Dario Bellezza


Ecco i tranquilli giorni, le muse inquiete
riscattando la monotonia; malinconia è
nettare infernale; l’estate come fosse
tornata l’infanzia delle vacanze: mare,
sole, sole, mare, abbracciato all’enigma
del futuro chiudendo in povertà i giorni
tutti uguali con il cuore a registrare
su un misero giaciglio in una casa
presa in affitto i puerili battiti
d’amore che mai più proveremo, così
sentimentali, così audaci nello sperpero
della pubblica energia. Dove è ormai
la poesia, la sublime immagine di me
ragazzo, amico della morte, la luna
vergognosa delle cartoline illustrate
con tutto il “melo” della accidia bisognosa
di fare soldi, avendo solo mille lire
in tasca ed essendo giovani, tanto giovani!
Non c’è speranza, qui, in questa Italia
provinciale ad una vita da poeta, cioè
in una vera società dove il teatro sia
teatro quotidiano di eventi tutti
scombinati dalla clessidra dei sentimenti.
Dove l’odio immaginario avvampi fino
a distruggere l’altro me stesso dell’odio.

Tutte le poesie (Mondadori, 2015)

Fabrizio Bajec


Fondazione Dolores Olmedo

su due tele di Diego Rivera

1.

le nubi hanno cicatrici
che l’aquila non potrebbe mai conoscere
e il francese è pronto a morire
per mano dei resistenti dai grandi cappelli
il sangue produce curve e volute
tipiche del corpo di una montagna
sulla quale hanno piantato tre croci
una per l’imperatore e due per l’esempio
Dio non salverà il Messico da alcuna oppressione

2.

vestita sei un campo di mais
una distesa di miglio verde e fiero
di nutrire il suo paese
ma nuda sei una spiaggia di notte
un mare nero in movimento
con la sua spuma cinerea
carne da plasmare ventre vergine
anche dopo tanti figli scuri
gigante piegato sul suo utero
vulcano di passioni trattenute
e rilasciate con l’aiuto di un nettare d’agave

Sogni e risvegli (Amos, collana A27, 2021)

André Naffis-Sahely

The Other Side of Nowhere

Thirty feet above the ground, in a warehouse
in the industrial outskirts
of a city we’d never lived in,
I knelt inside the near-empty container

to contemplate our nomadic misery:
mismatched chairs, kitchen appliances
older than me, baby clothes,
framed diplomas, books in a language

my father never taught me (it would 
have stunted my assimilation)
and in my head, an email from my mother
that read, “we’re doomed, save what you can.”

So there I was, on the other
side of nowhere in sunny Italy… Despite
the technological changes around us,
disasters still travel in telegrams: Bankrupt. STOP.

Sorry. STOP. Homeless. STOP…
Remember, brother,
when our parents calling us
‘global citizens’ inspired great hope?

But the world proved too tribal for us
and so your suitcase shall be your only friend
while Shi Huang’s fantasy of a Godly Wall
proliferates across the planet.

Weeks ago, two cops in Catania
stung a sixteen year old boy from Darfur
with cattle-prods to impart the following lesson,
whatever the government says, 

you’re not welcome here.’
As if one needed the reminder…
All across the boot, the green-
shirted faithful lift their pitchforks

to chase the monster of Otherness,
so don’t ask me why I love
to leave and hate returning.
(Is the answer somewhere inside this container?

It isn’t… but remember Cicero’s saying,
there’s no cure for exile except to love 
every city as you would your own, 
but the past is always easier… )

When I was young, I fancied
myself Indiana Jones; later,
with erudition, came realer idols:
Petrie, Schliemann, Carter, Kenyon—

but you cannot rescue history from dust—
all you save one day will crumble
in your hand. “Trash or burn the rest”
I told the warehouse worker

as we rode the forklift back to earth.
Damn whoever said
that hell was down below;
they clearly never went there.

