Jean-Charles Vegliante

Affleure en nous des fois un rauque langage
d’avant, ou bien est-ce une ultime concorde
avec les tristes qui au sol ou dans l’air
nous fuient en criant vainement quelque chose
que nul ne comprend (ni eux-mêmes) – la horde
depuis lors abolie y vibre… et se perd
à nouveau – lastou, merlé, paccod surnagent
puis plus rien, ombres et bêtes silencieuses
sont reparties dans le trou du mur, les lames
du plancher, les creuses bastides du crâne.
Une langueur comme un écho y repose.

*

Affiora a volte rauco in noi un linguaggio
d’un tempo, o meglio concordia finale
con i tristi che a terra o nell’aria
rifuggono gridando vanamente qualcosa
che nessuno comprende (neppure loro stessi) –
lì vibra l’orda da allora abolita… e si perde
di nuovo – lastu, merlé, paccod galleggiano
poi più niente, ombre e bestie silenziose
sono ripartite dal foro nel muro, le assi
del pavimento, il casolare cavo del cranio.
Un languore vi riposa come un’eco.

 

Rauco in noi un linguaggio (Interno Poesia Editore, 2021), traduzione e cura di Mia Lecomte

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Jean-Charles Vegliante

Jean-Charles Vegliante

 

Messaggera del basso

Quanto tempo c’è voluto
per formare quest’albero
delicato di nervi,
questa velocità d’antenne
di cui soffri,
da cui prendi piacere?
Bastano una manciata di parole,
una raffica imprevista
a distruggere tutto!
Averlo pensato
mi fa paura – eppure
ti so fuori di me
lontano dai miei occhi senza
pietà, mai, come in una
eterna giovinezza

senza pietà, mai
fuori portata
e quanto vulnerabile…
Non dici niente, mi condanni
a cercare la scossa, il crollo, il volo.

 

Nel lutto della luce (Einaudi, 2004), trad. it. G. Raboni