Gerardo Masuccio


È segreta la frase
dei nostri deliri:
non una, però, neanche questa
notte
può ferire col buio l’aurora.

Un sorriso
reclama a chi piange
il passo del tempo.

Fin qui visse un uomo (Interno Poesia Editore, 2020), prefazione di Giovanna Rosadini

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Gisella Genna


Sono nata un venerdì, giorno pari dell’inverno
gli anni sgranati una vertebra alla volta.
Tolgo briciole dalla tavola della colonia antica
della casa bianca nel prato del bosco
dove andavamo insieme ai grandi;
la rosa di mia madre è testimonianza
sera che si scioglie tra le dita.

Quarta stella (Interno Poesia Editore, 2020), prefazione di Giovanna Rosadini

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Natasha Sardzoska

l’ardore del mezzogiorno

verrà il giorno
ma conterrà tutti gli altri

e tu mi chiederai
padre
se hai sbagliato qualcosa
ma il tuo mezzogiorno non sarà mai
per me un fallimento
mentre mangiamo sereni
sardine grigliate con cipolle
anche se vedo oramai
il vortice rosso
che si solleva
al di là
della tua
iride

Osso sacro (Interno Poesia Editore, 2020)

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Dimitri Milleri


Foto di Elena Agnoletti

Senti che pace qui: gli uccelli bevono
placidamente il buio senza grumi.
Era diverso allora, ti ricordi
quante candele accese dentro il cranio?
Raptus di clavicembali, frantumi
che non sai dire se sognati o solidi.

Dentro la notte carica di uranio
dormire tuttavia, riaprire gli occhi
sei ore dopo, crederle un istante,
stringere i denti e senza dire niente,
andare a Fiesole, suonare insieme.
Che avremmo dato allora per i cuori
che adesso dormono, dopo la pizza…

Sistemi (Interno Poesia Editore, 2020), prefazione di Maria Borio

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Beatrice Zerbini


Foto di Enrico Maria Bertani

Non ho tempo per essere infelice;
mi chiamano per nome gli orologi,
mi invitano alla festa
di salire
i gradini a due a due,
finché ho le gambe;
di bussare alla tua porta,
finché ho la bocca;
di vivere finché
sono viva.

Non ho tempo per essere
un lamento, declinare gli affetti,
tralasciare il miracolo
di amarsi in due
io sto morendo e

ti distillassi l’amore –
un amore normale –,
a partire da ora,
con l’odore del brodo
su per le scale
e gli esami del sangue a digiuno,
le commissioni,
il carrello storto della spesa,
non saprei come
dartelo tutto e come
recapitarti la cura che ti serbo
intera;
amarti mille volte
con una vita sola.

In comode rate (Interno Poesia Editore, 2019), prefazione di Alba Donati

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Guido Gozzano

Alle soglie

II

Mio cuore, monello giocondo che ride pur anco nel pianto,
mio cuore, bambino che è tanto felice d’esistere al mondo,

mio cuore dubito forte – ma per te solo m’accora –
che venga quella Signora dall’uomo detta la Morte.

(Dall’uomo: ché l’acqua la pietra l’erba l’insetto l’aedo
le danno un nome, che, credo, esprima un cosa non tetra)

È una Signora vestita di nulla e che non ha forma.
Protende su tutto le dita, e tutto che tocca trasforma.

Tu senti un benessere come un incubo senza dolori;
ti svegli mutato di fuori, nel volto nel pelo nel nome.

Ti svegli dagl’incubi innocui, diverso ti senti, lontano;
né più ti ricordi i colloqui tenuti con guidogozzano.

Or taci nel petto corroso, mio cuore! Io resto al supplizio,
sereno come uno sposo e placido come un novizio.

 

I colloqui e altre poesie (Interno Poesia Editore, 2020), a cura di Alessandro Fo

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Marco Bini

In cinque contro cinque, campo grande,
il fallo laterale pura speculazione,
neanche l’ombra di una tattica o di un tiglio
mentre il pallone macinava galassie
in volo perenne.

