Charles Simic

Ph. Dino Ignani

Clouds Gathering

It seemed the kind of life we wanted.
Wild strawberries and cream in the morning.
Sunlight in every room.
The two of us walking by the sea naked.

Some evenings, however, we found ourselves
Unsure of what comes next.
Like tragic actors in a theater on fire,
With birds circling over our heads,
The dark pines strangely still,
Each rock we stepped on bloodied by the sunset.

We were back on our terrace sipping wine.
Why always this hint of an unhappy ending?
Clouds of almost human appearance
Gathering on the horizon, but the rest lovely
With the air so mild and the sea untroubled.

The night suddenly upon us, a starless night.
You lighting a candle, carrying it naked
Into our bedroom and blowing it out quickly.
The dark pines and grasses strangely still.

 

*

 

E si ammassavano le nuvole

Sembrava il tipo di vita che volevamo.
Fragole di bosco e panna al mattino.
La luce del sole in ogni stanza.
E noi a camminare nudi sulla riva.

Qualche sera, però, ci siamo trovati
incerti sul domani.
Come attori tragici d’un teatro in fiamme,
con gli uccelli a ruotare in cerchio sulle nostre teste,
ed i pini scuri inspiegabilmente ancora lì fermi,
abbiamo calpestato ogni roccia insanguinata dal tramonto.

E poi di nuovo sul nostro terrazzo a sorseggiare vino.
Perché sempre questo senso di tragico finire?
Nuvole dalle sembianze quasi umane si ammassavano
all’orizzonte, mentre ogni cosa era piacevole
nell’aria mite ed il mare sereno.

Poi la notte ancora ci sorprese, una notte senza stelle.
Mentre tu accendevi una candela, nuda la portavi
in camera da letto ed in fretta la spegnevi,
ancora lì, inspiegabilmente fermi nel buio, i pini e l’erba.

 

Hotel insonnia (Adelphi, 2002), a cura di A. Molesini

Ágota Kristóf


Lentamente imbianca la notte sul suo viso senza sole
incessanti le stelle cadono
in profondi laghi scuri cadono
e in profondi boschi scuri cadono
le stelle

bianche
case ai margini della foresta inceneriscono si tende
il corpo di pietra delle strade dolore insensato
si nasconde nelle vene degli alberi
sempre più forte è il vento
sempre più scura la neve

fratelli
voi non vi ha amato nessuno ma domani
metterete piede sui raggi
della luna
i vostri occhi si abbelliranno laverete via macchie di sangue
dalle vostre mani dalle vostre labbra
attorno a voi cresceranno gli alberi
si placherà anche la notte e il vento porterà
cenere tiepida sulle vostre terre sterili

Chiodi (Edizioni Casagrande, 2018) trad. it. Vera Gheno

Giuseppe Conte


Alle origini

Riaverti così, sentire
in me che tu sei simile
al vento e agli anemoni.
Alle origini. Riaverti
dopo il tempo dell’abbandono
dopo gli oltraggi e l’odio
senza pentimenti, senza perdono.

Sono stato lontano da te
per anni come uno che
vuole essere solo, più
solo di un muro diroccato
più immobile di un sasso
che non lambisce il mare.
Poi abbiamo incominciato a viaggiare.
Dove ci siamo incontrati,
anima? In che piazza di
città, in che prato,
in riva a che torrente?
E ora sei qui, da sempre
simile al vento, ai fiori, ai vulcani.
Alle origini.

Poesie d’amore del ‘900 (Mondadori, 1992)

Ph. Virginia Morini

1ª poesia più letta del 2022


Maternità
Immahut
אימהות

di Anna Segre

Grazie a dio,
che forse esiste,
niente figli.

Grazie a un caso
o a una scelta istintiva
o a una remora
che ha trascinato la questione
fino oltre il limite,

non sarò io
ad abbandonare.
Non sarò
la tua risposta sbagliata,
la tua delusione più cocente,
il demone che ti porti dentro.
Non sarò io
il primo tradimento,
il coltello ficcato in gola,
il fantasma che ti segue
in sogno,
l’ombra lunga delle giornate
fredde.