Florence

*

L’altro lato del nulla

A dieci metri da terra, in un deposito
nelle periferie industriali
di una città dove non avevamo mai vissuto,
m’inginocchiai dentro il container quasi vuoto

a contemplare la nostra miseria nomade:
sedie spaiate, elettrodomestici
più vecchi di me, vestiti da neonato,
diplomi incorniciati, libri in una lingua

che mio padre non mi aveva mai insegnato
(avrebbe inibito la mia assimilazione)
e in testa, una mail della mamma
che diceva ‘siamo rovinati, salva quello che puoi’.

Così eccomi, dall’altro lato
del nulla nell’assolata Italia…Nonostante
i cambiamenti tecnologici
i disastri viaggiano ancora per telegramma: bancarotta. STOP.

Scusa. STOP. Senzatetto. STOP.…
Ricordi, fratello, quando chiamandoci ‘cittadini globali’
i nostri genitori ci ispiravano grande speranza?

Ma il mondo si è dimostrato troppo tribale per noi
e dunque la valigia sarà il tuo solo amico
mentre il sogno di Shi Huang di un Muro Divino
prolifera nel pianeta.

Settimane fa due poliziotti a Catania
hanno ferito un sedicenne del Darfur
con pungoli del bestiame per questa lezione
qualsiasi cosa dica il governo,

tu non sei il benvenuto qui.
Come ci fosse bisogno di ricordarlo…
Lungo tutto lo stivale, i fedeli in camicia
verde sollevano forconi

per cacciare il mostro dell’Altro,
dunque non chiedermi perché amo
partire e odio tornare.
(la risposta da qualche parte in questo container?

No…ma ricorda il detto di Cicerone,
non c’è cura per l’esilio tranne amare
ogni città come faresti con la tua,
ma il passato è sempre più facile…)

Quando ero giovane sognavo
di essere Indiana Jones; più tardi,
con l’erudizione vennero idoli più reali:
Petrie, Schliemann, Carter, Kenyon—

Ma non puoi salvare la storia dalla polvere-
tutto quello che salvi un giorno ti si sbriciolerà
in mano ‘Butta o brucia il resto’
ho detto all’operaio del deposito

mentre scendevamo a terra col carrello.
Accidenti a chiunque abbia detto
che l’inferno era giù in basso:
chiaro che non ci sono mai andati.

Firenze

 

Traduzione in italiano di Stefania Zampiga

Guillaume Apollinaire

apollinaire

Il ponte Mirabeau

Sotto Pont Mirabeau la Senna va
E i nostri amori potrò mai scordarlo
C’era sempre la gioia dopo ogni affanno

Venga la notte suoni l’ora
I giorni vanno io non ancora

Le mani nelle mani restiamo faccia a faccia
E sotto il ponte delle nostre braccia
Stanca degli eterni sguardi l’onda passa

Venga la notte suoni l’ora
I giorni vanno io non ancora

L’amore va come quell’acqua fugge
L’amore va come la vita è lenta
E come la speranza è violenta

Venga la notte suoni l’ora
I giorni vanno io non ancora

Passano i giorni e poi le settimane
Ma non tornano amori né passato
Sotto Pont Mirabeau la Senna va

Venga la notte suoni l’ora
I giorni vanno io non ancora

 

*

 

Sous le pont Mirabeau coule la Seine
Et nos amours
Faut-il qu’il m’en souvienne
La joie venait toujours après la peine

Vienne la nuit sonne l’heure
Les jours s’en vont je demeure

Les mains dans les mains restons face à face
Tandis que sous
Le pont de nos bras passe
Des éternels regards l’onde si lasse

Vienne la nuit sonne l’heure
Les jours s’en vont je demeure

L’amour s’en va comme cette eau courante
L’amour s’en va
Comme la vie est lente
Et comme l’Espérance est violente

Vienne la nuit sonne l’heure
Les jours s’en vont je demeure

Passent les jours et passent les semaines
Ni temps passait
Ni les amours reviennent
Sous le pont Mirabeau coule la Seine

Vienne la nuit sonne l’heure
Les jours s’en vont je demeure

Il musicante di Saint-Merry (Einaudi, 1981), trad. it. Vittorio Sereni

Fernando Bandini


Sono qui nell’ombra declinante degli anni
e leggo sui giornali che sta per arrivare
la cometa di Halley.
Pochi la vedono due volte, c’è
chi nasce dopo il suo passaggio e muore
prima del suo ritorno.

