Dimitri Milleri


Foto di Elena Agnoletti

Senti che pace qui: gli uccelli bevono
placidamente il buio senza grumi.
Era diverso allora, ti ricordi
quante candele accese dentro il cranio?
Raptus di clavicembali, frantumi
che non sai dire se sognati o solidi.

Dentro la notte carica di uranio
dormire tuttavia, riaprire gli occhi
sei ore dopo, crederle un istante,
stringere i denti e senza dire niente,
andare a Fiesole, suonare insieme.
Che avremmo dato allora per i cuori
che adesso dormono, dopo la pizza…

Sistemi (Interno Poesia Editore, 2020), prefazione di Maria Borio

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Beatrice Zerbini


Foto di Enrico Maria Bertani

Non ho tempo per essere infelice;
mi chiamano per nome gli orologi,
mi invitano alla festa
di salire
i gradini a due a due,
finché ho le gambe;
di bussare alla tua porta,
finché ho la bocca;
di vivere finché
sono viva.

Non ho tempo per essere
un lamento, declinare gli affetti,
tralasciare il miracolo
di amarsi in due
io sto morendo e

ti distillassi l’amore –
un amore normale –,
a partire da ora,
con l’odore del brodo
su per le scale
e gli esami del sangue a digiuno,
le commissioni,
il carrello storto della spesa,
non saprei come
dartelo tutto e come
recapitarti la cura che ti serbo
intera;
amarti mille volte
con una vita sola.

In comode rate (Interno Poesia Editore, 2019), prefazione di Alba Donati

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Guido Gozzano

Alle soglie

II

Mio cuore, monello giocondo che ride pur anco nel pianto,
mio cuore, bambino che è tanto felice d’esistere al mondo,

mio cuore dubito forte – ma per te solo m’accora –
che venga quella Signora dall’uomo detta la Morte.

(Dall’uomo: ché l’acqua la pietra l’erba l’insetto l’aedo
le danno un nome, che, credo, esprima un cosa non tetra)

È una Signora vestita di nulla e che non ha forma.
Protende su tutto le dita, e tutto che tocca trasforma.

Tu senti un benessere come un incubo senza dolori;
ti svegli mutato di fuori, nel volto nel pelo nel nome.

Ti svegli dagl’incubi innocui, diverso ti senti, lontano;
né più ti ricordi i colloqui tenuti con guidogozzano.

Or taci nel petto corroso, mio cuore! Io resto al supplizio,
sereno come uno sposo e placido come un novizio.

 

I colloqui e altre poesie (Interno Poesia Editore, 2020), a cura di Alessandro Fo

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Marco Bini

In cinque contro cinque, campo grande,
il fallo laterale pura speculazione,
neanche l’ombra di una tattica o di un tiglio
mentre il pallone macinava galassie
in volo perenne.

Si perdeva quasi subito il punteggio
protési al bel gesto
che fa leggenda e gerarchia
per lo scontro decisivo che (sapevamo)
mai sarebbe stato in calendario.

Tutti a difendere, poi tutti avanti
compatti e scomposti;
ogni tanto capitava che lancio e scatto combaciassero,
che ci lasciassero
riprendere fiato con le distanze fattesi voragine
a guardare il miracolo del portiere
che non accadeva mai.

New Jersey (Interno Poesia Editore, 2020)

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Anne Stevenson


Making Poetry

‘You have to inhabit poetry
if you want to make it.’

And what’s ‘to inhabit’?

To be in the habit of, to wear
words, sitting in the plainest light,
in the silk of morning, in the shoe of night;
a feeling bare and frondish in surprising air;
familiar…rare.

And what’s ‘to make’?

To be and to become words’ passing
weather; to serve a girl on terrible
terms, embark on voyages over voices,
evade the ego-hill, the misery-well,
the siren hiss of publish, success, publish,
success, success, success
.

And why inhabit, make, inherit poetry?

Oh, it’s the shared comedy of the worst
blessed; the sound leading the hand;
a wordlife running from mind to mind
through the washed rooms of the simple senses;
one of those haunted, undefendable, unpoetic
crosses we have to find.

*

Fare poesia

‘Devi abitare la poesia
se vuoi fare poesia’.

E cosa significa ‘abitare’?

Significa portarla come un abito, indossare
le parole, sedendo nella luce più netta,
nella seta del mattino, nel fodero della notte;
un sentire spoglio e frondoso in un’aria che sorprende;
familiare… insolita.

E cosa significa ‘fare’?

Essere e diventare il clima mutevole
delle parole, il servo della musa a condizioni
atroci, intraprendere viaggi sopra voci,
evitare la collina dell’ego, il pozzo dell’afflizione,
la sirena che sussurra stampare, successo, stampare,
successo, successo, successo
.

E perché abitare, fare, ereditare poesia?

