Henrik Nordbrandt


Tanto ho pensato a te
e ho scritto tanto di te
senza proprio sapere chi tu fossi.
In tante e tante camere ho dormito
senza averti al mio fianco
e tante son le case
nelle quali ho abitato, senza di te.
Tante son le città in cui non ti ho incontrato.

Tante sono le cose che ho esaurito
o smarrito per via verso di te,
e tante possibilità ho sprecato,
tante vite che la tua presenza qui e ora
mi fa sentire perdute
che ormai ti posso vedere solo
come la luce primaverile che talvolta
sfiora la tua gota o accende l’ardore dei tuoi occhi
lasciando le ombre ancora più fredde e più profonde.

Poesia d’amore del novecento (Crocetti, 2006), trad. it. di Maria Giacobbe

Davide Castiglione


Uno colloca il monitor al centro del tavolo come il fuoco della tribù.
Il blu del video converge i nostri sguardi e siamo un filo più labili,
sfumiamo in qualcosa che inizia, che non si difende più.

Poeti italiani nati negli anni ’80 e ’90. Vol. 3 (Interno Poesia Editore, 2022)

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Anne Stevenson

Ph. Norman McBeath

 

The Miracle of the Bees and the Foxgloves

Because hairs on their speckled daybeds baffle the little bees,
Foxgloves hang their shingles out for rich bumbling hummers,
Who crawl into their tunnels-of-delight with drunken ease
(See Darwin’s pages on his foxglove summers)
Plunging over heckles caked with sex-appealing stuff,
To sip from every hooker an intoxicating liquor
That stops it propagating in a corner with itself.

And this is how the foxglove keeps its sex life in order.
Two anthers – adolescent, in a hurry to dehisce –
Let fly too soon, so pollen lies in drifts about the floor.
Along swims bumbler bee and makes an undercoat of this,
Reverses, exits, lets it fall by accident next door.
So ripeness climbs the bells of Digitalis flower by flower,
Undistracted by a mind, or a design, or by desire.

 

*

 

Il miracolo delle api e la digitale

Poiché la villosità dei suoi maculati canapè spaventa le piccole api,
La digitale espone minuscole insegne onde attrarre ricchi bombi babbei
Che alticci e di buon grado si addentrano nei suoi antri di piacere
(Vedi ciò che Darwin scrisse sulle sue estati con la digitale)
Gettandosi su setole intrise di nettare sensuale
Per suggere da ogni etera liquori inebrianti
E por fine al loro riprodursi in un angolo da sole.

È così che la digitale mette ordine nella sua vita sessuale.
Due antere – adolescenti, smaniosi di giungere al dunque –
Rilasciano anzitempo il polline che a mucchi cade sul fondo.
Strisciando arriva il bombo e se ne fa un panciotto,
Si gira, se ne esce e guarda caso va in consegna alla porta accanto.
Fiore per fiore, si ingravidano le campanule della digitale,
Giammai sfiorate da pensiero, disegno o desiderio.

Le vie delle parole (Interno Poesia Editore, 2018), trad. Carla Buranello

Mark Strand

Ph. Sarah Shatz

Sometimes there would be a fire and I would walk into it
and come out unharmed and continue on my way,
and for me it was just another thing to have done.
As for putting out the fire, I left that to others
who would rush into the billowing smoke with brooms
and blankets to smother the flames. When they were through
they would huddle together to talk of what they had seen –
how lucky they were to have witnessed the lusters of heat,
the hushing effect of ashes, but even more to have known the fragrance
of burning paper, the sound of words breathing their last.

*

A volte scoppiava un incendio e io ci camminavo dentro
e ne uscivo illeso e continuavo per la mia strada,
e per me era soltanto un’altra cosa fatta e finita.
Quanto a estinguere l’incendio, lo lasciavo ad altri
che si gettavano nelle nubi di fumo con ramazze
e coperte per spegnere le fiamme. Una volta finito
facevano crocchio per parlare di quello che avevano visto –
la gran fortuna di aver testimoniato i lucori del calore,
l’effetto acquietante della cenere, ma anche più di aver conosciuto il profumo
della carta che brucia, il suono delle parole che respirano la loro fine.

Uomo e cammello (Mondadori, 2007), a cura di Damiano Abeni

Valerio Cuccaroni

Ph. Dino Ignani

Per diventare un cosmonauta
non serve un nuovo allunaggio
basta una maschera subacquea
già calzata a occhi aperti sulla faccia
perché non perda neppure un attimo
del passaggio alla dimensione acquatica.

Prendi la rincorsa sulla spiaggia
con un passo dopo l’altro sulla sabbia
verso gli atomi di idrogeno e ossigeno
in legame covalente allo stato
liquido, pronto per il salto
in un altro mondo chimico.

