto la camicia e nel petto,
con timidezza, senza cuore.

 

La porta (Le Lettere, 2011), trad. it. E. Rao

Lucille Clifton


per la mia ultima mestruazione

allora ragazza, arrivederci,
dopo trentotto anni.
trentotto anni e non
sei mai arrivata
– splendida nel tuo vestito rosso –
senza qualche problema
da qualche parte, per qualche motivo.

adesso è finita,
e mi sento proprio come
quelle nonne che,
dopo che la ragazzaccia che erano se n’è andata,
siedono tenendo la sua foto tra le mani,
sospirando: “non era
bellissima? non era bellissima?”

Nuovi poeti americani (Einaudi, 2006)

Wendell Berry


How To Be a Poet
(to remind myself)

Make a place to sit down.
Sit down. Be quiet.
You must depend upon
affection, reading, knowledge,
skill—more of each
than you have—inspiration,
work, growing older, patience,
for patience joins time
to eternity. Any readers
who like your work,
doubt their judgment.

Breathe with unconditional breath
the unconditioned air.
Shun electric wire.
Communicate slowly. Live
a three-dimensioned life;
stay away from screens.
Stay away from anything
that obscures the place it is in.
There are no unsacred places;
there are only sacred places
and desecrated places.

Accept what comes from silence.
Make the best you can of it.
Of the little words that come
out of the silence, like prayers
prayed back to the one who prays,
make a poem that does not disturb
the silence from which it came.

From: Given (Shoemaker Hoard, 2005)

 

*

 

Come essere un poeta
(per mio promemoria)

 

 

Trova un posto per sederti.
Siediti. Resta in silenzio.
Dovrai fare affidamento su
affetti, letture, conoscenze,
abilità – più di quante
tu ne abbia – ispirazione,
impegno, maturità, pazienza,
perché la pazienza congiunge il tempo
all’eternità. Dubita
del giudizio
di chi elogia i tuoi versi.

Respira con respiro incondizionato
l’aria non condizionata.
Lascia perdere i fili elettrici.
Comunica con lentezza. Vivi
una vita a tre dimensioni;
stai lontano dagli schermi.
Stai lontano da tutto ciò
che offusca il luogo in cui si trova.
Non esistono luoghi che non siano sacri;
soltanto luoghi sacri
e luoghi profanati.

Accogli quanto viene dal silenzio.
Fanne il meglio che puoi.
Con le minute parole che a poco a poco nascono
dal silenzio, come preghiere
riverberate verso chi prega,
componi una poesia che non turbi
il silenzio da cui è nata.
 

trad. it. Vincenzo Perna

Charles Simic

Viaggiare

Mi tramuto in un sacco.
Un vecchio straccio
mi porta fuori all’alba.
Ci trasciniamo, curvi.

Ecco qui, dice, la cravatta blu,
un uomo l’ha scalata mentre gli stava al collo.
Ora lassù singhiozza
perché non sa come calarsi giù.

Ma io non dico niente, cosa può dire un sacco?

Ecco qui, dice, il cappotto.
Il suo nome è Achab, i suoi sono i nostri stracci.
È in cerca del sarto che lo ha fatto.
Vuole strappare via tutti i suoi fili neri.

Ma io non dico niente, cosa può dire un sacco?

Ecco qui, dice, un paio di stivali,
mentre andavano a fondo, mentre andavano sotto
la loro vita videro in un lampo,
dovunque andremo, si aggrapperanno a noi.

Ma io non dico niente, cosa può dire
un sacco rigonfio di stoppa fino al collo?

 

da Hotel insonnia (Adelphi, 2002)

Charles Bukowski

i piaceri dei dannati

i piaceri dei dannati
si limitano a rapidi momenti
di felicità:
come gli occhi di un cane che ti guarda,
o uno slargo di cera,
come un incendio ghermisce il municipio,
la contea,
il continente,
come un incendio ghermisce i capelli
di vergini e di mostri;
e il mormorio dei falchi sugli alberi di pesco,
il mare che gli scorre fra gli artigli,
il Tempo
ubriaco e madido,
e tutto in fiamme,
tutto bagnato,
tutto va bene.

 

Le ragazze che seguivamo (Guanda, 2006)

Kenneth Rexroth


A Dialogue of Watching

Let me celebrate you. I
Have never known anyone
More beautiful than you. I
Walking beside you, watching
You move beside me, watching
That still grace of hand and thigh,
Watching your face change with words
You do not say, watching your
Solemn eyes as they turn to me,
Or turn inward, full of knowing,
Slow or quick, watching your full
Lips part and smile or turn grave,
Watching your narrow waist, your
Proud buttocks in their grace, like
A sailing swan, an animal,
Free, your own, and never
To be subjugated, but
Abandoned, as I am to you,
Overhearing your perfect
Speech of motion, of love and
Trust and security as
You feed or play with our children.
I have never known any
One more beautiful than you.

