Sergio Corazzini


La morte di Tantalo

Noi sedemmo sull’orlo
della fontana nella vigna d’oro.
Sedemmo lacrimosi in silenzio.
Le palpebre della mia dolce amica
si gonfiavano dietro le lagrime
come due vele
dietro una leggera brezza marina.

Il nostro dolore non era dolore d’amore
né dolore di nostalgia
né dolore carnale.
Noi morivamo tutti i giorni
cercando una causa divina
il mio dolce bene ed io.

Ma quel giorno già vanìa
e la causa della nostra morte
non era stata rinvenuta.

E calò la sera su la vigna d’oro
e tanto essa era oscura
che alle nostre anime apparve
una nevicata di stelle.

Assaporammo tutta la notte
i meravigliosi grappoli.
Bevemmo l’acqua d’oro,
e l’alba ci trovò seduti
sull’orlo della fontana
nella vigna non più d’oro.

O dolce mio amore,
confessa al viandante
che non abbiamo saputo morire
negandoci il frutto saporoso
e l’acqua d’oro, come la luna.

E aggiungi che non morremo più
e che andremo per la vita
errando per sempre.

Io non sono un poeta (Interno Poesia Editore, 2021), a cura di Alessandro Melia

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José Carlos Rosales

ph: Antonia Ortega Urbano

XXI (LA HUIDA)

Estás otra vez en la autopista,
otra vez conduciendo sin saber dónde ir,
otra vez en tu coche,
otra vez recorriendo sin rumbo la autovía,
en tu mismo sentido van otros automóviles,
en tu mismo sentido o en sentido contrario,
se cruzarán contigo,
te adelantan,
parece que te siguen,
se ponen a tu altura,
casualidades de la vida, no te siguen,
has robado tu coche y estás en la autopista,
has robado tu coche, rompiste la barrera,
ha crujido la barra de control,
roja y blanca, se ha roto,
todo lo que tocas se rompe,
puede romperse todo lo que tocas,
pero nadie te sigue, todo es frágil,
conduces sin destino,
hay nubes en el cielo, nubes deshilachadas
y una luna gigante,
parece que pudiera empezar a llover,
hay viento racheado, lo notas en el coche,
las ramas de los árboles se estremecen, se agitan,
y te notas cansado,
tan cansado que te sientes ligero,
tan ligero que quisieras volar,
miras los edificios que dan a la autovía,
ya las luces empiezan a encenderse,
pronto será de noche,
no sabes dónde ir,
quisieras disolverte, no estar, no ser,
y te miro pensando:
si quisiera podría levantarse y volar,
si pudiera volar, ¿a dónde iría?

*

XXI (LA FUGA)

Sei di nuovo in autostrada,
di nuovo stai guidando senza meta,
di nuovo nella tua macchina,
di nuovo fili senza meta in autostrada,
delle macchine vanno nella tua direzione,
nella tua stessa direzione o in quella contraria,
ti incroceranno,
ti superano,
sembra che ti seguano,
si mettono alla tua altezza,
casualità della vita, non ti seguono,
hai rubato la tua macchina e sei in autostrada,
hai rubato la tua macchina, hai rotto la barriera,
la barra di controllo ha scricchiato,
rossa e bianca, si è rotta,
tutto ciò che tocchi si rompe,
si può rompere tutto ciò che tocchi,
ma nessuno ti segue, tutto è fragile,
stai guidando senza meta,
ci sono nuvole in cielo, nuvole sfilacciate
e una luna gigante,
sembra che stia per iniziare a piovere,
tira vento, lo senti in macchina,
i rami degli alberi tremano, si agitano,
e ti senti stanco,
così stanco che ti senti leggero,
così leggero che vorresti volare,
guardi gli edifici affacciati sull’autostrada,
le luci iniziano già ad accendersi,
presto sarà buio,
non sai dove andare,
vorresti dissolverti, non esserci, non essere,
e ti guardo pensando:
se volesse potrebbe alzarsi e volare,
se potesse volare, dove andrebbe?

 

Se volessi potresti alzarti e volare (Interno Poesia Editore, 2021), traduzione e cura di Damiano Sinfonico

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Luca Alvino


74. A sconto del silenzio

Io scrivo versi, ma non so parlare,
rimango zitto anche per giorni interi,
non amo del dialogo i sentieri,
con la voce non so comunicare.

Però scrivendo posso argomentare,
nella scrittura sono più leggeri
i miei ragionamenti e i miei pensieri,
e coi lettori riesco a conversare.

Le mie parole sono più sincere
se sono scritte, e se non son parlate,
sono inebrianti e dense come assenzio.

Chiedo perdono per il mio tacere,
vi prego, amici, non me ne vogliate.
Io scrivo versi a sconto del silenzio.

Cento sonetti indie (Interno Poesia Editore, 2021), prefazione di Paolo Di Paolo

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3ª poesia più letta del 2020

di Beatrice Zerbini

Ogni giorno, perdo tutto
e tu con me
e te;
e si sfuocano
le colazioni,
si induriscono
i biscotti al burro;
perdo il quadro
che ride e vive,
la cornice delle tende,
le verità stupende
che non ho detto e
la stupidità
di avere paura.
Perdo tutto, ogni giorno;
la pelle nuova,
la ruga che ho sorriso,
la ruga che ho pianto,
la voce,
la mia e la tua,
il coro che sono,
l’assolo.

Perdo parole
che avremmo potuto dirci,
non dirci,
dire meglio.

