Rainer Maria Rilke


Come tratterrò mai l’anima mia,
in modo che la tua non tocchi? Come
al di sopra di te la leverò
verso altre cose? Ah, come vorrei
rinchiuderla in un luogo silenzioso
perduto nelle tenebre, distante,
che non vibri a sua volta quando vibrano
le tue profondità. Oh, che ogni cosa
che tocchi te e me ci prenda insieme,
al pari di un archetto che un sol suono
ottiene da due corde. In che strumento
carichi siamo di tensione? E quale
violinista ci tiene nella mano?
O dolce canto.

*

Liebes-Lied
Wie soll ich meine Seele halten, daß
sie nicht an deine rührt? Wie soll ich sie
hinheben über dich zu andern Dingen?
Ach gerne möcht ich sie bei irgendwas
Verlorenem im Dunkel unterbringen
an einer fremden stillen Stelle, die
nicht weiterschwingt, wenn deine Tiefen schwingen.
Doch alles, was uns anrührt, dich und mich,
nimmt uns zusammen wie ein Bogenstrich,
der aus zwei Saiten eine Stimme zieht.
Auf welches Instrument sind wir gespannt?
Und welcher Geiger hat uns in der Hand?
O süßes Lied.

Da Neue Gedichte (Nuove poesie), 1907.
Traduzione inedita di Luca Alvino.

Heinrich Heine

Mir träumte wieder der alte Traum

Mir träumte wieder der alte Traum:
Es war eine Nacht im Maie,
Wir saßen unter dem Lindenbaum,
Und schwuren uns ewige Treue.

Das war ein Schwören und Schwören aufs neu,
Ein Kichern, ein Kosen, ein Küssen;
Daß ich gedenk des Schwures sei,
Hast du in die Hand mich gebissen.

O Liebchen mit den Äuglein klar!
O Liebchen schön und bissig!
Das Schwören in der Ordnung war,
Das Beißen war überflüssig.

*

Il sogno antico

Sognai una volta ancora il sogno antico:
era di notte, a maggio, sotto a un tiglio
noi sedevamo e intanto giuravamo
l’uno all’altra perenne fedeltà.

Un giuramento e un giuramento ancora,
una risata, un bacio, una carezza;
e perché dell’impegno fossi memore,
un morso sulla mano tu m’hai dato.

O dolce amata coi tuoi occhi chiari!
O dolce amata, bella ed elegante!
Forse era doveroso il giuramento,
ma il morso, no, non era necessario.

Buch der Lieder (ed. Hoffmann und Campe, 1827), ed. it. Il libro dei canti (Einaudi, 1983)

(Traduzione inedita di Luca Alvino)

John Keats

John Keats by Joseph Severn, 1819
© National Portrait Gallery, London

All’autunno

Stagione di foschie e d’una pastosa
fecondità, tu amica prediletta
del sole che matura ogni raccolto;
tu che con lui congiuri per far gravi
con i frutti le viti, e benedette,
appese intorno al tetto e alle grondaie
di paglia; fai incurvare con il peso
delle tue mele gli alberi muschiosi
del casolare, e fino al suo midollo
ogni frutto maturi; fai gonfiare
la zucca, ed i gusci di nocciola
tu fai rotondi con il dolce seme;
fai sbocciare altri fiori ed altri ancora,
tardivi per le api, che si illudano
che i giorni caldi mai avranno fine,
ché l’estate ha colmato fino all’orlo
le loro celle vischiose di miele.

*

To Autumn

Season of mists and mellow fruitfulness,
Close bosom-friend of the maturing sun,
Conspiring with him how to load and bless
With fruit the vines that round the thatch-eves run;
To bend with apples the mossed cottage-trees,
And fill all fruit with ripeness to the core;
To swell the gourd, and plump the hazel shells
With a sweet kernel; to set budding more,
And still more, later flowers for the bees,
Until they think warm days will never cease,
For Summer has o’er-brimmed their clammy cells.

 

Mio cuore (Interno Poesia Editore, 2023), cura e traduzione di Luca Alvino

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Sylvia Plath

Edge

The woman is perfected.
Her dead

Body wears the smile of accomplishment,
The illusion of a Greek necessity

Flows in the scrolls of her toga,
Her bare

Feet seem to be saying:
We have come so far, it is over.

Each dead child coiled, a white serpent,
One at each little

Pitcher of milk, now empty.
She has folded

Them back into her body as petals
Of a rose close when the garden

Stiffens and odors bleed
From the sweet, deep throats of the night flower.

