Alessandro Bergonzoni


Amor abbeverato
alza comunque le mani,
ti son dietro.
Ho una pistola in vita
poi tu la erediterai
quando non ci sarò più.
Slacciare
è da concubine
da barellieri
da chiunque scenda alle mani.
Nasconditi
tra le tue braccia
come un pavimento
tra i piedi.
Impara a correggere ciò che è giusto:
fa che l’errore l’ammiri.
Operati da sveglia
fa’ che diventino tuoi
tutti i bambini senza mondo,
e poi mangiali,
in segno di fierezza.
Per averli protetti
dentro.

 

L’amorte (Garzanti, 2018)

Francesco Vasarri


Erano quindi (ormai è chiaro) larve,
erano quelle. Bianche, indisponibile
lavorìo delle zanne, di mandibole.

Ora nel bolo pallido sarebbe
sangue e inchiostro e il momento
per qualche aggiornamento intorno al teschio,

per una deviazione attorno al teschio.
Perché, pur troppo avide di carne
queste larve, le pavide,
non sono brave a masticarlo
il tempo.

 

Don Giovanni all’ossario (Anterem, 2016)

Michel Faber


F.W. Paine Ltd, Bryson House,
Horace Road, Kingston

Ecco come stanno le cose:
trascorreremo la notte separati.
Ho il tuo nuovo indirizzo
stampato su un bigliettino
ma non conosco la città abbastanza bene
da figurarmi il posto dove stai dormendo.
Inoltre, è tutto finito ormai.
Non sono più necessario ai tuoi bisogni.
Sei con altri della tua stessa razza
e io, alfine, sono assente dalla tua mente.

Ci sono così tante persone alle quali dovrei dire
che mi hai lasciato.
Una sfida per un altro giorno.
Che caldo c’è! Ormai è luglio.
Alzo gli occhi mentre cammino e in cielo
vedo la prima delle lune
che non condivideremo.

 

Undying. Una storia d’amore (La nave di Teseo, 2017), trad. it. L. Manini

Julia Hartwig


Non chiedere

Nel sogno ho fatto in tempo a pensare
cosa accadrà dopo
E mi sono risposta da sola
Perché chiederlo

Quando ci alzeremo
i nostri passi ci condurranno al luogo
che fino ad ora abbiamo cercato invano
E nel sogno io ci credevo e al contempo non ci credevo

E in ciò v’era una sorta di felicità
che si può conoscere solo in sogno

 

Rivista Poesia (n. 250, giugno 2010), traduzione di Francesca Fornari

Valentino Zeichen


Lunedì 1° novembre

Se non fossi un fottuto moralista
scriverei da ebbro
invece scrivo da sobrio
e la spia ne è l’esito noioso.
Pranzo in solitudine
e mi soffermo su
un dolore ignoto.
Bevo vino rosso
sulla carne rossa
come un macellaio.
Siccome m’ubriaco
ci metto tanto
anche a scrivere
una mediocre poesia.

 

Diario 1999 (Fazi, 2018)

Foto di Dino Ignani

Eleonora Pinzuti


E allora?

Lo ripetevi spesso, come poco si potesse.
Eri di quelli che ti guardavano la fronte
a viso aperto, dritto, serio (troppo austero, a volte);

nell’ultima passeggiata volesti che andassimo
sulla spiaggia. Zoppicavamo assieme,
con i piedi affogati nella sabbia.

Ti tenevo forte senza te ne accorgessi
mentre vedevo il vento che ti spazzolava il mento.
Mi indicasti la villetta dove conoscesti Liliana,
dove vivesti la malaria con la forza intonsa
della giovinezza.

Urlavano i gabbiani alti, grandi, avorio
come le tue mani.
Le baracche vuote, la stagione che ti avrebbe
portato altrove ancora un po’ lontana
(per poco).

«E allora?» ripetevi sui sentieri di Senzuno,
e forse anche mentre ti tuffavi, nel luglio del ʼ41
salvandoti per un soffio dall’affondamento
dell’incrociatore Colleoni. Ti levasti da quel gorgo
a bracciate larghe.

A vederti, alto e intero, parevi della razza dei leoni,
di quelli che hanno vissuto senza parole,
senza il fardello del destino.

Sapevi guardare la vita:
nuda, com’era,
e da vicino.

 

Con figure (Zona, 2018)

Tesfalidet Tesfom


Tempo sei maestro
Tempo sei maestro
per chi ti ama e per chi ti è nemico,
sai distinguere il bene dal male,
chi ti rispetta
e chi non ti dà valore.
Senza stancarti mi rendi forte,
mi insegni il coraggio,
quante salite e discese abbiamo affrontato,
hai conquistato la vittoria
ne hai fatto un capolavoro.
Sei come un libro, l’archivio infinito del passato
solo tu dirai chi aveva ragione e chi torto,
perché conosci i caratteri di ognuno,
chi sono i furbi, chi trama alle tue spalle,
chi cerca una scusa,
pensando che tu non li conosci.
Vorrei dirti ciò che non rende l’uomo
un uomo
finché si sta insieme tutto va bene,
ti dice di essere il tuo compagno d’infanzia
ma nel momento del bisogno ti tradisce.
Ogni giorno che passa, gli errori dell’uomo sono sempre di più,
lontani dalla Pace,
presi da Satana,
esseri umani che non provano pietà
o un po’ di pena,
perché rinnegano la Pace
e hanno scelto il male.
Si considerano superiori, fanno finta di non sentire,
gli piace soltanto apparire agli occhi del mondo.
Quando ti avvicini per chiedere aiuto
non ottieni nulla da loro,
non provano neanche un minimo dispiacere,
però gente mia, miei fratelli,
una sola cosa posso dirvi:
nulla è irraggiungibile,
sia che si ha tanto o niente,
tutto si può risolvere
con la fede in Dio.
Ciao, ciao
vittoria agli oppressi.

 

© Inedito di Tesfalidet Tesfom

Marco Pacioni


senso spossato
viso cercato
già partito
lo slabbro sul vetro
se tu ti ostini
e segni
l’orlo del vaso

più grande d’amore
è poesia
che respira anche senza fiato
beltà rende
anche quando canta
il suo contrario

 

Lo sbarco salato del risveglio (Interno Poesia, 2018)

Nella Nobili

al pittore Giorgio Morandi

“Paesaggio 1926”

La casa alta ferma nel tempo
È la mia casa – la mia casa morta,
È la mia casa senza memoria
Senza finestre, senza porta.

Non c’è nessuno dentro.
E io non sono mai stata
Oltre quel muro
Che forse non ha seguito nemmeno –
E forse è solo un muro senza casa
È una ferita che si dilata
Nella memoria.

Tristezza – fammi piangere!
(io vorrei ritornare)

Vorrei con le mani tremanti
Toccare quella casa, quel muro,
Chiamare con voce serena
Un’immagine alla finestra

Un frammento di luce
Una mano sensibile
Che passando mi percuota
La corda del sentimento
Che più non vibra.

Cerco una porta
Un’antichissima porta
Che in altri tempi esisteva.

Nella sera in nita
Che oscilla eternamente
Sulla casa e non discende –
Ti ho perduto adolescenza.

Ma se notte di cielo non viene,
Se non chiudo questi occhi neri,
Se non precipito nel sonno –
Voglio perdere nel mio grido
Anche questa giovinezza.

Non ho nemmeno un filo
Di tristezza da legare
A un ricordo.

 

Ho camminato nel mondo con l’anima aperta (Solferino, 2018), a cura di Maria Grazia Calandrone