Amelia Rosselli


È una soneria costante; un micidiale compromettersi
una didascalia infruttuosa, e un vento di traverso
mentre battendo le ciglia sentenziavo una
saggezza imbrogliata.

Conto di farla finita con le forme, i loro
bisbigliamenti, i loro contenuti contenenti
tutta la urgente scatola della mia anima la
quale indifferente al problema farebbe meglio
a contenersi. Giocattoli sono le strade e
infermiere sono le abitudini distrutte
da un malessere generale.

La gola della montagna si offrì pulita al
mio desiderio di continuare la menzogna indecifrabile
come le sigarette che fumo.

 

Poesie (Garzanti, 2007)

© Foto di Dino Ignani

Dario Bertini


Se davvero si vuole parlare della gente
non c’è niente di meglio degli obitori,
che tanto si finisce lì lo stesso
perché non serve a nulla correre dietro alla felicità
come se fosse una lucertola stesa al sole.
Tanto varrebbe piantarsi una bussola dentro il petto
e lasciarsi trasportare nella vita
neanche fosse una stanza vuota con un tappeto grigio
bruttissimo a cui tutti cercano di dare fuoco
finché arrivi un bambino, una notte, che dica
non riesco a dormire e fissando uno specchio si chieda
cosa farai da grande? – la risposta è negli occhi
che brillano come bicchieri rotti

voglio fare il concime, fare ridere i fiori

Poesia contemporanea. Quindicesimo quaderno italiano (Marcos y Marcos, 2021), a cura di F. Buffoni

Maria Sole Sanasi d’Arpe


Rinascita

Lo sai che non è vero
sul serio che non mi piace il futuro.
No, non è del domani
che non parlo ma è di questo avvenire
che taccio, del presente
che diviene e non riesco più a vedere.
Resto sorda e mi astraggo:
m’immergo nel mare, nel fondo abisso;
sprofondo nel cuscino
di piume e poi nel dirupo di vuoto
di nuovo mi nascondo.
Sto scappando dal dopo che s’è tinto
di quel male suo tiepido
che logora dentro chi per le scale
da sé si è sempre spinto
e le sale scavandosi le dita.
Qui è la mia risalita.

Poesie italiane 2020 (Elliot, 2021), a cura di Paolo Febbraro

Maria Luisa Spaziani


Scorreva un vento caldo sugli abeti
tenebrosi da secoli, e portava
da fondali africani un grido lungo
come un corno da caccia. Solo il tonfo
delle pigne ritmava il suo ruggito
lontano, quasi musica, e rasente
il disco della luna, rari uccelli
notturni sciabolati sul confine
d’ombra e di luce qui da te giungevano
a portare messaggi che ora il tempo
mi esalta e mi confonde. Fu una notte
di aspettazione, e lento San Lorenzo
si annunciava con pianti di comete,
gigli che si sfogliavano nel buio
senza mani a raccoglierli. Passavano
lungo il tratturo i cani dei pastori,
neri dentro la tenebra dei pini,
i cani, occhi provvidi del giorno
e ora anime perse, inquieti lemuri
dell’estate che scavano entro zone
precluse il loro grido di rivolta,
e da millenni lo affidano al canto
delle sorgenti in corsa verso il mare.

L’occhio del ciclone (Mondadori, 1970)

Foto di Dino Ignani

Frida Kahlo

Frida-Kahlo2

Poesia dedicata a Diego Rivera

Nella saliva
nella carta
nell’eclisse.
In tutte le linee
in tutti i colori
in tutti i boccali
nel mio petto
fuori, dentro
nel calamaio – nelle difficoltà a scrivere
nello stupore dei miei occhi
nelle ultime lune del sole
(il sole non ha lune) in tutto.
Dire “in tutto” è stupido e magnifico.
Diego nelle mie urine – Diego nella mia bocca
nel mio cuore – nella mia follia – nel mio sogno
nella carta assorbente – nella punta della penna
nelle matite – nei paesaggi – nel cibo – nel metallo
nell’immaginazione.
Nelle malattie – nelle rotture – nei suoi pretesti
nei suoi occhi – nella sua bocca
nelle sue menzogne.

 

Lettere appassionate (Abscondita, 2002), trad. it. M. Martignani

Robert Frost

frost

Confidenza con la notte

Io sono uno che ha confidenza con la notte.
Ho fatto nella pioggia la strada avanti e indietro.
Ho oltrepassato l’ultima luce della città.

Sono andato a frugare giù nel vicolo più tetro.
Ho incontrato la guardia nel suo giro
Ed ho abbassato gli occhi, per non spiegare.

Io ho trattenuto il passo e il mio respiro
Quando da molto lontano un grido strozzato
Giungeva oltre le case da un’altra strada,

Ma non per richiamarmi o dirmi un commiato;
E ancora più lontano, a un’incredibile altezza,
Sullo sfondo del cielo un orologio illuminato

Proclamava che il tempo non era giusto, né errato.
Io sono uno che ha confidenza con la notte.

 

Conoscenza della notte e altre poesie (Mondadori, 1995), trad. it. G. Giudici

Wallace Stevens


La donna al sole

È solo che questo calore e movimento non sono come
Il calore e il movimento di una donna.

Non è che ci sia un’immagine nell’aria
Né l’inizio né la fine di una forma:

C’è il vuoto. Ma una donna d’oro compatto
Ci brucia col tocco della veste

E un’abbondanza dissociata d’essere,
Più definita per ciò che è lei –

Perché lei è disincarnata,
E porta l’odore dei campi estivi,

E confessa il taciturno e insieme indifferente,
Invisibile ma chiaro, il solo amore.

Aurore d’autunno (Adelphi, 2014), a cura di N. Fusini

 

Eugenio Montale


Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.

Nelle crepe dei suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
a sommo di minuscole biche.

Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.

Ossi di seppia (Mondadori, 2016)

Emiliano Cribari


vienimi a trovare leggerezza
vieni
venitemi a trovare
idee buone
buone idee
benevolenza
stupore
venitemi a trovare
aria intatta
primavere
sentieri
venitemi a trovare
porte aperte
porte chiuse
tempo andato
tempo rimasto
venitemi a trovare
fate presto
pagine di libro
mani libere
domande
preghiere
vienimi a trovare
poesia
vieni in silenzio
porta semi e pazienza
sento i ricordi arrivare
e mattine lunghissime di sole
venitemi a trovare
venite senza idee
senza programmi
venite mentre smetto
di provare a trattenere ogni istante
e godo del polline
nel polline
dell’ape
vienimi a trovare sonno antico
raccontami
cosa facevano i miei nonni
quarantuno anni fa a quest’ora
vienimi a trovare pace
dopo la morte
vienimi a trovare fortuna
perché io ti dica chi è mio figlio
venitemi a trovare
padre e madre
finché potete

Inedito