Mark Strand


C’è un’isola nelle tenebre, un luogo di sogno
dove il frusciare del vento vaga su prati bianchi
e scarmiglia le foglie alle piante, le piante alte
venate d’oro che lì fiancheggiano i viali;
e i nuovi arrivati sono felici d’essere le sericee
vestigia di ciò che son stati ma non sanno ricordare;
si muovono al rumore degli astri, che pure è immaginato,
ma a chi importa… le colonne levigate che scorgono
può darsi non siano che fasci di luce, ma per chi
persevera a vivere nel fulgore delle proprie vestigia
ciò conta poco. C’è un’isola
nelle tenebre e tu ti ci troverai, prometto, tu
sarai con me in paradiso, nell’unica stagione dell’essere,
nel luogo del per sempre, tu troverai te stesso. E là
le foglie muteranno colore e mai cadranno, là il vento
canterà e sarà la tua voce come fosse la prima volta.

Uomo e cammello (Mondadori, 2007), trad. it. D. Abeni

Umberto Fiori


Sulla mia faccia tesa il Conoscente
vede tatuarsi
i vispi ghirigori del suo assolo.

Si ferma. “Fiori… vedi come ti agiti?
Qualsiasi cosa non assomigli a te
la senti come un’offesa… Sempre a disagio
sei, sempre in guardia. Tutto sul serio, prendi.
Tendi il collo, mi guardi di traverso
come se l’universo fosse in pericolo.
Ma non lo senti che nemmeno
una frase, di quello che dico, è mia?
Dài, ti prendevo in giro! Un po’ di spirito,
di leggerezza, di ironia…
Figlio mio…
tu capisci soltanto abbasso e viva!

C’è veramente da meravigliarsi
che dopo tanti anni di fanfare,
di cori, di proclami, tu ti sia
messo in mente di scrivere.

Addirittura poesia…”

Il Conoscente (Marcos y Marcos, 2019)

Tiziano Scarpa


Poesia scritta dalle parole #11

La disfatta non è morire
ma avere sprecato la vita.
Noi parole conosciamo due modi
per contrastare la disfatta.

Il primo è predisporre l’esecuzione perfetta,
preparata accuratamente in disparte
per essere messa in atto una volta,
una volta sola.
Ne sono buoni esempi
la ginnastica artistica,
il pattinaggio su ghiaccio.
In un minuto di gara ci si gioca
anni di allenamento.
Non ne sono buoni esempi
questi versi.

L’altro modo è accumulare tentativi
pubblici, ufficiali, documentati.
Una marea di esecuzioni sghembe
che, per la legge dei grandi numeri,
ogni tanto può produrre qualche apice,
un gesto venuto bene,
un talismano da imparare a memoria.

(in fin dei conti Shakespeare e Picasso
hanno prodotto una grande quantità di
roba così così,
e un sacco di giornate di Francesco d’Assisi
non sono state considerate degne
di essere raccontate)

Potrai sempre dire di essere stato
la parte mediocre di un grand’uomo.

 

Le nuvole e i soldi (Einaudi, 2018)

Silvio Raffo

 

 

 

 

 

 

 

 

C’era una volta una cucina, un grato
sentore di carbone e pan tostato
Una scala saliva all’abbaino:
se il bimbo s’affacciava all’ammezzato,
la vecchia non smetteva di cucire
e al suo regno di spilli lo invitava
La mamma era partita dal mattino
ma nella casa ancora risuonava
l’eco della sua voce all’imbrunire

 

Io sempre a te ritorno – Poesie per la madre (Crocetti, 2001)

Octavio Paz


Destino del poeta

¿Palabras? Sí, de aire,
y en el aire perdidas.
Déjame que me pierda entre palabras,
déjame ser el aire en unos labios,
un soplo vagabundo sin contornos
que el aire desvanece.

También la luz en sí misma se pierde.

 

*

 

Destino del poeta

Parole? Sì, d’aria,
perdute nell’aria.
Lascia che mi perda tra le parole,
lascia che sia l’aria sulle labbra,
un soffio vagabondo senza contorni,
breve aroma che l’aria disperde.

Anche la luce si perde in se stessa.

 

Libertà sulla parola (Guanda, 1965), trad. it. G. Bellini

Martina Germani Riccardi


long time lava

non mi basta nessun passo.
rivoglio tutto
quello che non ho avuto.

una cartella vuota che porta il mio nome
i treni
con una direzione.

intanto ho espresso
un desiderio complesso,
ho gridato aiuto.

mi hai detto per il tuo cuore grazie
ti ho detto mi manchi anche tu, e ti amo
da quest’isola

 

Le cose possibili (Interno Poesia Editore, 2016-2019)

Foto di Assunta D’Urzo

Domenico Brancale


Me vulisse fa’ crede ca si turnere lla
andò cchiù pésele di na fronne
’ggi state ngullate allu viente

– o parole mucche so’ mattutine
ppi rivegghié o muorte

truvere angòre tutte chille cose ca ’ggi vessute
senz’ u pinziere de vive
quanne u tiempe canosce sule u presente
passate o future ca sìie.

Mo, mo, mo! Accussi si ghìnghiene o recchie.
Mo i’è ’a garámme andò s’addrùpene o suonne nuoste.

Me vullisse fa’ crede ca abbevèsce angòre culle paise
o pedecate nu mumente prime de ll’ombre.

 

*

 

Vorreste farmi credere che se tornassi là
dove più leggero di una foglia
sono stato incollato al vento

– le parole in bocca sono aurora
che svegliano i morti

troverei ancora tutto quello che ho vissuto
senza avere il pensiero di vivere
quando il tempo conosce solo il presente
passato o futuro che sia.

Ora, ora, ora! Di questo si riempiono le orecchie.
Ora è il precipizio della memoria in cui precipitano i sogni.

Vorreste farmi credere che esiste ancora quel paese
le mie orme un attimo prima dell’ombra.

Scannaciucce (Mesogea, 2019)

Eleonora Rimolo

Quell’abbraccio te lo sei preso tutto,
lo hai sentito premere tra le scapole:
un bene semplice che non ti raggiunge.
È una trincea la casa materna dove mi ospiti,
in cui i morti spiano le mie voglie, i tuoi gesti
misurati: non eccedi in niente, emargini
ai miei occhi le stanze più intime, chiedi scusa
per il disordine e poi dici di no, pronunci
le parole vuoto e fermo per intendere una fine,
per benedire nel sonno dopo la fatica
questo uso incosciente dell’affetto.

Poeti italiani nati negli anni ’80 e ’90. Vol. 1 (Interno Poesia Editore, 2019)

Foto di Daniele Ferroni

Marcel Proust


Lasciate piangere il mio cuore tra le vostre mani refrattarie,
il cielo scolorito fa appassire lentamente
il fiore dei vostri occhi chiari che quietamente
abbassa sul mio cuore le sue corolle affascinate.

Che le vostre ginocchia mi siano pacifico giaciglio,
vestito dei vostri sguardi avrò caldo per la notte
e, sorvegliante magico, il vostro afflato terrà lontano
tutto ciò che insudicia e ciò che schernisce e ciò che nuoce.

Il porto e i campi sono neri; dopo il giorno beffardo
la consolante notte viene intrisa di lacrime
e permeando di dolcezza la nebbia dispersa
i fuochi del desiderio di te si accendono nel mio cuore.

Poesie d’amore (Mimesis, 2018), a cura di R. Bertoldo