Vladimir Nabokov


La poesia

Non la poesia d’occaso che plasmi quando pensi ad alta voce,
con il suo tiglio in inchiostro di china
e i fili del telegrafo sopra la rosea nube;

né l’interno tuo specchio, con le fragili
spalle nude di lei che ancora vi balenano;
non il lirico clic di una rima tascabile,
il motivetto che ti dice l’ora;

e non le monetine e i pesi sui giornali
della sera impilati nella pioggia;
non i cacodemoni del tormento carnale;
non la cosa che puoi dire assai meglio
in prosa…

ma la poesia che piomba da altezze sconosciute
quando attendi gli spruzzi dalla pietra
laggiù lontano, e corri alla penna come un cieco,
e dopo giunge il brivido e poi ancora…

nel viluppo dei suoni, leopardi di parole,
insetti come foglie, ocellati uccelli
si fondono formando una silenziosa, intensa
trama mimetica del perfetto senso.

 

Traduzione di Massimo Bocchiola

Rivista Poesia n.55, ottobre 1992

Marie Luise Kaschnitz


Diese drei Tage

Diese drei Tage
Vom Tod bis zum Grabe
Wie frei werd ich sein
Hierhin und dorthin schweifen
Zu den alten Orten der Freude

Auch zu euch
Ja auch zu euch
Merkt auf
Wenn di Vorhänge wehn
Ohne Windstoß
Wenn der Verkehrslärm abstirbt
Mitten am Tage
Horcht

Mir einer Stimme die nicht meine ist
Nicht diese gewohnte
Buchstabiere ich euch
Ein neues Alphabet

In den spiegelnden Scheiben
Lasse ich euch erscheinen
Vexierbilder
Alte Rätsel
Wo ist der Kapitän?
Wo sind die Toten?
Dieser Frage
Hingen wir lange nach

Zur Beerdigung meiner
Wünsche ich mir das Tedeum
Tedeum laudamus
Den Freudengesang
Unpassender-
Passenderweise

Denn ein Totenbett
Ist ein Totenbett mehr nicht
Einen Freudensprung
Will ich tun am Ende
Hinab hinauf
Leicht wie der Geist der Rose

Behaltet im Ohr
Die Brandung
Irgendeine
Mediterrane
Die Felsenufer
Jauchzend und donnernd
Hinab
Hinauf.

 

Gedichte (Suhrkamp Verlag, 1975)

*

 

Questi tre giorni

Questi tre giorni
Dalla morte fino alla tomba
Come sarò libera
Vagare qua e là
Ai vecchi luoghi della gioia

Anche da voi
Sì anche da voi
Fateci caso
Se le tendine sventolano
Senza raffiche di vento
Se il rumore del traffico si estingue
In pieno giorno
State in ascolto

Con una voce che non è la mia
Non questa abituale
Compito per voi
Un nuovo alfabeto

Riflessi nei vetri
Vi farò apparire
Figure enigmatiche
Vecchi indovinelli
Dov’è il capitano?
Dove sono i morti?
A queste domande
Siamo stati attaccati a lungo

Al mio funerale
Desidero il Tedeum
Tedeum laudamus
Il canto di gioia
Inopportuna-
Opportunamente

Perché un letto di morte
Non è più un letto di morte
Alla fine voglio fare
Un salto di gioia
Giù su
Leggera come lo spirito della rosa

Trattenete nell’orecchio
Il frangente
Un qualche
Mediterraneo
Le coste rocciose
Esultante e fragoroso
Giù
Su.

 

Traduzione in italiano di Daria De Pellegrini

Francesca Serragnoli


Questa reticenza invade il mare
offre tè alle distanze alle rive
che increspano le dita nella tazza
raccolgono la schiuma con la lingua
il tuo cuore ridesta la mano a cobra
intravede l’acqua ricamata di brividi
sinuoso argomento che gira nello scheletro
il caos d’essere attraversati
da un altrui penoso silenzio
non più attraenti per alcun agguato
la medaglia del volto brillare a vuoto
con quel rintocco che lacera la piazza.

 

Inedito di Francesca Serragnoli

Simone Di Biasio

La nostra terra è lontana, nel sud,
calda di lacrime e di lutti. Donne,
laggiù, nei neri scialli,
parlano a mezza voce della morte,
sugli usci delle case.