Non sarò io
la viscerale incomprensione,
il ricatto fino all’ultimo respiro,
il picchetto sbandierato d’amore
oltre il quale la disubbidienza
entra nell’illegale biblico.

Lontana più di un metro,
la lama della mia lingua non ti taglia,
ti sfiora.
A una distanza antalgica
i miei tentacoli di bisogno
non arrivano ad avvilupparti,
a soffocarti.

La gioia
di non sapere
che significa
quel potere senza controllo;
di non aver dovuto capire
la fatalità dei miei difetti
addosso a qualcun altro.

Il sollievo di non sentire mai
lo strappo dalla mia pancia,
l’altro da me, che è stato me,
e che mi accusa.

La certezza che nessun processo
né nessuna gogna
saranno mai come un figlio
che ti imputa le tue vere colpe.

Un angelo ha steso la sua ala
sulla mia testa,
e mi ha risparmiato
dalla conoscenza carnale
della maternità,
dalle quinte di dolore
che questo teatro
vuol farmi credere di amore.

La distruzione dell’amore (Interno Poesia Editore, 2022)

Poesia pubblicata il 21 gennaio 2022

2ª poesia più letta del 2022

di Nazim Hikmet

Le sei del mattino.
Ho aperto la porta del giorno ci sono entrato
ho assaporato
l’azzurro nuovo nelle finestre
le rughe della mia fronte di ieri
sono rimaste sullo specchio

sulla mia nuca una voce di donna
tenera peluria di pesca
e le notizie del mio paese alla radio

vorrei correre d’albero in albero
nel frutteto delle ore

verrà il tramonto, mia rosa
e al di là della notte
mi aspetterà
spero
il sapore di un nuovo azzurro.

Poesie d’amore
(Mondadori, 2002), trad. it. J. Lussu, V. Mucci

Poesia pubblicata l’11 maggio 2022

3ª poesia più letta del 2022

Photograph taken by Kay Bell Reynal (1905-1977) in 1955. Credit: Private Collection / AF Fotografie

di T.S. Eliot

The Burial of the Dead

April is the cruellest month, breeding
Lilacs out of the dead land, mixing
Memory and desire, stirring
Dull roots with spring rain.
Winter kept us warm, covering
Earth in forgetful snow, feeding
A little life with dried tubers.
Summer surprised us, coming over the Starnbergersee
With a shower of rain; we stopped in the colonnade,
And went on in sunlight, into the Hofgarten,
And drank coffee, and talked for an hour.
Bin gar keine Russin, stamm’ aus Litauen, echt deutsch.
And when we were children, staying at the archduke’s,
My cousin’s, he took me out on a sled,
And I was frightened. He said, Marie,
Marie, hold on tight. And down we went.
In the mountains, there you feel free.
I read, much of the night, and go south in the winter.

What are the roots that clutch, what branches grow
Out of this stony rubbish? Son of man,
You cannot say, or guess, for you know only
A heap of broken images, where the sun beats,
And the dead tree gives no shelter, the cricket no relief,
And the dry stone no sound of water. Only
There is shadow under this red rock,
(Come in under the shadow of this red rock),
And I will show you something different from either
Your shadow at morning striding behind you
Or your shadow at evening rising to meet you;
I will show you fear in a handful of dust […]

 

*

 

I. La sepoltura dei morti

Aprile è il mese più crudele: genera
Lillà dalla terra morta, mescola
Ricordi e desideri, scuote
Le radici assopite con la pioggia primaverile.
L’inverno ci tenne caldi, coprendo
La terra di neve obliosa, alimentando
Un filo di vita con tuberi secchi.
L’estate ci sorprese riversandosi sullo Starnbergersee
Con uno scroscio di pioggia; ci fermammo sotto il colonnato,
Poi proseguimmo nel sole, dentro al Hofgarten,
E bevemmo caffè e chiacchierammo per un’ora.
Bin gar keine Russin, stamm’ aus Litauen, echt deutsch.
E quando eravamo bambini e stavamo dall’arciduca,
Mio cugino, egli mi portò in slitta
E io ebbi paura. Marie, mi disse,
Marie, tienti stretta. E ci lanciammo giù.
In montagna, lì ci si sente liberi.
Io leggo gran parte della notte e d’inverno vado nel Sud.

