Cecilia Roda


/a·mà·re/

Una delle cose che più amo di te
è il tuo uso perfetto dei congiuntivi
e da quando ti ho conosciuto
non solo ti dedico il mio presente,
il mio passato, il mio futuro
e il mio trapassato remoto
che fa paura solo a dirlo
e che è già parecchio indicativo
ma anche, anzi soprattutto, il mio congiuntivo,
il condizionale e il gerundio
perché amando te ho visto
l’infinito.

L’amore da quando ci sei tu (Interno Poesia Editore, 2021)

Acquista ora

Roberta Lipparini


Stasera vorrei mille bambini da addormentare
Ci passerei la notte fino a domani
a baciare mille fronti
mille piccole mani
A spegnere lampade colorate
a raccontare storie di fate
Una notte senza sogni e senza pensieri
ad ascoltare quei respiri leggeri
quel lievissimo rumore
che mi fa sembrare il mondo migliore
Fino all’alba, finché il buio resiste
perché se li guardo
riesco a non essere triste

da Notte di pane e zucchero

Osip Mandel’štam


Non dirlo a nessuno,
ciò che hai visto, scordalo —
l’uccello, la vecchia, la cella
o altro ancora.

Ti invaderà altrimenti,
schiuse le labbra,
sul far del giorno
un aghiforme tremore.

Ricorderai nella dacia la vespa,
l’astuccio d’inchiostro infantile
o i mirtilli nel bosco,
che non hai colto mai.

Ottobre 1930

Quaderni di Mosca (Giulio Einaudi editore, 2021), a cura di Pina Napolitano e Raissa Raskina

Felicia Buonomo

Giornale

Trattengo il dolore che dall’ipotalamo
sale alla smorfia della fronte.
Come se concentrarti davanti
possa trattenermi nel te che vorrei.
Sfoglio il giornale dei fallimenti voluti:
fitta, caduta, risalita. Vano tentativo di ascesa.
Dalla tv il sottofondo dell’emergenza.
La colonna sonora della mia speranza.
Vago tra i ventricoli che si ostinano
a pompare il sangue ormai versato.

Sangue corrotto (Interno Libri Edizioni, 2021)

Acquista ora

Claudia Di Palma


Se io ora dormissi, almeno per un po’,
mi separerei dal mondo, taglierei da me
la tua figura, resterei da sola nel buio.
Non posso.
Sono ciò che vedo, il volto dove mi incastro.
Devo tenere gli occhi aperti per essere, devo
guardarti incessantemente.
Poi tu chiudi le imposte, sciogli le lenzuola,
e io ci provo a calare il sipario,
e respirare profondamente
— si chiama respirazione diaframmatica
questa cosa che io provo a fare,
questa marea — sul tuo guanciale.

Atti di nascita (Minerva, 2021)

Anna Achmatova

In giardino la musica suonava

In giardino la musica suonava
un suo inesprimibile dolore.
Fresco ed aspro sentore di mare
esalavano le ostriche nel ghiaccio.

Mi ha detto: “Sono un amico fedele!”
ed ha toccato il mio vestito.
Com’è diverso da un abbraccio
il contatto di queste mani.

Così si lisciano gatti o uccelli,
così si guarda a flessuose amazzoni…
Solo un riso negli occhi tranquilli
sotto l’oro leggero delle ciglia.

Ma le voci di mesti violini
cantano, dietro un velo di fumo:
“E dunque benedici i cieli: sei
la prima volta sola con l’amato”.

 

La corsa del tempo. Liriche e poemi (Einaudi, 1992), trad. it. Michele Colucci

Claudia Masín


La luna

Como si hubiera alcanzado un punto de máximo esplendor,
a partir del cual ya no pudiera
María Negroni

Después de una cierta hora, las calles se vacían
y yo salgo a olvidarte. Es más fácil en las calles
vacías. Me pierdo como una piedra terrestre
arrojada a territorio lunar. Entonces la luna se vuelve
una playa bañada por la luz del Mediterráneo,
donde jugaba de niño. No puedo volver a tomar
lo que he perdido, nadie puede. Si no está
permitido el regreso y no deseo avanzar,
quizás debería tener miedo, pero me enseñaste
a no temer, a estar despierto hasta tarde
en la casa desierta escuchándote cantar, con la promesa
de que el sueño llegaría. Aún soy el niño
que atraviesa la noche en su nave, un pequeño
astronauta. Hemos perdido contacto con la base,
nos hemos quedado solos aquí arriba, las constelaciones
y yo. Dame la calma, dame el silencio que acaricia,
no este silencio como una aguja que cruza lentamente
la frontera de las venas y apacigua
el rumor de la sangre pero no alcanza
a apaciguar el deseo de tocarte. ¿Cómo voy a construir
mi casa lejos de la tuya, de dónde van a sacar mis manos
el oficio de poner cada ladrillo uno encima del otro
para levantar una pared que nos separe? No sabría.
Me decías que algún día vendrían a buscarme
los extraterrestres, que yo no pertenecía a este planeta.
Nos reíamos. Yo, desde entonces, no he hecho otra cosa
que preparar con paciencia mi bolsito a la espera
de que llegue ese día. Tu voz es el hilo de seda
que conduce a las ruinas de la luna. Madre – te dije –
no tengo sueño todavía.

