Fernando Pessoa


L’amore è una compagnia.
Non so più andare solo per le strade,
perché non posso più andar solo.
Un pensiero visibile mi fa camminare più svelto
e veder meno, e nello stesso tempo mi dà piacere di camminare e vedere tutto.

Anche la sua assenza è una cosa che sta con me.
E l’amo tanto che non so come desiderarla.
Se non la vedo, la immagino e sono forte come gli alberi alti.
Ma se la vedo tremo, non so che ne è di ciò che sento nella sua assenza.

In tutto me stesso ogni forza mi abbandona.
Tutta la realtà mi guarda come un girasole con il suo viso nel mezzo.

*

O amor é uma companhia.
Já não sei andar só pelos caminhos,
Porque já não posso andar só.
Um pensamento visível faz-me andar mais de pressa
E ver menos, e ao mesmo tempo gostar bem de ir vendo tudo.
Mesmo a ausência dela é uma coisa que está comigo.
E eu gosto tanto dela que não sei como a desejar.

Se a não vejo, imagino-a e sou forte como as árvores altas.
Mas se a vejo tremo, não sei o que é feito do que sinto na ausência dela.
Todo eu sou qualquer força que me abandona.
Toda a realidade olha para mim como um girassol com a cara dela no meio.

Poemi di Alberto Caeiro (La Vita Felice, 1999), trad. it. P. Raule

Viola Lo Moro


Siamo diventate visioni.
Noi due rattrappite nel fondo della terra
il compost dell’anima.

Ti avrei amata per sempre
d’istinto
ma ho il corpo rotto,
è lento ormai
procede pesante,
è una petroliera.

Se il mio rigetto ti offende
sappi questo:
carpa senz’acqua
boccheggio a una pistola.

 

Chiamami col mio nome. Antologia poetica di donne – vol. II (La vita felice, 2022), a cura di Anna Toscano

Ph. di Carlotta Valente

Vittorino Curci


Prossimità del bene

ciò che si presta alla discussione è niente
i morti sono stati dimenticati
e i vivi si accontentano di essere vivi.
oh quanto questo oscuro brusio
intorno a noi che fummo
ci restituisce il bene
di chi credette in noi, le donne e gli uomini
che ci tenevano in braccio
sul treno in corsa dell’avvenire

c’è, ci deve essere, un modo per piangere
e non lasciarsi andare alle cose
inventate, qui dove non c’è anima viva

Poesie (2020-1997) (La Vita Felice, 2021)

Vicenç Llorca


Canto d’autunno

No, non dire alla foglia che si fermi:
deve venire l’inverno.
Ammucchia la legna, mangia e aspetta,
aspetta l’ora della neve.
Patire il freddo ti condurrà alla casa dell’anima,
ti farà ricordare
il calore di un corpo in un altro corpo,
e il valore della risurrezione.
Forse non credi che dietro l’onda
che muore contro lo scoglio
sta nascendo la forma di una spiaggia,
una baia, un porto?
Quel che rende così duro il morire
è ignorare per sempre che la vita,
come un pianeta
traccia l’ellisse di una luce più grande.
Che temi? Forse il non avere occhi,
che ti sfugga l’intenzione
di possedere le cose,
smettere di creare nella creazione?
Allora, come un aedo,
recita il tempo
nel tempo delle sillabe e dei fatti.

Tempi d’Europa. Antologia poetica internazionale (La vita felice, 2013)

Raffaela Fazio


Ho rubato tra le tante
una tua immagine.
Furto lieve
inconsistente

come neve
che esile abbondante
cattura un corrimano
e crede eterno reale
quel possesso
stupita
di essergli infedele
al primo tocco
che la scioglie

così ti tiene
instabile visione
la mia mente

un pensiero
ti copre
un altro fiocco.

L’ultimo quarto del giorno (La vita felice, 2018)

Foto di Dino Ignani

Anna Toscano


Ho lasciato
la mia vecchia pelle
sul binario morto
di un vecchio salotto
con carta da parati
rosso damascato
e un seggiolino
per pianoforte.

Le pareti sdentate tre quadri sì
e uno no, cornici vuote
segni di orologi a muro.

Il telefax sulla sedia
la spia lampeggia
danno la fibra al ribasso.

La morte, seduta su un gradino,
si lima le unghie pensando
a come fosse bello lavorare qui.

 

Al buffet con la morte (La vita felice, 2018)

Foto di Grazia Fiore

Paola Casulli


Tu sai
come baciarmi dentro
mordermi dalle costole le ali che fanno male.
Voglio strade che dormono vuote
mentre io resto insonne
a chiedermi se godi o tremi
lontano dalla mia notte.
Il mio corpo disabitato gocciola resina,
ho fiori sulla fronte e brina
e mille pianure che cantano di te.

 

Sartie, lune e altri bastimenti (La Vita Felice, 2017)

Goliarda Sapienza


Un’altra fiaba

I corpi disseccati dei defunti
s’aggirano intorno a noi. Nelle sere
ci camminano a fianco per la strada
si piegano su noi quando leggiamo
ci guardano da lontano se parliamo
con l’amica, sedute fuori dall’uscio.
Hai paura del loro
sguardo d’un tempo?
Anch’io ho paura ma temo
anche di respirare nel sonno
per non disperdere
all’aria la carta velina dei loro
visi intenti al nostro sostare
fra l’alba e il giorno di questa
ora carnale.

 

Ancestrale (La Vita Felice, 2013)

Rita Pacilio


Capiterà a tutti di essere una boa
in mezzo al mare, una boa
dalla forma di pesce supino
dalla voce umana con braccia di violino

al posto delle branchie l’anima
spugna polposa e fili d’erba i capelli.

Si diventa così quando si va via

un nome senza nome
rimasto tra le palpebre e la mente
giovinezze disperse in un altro viaggio.
Quando anche le viscere svuoteranno

residui della traversata
resteranno bucce vuote
involucri rancidi, mezzi sorrisi,
il seno ormeggiato.

Questo siamo quando lasciamo
una casa, un fiore, chi abbiamo amato.
Capiterà a tutti di essere una boa

in mezzo al mare, pesci, uccelli dal ventre tremante.

 

Prima di andare – poesie e lettere d’amore (La Vita Felice, 2016)

Eva Laudace

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Il presentimento d’amare

Racconta bugie
anche se non servono
ci crede persino
tutte le volte
o quasi.

Inutili
viltà, lei dice,
e lo sguardo si fa severo
che lo potrei imitare
almeno quello.

Al tempo di un pioppo che cade
o mi precipita in bocca
io mi dispero e disattendo
il presentimento d’amare
l’idea puntuta di ciò che cerco.

L’amore, che ancora cerco, non dice bugie
matura al sole e non secca.
È candore
è portarsi avanti
è piuttosto sincero da dire così.

 

Tutto ciò che amo ha dentro il mare (La Vita Felice, 2014)

© Foto di Camilla Mastaglio