Luis García Montero

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L’amore

Le parole son barche
a perdersi così, di bocca in bocca,
come di nebbia in nebbia.
Portan le loro merci fra le conversazioni
senza trovare un porto,
la notte che a loro pesi come un’àncora.

Devono abituarsi ad invecchiare
e a vivere pazienti come legno
consumato dalle onde,
via via scomporsi, danneggiarsi pian piano,
fino a che alla cantina abituale
giunga il mare a sommergerle.

Perché la vita va nelle parole
come il mare in una barca,
ricopre di tempo il nome delle cose
e porta alla radice d’un aggettivo
il cielo d’una data,
il balcone d’una casa,
la luce d’una città riflessa in un fiume.

Per questo, nebbia a nebbia,
quando l’amore invade le parole,
batte alle sue pareti, marca in esse
i segni d’una storia personale
e lascia nel passato dei vocabolari
sensazioni di freddo e di caldo,
notti che sono notte,
mari che sono il mare,
passeggiate solitarie con estendersi di frasi
e treni fermi e canzoni.

Se l’amore, come tutto, è questione di parole,
avvicinarmi al tuo corpo è stato creare una lingua.

 

Poesia spagnola del secondo novecento (Vallecchi, 2008), trad. it. F. Luti

Luis García Montero

Ricordati che esisti soltanto in questo libro,
la tua vita ringrazia i miei fantasmi,
la passione che pongo in ogni verso
per ricordare l’aria che respiri,
gli indumenti che indossi e a me li togli,
i taxi dove viaggi in ogni notte,
la sirena ed il cuore dei tassisti,
i bicchieri che al bar hai condiviso
con la gente che vive in quei banconi.
Ricorda che dall’altra parte io aspetto
di quei tram quando tu sei in ritardo,
che, sentinella scomoda, il telefono
si trasforma in un ospite ignaro,
che c’è un vacuo fragore d’ascensori
che da soli si litigano e convocano,
in salita o in discesa, nostalgia.
Ricorda che il mio regno sono i dubbi
di questa città che ha solo fretta,
e che la libertà, cigno terribile,
non è l’uccello notturno dei sogni,
bensì complicità, il suo serbarsi
ferita dalla sciabola che fa
il saperci personaggi letterari,
delle vere menzogne, verità menzognere.
Ricordati che esisto se esiste questo libro,
che strappando una pagina posso suicidarci.

 

da Poesia spagnola del secondo novecento (Vallecchi, 2008), trad. it. F. Luti