Cees Nooteboom


Fuori ormai non vado piú,
ci sono, fuori. A metà strada tra la palma
e il fico. Sotto la mezza
luna, sette ore ancora alla rugiada.
Gocce sulla piombaggine.

Come si chiama ogni ora
della notte, come si chiama ogni minuto
dell’ora? Se i giorni hanno nomi,
perché non i minuti?

Ogni istante della nostra vita
dovrebbe avere un nome
che non assomigli al nostro,
che ci dimentichi. Ogni secondo
una cifra su un registro

di battiti di ciglia, sussurrio
origliato, versi di poesia
inframmezzati ai giornali,
sussurrio di brina e di neve,
la piú lenta poesia
della durata.

Tutto a formare un cerchio,
tondo come un quadrato,

ogni cosa per sempre
sposata a se stessa.

Luce ovunque (Einaudi, 2016) trad. it. F. Ferrari

Cees Nooteboom

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Nome, cognome, corpo,
a questo si aggrappa, spirito, anima, persona,
il mai calcolabile nucleo
dell’autore, dell’artefice
in una fuggevole vita,
fluente, multiforme,

farfalla e falco, affermazione
e confutazione, pensieri
pronunciati, ma meglio ancora scritti,
vita che scorre come un fiume,
cervi e anatre lungo le rive,
mai da solo,

chiese, castelli in lontananza,
una prigione, un chiostro,
potentia maxima,
confessionale e tavolo da gioco,
in questo labirinto
di tutto il possibile, tra bollettini di borsa
e fossati, bar sotto casa, terra di nessuno,
si muove il poeta,
prova tra i muri del destino
l’esito dei dadi,

l’uno o il sei, miele o cenere,
recitativo o aria,
prova acqua o sasso,
vincita o perdita, cardi o gigli,
con l’orizzonte sempre piú vicino,
una vita
piena di inni
che ancora
non ha il sapore
della somma.

 

Luce ovunque (2012-1964) – Einaudi, 2016, trad. it. F. Ferrari