The moon has nothing to be sad about,
Staring from her hood of bone.

She is used to this sort of thing.
Her blacks crackle and drag.

Collected Poems (Faber & Faber, 2002)

*

Orlo

La donna è compiuta.
Il suo corpo

morto ha il sorriso della perfezione.
L’illusione di una necessità greca

scorre nelle volute della sua toga,
i suoi nudi

piedi sembrano dire:
siam giunti fino a qui, ora è finita.

Ogni bambino morto rannicchiato,
serpente bianco, accanto alla sua piccola

brocca di latte, adesso vuota.
Li ha ella ripiegati

di nuovo nel suo corpo come petali
di rosa che si chiudono, se l’orto

si irrigidisce e sanguinano odori
dalle dolci, profonde gole del fiore notturno.

La luna non ha nulla da esser triste,
guardando giù dal suo cappuccio d’osso.

Conosce bene tutte queste cose.
Le sue macchie nere frusciano e si stirano.

Traduzione di Luca Alvino

Anne Sexton


For My Lover, Returning To His Wife

She is all there.
She was melted carefully down for you
and cast up from your childhood,
cast up from your one hundred favorite aggies.

She has always been there, my darling.
She is, in fact, exquisite.
Fireworks in the dull middle of February
and as real as a cast-iron pot.

Let’s face it, I have been momentary.
A luxury. A bright red sloop in the harbor.
My hair rising like smoke from the car window.
Littleneck clams out of season.

She is more than that. She is your have to have,
has grown you your practical your tropical growth.
This is not an experiment. She is all harmony.
She sees to oars and oarlocks for the dinghy,

has placed wild flowers at the window at breakfast,
sat by the potter’s wheel at midday,
set forth three children under the moon,
three cherubs drawn by Michelangelo,

done this with her legs spread out
in the terrible months in the chapel.
If you glance up, the children are there
like delicate balloons resting on the ceiling.

She has also carried each one down the hall
after supper, their heads privately bent,
two legs protesting, person to person
her face flushed with a song and their little sleep.

I give you back your heart.
I give you permission—

for the fuse inside her, throbbing
angrily in the dirt, for the bitch in her
and the burying of her wound—
for the burying of her small red wound alive—

for the pale flickering flare under her ribs,
for the drunken sailor who waits in her left pulse,
for the mother’s knee, for the stockings,
for the garter belt, for the call—

the curious call
when you will burrow in arms and breasts
and tug at the orange ribbon in her hair
and answer the call, the curious call.

She is so naked and singular.
She is the sum of yourself and your dream.
Climb her like a monument, step after step.
She is solid.

As for me, I am a watercolor.
I wash off.

*

Al mio amante che torna da sua moglie

Lei è ancora tutta lì.
Fu forgiata per te con attenzione,
e modellata, fin dalla tua infanzia,
con le tue cento biglie preferite.

Mio caro, lei è stata sempre lì.
Infatti, come vedi, è deliziosa.
Un fuoco d’artificio di febbraio
e concreta come pentola di ghisa.

Diciamolo, son stata di passaggio.
Un lusso. Scialuppa rosso fuoco nella baia.
Fumo dal finestrino i miei capelli.
Piatto di vongole fuori stagione.

Lei è più di tutto questo. Devi averla,
è il tuo esotismo e la tua normalità.
Non è un esperimento. Lei è armonia.
Mantiene saldi i remi negli scalmi,

a colazione ha messo fiori alla finestra
a mezzogiorno s’è seduta al tornio,
sotto la luna ha esposto tre bambini,
tre cherubini michelangioleschi,

l’ha fatto con le gambe spalancate
nei terribili mesi alla cappella.
Se guardi in alto, ecco i tuoi bambini,
su nella volta, come palloncini.

Li ha anche messi a nanna dopo cena,
che puntavano i piedi a testa bassa,
uno per uno, e ha vinto il loro poco
sonno cantando con il volto acceso.

Ti rendo il cuore indietro. Torna pure –
ti do il permesso – torna a quella sua

miccia che pulsa in lei rabbiosamente
nella sporcizia, alla puttana che c’è in lei,
torna al sepolcro della sua ferita,
la rossa, piccola ferita viva,

alla pallida luce tremolante
sotto il costato, al marinaio brillo
in attesa sul suo polso sinistro,
alle ginocchia da madre, al reggicalze
ed alle calze, e al modo in cui ti chiama;

al modo strano in cui ti chiama quando –
perso tra le sue braccia ed il suo seno –
le strappi il nastro arancione dai capelli
e rispondi al modo strano in cui ti chiama.

