Patrick McGuinness


Father and Son

in memory of my father, and in welcome to my son

In the wings there is one who waits to go on,
and another, his scene run, who waits to go.

I would like to think they met; if not here
then like crossed letters touching in the dark;

the blank page and the turned page,
the first and the last, shadows folding

over and across me, in whom they’re bound.

 

*

 

Padre e figlio

in ricordo di mio padre, e come benvenuto a mio figlio

Dietro le quinte c’è uno che aspetta di entrare,
e un altro, finita la sua parte, che aspetta di uscire.

Mi piacerebbe pensare che si siano incontrati; se non qui
allora come lettere che s’incrociano e si toccano nel buio;

la pagina bianca e la pagina voltata,
la prima e l’ultima, ombre che si ripiegano

attraverso e sopra di me, in cui si legano.

 

Déjà-vu. Poesie scelte vecchie e nuove (Interno Poesia, 2019), traduzione e cura di Giorgia Sensi

Patrick McGuinness


The Age of the Empty Chair

In Monet’s The Beach at Trouville, it is week one of the Franco-Prussian war.
The chair lodges in the sand between two women. One reads, the other

points her face at the emptying beach. The chair belongs to no one,
it is a found chair, a trouvaille, and there is not one chair too many

but one sitter too few. A flag rigid on its pole indicates
a swelling in the air, or something stronger, and the rent waves,

delicate turmoils of spume and lace, are distant cousins of the revolution,
bound into the ebb and flow it breaks free of, then breaks back into.

There is sand in the paint; the place is mixed into its making,
and even the brushstrokes replicate the water’s peaks as they take

the light: rooves pell-mell across a city skyline, flashpoints in the sun.
The chair suggests all that can be suggested about change, but it remains

apart from it: the way a sail suggests the wind; the way a shell holds
a recording of the waves even as the waves turn around it.

 

*

 

L’età della sedia vuota

Ne La spiaggia a Trouville di Monet è la prima settimana della guerra franco-prussiana.
La sedia è sulla sabbia tra due donne. Una legge, l’altra

ha il viso rivolto alla spiaggia che si svuota. La sedia non è di nessuno,
è una sedia trovata, una trouvaille, e non c’è una sedia in più

ma una persona in meno. Una bandiera ritta sull’asta segnala
un muoversi dell’aria, o qualcosa di più, e le onde frante,

delicati tumulti di spuma e pizzo, sono lontane cugine della rivoluzione,
legata al flusso e riflusso da cui si rompe, e in cui di nuovo irrompe.

C’è sabbia nel dipinto; il luogo si fonde con la sua fattura,
e perfino le pennellate replicano i picchi dell’acqua quando prendono

la luce: tetti alla rinfusa su un orizzonte urbano, scoppi nel sole.
La sedia suggerisce tutto ciò che si può suggerire sul cambiamento, ma vi rimane

distaccata: così come una vela suggerisce il vento; come una conchiglia registra
il suono delle onde proprio mentre le onde le girano intorno.

 

L’età della sedia vuota (Il ponte del sale Editore, 2011), cura e traduzione di Giorgia Sensi