Il suo corno è puntato
verso un futuro che precipita subito
in sale di memorie.
Si rituffava in quella sua
intervallata lunga oscurità
e già l’infanzia dei padri sbiadiva
nei deboli contrasti di una pellicola muta.

Gli uccelli e le cicale
non ricordano niente delle stelle:
per becchi per èlitre
il tempo è una borra di primavere morte.
La fuga indecifrabile delle stagioni terrestri
si fissa in rughe umane.

Da ragazzo ho seguito Gordon Pym
fino all’imbuto bianco che lo inghiotte.
Adesso è tutto conosciuto, tutto
già scritto. Solo il cielo resta chiuso
nei suoi sette sigilli.

 

Tutte le poesie (Mondadori, 2018)

Thierry Metz

Je ne cherche
par un homme
ou par une rose
qu’à rejoindre ce que je n’atteindrai jamais,
je n’ai que quelques mots
pour y parvenir et quelques journées,
petits territoires
heures cernées, creusées
mais sans pouvoir ignorer le centre imprévu
jamais au centre.

*

Cerco
tramite un uomo
o una rosa
di raggiungere solo ciò che non otterrò mai,
non ho che poche parole
per riuscirvi e qualche giornata,
piccoli territori
ore accerchiate, scavate
ma senza poter ignorare il centro imprevisto
mai al centro.

 

Dire tutto alle case (Interno Poesia Editore, 2021), a cura di Mia Lecomte

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Roberto Juarroz


Penso che in questo preciso istante
chissà non ci sia nessuno nell’universo che pensi a me,
che io sia il solo a pensarmi,
e se morissi adesso,
nessuno, neppure io, resterebbe a pensarmi.

E questo è l’inizio dell’abisso,
come quando mi addormento.
Sono il mio proprio sostegno e me lo tolgo.
Contribuisco a rivestire tutto d’assenza.

Sarà forse per questo
che pensare a un uomo
sia quasi un modo di salvarlo.

 

Poesía Vertical (Lulu, 2017) trad. it. A. Prusso

Henrik Nordbrandt

henrik-nordbrandt

Da ieri

Sono diventato vecchio da ieri
e la mia stanza non vuole più

lasciarmi. I mobili consunti
e le cose che abbiamo raccolto

in comune mi torturano d’improvviso
come lamette: piccoli barbigli

che avvelenati dalla luce di settembre
non fanno che affondare sempre più

se mi volto a cercarti
o cerco di svincolarmi.

Il nostro amore è come Bisanzio (Donzelli, 2000), a cura Bruno Berni

Luis García Montero

Ricordati che esisti soltanto in questo libro,
la tua vita ringrazia i miei fantasmi,
la passione che pongo in ogni verso
per ricordare l’aria che respiri,
gli indumenti che indossi e a me li togli,
i taxi dove viaggi in ogni notte,
la sirena ed il cuore dei tassisti,
i bicchieri che al bar hai condiviso
con la gente che vive in quei banconi.
Ricorda che dall’altra parte io aspetto
di quei tram quando tu sei in ritardo,
che, sentinella scomoda, il telefono
si trasforma in un ospite ignaro,
che c’è un vacuo fragore d’ascensori
che da soli si litigano e convocano,
in salita o in discesa, nostalgia.
Ricorda che il mio regno sono i dubbi
di questa città che ha solo fretta,
e che la libertà, cigno terribile,
non è l’uccello notturno dei sogni,
bensì complicità, il suo serbarsi
ferita dalla sciabola che fa
il saperci personaggi letterari,
delle vere menzogne, verità menzognere.
Ricordati che esisto se esiste questo libro,
che strappando una pagina posso suicidarci.

 

da Poesia spagnola del secondo novecento (Vallecchi, 2008), trad. it. F. Luti

Milo De Angelis


I treni della Certosa restavano lì,
spirituali. Poveri cristi invocavano
qualcosa, forse un dio
delle rotaie, Mariarosa, un aranceto,
un miracolo davvero
segreto univa migliaia di orologi
al fiore delle origini.

Tutte le poesie (1969-2015), Mondadori, 2017

Foto di Dino Ignani