Quali radici s’aggrappano, quali rami crescono
Da queste macerie? Figlio dell’uomo,
Tu non lo puoi dire, né indovinare, poiché conosci solo
Un mucchio d’immagini infrante, dove batte il sole,
E l’albero morto non dà riparo, né il grillo conforto,
Né l’arida pietra alcun suono d’acque. Solo
Sotto questa roccia rossa c’è ombra,
(Vieni all’ombra di questa roccia rossa),
E ti mostrerò qualcosa di diverso
Dalla tua ombra che al mattino ti segue a grandi passi
O dalla tua ombra che a sera ti si leva incontro:
Ti mostrerò la paura in un pugno di polvere […]

 

La terra desolata (Interno Poesia Editore, 2022), a cura di Rossella Pretto, traduzione di Elio Chinol

© Copyright The Waste Land of T. S. Eliot, Faber and Faber Limited

Poesia pubblicata l’1 aprile 2022

Premio Ritratti di poesia.si stampi – 2023

PREMIO RITRATTI DI POESIA.SI STAMPI

BANDO

Fondazione Roma, nell’ambito della manifestazione Ritratti di Poesia, indice la seconda edizione del Premio Ritratti di poesia.si stampi, riservato ad autori/autrici nati/nate a partire dall’1 gennaio 1993 che non abbiano mai pubblicato libri di poesia, su carta e sul web, e che non abbiano ancora sottoscritto contratti di pubblicazione con case editrici.

Coloro che intendono partecipare al concorso dovranno inviare all’indirizzo email ritrattidipoesia.sistampi@ritrattidipoesia.com, a partire dal 7 gennaio 2023 e fino al 7 marzo 2023:

1. una domanda di partecipazione al Premio Ritratti di poesia.si stampi sottoscritta dall’autore/autrice, in cui dovrà essere dichiarato di voler partecipare al concorso come disciplinato nel bando, e che dovrà contenere: a) una breve nota biografica dell’autore/autrice; b) il titolo (che potrà essere anche provvisorio) del libro con cui si intende partecipare; c) i dati completi dell’autore/autrice (nome e cognome; data e luogo di nascita; codice fiscale; indirizzo di residenza o di domicilio; numero di telefono; indirizzo di posta elettronica), accompagnati dalla copia di un documento di identità; d) la seguente dichiarazione: “Il/la sottoscritto/a dichiara di non avere mai pubblicato libri di poesia in opere autonome, su carta e sul web, e di autorizzare la diffusione del manoscritto allegato per i soli fini del Premio Ritratti di poesia.si stampi. Ai sensi dell’art.11 della legge 31/12/1996, n.675, il sottoscritto/la sottoscritta esprime con l’invio del manoscritto partecipante al Premio il suo consenso al trattamento dei dati personali”;

2. un manoscritto in lingua italiana composto da un minimo di 40 a un massimo di 60 testi in formato pdf e in duplice copia, di cui una sottoscritta dall’autore/autrice e una priva di sottoscrizione.

I testi inviati non saranno restituiti.

La partecipazione al Premio è gratuita.

La Giuria della seconda edizione del Premio è composta da:

Stefano Dal Bianco
Filippo La Porta
Isabella Leardini

Il giudizio della giuria per il conferimento del Premio è insindacabile.

