Nanni Balestrini


Cuore

artificiale
operazione a
aperto
nobile generoso delicato
tenero puro
l’intimo il profondo l’abissso del
i moti la voce i palpiti del
amico donna del
abbondanza del
persona di buon
di buon
di
di tutto
con tutto il
col
in mano in
suo contro
avere un
di tigre
di ferro di pietra
di ghiaccio col pelo
sulle labbra
nello zucchero
libero
avere qualcuno una spina nel
avere a
qualcuno avere in
di fare qualcosa
dare donare il
rubare prendere il
a qualcuno dar nel essere nel
a qualcuno stare a
a qualcuno
sentire stringersi allargare il
sentirsi piangere ridere il
sentire un tuffo al
ridere di
struggersi il
mangiarsi rodersi il
mettersi il
in pace
mettersi porsi in
qualcuno
mettersi una mano sul
prendersi a
toccare il
arrivare al
leggere nel
aprire il proprio
spezzare trafiggere
strappare schiantare il
di poco
perdersi di
farsi
pigliar
non gli regge non gli basta il
l’atleta la squadra ha gareggiato col
un
semplice un nobile
di leone di coniglio
solitario
affari pene di
si strinse il figlio al
sopra l’altare c’è un
d’argento nel
città della notte
dell’estate del legno di lattuga
della foresta della pera
di mare di maria
occhio non vede
non duole
malattie del
muscolo del
cavità del
contrazione dilatazione del
esame del
trapianto del
finché il mio
batterà
asse di
del problema del dibattito
accettare acconsentire di buon
ascolta il tuo
mi batte il
in festa
viene dal
va dritto al
il segreto del suo
mi manca il
dal fondo del
parla al
parlare a
aperto
aprire il proprio
a pezzi
in alti i
ci andò di buon
dal fondo del suo
nel segreto del suo
mio!

Sfinimondo (Bibliopolis, 2003)

Nanni Balestrini


Prologo epico

Eccomi qua ancora una volta
seduto di fronte al pubblico della poesia
che seduto di fronte a me benevolmente
mi guarda e si aspetta la poesia

come sempre io non ho niente da dirgli
come sempre il pubblico della poesia lo sa benissimo
certamente non si aspetta da me un poema epico
visto anche che non ha fatto niente per ispirarmelo

l’antico poeta epico infatti come tutti sappiamo
non era il responsabile della sua poesia
il suo pubblico ne era il vero responsabile
perché aveva un rapporto diretto

con il suo poeta
che dipendeva dal suo pubblico
per la sua ispirazione
e per la sua remunerazione

la sua poesia si sviluppava dunque
secondo le intenzioni del suo pubblico
il poeta non era che l’interprete individuale
di una voce collettiva che narrava e giudicava

questo non è certamente il nostro caso
non è per questo che siete qui oggi in questa sala
purtroppo quello che state ascoltando non è
il vostro poeta epico

e questo perché da tanti secoli
come tutti sappiamo
la scrittura prima
e successivamente la stampa

hanno separato con un muro di carta e di piombo
il produttore e
il consumatore della poesia scritta
che si trovano così irrimediabilmente separati

e perciò oggi il poeta moderno
non ha più un suo pubblico da cui dipendere
da cui essere ispirato e remunerato
solo pubblici anonimi e occasionali

come voi qui ora di fronte a me
non più una voce collettiva
che attraverso la sua voce individuale
racconta e giudica

il suo rapporto col pubblico ha perso ogni valore dicono
non gli rimane che concentrare il suo interesse
sui problemi dell’individuo singolo
sui suoi comportamenti particolari

il poeta moderno è autosufficiente
praticamente mai remunerato
non pronuncia alcun giudizio
ciò che conta per lui ci dicono

è soltanto il suo
immaginario
le sue ossessioni consce
e inconsce

perché per lui non esiste ci dicono
che l’individuo come singolo
irriducibilmente diverso
e separato dagli altri

e così il poeta moderno
solo
o anche davanti al pubblico della poesia
dialoga individualmente con la sua poesia

la immagina naturalmente come un’affascinante signorina
e vorrebbe che anche voi la immaginaste così
che si trova in questo momento qui di fianco a lui
cioè a me e cioè dunque lì di fronte a voi.

 

Il pubblico del labirinto (Scheiwiller, 2007)