Eunice de Souza


IT’S TIME TO FIND A PLACE

It’s time to find a place
to be silent with each other.
I have prattled endlessly
in staff rooms, corridors
and restaurants.
When you are not around
I carry on conversations in my head.
Even this poem
has forty-eight words too many.

*

È ORA DI TROVARE UN POSTO

È ora di trovare un posto
dove poterci scambiare silenzio.
Ho ciarlato senza posa
in sale insegnanti, corridoi
e ristoranti.
Quando non ci sei tu tra i piedi
continuo a conversare nella mente.
E anche questa poesia
ha quarantotto parole di troppo.

L’India dell’anima, seconda edizione aggiornata e ampliata (Le Lettere, 2005), traduzione di Andrea Sirotti

Moniza Alvi


I WOULD LIKE TO BE A DOT IN A PAINTING BY MIRO

I would like to be a dot in a painting by Miro.

Barely distinguishable from other dots,
it’s true, but quite uniquely placed.
And from my dark centre

I’d survey the beauty of the linescape
and wonder — would it be worthwhile
to roll myself towards the lemon stripe,

Centrally poised, and push my curves
against its edge, to get myself
a little extra attention?

But it’s fine where I am.
I’ll never make out what’s going on
around me, and that’s the joy of it.

The fact that I’m not a perfect circle
makes me more interesting in this world.
People will stare forever —

Even the most unemotional get excited.
So here I am, on the edge of animation,
a dream, a dance, a fantastic construction,

A child’s adventure.
And nothing in this tawny sky
can get too close, or move too far away.

 

*

 

VORREI ESSERE UN PUNTO IN UN QUADRO DI MIRÓ

Vorrei essere un punto in un quadro di Miró

appena distinguibile da altri punti,
certo, ma disposto in modo del tutto unico.
E dal mio oscuro centro

contemplerei la bellezza dell’orizzonte
chiedendomi se valga la pena di
rotolare verso la striscia color limone,

posata centralmente, e di spingere le mie curve
contro il suo bordo, per attrarre su di me
un po’ d’attenzione.

Ma sto bene dove sono.
Non capirò mai del tutto quel che avviene
intorno a me, ma è proprio questo il bello.

Il fatto che non sono un cerchio perfetto
mi rende più interessante a questo mondo.
La gente mi guarderà per sempre

e anche i più insensibili si emozioneranno.
Eccomi qui, sul punto di animarmi,
un sogno, una danza, una costruzione fantastica,

l’avventura di un bimbo.
E niente in questo cielo fulvo
può avvicinarsi troppo, o andarsene troppo lontano.

 

L’India dell’anima (Le Lettere, 2006), trad. it. Andrea Sirotti

Arundhathi Subramaniam

Arundhathi Subramaniam
For a poem, still unborn

Over tea we wonder why we write poetry.
Ten people read it, anyway.
Three are committed in advance
to disliking it.
Three feel a vague pang
but have leaking taps and traffic jams
to think about.
Two like it
and wouldn’t mind telling you so,
but don’t know how.
Another is busy preparing questions
about pat ironies
and identity politics.
The tenth is wondering
whether you wear contact lenses.

And we,
as soiled as anyone else
in a world addicted
to carbohydrates
and words,

still groping
among sunsets and line lengths and
slivers of hope

for a moment
unstained
by the wild contagion
of habit.

 

*

 

A una poesia non ancora nata

Davanti a un tè ci domandiamo perché scriviamo poesie.
Dieci persone le leggono, in ogni caso.
A tre non piacciono
per partito preso.
Tre provano un vago struggimento
ma devono pensare ai rubinetti che perdono
e al traffico cittadino.
A due piacciono
e non avrebbero problemi a dirtelo,
ma non sanno come.
Un’altra è tutta presa a preparare domande
sulle facili ironie
e sulla politica dell’identità.
La decima si chiede
se porti le lenti a contatto.

E noi
corrotti come chiunque altro
da un mondo assuefatto
ai carboidrati
e alle parole,

brancoliamo ancora
fra tramonti, metrica e
schegge di speranza

per un istante
liberi
dal terribile contagio
dell’abitudine.

 

L’India dell’anima – Antologia di poesia femminile indiana contemporanea in lingua inglese (Le Lettere, 2006), trad. it. Andrea Sirotti

Sujata Bhatt

sujatabhatt-1

Muliebrity

I have thought so much about the girl
who gathered cow-dung in a wide, round basket
along the main road passing by our house
and the Radhavallabh temple in Maninagar.
I have thought so much about the way she
moved her hands and her waist
and the smell of cow-dung and road-dust and wet canna lilies,
the smell of monkey breath and freshly washed clothes
and the dust from crows’ wings which smells different-
and again the smell of cow-dung as the girl scoops
it up, all these smells surrounding me separately
and simultaneously – I have thought so much
but have been unwilling to use her for a metaphor,
for a nice image – but most of all unwilling
to forget her or to explain to anyone the greatness
and the power glistening through her cheekbones
each time she found a particularly promising
mound of dung –

 

*


Femminilità

Ho pensato a lungo a quella ragazza
che raccoglieva sterco di vacca in un’ampia cesta rotonda
lungo la strada principale che passava da casa nostra
e dal tempio Radhavallabh a Maninagar.
Ho pensato a lungo al modo in cui lei
muoveva le mani e i fianchi
e all’odore di sterco e di polvere di strada e di gigli di canna umidi,
l’odore di fiato di scimmia e di abiti appena lavati
e la polvere dalle ali dei corvi che ha un odore diverso
ed ancora l’odore di sterco mentre la ragazza lo raccoglie
tutti questi odori che mi circondavano separatamente
e simultaneamente. L’ho pensata a lungo,
ma non volevo usarla per una metafora,
per una bella immagine, ma soprattutto non volevo
dimenticarla o spiegare a chiunque la grandezza
e la forza che rilucevano dai suoi zigomi
ogni volta che trovava un mucchio di sterco
particolarmente promettente.

 

L’India dell’anima, antologia di poesia femminile indiana contemporanea in lingua inglese (Le Lettere, 2006), a cura di Andrea Sirotti