Todos los poemas de La vista están basados en películas. La luna es de Bernardo Bertolucci, Italia, 1979

 

*

 

La luna

Come se avesse raggiunto un punto di massimo splendore
a partire del quale non potesse più
Maria Negroni

Dopo una certa ora, le strade si svuotano
e io esco per dimenticarti. É più facile nelle strade
vuote. Mi perdo come una pietra terrestre
scagliata sul territorio lunare. Allora la luna si trasforma in
una spiaggia bagnata dalla luce del Mediterraneo,
dove giocavo da bambino. Non posso tornare a prendere
quello che ho perso, nessuno può. Se non è
consentito il ritorno e non desidero avanzare,
forse dovrei avere paura, però mi hai insegnato
a non temere, a rimanere sveglio fino a tardi
nella casa deserta ascoltandoti cantare, con la promessa
che il sonno sarebbe arrivato. Sono ancora il bambino
che attraversa la notte con la sua nave, un piccolo
astronauta. Abbiamo perso il contatto con la base,
siamo rimasti soli quassù, le costellazioni
ed io. Dammi la calma, dammi il silenzio che accarezza,
non questo silenzio come un ago che incrocia lentamente
la frontiera delle vene e placa
il rumore del sangue però non riesce
a placare il desiderio di toccarti. Come costruirò
la mia casa lontano dalla tua, da dove prenderanno le mie mani
l’arte di mettere ogni mattone uno sopra l’altro
per alzare una parete che ci separi? Non saprei.
Mi dicevi che un giorno sarebbero venuti a cercarmi
gli extraterrestri, che io non appartenevo a questo pianeta.
Ridevamo. Io, da quel momento, non ho fatto altro
che preparare con pazienza il mio sacchetto in attesa
che arrivi questo giorno. La tua voce è il filo di seta
che conduce alle rovine della luna. Madre – ti dissi –
ancora non ho sonno.

Claudia Masin, La vista. Traduzione: Roberta Colucci Carluccio
*Tutte le poesie de La vista, sono basate su differenti film. La luna è di Bernando Bertolucci, Italia, 1979

Franco Fortini


Non domandare, è male, la fine mia, la tua.
Non cercar gli oroscopi. Ti basti,
quel che sarà, patire.
Altri inverni verranno o questo è l’ultimo
che ora affanna ai promontori il mare
Tirreno. Tu che sai,
versa altro vino: la vita è breve, è lunga
la speranza. Recidila. Ti parlo e
l’ora va. Ridi al giorno. Altro non c’è.

Composita solvantur (Einaudi, 1994)

Vincenzo Cardarelli


Ottobre

Un tempo, era d’estate,
era a quel fuoco, a quegli ardori,
che si destava la mia fantasia.
Inclino adesso all’autunno
dal colore che inebria,
amo la stanca stagione
che ha già vendemmiato.
Niente più mi somiglia,
nulla più mi consola,
di quest’aria che odora
di mosto e di vino,
di questo vecchio sole ottobrino
che splende sulle vigne saccheggiate.

Sole d’autunno inatteso,
che spendi come in un di là,
con tenera perdizione
e vagabonda felicità,
tu ci trovi fiaccati,
vòlti al peggio e la morte nell’anima.
Ecco perché ci piaci,
vago sole superstite
che non sai dirci addio,
tornando ogni mattina
come un nuovo miracolo,
tanto più bello quanto più t’inoltri
e sei lì per spirare.
E di queste incredibili giornate
vai componendo la tua stagione
ch’è tutta una dolcissima agonia.

Opere (Mondadori, 1981)

Matteo Persico


Bertillonage

Ho l’ambizione di credere e crepare, così
erede da ambo i lati, campione d’incassi
dei peggio supermercati, lì dove tutto si scolla
senza farti patire la fame del mondo.
Hai mai sentito? Trombato
da un miracolo: eccolo di nuovo in radiodiffusione, il cosmo
vorrebbe scambiare due parole – in fermento finché dura –
due domande ai traditori: colpevoli da non dire,
senza appello per quanto.

Ora – nel passato – ci facciamo belli fintanto a camminare,
i compagni che non si lamentano negli «OK» generali
e fanno cenno: così per poco ancora, ma si può andare.
Tanto è già di dominio pubblico, il bertillonage, misura di noi
in ogni e-commerce e locale del centro,
abbiamo i rammendi stampati in fronte: qualcuno ci fermi.

Perdio, qualcuno ci fermi.

Inedito