Non sarà conferito un premio in denaro. Il manoscritto che risulterà vincitore sarà pubblicato dalla casa editrice Interno Poesia, con la quale l’autore/autrice sottoscriverà un contratto per la pubblicazione entro il 31 dicembre 2023 di un libro “opera prima” con una tiratura iniziale non inferiore a 250 copie e la prefazione di un/una poeta scelto/a dalla casa editrice. La promozione del libro sarà a cura della casa editrice.

Nessun contributo economico sarà richiesto all’autore/autrice per la pubblicazione del libro e per la sua promozione.

Il vincitore/la vincitrice sarà contattato/a dalla società InventaEventi S.r.l. almeno 15 giorni prima della data fissata per Ritratti di Poesia e sarà ospitato/a a Roma nei giorni previsti per lo svolgimento della manifestazione. L’autore/autrice dovrà prendere parte di persona a Ritratti di Poesia, durante la quale sarà sottoscritto il contratto di pubblicazione.

La presenza del vincitore/della vincitrice nei giorni destinati alla manifestazione è condizione necessaria per il conferimento del premio.

La partecipazione al Premio comporta l’accettazione e l’osservanza di tutte le norme presenti nel bando.

Per ulteriori informazioni sul Premio si può scrivere all’indirizzo di posta elettronica carlacaiafa@inventaeventi.com o telefonare al numero: +393386812902.
Tutela dati personali: ai sensi della legge 31/12/96, n.675, art.10, si dichiara che il trattamento dei dati dei/delle partecipanti è finalizzato unicamente alla gestione del Premio.

4ª poesia più letta del 2022

di Natalia Ginzburg

Memoria

Gli uomini vanno e vengono per le strade della città.
Comprano cibo e giornali, muovono a imprese diverse.
Hanno roseo il viso, le labbra vivide e piene.
Sollevasti il lenzuolo per guardare il suo viso,
ti chinasti a baciarlo con un gesto consueto.
Ma era l’ultima volta. Era il viso consueto,
solo un poco più stanco. E il vestito era quello di sempre.
E le scarpe eran quelle di sempre. E le mani erano quelle
che spezzavano il pane e versavano il vino.
Oggi ancora nel tempo che passa sollevi il lenzuolo
a guardare il suo viso per l’ultima volta.
Se cammini per strada, nessuno ti è accanto,
se hai paura, nessuno ti prende la mano.
E non è tua la strada, non è tua la città.
Non è tua la città illuminata: la città illuminata è degli altri,
degli uomini che vanno e vengono comprando cibi e giornali.
Puoi affacciarti un poco alla quieta finestra,
e guardare in silenzio il giardino nel buio.
Allora quando piangevi c’era la sua voce serena;
e allora quando ridevi c’era il suo riso sommesso.
Ma il cancello che a sera s’apriva resterà chiuso per sempre;
e deserta è la tua giovinezza, spento il fuoco, vuota la casa.

Memoria fu pubblicata nel dicembre del 1944 sulla rivista «Mercurio».

Poesia pubblicata il 30 giugno 2022

5ª poesia più letta del 2022

di Giorgio Caproni

Ultima preghiera

Anima mia, fa’ in fretta.
Ti presto la bicicletta,
ma corri. E con la gente
(ti prego, sii prudente)
non ti fermare a parlare
smettendo di pedalare.

Arriverai a Livorno
vedrai, prima di giorno.
Non ci sarà nessuno
ancora, ma uno
per uno guarda chi esce
da ogni portone, e aspetta
(mentre odora di pesce
e di notte il selciato)
la figurina netta,
nel buio, volta al mercato.

Io so che non potrà tardare
oltre quel primo albeggiare.
Pedala, vola. E bada
(un nulla potrebbe bastare)
di non lasciarti sviare
da un’altra, sulla stessa strada.

Livorno, come aggiorna,
col vento una torma
popola di ragazze
aperte come le sue piazze.
Ragazze grandi e vive
ma, attenta!, così sensitive
di reni (ragazze che hanno,
si dice, una dolcezza
tale nel petto, e tale
energia nella stretta)
che, se dovessi arrivare
col bianco vento che fanno,
so bene che andrebbe a finire
che ti lasceresti rapire.