Salvatore Quasimodo, “Giorno dopo giorno”

Vivere ha l’altezza della cucina o del telefono
lungo il corridoio in cui la casa lascia forma
sulla tua vecchia schiena e tu curva in avanti
sgrani gli occhi sgrani i rosari, tu piena di grazia
cerchi nella credenza gli affetti personali
e l’artrosi che di te si nutre t’ha fatta davanzale
da cui ci possiamo affacciare, guardare fuori
o aspettare che faccia giorno dai tuoi occhi verdi.

 

Inedito da Panasonica (in pubblicazione per “Il Ponte del Sale”)

Edna St. Vincent Millay


L’amore non è cieco. Basta un occhio
per vedere che non sei bello, oppure
quante donne lo sono. Vedo tutti
i tuoi difetti: gli occhi dilatati,
alta la fronte. Di principi estetici
sono troppo imbevuta, fin da piccola,
per poter liberare la mia mente,
dirti perfetto e amarti da morire.
Più sottile è il potere dell’amore:
ha tanta forza che dico “Non bello”
come dicessi “Non qua” o “Non là”
“distesa”, oppure “a scrivere una lettera”.
So cos’è il bello di cui tutti parlano;
ma mi chiedo se sia così importante.

L’amore non è cieco (Crocetti, 2001), trad. it. S. Raffo

Evelyn Schlag

Evelyn-Schlag_

 

Decisioni

Mio nonno l’uomo più tenero
della terra il primo che ho amato
aveva raccolto in un album di fotografie
del congresso del partito a Norimberga
vorrei chiedergli come si arrivò a tanto
ma è morto prima che compissi sei anni.

Al caffè con biliardo sala
da ballo troppo piccola avevo due
corteggiatori dal nome uguale cosa
che non è mai più ripetuta mi decisi
per quello che si batteva a duello ricucii
per cinque anni le ferite nella sua uniforme da studente.

Mio nonno non può più
chiedermi come mai non l’altro?
Gli risponderei neppure lui
sarebbe stato quello giusto.
E niente insegna così tanto a odiare
la guerra come la guerra.

 

Luci Lune Luoghi – Antologia della poesia austriaca contemporanea (Marcos Y Marcos, 1999), trad. it. L. Reitani

Arzachena Leporatti


quello che non sai di me te lo dico piano
(è rimasto poco da dire)
te lo spingo delicato
fra le orecchie e il collo
e tu lo afferri
lo ripeti senza parole
lo tieni stretto a te
lo comprendi
siamo uguali
pezzi di carne
emozioni
brividi
paure che si nascondono per rimpicciolirle
quello che non so di te
(forse un po’ di più)
non voglio saperlo
voglio sorprenderti in forme diverse
a sentire questi stessi sussulti
piegarmi in due per le fitte al petto
e pensare
stai tranquilla
è solo il cuore

 

Anatomia di una convivenza (Interno Poesia, 2018)

Giacomo Noventa


El saòr del pan, e la luse del çiel
Gèra inçerti prima de tì.
Ancùo me par una grazia el me pan,
E me continuo, vardando nel çiel.
Ancùo so che Dio no’ pol esser
Lontan da mi:
E ch’el xé dapartuto.
Mi te strenzo: e, cô i me brassi te perde,
Mi te çerco e te trovo partùto.

 

*

 

Il sapore del pane, e la luce del cielo
Erano incerti prima di te.
Oggi mi sembra una grazia il mio pane,
Ed è un continuarmi, guardando nel cielo.
Oggi so che Dio non può essere
Lontano da me:
E che è dappertutto.
Io ti stringo: e, quando le mie braccia ti perdono,
Io ti cerco e ti trovo dappertutto.

 

Versi e poesie (Marsilio, 1996)

Fabrizio Cavallaro


C’è un tempo per l’amore giovane,
un corso di fiume che s’impenna
al limitare della foce, poi rientra
nel letto di ogni insonnia plausibile
ogni ritorno al batticuore primario,
il tempo in cui l’adolescenza rimane
strascico appeso alla corsa
velo bianco di sposa che si sporca,
dopo si osserva la scia di cometa
con occhi spalancati e pazienti.

 

Estività (Ensemble, 2018)

Pablo García Baena


Autunno a Malaga

Ospite leggero l’autunno arriva
silenzioso fino a Malaga. Io prego
per le sue bende benefiche di pioggia
che fasciano il dolce cuore malandato
dell’estate e della sua carne. Bacio fiamme
nelle morenti foglie del ricordo.
Addio, fredda piazzetta. Sulla panchina
distende ottobre stracci verdastri.
Cadono frutti e uccelli. La nebbia
cicatrizza i baci.

Rumore occulto. Poesie 1946-2006 (Passigli, 2018), trad. di Alessandro Mistrorigo