Antonio Lanza


Il lavoro che sta per iniziare l’inizio
del lavoro il lavoro che sta per finire
la fine del lavoro tutto qui è predefinito
da voci registrate tutto qui è finalizzato
a che siano in sincrono tutte le attività
ed è di donna gentile la voce che annuncia
l’apertura del centro che augura piacevole
permanenza a chi lo frequenta che dispensa
calorosi buon lavoro a chi vi passa le ore
ed è d’uomo di polso l’attitudine al comando
di uomo cui per istinto si concede ubbidienza
la voce che invita a guadagnare le uscite
la voce che ringrazia per la fiducia accordata.

 

Suite Etnapolis (Interlinea, 2019)

John Taylor

quick crests
waves in the twilight

lines
scribbled
with water
on water

ever less lit

 

now and then
darker speckled shadows
on the shadow of night

ever less lit

 

***

 

rapide creste
onde nel crepuscolo

versi
scarabocchiati
con l’acqua
sull’acqua

sempre meno luminosa

 

di tanto in tanto
chiazze d’ombra più scure
sull’ombra notturna

sempre meno luminosa

 

 

Oblò / Portholes (Pietre vive, 2019), traduzione di Marco Morello

Maria Grazia Calandrone


tutta la vita è stata un esercizio per tornare
al tuo corpo
caldo come la terra

eppure scrivo della solitudine

di cocci d’osso
in conche di sabbia
scavate
con gli occhi delle scimmie che cercano riparo

corpi come scodelle rovesciate
i catini del cranio colmi di cielo

Giardino della gioia (Mondadori, 2019)

Foto di Dino Ignani

Ermanno Krumm


È tutto così semplice, così comodo:
un garage, una discesa e degli alberi,
la pioggia è venuta ieri
e c’è ancora temporale nell’aria
e mille parti d’albero che respirano
e l’erba che brilla sul mio capo

lo senti qui nel trionfo degli animali
nell’ossigeno nei polmoni nella pelle
che respira come un pesce nell’acqua,
sento il motore di un auto,
e piano piano passo là fuori
assieme ai rumori, alle cose che sono lì:

e chissà che andarsene non sia così
mi piacerebbe fosse più benevolo
e meno buio.

 

Animali e uomini (Einaudi, 2003)

Maurizio Rossato


Ti amo
quando mangi dal mio piatto
quando non rispondi e resti pensierosa,
amo la tua espressione imbronciata
quando dico qualcosa di sbagliato,
i tuoi occhi spalancati
quando, forse,
ho detto la cosa giusta.
Ti amo al risveglio,
spettinata, persa in quella bellezza
che solo io possiedo
e che il mondo non conoscerà mai.
Amo quando mi chiami
perché è sempre nel momento sbagliato.
Mi piace spiarti,
mentre cucini
o scegli la frutta,
mentre apri la finestra
o stendi il bucato.
Amo il tuo profumo,
sai di casa.
Amo sentire
il suono dei tuoi piedi scalzi
mentre ti avvicini.
Amo il tuo corpo,
rifugio, riparo, riposo.

 

Inedito

José Saramago

“Non scrivere poesie d’amore”
Rainer Maria Rilke

Perché, Rainer Maria Rilke? Chi impedisce
al mio cuore di amare, e chi decide
le voci che si articolano nel verso?
Cosa c’impone questa mosca cieca
di sommare infinito a infinito?
La scala lunga lunga che salisti
nel vuoto si spezzò, allorché l’ombra
dell’Altro sui gradini si divise.
All’aerea vertigine del tuo volo
la misura del passo io contrappongo,
terrestre sono, e dall’avere terrestre,
uomo mi dico uomo, poesie faccio.

Le poesie (Feltrinelli, 2017), trad. it. F. Toriello

Erica Jong


Nell’attesa che il mio vecchissimo
agopuntore cinese
apra i canali della vita
o chi, bevo il suo tè
ammiro il fiume ghiacciato
dalla finestra
& libero il corpo per ricevere
la forza che guarisce o sigilla
i dono che ho ricevuto
dai morti.

La vita viene dalla morte
come tutti sappiamo
anche se detestiamo ammetterlo.

Rendiamo grazie.
La morte non è la fine
come prova la poesia.

Il mondo è cominciato con un sì (Bompiani, 2019), trad. it. G. Granato

Dimitri Milleri


Accade sì, di immaginarti padre
o ufficiale o docente a spiegare
con leggerezza fibbie contro costole
umiliazioni e insonnia in parti uguali
certo che tutto, poi, trovi il suo posto
in un segreto intento, e di guardarti
come si guarda il vento che circonda
sé stesso dentro marzo, in ogni fronda,
pensando al figlio morto avanti tempo,
e all’ex allievo e al letto del cadetto.

Sistemi (Interno Poesia Editore, 2020)

Corrado Calabrò


Retrogusto

Persistente è l’amaro
che il dolce troppo dolce lascia in bocca

Stordisce più del vino fissare
il cielo estivo dall’alba al tramonto

Sto bene attento a non aprire gli occhi
e a non allungare la gamba:
si risente per anni l’assenza-
-presenza dell’arto amputato

Tutta l’acqua del mare non placa
la sete a chi non la può bere

Lungo è il bisogno d’amore
in chi t’ha amata.

 

La stella promessa (Mondadori, 2011)

Raffaela Fazio


Ho rubato tra le tante
una tua immagine.
Furto lieve
inconsistente

come neve
che esile abbondante
cattura un corrimano
e crede eterno reale
quel possesso
stupita
di essergli infedele
al primo tocco
che la scioglie

così ti tiene
instabile visione
la mia mente

un pensiero
ti copre
un altro fiocco.

L’ultimo quarto del giorno (La vita felice, 2018)

Foto di Dino Ignani