Lucida tela (Transeuropa, 2022)

Anne Sexton


Us

I was wrapped in black
fur and white fur and
you undid me and then
you placed me in gold light
and then you crowned me,
while snow fell outside
the door in diagonal darts.
While a ten-inch snow
came down like stars
in small calcium fragments,
we were in our own bodies
(that room that will bury us)
and you were in my body
(that room that will outlive us)
and at first I rubbed your
feet dry with a towel
becuase I was your slave
and then you called me princess.
Princess!

Oh then
I stood up in my gold skin
and I beat down the psalms
and I beat down the clothes
and you undid the bridle
and you undid the reins
and I undid the buttons,
the bones, the confusions,
the New England postcards,
the January ten o’clock night,
and we rose up like wheat,
acre after acre of gold,
and we harvested,
we harvested.

*

Noi

Ero avvolta nella pelliccia
nera, nella pelliccia bianca
e tu mi svolgevi
e in una luce d’oro
poi m’incoronasti,
mentre fuori dardi di neve
diagonali battevano alla porta.
Mentre venti centimetri di neve
cadevano come stelle
in frammenti di calcio,
noi stavamo nel nostro corpo
(stanza che ci seppellirà)
e tu stavi nel mio corpo
(stanza che ci sopravviverà)
e all’inizio ti asciugai
i piedi con una pezza
perché ero la tua schiava
e tu mi chiamavi principessa.
Principessa!

Oh, allora
mi alzai con la pelle d’oro,
e mi disfeci dei salmi
mi disfeci dei vestiti
e tu sciogliesti le briglie
sciogliesti le redini,
ed io i bottoni,
e disfeci le ossa, le confusioni,
le cartoline del New England,
le notti di Gennaio finite alle dieci,
e come spighe ci sollevammo,
per acri ed acri d’oro,
e poi mietemmo, mietemmo,
mietemmo.

Poesie d’amore (Le Lettere, 1996), trad. it. R. Lo Russo

Anne Sexton

Giulia Rusconi


Le strane forme del tempo
mi attirano a te, per esempio
quando spingevi il materassino sull’onda
e la schiuma mi inondava le ginocchia,
il viso gli schizzi, nelle orecchie
il rumore cauto della risacca,
e poi, dopo il sole, tornando
alla tenda in braccio, la tua pelle
aveva un odore forte, di Africa
e di mare bruciato, se davo
alla spalla un bacio di nascosto
sentivo sulle labbra il sale.

Poeti italiani nati negli anni ’80 e ’90. Vol. 3 (Interno Poesia Editore, 2022)

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Claudio Dal Pozzo

sono un bicchiere pieno di pioggia
di quelli abbandonati in piazza
sotto le panche di abete verniciato
le gambe verdi come i cappelli
degli alpini panciuti e sessantenni
penna in testa e t-shirt del dopolavoro

farò da culla a tre fili d’erba spaesati
e a un moscerino che dà di reni per uscire
fino a quando un pallone mi rovescerà
una suola distratta mi farà crepitare
il resto di una cicca infilzerà il mio costato

Spunta per il viaggio verso ovest (Arcipelago Itaca, 2022)

Wisława Szymborska


Poteva accadere.
Doveva accadere.
È accaduto prima. Dopo.
Più vicino. Più lontano.
È accaduto non a te.

Ti sei salvato perché eri il primo.
Ti sei salvato perché eri l’ultimo.
Perché da solo. Perché la gente.
Perché a sinistra. Perché a destra.
Perché la pioggia. Perché un’ombra.
Perché splendeva il sole.

Per fortuna là c’era un bosco.
Per fortuna non c’erano alberi.
Per fortuna una rotaia, un gancio, una trave, un freno,
un telaio, una curva, un millimetro, un secondo.
Per fortuna sull’acqua galleggiava un rasoio.

In seguito a, poiché, eppure, malgrado.
Che sarebbe accaduto se una mano, una gamba,
a un passo, a un pelo
da una coincidenza.

Dunque ci sei? Dritto dall’attimo ancora socchiuso?
La rete aveva solo un buco, e tu proprio da lì?
Non c’è fine al mio stupore, al mio tacerlo.
Ascolta
come mi batte forte il tuo cuore.

 

Ogni caso (Scheiwiller, 2009), P. Marchesani

Leonardo Sinisgalli


La luna sanguina alle corna, mite
Settembre torna ai davanzali.
Ai davanzali una voce balbetta:
Luna, luna nova
Chi ti cerca non ti trova
Chi ti trova non ti aspetta.
Luna mia alta dove
È il gatto riverso che si spulcia?
Io non lo cerco altrove, luna
Amorosa. Bruciano
Gli occhi al buio, brucia
La tuberosa di settembre luna
Sempre dolorosa.

Tutte le poesie (Mondadori, 2020)