Sacramental Acts Love Poems (Copper Canyon Press)

 

*

 

Un dialogo di sguardi

Lasciati celebrare. Io non
ho conosciuto mai nessuna
più bella di te. Io cammino
al tuo fianco, ti guardo
muoverti al mio fianco, guardo
la quieta grazia della mano
e della coscia, guardo il tuo viso
cambiare espressione per parole
che non dici, guardo i tuoi occhi
severi rivolti a me o a te stessa,
lesti o lenti, pieni di sapienza,
guardo le tue labbra tumide
aprirsi sorridere o farsi serie,
guardo la tua vita sottile,
le natiche superbe nella loro
grazia, cigno che scivola sull’acqua,
un animale libero, come te,
che non si può sottomettere,
ma solo abbandonare, come io
a te, quando ascolto per caso
l’armonioso discorso d’impulso
e d’amore, fiducia e sicurezza
che pronunci mentre giochi
con le nostre bambine o le fai
mangiare. Io non ho conosciuto
mai una più bella di te.

 

Trad. di Francesco Dalessandro

Paul B. Roth


Midnight Blue

After snowy headlights blotch the hotel lobby’s ignored fica, fern and spider plant shadows and its elevator goes up before coming down, noise filled streets are muffled by slush swirling round the mushy hubs of the warm bus ride home at whose last stop you forgot to get off.

Since sight itself’s become a sort of blindness, when let off, you walk as far and as fast as you can without once looking where you’re going. So embarrassed are you for missing what you never had.

Later that night you’re discovered where the aqua tint of snow around your head sunk in a snowbank’s deep bootprint resembles the halo your long walk home had you hoping you would find.

Long Way Back to the End (Rain Mountain Press, 2014)

 

*

 

Blu mezzanotte

Dopo che i fari innevati coprono il ficus dimenticato nell’atrio dell’hotel, la felce e le ombre del cloròfito e l’ascensore sale prima di scendere, le strade piene di rumore sono attutite dal fango che turbina attorno ai copriruote fradici del caldo viaggio in autobus verso casa alla cui ultima fermata ti sei dimenticato di scendere.

Poiché la vista stessa è diventata una sorta di cecità, quando scendi, cammini il più lontano e il più velocemente possibile senza guardare nemmeno una volta dove stai andando. Così imbarazzato di avere perso ciò che non hai mai avuto.

Più tardi quella notte sei ritrovato dove la tonalità d’acqua della neve intorno alla tua testa affondata in un cumulo di neve profondo un’impronta di stivale ricorda l’aureola che la tua lunga camminata verso casa ti aveva fatto sperare di trovare.

 

Traduzione di Franca Mancinelli e John Taylor

Weldon Kees


THAT WINTER

Cold ground and colder stone
Unearthed in ruined passageways,
The parodies of buildings in the snow –
Snow tossed and raging through a world
It imitates, that drives forever north
To what is rumored to be Spring.

To see the faces you had thought were put away
Forever, swept like leaves among the crowd,
Is to be drawn like them, on winter afternoons,
To avenues you saw demolished years before.
The houses still remain like monuments,
Their windows cracked, For sale signs on the lawns.

Then grass upon those lawns again!-and dogs
In fashion twenty years ago, the streets mysterious
Through summer shade, the marvelous worlds
Within the world, each opening like a hand
And promising a constant course.-You see yourself,
A fool with smiles, one you thought dead.
And snow is raging, raging, in a darker world.

 

*

 

QUELL’INVERNO

Freddo suolo e più fredda pietra
Dissotterrati in passaggi rovinosi,
Parodie di edifici nella neve –
Neve scrollata e furiosa attraverso un mondo
Che imita, che sempre porta a nord
A quel che si mormora sia la Primavera.

Vedere i volti che pensavi segregati
Per sempre, spazzati come foglie tra la folla,
È come loro essere attirati, nei pomeriggi invernali,
In quei viali che vedesti demoliti anni prima.
Stanno ancora lì le case come monumenti,
Rotte le finestre, In Vendita scritto giù nei prati.

E poi su quei prati di nuovo l’erba! – e i cani
Di moda vent’anni fa, le strade misteriose
Attraverso l’ombra estiva, i meravigliosi mondi
Dentro al mondo, ognuno come mano che si apre
A promettere un andamento regolare. Vedi te stesso,
Un folle che sorride, uno che hai pensato morto.
E la neve infuria, infuria, in un più buio mondo.

 

Traduzione di Danni Antonello

Erica Jong


Nell’attesa che il mio vecchissimo
agopuntore cinese
apra i canali della vita
o chi, bevo il suo tè
ammiro il fiume ghiacciato
dalla finestra
& libero il corpo per ricevere
la forza che guarisce o sigilla
i dono che ho ricevuto
dai morti.

La vita viene dalla morte
come tutti sappiamo
anche se detestiamo ammetterlo.

Rendiamo grazie.
La morte non è la fine
come prova la poesia.

Il mondo è cominciato con un sì (Bompiani, 2019), trad. it. G. Granato

Emily Dickinson


If I can stop one Heart from breaking
I shall not live in vain
If I can ease one Life the Aching
Or cool one Pain

Or help one fainting Robin
Unto his Nest again
I shall not live in vain.

 

*

 

Se posso impedire a un cuore di spezzarsi
non avrò vissuto invano
Se posso alleviare a una vita il dolore
o smorzare una pena

o aiutare un languente pettirosso
a rientrare nel nido
non avrò vissuto invano.

 

La mia lettera al mondo (Interno Poesia Editore, 2019), cura e traduzione di Andrea Sirotti