Perdo possibilità
e una possibilità,
il ritmo del respiro,
la pazienza,
le sementi di un’idea.

E perdo le facce degli altri
in strada,
la mia su una vetrina buia.

Ogni giorno perdo
uno scorcio
carico di sole,
e la mia età
salda,
che mi ancora alla terra
come un macigno
o una nascita,
che mi seduce
e trascina,
che tracima;
perdo la speranza che
esonda sulla mia fretta,
sulla mia calma.

Perdo
il miracolo di un giorno,
l’elemosina del tempo,
lo scialacquio degli attimi,
con la risacca magra
di qualche
felicità.

Ogni giorno perdo tutto:
il significato,
la velleità del buio
e gli abbagli,
la vastità sul bivio
e l’ombra lunga
degli sbagli,
le rime,
le rime per te,
l’amore,
la bambina che crede,
la bambina in cui credi,
e un’ansia del petto
che può fremere
e domandare
e guardare
e regnare ogni giorno,
mentre perde.
E perde tutto.

Perdo giurisdizione
ed emozione;
si consuma,
si annebbia,
sbraita come un fumo
la mia vita,
che ogni giorno perde me,
mentre perdo tutto.

Perdo il timpano dolce
sotto le voci affettive
che sono un’ala,
a curarmi,
o macerie.

Ogni giorno,
poi,
mi sveglio –
se mi sveglio –
e tutto,
tranne te
e tu con me,
ritrovo.

In comode rate (Interno Poesia Editore, 2019), prefazione di Alba Donati

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Poesia pubblicata il 10 gennaio 2020

Marco Bini


Lo capiscono già certi bambini.
Ci sono giorni fatti per la neve
ma non un fiocco, solo guance secche
e tegole afflitte pronte a riceverne

e disertate: il gioco si fa altrove,
dietro la mano di grigio uniforme
avvengono scambi di energia, passaggi di stato
oppure non succede niente; forse dorme

in forma di vapore l’innesco improvviso
degli eventi. Storia congegno e judoka,
prende per il collo e scaraventa avanti,
lascia stesi a terra mentre intorno tutto sfoca.

Scricchiola, crepita e scatta di colpo
come fa evolvendosi una specie
(o una valigia sotto un tavolo a Milano):
questo i bambini lo capiranno poi, invece.

New Jersey (Interno Poesia Editore, 2020), prefazione di Cristiano Poletti

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Ludovico Ariosto

Furioso, XXII, 32-33

Ruggier riguarda Bradamante, et ella
riguarda lui con alta maraviglia,
che tanti dì l’abbia offuscato quella
illusïon sì l’animo e le ciglia.
Ruggiero abbraccia la sua donna bella,
che più che rosa ne divien vermiglia;
e poi di su la bocca i primi fiori
cogliendo vien dei suoi beati amori.

Tornaro ad iterar gli abbracciamenti
mille fïate, et a tenersi stretti
i duo felici amanti, e sì contenti,
ch’a pena i gaudii lor capiano i petti.
Molto lor duol che per incantamenti,
mentre che fur negli errabondi tetti,
tra lor non s’eran mai riconosciuti,
e tanti lieti giorni eran perduti.

Versi d’amore (Interno Poesia Editore, 2020), a cura di Lucia Dell’Aia

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Francesco Ottonello


Dietro questa arroganza

Stragi e ipocrisie, ma che ci fotte
tanto moriamo lenti viviamo veloci
le bombe chimiche stanno sui libri
la guerra resta una lontana chimera

preferirei la galera comoda dei muri
scemare questo corpo, scagliare via ogni sogno,
fare seccare la sostanza, se muori così

con i soldi acquisterai la tua pace
sazierà le ossa e non sarai felice.

Isola aperta (Interno Poesia Editore, 2020), prefazione di Tommaso Di Dio

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Simone Biundo


Monte Marsicano

Leggera è la farfalla
che abbiamo adottato
succhiava dalle nostre mani
arrotolava e srotolava
la spiritromba come nelle teche
del fiore, aveva il torace celeste
e le antenne striate, passava
su un dito e su un altro

il tuo pollice
non era mai stato
una casa per farfalle
il tuo palmo un giardino
leggera è la farfalla
che abbiamo lasciato
è stata per poco con noi
come si conviene a un’effimera

Le anime elementari (Interno Poesia Editore, 2020), prefazione di Damiano Sinfonico

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Federica Gallotta


È un lento sollevare mattutino. Non so mai
dove – durante la notte – la moka s’è spostata
verso quale destino, di credenza o lavello
e con lei lo strofinaccio e il barattolo
del caffè. Mi dicesti che c’è: un rimedio, un metodo
per ritrovare le cose: cioè non usarle. Tutte
disporle insieme, come un sacrificio, e così
(mi avvisi ancora) ritroverei i biscotti, insonnoliti
e la mia pace all’apertura degli occhi, nell’attesa
calma dell’infusione del tè, quando ancora
intorno a me ogni cosa sonnecchia beata.

Modi indefiniti (Interno Poesia Editore, 2020), prefazione di Gabriella Sica

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Gerardo Masuccio


È segreta la frase
dei nostri deliri:
non una, però, neanche questa
notte
può ferire col buio l’aurora.

Un sorriso
reclama a chi piange
il passo del tempo.

Fin qui visse un uomo (Interno Poesia Editore, 2020), prefazione di Giovanna Rosadini

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