Lei è talmente nuda e inimitabile.
La somma di te stesso e dei tuoi sogni.
Montala come se fosse un monumento,
un passo dopo l’altro. Lei è solida.

Per quanto mi riguarda, non temere.
Io sono un acquerello. Mi disciolgo.

Traduzione di Luca Alvino

Sylvia Plath


I Am Vertical

But I would rather be horizontal.
I am not a tree with my root in the soil
Sucking up minerals and motherly love
So that each March I may gleam into leaf,
Nor am I the beauty of a garden bed
Attracting my share of Ahs and spectacularly painted,
Unknowing I must soon unpetal.
Compared with me, a tree is immortal
And a flower-head not tall, but more startling,
And I want the one’s longevity and the other’s daring.

Tonight, in the infinitesimal light of the stars,
The trees and the flowers have been strewing their cool odors.
I walk among them, but none of them are noticing.
Sometimes I think that when I am sleeping
I must most perfectly resemble them —
Thoughts gone dim.
It is more natural to me, lying down.
Then the sky and I are in open conversation,
And I shall be useful when I lie down finally:
Then the trees may touch me for once, and the flowers have time for me.

Collected Poems (Faber & Faber, 2002)

*
Io sono verticale
Ma vorrei
essere io piuttosto orizzontale.
Non sono un albero con le radici
nella terra che succhia i minerali
e l’amore materno per potere
risplendere di foglie ad ogni marzo,
né sono bella al modo di un giardino
che desta meraviglia, colorata
in modo straordinario, non sapendo
che dovrò presto perdere i miei petali.
Rispetto a me, un albero è immortale
e la cima di un fiore non è alta,
ma più stupefacente; ed io dell’uno
vorrei la lunga vita, e di quell’altra
la grande sfrontatezza io vorrei.

Questa notte alla luce delle stelle
infinitesimale hanno cosparso
freschi profumi gli alberi ed i fiori.
Li attraverso, ma non ci fanno caso.
A volte penso che dormendo io debba
rassomigliargli più perfettamente –
coi miei pensieri fiochi. Rimanere
coricata è per me più naturale.
Solo allora, col cielo in modo aperto
discorro, e sarò utile davvero
quando distesa resterò per sempre.
Quel dì mi toccheranno finalmente
gli alberi, e per me i fiori avranno tempo.

 

Traduzione in italiano di Luca Alvino

9ª poesia più letta del 2022

di Emily Dickinson

 

The Brain – is wider than the Sky

The Brain — is wider than the Sky —
For — put them side by side —
The one the other will contain
With ease — and You — beside —

The Brain is deeper than the sea —
For — hold them — Blue to Blue —
The one the other will absorb —
As Sponges — Buckets — do —

The Brain is just the weight of God —
For — Heft them — Pound for Pound —
And they will differ — if they do —
As Syllable from Sound —

*

Sconfinata – è la mente più del cielo

Sconfinata – è la mente più del cielo –
perché – se tu li poni fianco a fianco –
questa conterrà l’altro facilmente –
ed anche te –

Ben profonda è la mente più del mare –
perché – se tu li tieni – blu su blu –
dall’una l’altro resterà assorbito –
sì come fa la spugna dentro a un secchio –

La mente pesa proprio quanto Dio –
ché se – libbra per libbra – li sollevi –
se c’è una differenza – se ce n’è –
sarà come una sillaba dal suono –

Traduzione di Luca Alvino

 

Poesia pubblicata l’8 febbraio 2022

Luca Alvino


Come potrebbe non avere amore

Secondo me la Chiesa si è sbagliata
dicendo che chi si toglie la vita
compie un peccato senza via d’uscita,
che la sua anima sarà dannata.

Quell’anima si è troppo disperata,
e non potrà di nuovo esser punita
anche dopo la triste dipartita:
dovrà per forza esser perdonata.

Di certo sarà accolta dal Signore
pietoso, con le braccia spalancate,
e finalmente avrà consolazione.

Come potrebbe non avere amore
dopo le sofferenze illimitate,
le lacrime, l’angoscia, la passione.