Mia anima, non aspettare,
no, il loro apparire.
Faresti così fallire
con dolore il mio piano,
e io un’altra volta Annina,
di tutte la più mattutina,
vedrei anche a te sfuggita,
ahimè, come già alla vita.

Ricordati perché ti mando;
altro non ti raccomando.
Ricordati che ti dovrà apparire
prima di giorno, e spia
(giacché, non so più come,
ho scordato il portone)
da un capo all’altro la via,
da Cors’Amedeo al Cisternone.

Porterà uno scialletto
nero, e una gonna verde.
Terrà stretto sul petto
il borsellino, e d’erbe
già sapendo e di mare
rinfrescato il mattino,
non ti potrai sbagliare
vedendola attraversare.

Seguila prudentemente,
allora, e con la mente
all’erta. E, circospetta,
buttata la sigaretta,
accòstati a lei soltanto,
anima, quando il mio pianto
sentirai che di piombo
è diventato in fondo
al mio cuore lontano.

Anche se io, così vecchio,
non potrò darti mano,
tu mórmorale all’orecchio
(più lieve del mio sospiro,
messole un braccio in giro
alla vita) in un soffio
ciò ch’io e il mio rimorso,
pur parlassimo piano,
non le potremmo mai dire
senza vederla arrossire.

Dille chi ti ha mandato:
suo figlio, il suo fidanzato.
D’altro non ti richiedo.
Poi, và pure in congedo.

Tutte le poesie (Garzanti,1999)

Foto di Dino Ignani

Poesia pubblicata il 7 aprile 2022

6ª poesia più letta del 2022

di Adrienne Rich

Dediche

So che stai leggendo questa poesia
tardi, prima di lasciare il tuo ufficio
con l’unico lampione giallo e una finestra che rabbuia
nella spossatezza di un edificio dissolto nella quiete
quando l’ora di punta è da molto passata. So che stai leggendo
questa poesia in piedi, in una libreria lontano dall’oceano
in un giorno grigio agli inizi della primavera, deboli fiocchi sospinti
attraverso gli immensi spazi delle pianure intorno a te.
So che stai leggendo questa poesia
in una stanza in cui è accaduto troppo per poterlo sopportare,
spirali di lenzuola ristagnano sul letto
e la valigia aperta parla di fuga
ma non puoi andartene ora. So che stai leggendo questa poesia
mentre il metrò rallenta la corsa, prima di lanciarti su per le scale
verso un amore diverso
che la vita non ti ha mai concesso.
So che stai leggendo questa poesia alla luce
della televisione, dove scorrono sussulti di immagini mute,
mentre aspetti le ultime notizie sull’intifada.
So che stai leggendo questa poesia in una sala d’aspetto
di occhi incontrati che non si incontrano, di identità con estranei.
So che stai leggendo questa poesia sotto il neon
nella noia stanca dei giovani che sono esclusi,
che si escludono, troppo presto. So
che stai leggendo questa poesia con la tua vista indebolita:
le tue lenti spesse dilatano le lettere oltre ogni significato e tuttavia continui a leggere
perché anche l’alfabeto è prezioso.
So che stai leggendo questa poesia in cucina,
mentre riscaldi il latte, con un bambino che ti piange sulla spalla e un libro in mano,
perché la vita è breve e anche tu hai sete.
So che stai leggendo questa poesia che non è nella tua lingua:
di alcune parole non conosci il significato, mentre altre ti fanno continuare a leggere
e io voglio sapere quali sono.
So che stai leggendo questa poesia in attesa di udire qualcosa, divisa tra amarezza e speranza,
per poi tornare ai compiti che non puoi rifiutare.
So che stai leggendo questa poesia perché non c’è altro da leggere,
lì dove sei approdata, nuda come sei.

Cartografie del silenzio (Crocetti Editore, 2000), trad. it. M.L. Vezzali

Poesia pubblicata il 9 febbraio 2022