Pier Paolo Pasolini


Sento tossire l’operaio che lavora qui sotto; – la sua tosse arriva attraverso le grate che dal pianterreno – danno nel mio giardino. Sicché essa pare risuonare tra le piante, – toccate dal sole dell’ultima mattina di bel tempo. Egli, -l’operaio, là sotto, intento al suo lavoro, tossisce ogni tanto, – certamente sicuro che nessuno lo senta. È un male di stagione – ma la sua tosse non è bella; è qualcosa di peggio che influenza. – Egli sopporta il male, e se lo cura, immagino, come noi – da ragazzi.

La vita per lui è rimasta decisamente scomoda; – non l’aspetta nessun riposo, a casa, dopo il lavoro, – come noi, appunto, ragazzi o poveri o quasi poveri. – Guarda, la vita ci pareva consistere tutta in quella povertà, – in cui non si ha diritto neanche, e con naturalezza, – all’uso tranquillo di una latrina o alla solitudine di un letto; – e quando viene il male, esso è accolto eroicamente: – un operaio ha sempre diciotto anni, anche se ha figli – più grandi di lui, nuovi agli eroismi. – Insomma, a quei colpi di tosse – mi si rivela il tragico senso di questo bel sole di ottobre.

La tosse dell’operaio, 8 novembre 1969, Tempo.

Oleg Dozmorov

oleg dozmorov

 

Ecco, sono diventato una persona normale,
vado al lavoro ogni giorno,
è sempre più raro che cerchi una rima con la neve,
spezzo nel giardinetto per le ragazze il lillà.

Quando fiorisce, ma è sempre più raro – più raro,
mi pare, che fiorisca,
e io stesso non mi esalto più per la poesia
e sarà un anno che non leggo più Boris.

 

Poeti russi oggi (Scheiwiller, 2008), trad. it. A. Alleva

Stephen Spender

Stephen_Spender

 

 

 

 

 

 

 

 

I disoccupati

Passando tra la folla silenziosa
in piedi dietro opache sigarette,
questi uomini in ozio nella strada,
io ho il senso della luce che cade.

Indugiano agli angoli della via
e con un alzar di spalle salutano
gli amici e rovesciano le tasche
vuote, gesti cinici dei poveri.

Non hanno ora lavoro, come gli uomini
più degni e ben pagati a tavolino
dormono lunghe notti e alle dieci
si alzano e rimangono a guardare
lo stillicidio lento delle ore.

Sono geloso delle ore di pianto
che fissano con quegli occhi affamati.
Sono ossessionato da queste immagini,
sono ossessionato dal loro vuoto.

 

Poesie (Mondadori, 1999), trad. it. Alfredo Rizzardi