Valentina Colonna

valentina colonna

Sto partendo. Non resto che io
alla solita entrata nuova.

Ho posato la mia valigia
davanti a una porta, ieri,
primo piano,
all’ora del sole sui tavoli,
quando la Mole ride.

La ginestra perde per strada
e le rose emanano
l’ultima aria in abito scuro.

Al saluto di mani il mio sorriso apre
e muore. È nei capelli
che passa il feretro dei ricordi.

Oggi sospeso il tempo ferma.
Domani partirò.

Di te non mi resta che tutto.

 

La cadenza sospesa (Nino Aragno, 2015)

Francesco Accattoli

foto accattoli Vito Panico

Nessuno si dimentica di noi
e una lampada arde elettrica
sui muscoli delle pareti
le carte gli intonaci morti
qualunque cosa viva
l’incarnato di un cono di luce.
Vedersi che è già mattino
salire sul peso dei tram, a questo
allude ogni tragitto che
precorre l’istinto.
Mi chiudo gli occhi perché
senza sarei lo stesso di quel momento
lo scoppio la resa la distrazione
un corpo involucro denso.

 

© Inedito di Francesco Accattoli

Gaia Boni

gaia boni

Dolomiti

Siedono assorte come immense donne
offrendo alla sera l’orlo delle spalle,
-irti fiori i colli di neve ammantati-
un perpetuo chinarsi alla vita
un’attesa che tacita e costretta rimane-
si addolciscono i pendii e scioglie,
stillando silenzi
il ghiacciaio-
Mantengono nel ventre eternamente
gli uniti -e distanti- corpi di aprile e gennaio,
il respiro innevato di vedetta
la tiepida carezza fiorita in ventre.
I petrosi palmi s’asciugano al sole,
le ginocchia discendono dolci
ai verdi richiami dei rododendri
che fraternamente sussurrano
alle sopite genziane
Primavera.

 

© Inedito di Gaia Boni

Leta Semadeni

leta

Nella mia vita di volpe

Nella mia vita di volpe
ero tutto e tutto
ero addirittura
la luce da mordere
il sole del mio volto
immacolato

Non sapevo
il mio nome
era solo
e costantemente là
dove la zampa tocca la terra

Nella mia vita di volpe
ero la fame e il gelo
ero gioco e ricciolo
nel fiume
e l’ultimo odore
un segnale
sulla mia strada
attraverso il bosco

Io leccavo la pelliccia
delle colline
e caddi
improvvisamente
nelle
felci

 

Disaccordati accordi – Quattro poeti svizzeri contemporanei (Valigie Rosse, 2015), a cura di P. Lepori e A. Ruchat

Yang Lian

yang-lia

Preistoria

i giorni strappano via le maschere dei giorni che altro resta?
la balia che ti batte sulla spalla
è come sempre il cielo pieno di desiderio omicida

la finestra più antica dei denti di squalo
quando viene perduta guarda al mare
una lingua blu lecca risoluta la guida di viaggio
tanto eccitata che la carne sulla spiaggia è tutta nuda
nell’ardore la morte sta accelerando

una brezza può scuotere questo mondo
il vento dell’ultimo giorno chi è l’ultimo bambino rimasto?
ogni volto nasconde roccia dietro al volto
proprio nella preistoria ricorrono carestie nutrite da due mani

la polvere del mare vola
in piedi sulle gambe dei ragni
un albero splendente è carico di esche di fiori
seduce chi da millenni è sedotto
tu

 

Dove si ferma il mare (Damocle, 2016), trad. it. C. Pozzana

Valeria Ferraro

valeria ferraro interno poesia

Rientro in casa inverno tolgo i guanti
non chiudo a chiave e così sia
mi addormento stretta ai tuoi comandi
astronave interiore in avaria.

*

Dà pace l’uniforme da lavoro
che hai posato sul letto alla sera
si fa più freddo di ora in ora
ominide china sulla tastiera

*

Lancio le corde ma senza ricordare
quando sono stata presa a bordo
stordita un corpo da riscaldare
o vegliare in attesa di ordini.

*

Voci ornamentali luci per asporto
nel vuoto con annessa cucina di eva-
nescenti arredi di un ramo storto
alla finestra scrivi figlia di eva.

 

© Inedito di Valeria Ferraro

Tomaso Kemeny

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Celebro la poesia
che alle altre non somiglia:
scorre nelle vene azzurre dell’aria
per tingere di desiderio i cieli
e di gemme e di fiori incorona
la mai sazia d’amore.
Lei sola sfida il terrore senile
dell’avventura e accende il tramonto
a sospendere la lacrima stellata
della notte sovrana. Celebro lei,
la poesia che nel sangue germoglia
e ogni cosa decrepita muta
nella rosa di luce
che il mondo risveglia.

 

Le Avventure della Bellezza (Arcipelago, 2009)

© Foto di Dino Ignani

Veronica Cavedagna

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Non mi metto a cercare nelle tue tasche:
se trovassi del resto?
Mi metterei a contarlo.
Baci e incontri,
salite e discese,
pronomi personali
o giorno dopo giorno:
quale unità di misura?

Il resto non si conta,
si mette in tasca,
si riusa,
ritorna.

Se fossi io a finire nelle tue tasche:
biglietto accartocciato,
briciole di tabacco sciupato,
un capello che non si scrolla.

Il resto di me che rimane non lo conti,
lo metti in tasca,
lo riusi,
domani, ritorni?

 

© Inedito di Veronica Cavedagna

© Foto di Nicolò Triacca

Paolo Polvani

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Il confine del vento

Questa campagna esatta e laboriosa tenere tra le braccia,
masticarla piano, assaporare tra i denti una gioia
assoluta e senza credi, diventare lo sguardo fisso delle vigne,
essere i sentieri che corrono a perdifiato tra gli ulivi, vene
che ingurgitano i verbi della luce, la grammatica breve
degli insetti, le vite infinite e sconosciute, le chiome
nebulose dove si frange il volo della gazza, le aperte
geometrie, se potessi questa terra ingoiarla, digerirne
le masserie lucide di calce e di silenzi, essere il brusio
delle finestre, il richiamo misterioso dei pozzi, se potessi
essere la memoria di tutti i fili d’erba, essere io lo sguardo
il suono, il confine del vento.

 

© Inedito di Paolo Polvani

© Foto di Riccardo Filograsso

Vittorio Lingiardi

lingiardi
Isfahan
il cielo è basso
spenta la luna
l’odore è di freddo
e pane.

Isfahan dove si spezza il cavo
manca la luce
la corsa è di lepre
ma muore.

Isfahan
anche l’amore è un pascolo
stretta di mano
scavalcami le palpebre
ho paura.

Teheran
è il giorno delle nozze
porta il velo
girati e sorridi
al mistero.

 

Alterazioni del ritmo (nottetempo, 2015)