Oh, è la commedia condivisa della peggiore
benedizione; il suono che guida la mano;
la parola vitale che scorre da una mente all’altra
attraverso le stanze lavate dei sensi;
una di quelle stregate, indifendibili, impoetiche
croci che pur dobbiamo portare.


Le vie delle parole (Interno Poesia Editore, 2018), cura e traduzione di Carla Buranello


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Simone Biundo

Cuore misericordioso di Gesù

sta lì, appeso alle effimere
ardenti e cremisi, e non pompa
ma palpita al fremito dell’aria.
È di lana, ha gli intarsi d’argento e il retro sembra azzurro.
Mia nonna racconta
che la bisnonna lo vide apparire in camera, diceva
quando il bisnonno si salvò
dall’infarto. Non sappiamo dove si trovi l’ex voto.

Sono le 12 e 45. La pausa
pranzo sta per iniziare e un’amica mi aspetta
al sole di fronte alla mensa. Oggi abbiamo una riunione.
A tavola, davanti a un piatto di minestra, le descrivo tutto.
Il sangue, nei mammiferi e negli uccelli
cola due volte nel suo giro
per il cuore
che misura nell’uomo
12 centimetri in lunghezza, in larghezza 9
e lo spessore di circa 6 centimetri: di peso
non più di 250 o 300 grammi.
Lei mi guarda, risponde e mi domanda sempre.
Ha gli occhi azzurri
e non batte mai le palpebre mentre parliamo.

 

Le anime elementari (Interno Poesia Editore, 2020)

Illustrazione di Letizia Iannaccone

Interno Poesia va in vacanza

interno poesia vacanza

Care lettrici e cari lettori,

si è appena conclusa la stagione 2019/2020 del blog Interno Poesia. Ora è arrivato il momento di staccare la spina e programmare la nuova stagione del blog, mettendo nero su bianco le idee e i progetti che prenderanno forma a partire dall’autunno, anche in casa editrice. Le pubblicazioni riprenderanno lunedì 3 settembre.

Per consultare il catalogo della casa editrice clicca qui o vai su: internopoesialibri.com/catalogo

Buone vacanze!

Francesco Terzago


Il vetro corrugato ha le stesse increspature
della mia busta da bagno, quella di pelle sintetica.
Ne esistono un milione, sono distribuite
in tutto il mondo, queste buste.
C’è una sovrapposizione perfetta. Ho aperto
la finestra e l’ho messa dall’altra parte, la busta,
dietro di lei c’era la luce anodina della pioggia e,
davanti, quella di una lampada alogena. Muovendo
ho trovato ogni corrispondenza: come una mano
sinistra ferma a pochi millimetri da uno stagno oppure
una moneta che, sollevata in aria, confonde il suo colore
con quello del disco solare, spento, tra i palazzi.
Sono state impresse, entrambe le superfici.
Hanno avuto lo stesso modello:
un pezzo di cuoio. Cuoio venuto da non so
quale bestia morta, e poi morta dove, e perché.
Morta, se per questo, almeno mezzo secolo fa:
considerando lo stato degli infissi, il mastice crepato.
Comunque, ammazzata da qualche gente,
con quali strumenti, poi non so; di notte, di giorno; per fame,
per tenersi al caldo o per tenere al caldo qualcuno.

Poeti italiani nati negli anni ’80 e ’90. Vol. 2 (Interno Poesia Editore, 2020)


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Mariachiara Rafaiani


Tagliatelle al kamut
ed i giri della luce
intorno al tavolo
Il cameriere ci chiede,
come sempre, naturale
o frizzante? Cosa volete?
Cosa vi serve?
Il discorso su più piani
osserva la partenza
e la resa
e gli occhi indugiano
fino ad attraversare le orbite
“io mi chiedo
cosa m’importa che resti?”

guardavo la parte illuminata
degli alberi e mi chiedevo
cosa avrei voluto mettere lì
in quella luce. Mi avvicino
abbasso la voce
“Cosa m’importa che resti?”

è primavera, è caldo,
giriamo intorno
all’isolato dei pollini
costeggiamo i lavori
per la metropolitana
mi accompagni
alla fermata del tram

“Devi capire cosa t’importa che resti”

Via Cadore, Milano, 2017

Poeti italiani nati negli anni ’80 e ’90. Vol. 2 (Interno Poesia Editore, 2020) Ph. Michele Milani


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Giusi Montali


il corpo si avvia, proietta luce opaca,
la catena tiene, discende un flusso d’aria,
una donna chiude le palpebre, dischiude
le labbra, appoggia la nuca tra il braccio e
la spalla, fiorisce un loto nell’occipite,
ruota in luce viva, il respiro è un mare,
si aprono le vertebre, si svela un monte,
la lingua disserra il bianco, lo raccoglie,
mi acceca:

la ciclotimia è l’ultima fiducia della specie

Poeti italiani nati negli anni ’80 e ’90. Vol. 2 (Interno Poesia Editore, 2020)