Inedito

Emily Dickinson


The Brain – is wider than the Sky

The Brain — is wider than the Sky —
For — put them side by side —
The one the other will contain
With ease — and You — beside —

The Brain is deeper than the sea —
For — hold them — Blue to Blue —
The one the other will absorb —
As Sponges — Buckets — do —

The Brain is just the weight of God —
For — Heft them — Pound for Pound —
And they will differ — if they do —
As Syllable from Sound —

*

Sconfinata – è la mente più del cielo

Sconfinata – è la mente più del cielo –
perché – se tu li poni fianco a fianco –
questa conterrà l’altro facilmente –
ed anche te –

Ben profonda è la mente più del mare –
perché – se tu li tieni – blu su blu –
dall’una l’altro resterà assorbito –
sì come fa la spugna dentro a un secchio –

La mente pesa proprio quanto Dio –
ché se – libbra per libbra – li sollevi –
se c’è una differenza – se ce n’è –
sarà come una sillaba dal suono –

Traduzione di Luca Alvino

John Keats


To Autumn

Season of mists and mellow fruitfulness,
Close bosom-friend of the maturing sun;
Conspiring with him how to load and bless
With fruit the vines that round the thatch-eves run;
To bend with apples the moss’d cottage-trees,
And fill all fruit with ripeness to the core;
To swell the gourd, and plump the hazel shells
With a sweet kernel; to set budding more,
And still more, later flowers for the bees,
Until they think warm days will never cease,
For summer has o’er-brimm’d their clammy cells.

Who hath not seen thee oft amid thy store?
Sometimes whoever seeks abroad may find
Thee sitting careless on a granary floor,
Thy hair soft-lifted by the winnowing wind;
Or on a half-reap’d furrow sound asleep,
Drows’d with the fume of poppies, while thy hook
Spares the next swath and all its twined flowers;
And sometimes like a gleaner thou dost keep
Steady thy laden head across a brook;
Or by a cyder-press, with patient look,
Thou watchest the last oozings hours by hours.

Where are the songs of spring? Ay, Where are they?
Think not of them, thou hast thy music too,—
While barred clouds bloom the soft-dying day,
And touch the stubble-plains with rosy hue;
Then in a wailful choir the small gnats mourn
Among the river sallows, borne aloft
Or sinking as the light wind lives or dies;
And full-grown lambs loud bleat from hilly bourn;
Hedge-crickets sing; and now with treble soft
The red-breast whistles from a garden-croft;
And gathering swallows twitter in the skies.

*

All’autunno

Stagione di foschie e d’una pastosa
fecondità, tu amica prediletta
del sole che matura ogni raccolto;
tu che con lui congiuri per far gravi
con i frutti le viti e benedette
appese intorno al tetto alle grondaie
di paglia; fai incurvare con il peso
delle tue mele gli alberi muschiosi
del casolare, e fino al suo midollo
ogni frutto maturi; fai gonfiare
la zucca, ed i gusci di nocciola
tu fai rotondi con il dolce seme;
fai sbocciare altri fiori e altri ancora
tardivi per le api, che si illudano
che i giorni caldi mai avranno fine,
ché l’estate ha colmato fino all’orlo
le loro celle vischiose di miele.

Chi non ti ha vista nella tua opulenza?
Talvolta chi ti cerca può trovarti
seduta spensierata in mezzo all’aia,
i tuoi capelli accarezzati piano
dal vento che setaccia; o addormentata
assai profondamente dentro un solco
mietuto solamente per metà,
intorpidita dalle esalazioni
dei papaveri, mentre la tua falce
usa riguardo al prossimo mannello
coi fiori suoi intrecciati; certe volte
come spigolatrice tieni ferma
sotto il grave fardello la tua testa
traversando un torrente; o presso un torchio
da sidro con paziente sguardo osservi
lo stillar delle gocce a ora a ora.

Canti di primavera, dove siete?
Sì, dove siete? No, tu non pensarci,
tu hai già la tua musica, che mentre
le nuvole striate fan fiorire
il giorno che declina dolcemente
e tingono le stoppie di pianura
con un colore rosa, proprio allora
i moscerini in coro, in mezzo ai salici
del fiume, si lamentano, levati
su in alto o trascinati verso il basso
come il vento leggero vive o muore;
agnelli adulti belano chiassosi
dal limite dei colli; i grilli cantano;
e con dei lievi acuti il pettirosso
fischia nell’orto chiuso; radunandosi
le rondini cinguettano nei cieli.

(Traduzione di Luca Alvino)