Maria Borio


Lapachos

Le teste viola simmetriche
quando il freddo sul delta taglia l’atmosfera
sono i lapachos, riempiono i viali con consonanti
di labbra e petto, tolgono la l e la p dalle frasi.
Seguiamo il raccordo: le case bianche di Recoleta

e il mosaico delle villas ci uniscono in un arco.
Seguiamo il delta, l’ordine dei cani domestici,
l’uomo che li cura, imitiamo il muso nella faccia
con un’ingenuità privilegiata, così fragili e forti
che fra questi viali possiamo chiamare tutto

fantasma, popolo. Gli animali hanno maschere,
i lapachos fanno specchio alle persone –
una storia, un’immagine, un affresco,
allegoria aspra. Dai lapachos qualche fiore

attraversa i binari fra le villas e Recoleta,
attraverso un corrimano di lava vediamo
il muso di un cane dove si respira, si mangia.
Il delta è d’argento, è tutta la fragilità

che portiamo, seduti nel parco, nell’aria
sotto i lapachos che diventa colore,
la città che si svuota, l’aria viva triste
nel giorno dello sciopero generale.

Siamo fragili e forti, siamo questi alberi d’inverno,
prendiamo le facce dei cani nelle nostre,
gli occhi, scomponiamo i lapachos,
le villas adesso alcaline e viola.

Buenos Aires, 25 settembre 2018

 

Poeti italiani nati negli anno ’80 e ’90. Vol. 1 (Interno Poesia Editore, 2019)

Foto di Dino Ignani

Maria Borio

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Prospettiva

La linea dell’orizzonte sembrava il confine del mondo
fermato tra il tuo polo e il mare. Il mare si curva
perché la terra è un globo, come le tue mani
sospese tra naso e orizzonte danno pugni,
spingono contro l’orizzonte immagini di incoerenza.

Adesso in un viaggio di due ore taglio a metà il paese
passando a fil di lama la nebbia al nord e l’azzurro
al centro quattrocentesco come l’affresco
di Piero della Francesca che vorrei trasparente,
sopra al mondo la sua prospettiva.

Ma oggi nel vulcano sgranate le persone rincorrono
un punto di fuga interiore, dalla cornea alla pupilla,
e le scie rosse sottili schizzano elettriche;
ma un bisogno di verità dovrà pur correre
come la lama aguzza del Freccia Rossa
ci toglie soli da noi stessi (io, noi?),
e mentre corre ti vedo in una casa vuota
ancora con i pugni paralleli spingendo
immagini che fanno sciami di insetti e polveri.

Dietro il vetro della finestra l’alba ha tagliato il cortile:
le ombre dei vestiti asciutti corrono sui muri,
i nostri confini invecchiando invertono la prospettiva
l’uno nell’altro come i poli antipodi e uniti
del pianeta strappano l’orizzonte l’uno all’altro.

Nel vetro tagliente dell’alba la lama del treno
è una prospettiva aerea. Esseri fragili
hanno occhi che si toccano.

 

© Inedito di Maria Borio

© Foto di Dino Ignani

Amelia Rosselli

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nell’udire certe dissonanze
al lento chiaro di luna

poiché ciò che, infreddoliti, né io né te capiamo,
è ben oltre le nostre speranze, forse
è vero amore, disse la cornamusa
congelandomi. Mentre in lente volute le note parlavano senza paura
io chiusi gli occhi e cantai lentamente, una stretta
nel pulsare di tutte le moltitudini.

 

*

 

upon the hearing of certain dissonances
in the slow moonlight

as that which frozen neither of us understands
is out and above our hopes, perhaps that
is true love, said the big-pipe as it
froze out. As slowly with circumvolution the notes spake out
i shout my eyes and sang slowly, slight nip
into the beat of all multitudes

 

© Foto di Dino Ignani

 

Introduzione di Maria Borio

«Nel pulsare di tutte le moltitudini». Forse è questo uno dei versi attraverso cui oggi si può lanciare lo sguardo alla scrittura di Amelia Rosselli e ritrovarne la presenza in almeno due fenomeni: una tonalità emotiva centrata su una pronuncia individuale e interiore, che si sgancia dalle poetiche del Novecento e cerca con fatica la propria autenticità espressiva; e la capacità di tenere insieme più linguaggi, musica, parola, diverse lingue. Questo verso, tratto dalla raccolta Sleep-Sonno, descrive in controluce l’assemblaggio che lavora le inserzioni semantiche e il ritmo come andamento tonale, ma anche come forma grafica, elaborando la poetica musicale e visiva descritta in Spazi metrici e dando vita a quello che potrebbe essere chiamato uno ‘sperimentalismo esistenziale’…

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Amelia Rosselli, «Nuovi Argomenti», 74, 2016.
La sezione dedicata ad Amelia Rosselli, per il ventennale della scomparsa, a cura di Maria Borio, propone contributi di Nanni Balestrini, Antonella Anedda, Roberto Deidier, Stefano Giovannuzzi, Alberto Casadei, Caterina Venturini, Alessandro Baldacci, Gian Maria Annovi, Gandolfo Cascio, Laura Barile, Daniela Attanasio, Gabriella Sica, Laura Pugno, Ulderico Pesce.