Franco La Cecla

San Francisco

Fin troppo brevi per essere dette
sfugge quasi la memoria
sono disteso dalla luce
entra – una immensa finestra
l’oceano appagato, solcato
da navi gialle.

Ancora qui col segno della Baia
come non credevo
l’America – il mal d’America
eppure questi giorni
un lampo di bellezza da non dire.
No – non dire – verrà
verrà da solo come i fiori del mattino:
Fort Mason e le vele
e i fili sottili degli alberi
dove siamo silenziosi
saggi più degli antenati.

Ci sono misteri
ma è meglio non dire,
il sentimento prevalente
è il chiarore
e il presente.

La terra negli occhi (Interno Poesia Editore, 2019)

Jan Wagner


saggio sul sapone

ce n’era sempre un pezzo lì vicino,
seguiva le sue proprie fasi,
diminuendo come quasi ogni cosa
per poi riapparire pieno, di un bianco
luminescente nella sua vaschetta.

pesava come una pietra nel pugno,
schiumava, rammolliva
lavandoci da caino ad abele.

e se accadeva di dimenticarsene,
si sbriciolava come un asteroide;
ma ora riposa lucido e umettato,
come qualcosa d’emerso dal fondo
delle acque, prezioso per un istante,

sediamo tutti al tavolo:
notte illune, mani profumate.

 

Variazioni sul barile dell’acqua piovana (Einaudi, 2019), a cura di Federico Italiano

Giovanni Giudici

Con lei

Con lei era difficile. Ma non rimpiangere
il giugno lontano, la parola cuore,
i denti come perle duri sul bacio inesperto,
la mano timorosa, il contemplato pudore.

A ripensarci, lei era poco più d’una sciocca,
oggi diresti che la mette giù dura,
e molto meno ti chiede colei che ripete:
cinquemila in albergo e in macchina due, con la bocca.

 

da Tutte le poesie (Mondadori, 2014)

Beatrice Zerbini


Ogni giorno, perdo tutto
e tu con me
e te;
e si sfuocano
le colazioni,
si induriscono
i biscotti al burro;
perdo il quadro
che ride e vive,
la cornice delle tende,
le verità stupende
che non ho detto e
la stupidità
di avere paura.
Perdo tutto, ogni giorno;
la pelle nuova,
la ruga che ho sorriso,
la ruga che ho pianto,
la voce,
la mia e la tua,
il coro che sono,
l’assolo.

Perdo parole
che avremmo potuto dirci,
non dirci,
dire meglio.

Perdo possibilità
e una possibilità,
il ritmo del respiro,
la pazienza,
le sementi di un’idea.

E perdo le facce degli altri
in strada,
la mia su una vetrina buia.

Ogni giorno perdo
uno scorcio
carico di sole,
e la mia età
salda,
che mi ancora alla terra
come un macigno
o una nascita,
che mi seduce
e trascina,
che tracima;
perdo la speranza che
esonda sulla mia fretta,
sulla mia calma.

Perdo
il miracolo di un giorno,
l’elemosina del tempo,
lo scialacquio degli attimi,
con la risacca magra
di qualche
felicità.

Ogni giorno perdo tutto:
il significato,
la velleità del buio
e gli abbagli,
la vastità sul bivio
e l’ombra lunga
degli sbagli,
le rime,
le rime per te,
l’amore,
la bambina che crede,
la bambina in cui credi,
e un’ansia del petto
che può fremere
e domandare
e guardare
e regnare ogni giorno,
mentre perde.
E perde tutto.

Perdo giurisdizione
ed emozione;
si consuma,
si annebbia,
sbraita come un fumo
la mia vita,
che ogni giorno perde me,
mentre perdo tutto.

Perdo il timpano dolce
sotto le voci affettive
che sono un’ala,
a curarmi,
o macerie.

Ogni giorno,
poi,
mi sveglio –
se mi sveglio –
e tutto,
tranne te
e tu con me,
ritrovo.

 

In comode rate (Interno Poesia Editore, 2019)

Foto di Enrico Maria Bertani

Czesław Miłosz


Sempre ho desiderato una forma più capiente,
che non fosse troppo poesia né troppo prosa
e permettesse di capirsi senza esporre nessuno,
né autore né lettore, a pene di più alto grado.

