Mario Benedetti


Per mio padre

Sta solo fermo nella tosse.
Un po’ prende le mani e le mette sul comodino
per bere il bicchiere di acqua comprata,
come tanti prati guardati senza dire niente,
tante cose fatte in tutti i giorni.
Intorno ha una cassettiera con lo specchio,
due sedie scure, un armadio, l’incandescenza minuscola di una stufa.
Dei centrini, la stampa di una natività con il rametto di ulivo,
un taccuino, dei pantaloni, delle cose sue.
Davanti il cielo che è venuto insieme a lui,
gli alberi che sono venuti insieme a lui. Forse una ghiaia di giochi
e dei morti, che sono silenzio, un solo grande silenzio, un silenzio di tutto.
A volte l’acqua del Cornappo era una saliva più molle,
un respiro che scivolava sui sassi.
A volte tutto era l’uccellino del freddo disegnato sul libro di lettura
vicino a una poesia scritta in grande da imparare a memoria.
A volte niente, venire di qua a prendere il pezzo di cioccolato
e la tosse, quella maniera della luce di far tremare le cose,
gli andirivieni, il pavimento stordito dallo stare male.

Umana gloria (Mondadori, 2004)

Maurizio Cucchi


In questa ruggine desertica,
in questo antico sgagnare e usmare,
su questo marciapiede dove assorbo
la media quiete e la passiva
mediocrità innocua e gentile del mondo,

io vorrei prosperare nell’oblio
che disdegna nella sua salute
l’azione, l’azione che non ricada
nell’inerzia, in proprio dentro un sé.

Muovendo indietro il capo nel saluto,
il più caro, io mi vedevo già, davanti alle vetrine
del sarto e del barbiere chiuse, munito
del mio poco bagaglio di viaggiatore vile.

 

Sindrome del distacco e tregua (Mondadori, 2019)

Foto di Dino Ignani

Vivian Lamarque


Cucchiaini

A tavola
per non parlare da sola
ha parlato con le sue posate
per tutta l’infanzia
per tutta l’adolescenza
con la signora forchetta
e suo marito il coltello
per tutti i pranzi
e tutte le cene
poi è diventata grande
non ha più parlato inossidabile
quasi più è tornata nel cassetto
dei feroci bambini cucchiaini.

 

Una quiete polvere (Mondadori, 1996)

Foto di Dino Ignani

Giuseppe Conte


Quando sono lontano da te, mare, io ti vedo.
Dove un soffio nell’aria simile a un sibilo
spezza la terrena staticità delle cose.
Ti ho visto tra le cime dei pioppi tremuli
delle Montagne Rocciose
che si piegavano sotto un vento sciamano
con un cupo, continuo fischiare lontano.
Ti ho visto nella distesa del deserto
tinto di viola, sfumante, eclettico
del New Mexico
ondoso sotto l’orizzonte come te.
E nei laghi senza sponde, asciutti, salati,
miraggi rosati che appaiono e scompaiono
tra Kerman e Shiraz, in Iran.

 

Non finirò di scrivere sul mare (Mondadori, 2019)

Paolo Ruffilli


E, poi, in procinto di partire:
il vuoto di ragioni, i futili motivi
di ogni viaggio. Il dubbio e…
il desiderio di restare a casa,
una paura di chissà quali sviluppi,
di non essere capace di ritornare.
Il sogno tante volte già sognato
e un programma che appare il più perfetto:
seguitare a dormire in fondo al letto.

 

Le cose del mondo (Mondadori, 2020)

Biancamaria Frabotta


Mio marito ha un cuore generoso
come quel dio che dona il primo verso.
La notte a sé non tira le coperte
sul petto non mi pungono i suoi peli
e al risveglio vorrebbe unirsi al coro
anonimo che sole e fame assillano.
Mio marito diffida delle ore scure
e al suo cospetto io mio vergogno.
Mio marito diffida delle cose oscure.
Così, per amor suo, io cambierò stile
e per lui terrò in serbo cose chiare.

 

Tutte le poesie. 1971-2017 (Mondadori, 2018)

Foto di Dino Ignani

Alfonso Gatto

L’erba

L’erba, il silenzio, il muovere dell’ombra
soli, nel pianto tuo della mattina,
l’erba, il silenzio, il muovere dell’ombra
e gli steli del vento. Il tuo sollievo
è di vederti calma nell’attesa
ch’io giunga da lontano, il tuo riposo
è la speranza d’incontrarci a sera
per caso in un inverno.
Lasciarti per sparire,
per essere il tuo cielo dove guardi
senza rimorsi, avere il tuo rimpianto,
la tua memoria, le tue mani vuote…
Forse è più dolce piangermi che avermi.

 

Tutte le poesie (Mondadori, 2017)

Vittorio Sereni


Le sei del mattino

Tutto, si sa, la morte dissigilla.
E infatti, tornavo,
malchiusa era la porta
appena accostato il battente.
E spento infatti ero da poco,
disfatto in poche ore.
Ma quello vidi che certo
non vedono i defunti:
la casa visitata dalla mia fresca morte,
solo un poco smarrita
calda ancora di me che più non ero,
spezzata la sbarra
inane il chiavistello
e grande un’aria e popolosa attorno
a me piccino nella morte,
i corsi l’uno dopo l’altro desti
di Milano dentro tutto quel vento.

 

Poesie e prose (Mondadori, 2013)

Maria Grazia Calandrone


tutta la vita è stata un esercizio per tornare
al tuo corpo
caldo come la terra

eppure scrivo della solitudine

di cocci d’osso
in conche di sabbia
scavate
con gli occhi delle scimmie che cercano riparo

corpi come scodelle rovesciate
i catini del cranio colmi di cielo

Giardino della gioia (Mondadori, 2019)

Foto di Dino Ignani

Giovanni Giudici


La ballata della lingua

Mia lingua – italiana
variante colta milano-romanese
lingua del mio bel paese
cantata in amabili suoni
di ricche clausole
e di elette commozioni

Mia lingua – innocente
a capo chino mia colpa confessata
a denti stretti assennata
polvere dei miei ginocchi
mia contrizione
mie lacrime dentro gli occhi

Mia lingua – puntuale
parola sopra cosa parola fondata
lingua vulnerata
da miei infiniti perdoni
da grazie molte
da pie dissimilazioni

Mia lingua – esitante
bocca per secoli a pronunciare “ti amo”
inerme amore lontano
lingua di meretrice
che mi riposa
liscia lingua guaritrice

Mia lingua – militare
di grida sbràiti per una fioca paura
voce ridicola dura
che predicava onore
tra un machine-gun
e una maschinen-pistole

Mia lingua – elusiva
accomodante complice al non-pensiero
pietoso velo del vero
a nascondere un sì un no
prigione aperta
fanghiglia in cui nuoterò

Mia lingua – ossequiente
sorriso di postulante di debitore
muta senza furore
mia rabbia rinviata
mio eterno ieri
falsa lingua umiliata

Mia lingua – mia vita
dolcezza flatus vocis che m’hai tradito
anch’io perduto per poco
di calda madre
in letto con noi per gioco

Mia lingua – italiana
variante umile tosto-genovese
lingua del mio bel paese
guastata nei futili suoni
di vacue clausole
e perfide commozioni

Tutte le poesie (Mondadori, 2014)