In sé la poesia è qualcosa di sconveniente:
esce da noi e non sapevamo che ci fosse,
dunque sbattiamo le palpebre, come se da noi fosse balzata
fuori una tigre, e stesse nella luce,
colpendosi i fianchi con la coda.

Perciò si dice giustamente che un dàimon detta la poesia,
pur se è eccessivo ritenere che sia di certo un angelo.
Difficile capire donde venga l’orgoglio dei poeti
se si vergognano quando traspare la loro debolezza.

Quale uomo assennato vorrà darsi in balìa dei dèmoni
che si muovono in lui liberamente, parlando mille lingue,
e non paghi di rubargli labbra e mano
tentano di mutare a proprio vantaggio il suo destino?

Poiché ciò ch’è morboso è oggi stimato,
qualcuno penserà che scherzo solamente
o che ho scoperto un altro modo
per lodare l’Arte tramite l’ironia.

Un tempo si leggevano soltanto saggi libri
che aiutavano a sopportare il dolore e la sventura.
Non è lo stesso, certo, sfogliare mille opere
provenienti da una clinica psichiatrica.

Ma il mondo è altro da come a noi appare
e noi non siamo come nel nostro farneticare.
La gente dunque conserva una tacita onestà,
acquisendo così la stima di parenti e vicini.

È questa l’utilità della poesia, che ci ricorda
com’è difficile restar sempre gli stessi,
perché la nostra casa è aperta, non c’è chiave alla porta
ed entrano ed escono ospiti invisibili.

D’accordo, quello che scrivo qui non è poesia.
Poiché poesia si può scrivere di rado, e non di propria voglia,
per coercizione intollerabile, e con la sola speranza
che buoni, non cattivi spiriti ci abbiano come strumento.

 

La fodera del mondo (Fondazione Piazzolla, 1966), trad. it V. Rosselli

1ª poesia più letta del 2019

di Costantino Kavafis

Quanto più puoi

Farla non puoi, la vita,
come vorresti? Almeno questo tenta
quanto più puoi: non la svilire troppo
nell’assiduo contatto della gente,
nell’assiduo gestire e nelle ciance.

Non la svilire a furia di recarla
così sovente in giro, e con l’esporla
alla dissennatezza quotidiana
di commerci e rapporti,
sin che diventi una straniera uggiosa.

 

53 poesie (Mondadori, 1996), traduzione di Filippo Maria Pontani

Poesia pubblicata il 23 gennaio 2019

3ª poesia più letta del 2019


di Rainer Maria Rilke –

 

La mia vita non è quest’ora in salita
dove in affanno mi vedi.
Sono un albero davanti al proprio sfondo,
una sola delle mie molte bocche,
quella che per prima tace.

Sono la pausa fra due suoni
che solo a fatica trovano l’accordo,
perché il suono morte è dominante –

Ma nel buio intervallo si incontrano
nella stessa vibrazione.
E il canto resta bello.

 

Dalla misura delle stelle (Ponte alle grazie, 2019), a cura di G. Drago

Poesia pubblicata l’11 giugno 2019

4ª poesia più letta del 2019

di Patrizia Cavalli

 

Il cuore non è mai al sicuro e dunque,
fosse pure in silenzio, non vantarti
della vittoria o dell’indifferenza.
Rendi comunque onore a ciò che hai amato
anche quando ti sembra di non amarlo più.
Te ne stai lì tranquilla? Ti senti soddisfatta?
Potresti finalmente dopo anni
d’ingloriosa incertezza, di smanie e umiliazioni,
rovesciare le parti, essere tu
che umili e che comandi? No, non farlo,
fingi piuttosto, fingi l’amore che sentivi
vero, fingi perfettamente e vinci
la natura. L’amore stanco
forse è l’unico perfetto.

 

Datura (Einaudi, 2013)

Foto di Dino Ignani

Poesia pubblicata il 17 giugno 2019

Emily Dickinson


If I can stop one Heart from breaking
I shall not live in vain
If I can ease one Life the Aching
Or cool one Pain

Or help one fainting Robin
Unto his Nest again
I shall not live in vain.

 

*

 

Se posso impedire a un cuore di spezzarsi
non avrò vissuto invano
Se posso alleviare a una vita il dolore
o smorzare una pena

o aiutare un languente pettirosso
a rientrare nel nido
non avrò vissuto invano.

 

La mia lettera al mondo (Interno Poesia Editore, 2019), cura e traduzione di Andrea Sirotti