Si perdeva quasi subito il punteggio
protési al bel gesto
che fa leggenda e gerarchia
per lo scontro decisivo che (sapevamo)
mai sarebbe stato in calendario.

Tutti a difendere, poi tutti avanti
compatti e scomposti;
ogni tanto capitava che lancio e scatto combaciassero,
che ci lasciassero
riprendere fiato con le distanze fattesi voragine
a guardare il miracolo del portiere
che non accadeva mai.

New Jersey (Interno Poesia Editore, 2020)

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Ludovico Ariosto


Sonetti, XIII

Aventuroso carcere soave,
dove né per furor né per dispetto,
ma per amor e per pietà distretto
la bella e dolce mia nemica m’ave;

gli altri prigioni al volger de la chiave
s’attristano, io m’allegro: ché diletto
e non martìr, vita e non morte aspetto,
né giudice sever né legge grave,

ma benigne accoglienze, ma complessi
licenzïosi, ma parole sciolte
da ogni fren, ma risi, vezzi e giochi;

ma molti baci, dolcemente impressi
ben mille e mille e mille e mille volte;
e, se potran contarsi, anche fien pochi.

Versi d’amore (Interno Poesia Editore, 2020), a cura di Lucia Dell’Aia

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Anne Stevenson


Making Poetry

‘You have to inhabit poetry
if you want to make it.’

And what’s ‘to inhabit’?

To be in the habit of, to wear
words, sitting in the plainest light,
in the silk of morning, in the shoe of night;
a feeling bare and frondish in surprising air;
familiar…rare.

And what’s ‘to make’?

To be and to become words’ passing
weather; to serve a girl on terrible
terms, embark on voyages over voices,
evade the ego-hill, the misery-well,
the siren hiss of publish, success, publish,
success, success, success
.

And why inhabit, make, inherit poetry?

Oh, it’s the shared comedy of the worst
blessed; the sound leading the hand;
a wordlife running from mind to mind
through the washed rooms of the simple senses;
one of those haunted, undefendable, unpoetic
crosses we have to find.

*

Fare poesia

‘Devi abitare la poesia
se vuoi fare poesia’.

E cosa significa ‘abitare’?

Significa portarla come un abito, indossare
le parole, sedendo nella luce più netta,
nella seta del mattino, nel fodero della notte;
un sentire spoglio e frondoso in un’aria che sorprende;
familiare… insolita.

E cosa significa ‘fare’?

Essere e diventare il clima mutevole
delle parole, il servo della musa a condizioni
atroci, intraprendere viaggi sopra voci,
evitare la collina dell’ego, il pozzo dell’afflizione,
la sirena che sussurra stampare, successo, stampare,
successo, successo, successo
.

E perché abitare, fare, ereditare poesia?

Oh, è la commedia condivisa della peggiore
benedizione; il suono che guida la mano;
la parola vitale che scorre da una mente all’altra
attraverso le stanze lavate dei sensi;
una di quelle stregate, indifendibili, impoetiche
croci che pur dobbiamo portare.


Le vie delle parole (Interno Poesia Editore, 2018), cura e traduzione di Carla Buranello


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Simone Biundo

Cuore misericordioso di Gesù

sta lì, appeso alle effimere
ardenti e cremisi, e non pompa
ma palpita al fremito dell’aria.
È di lana, ha gli intarsi d’argento e il retro sembra azzurro.
Mia nonna racconta
che la bisnonna lo vide apparire in camera, diceva
quando il bisnonno si salvò
dall’infarto. Non sappiamo dove si trovi l’ex voto.

Sono le 12 e 45. La pausa
pranzo sta per iniziare e un’amica mi aspetta
al sole di fronte alla mensa. Oggi abbiamo una riunione.
A tavola, davanti a un piatto di minestra, le descrivo tutto.
Il sangue, nei mammiferi e negli uccelli
cola due volte nel suo giro
per il cuore
che misura nell’uomo
12 centimetri in lunghezza, in larghezza 9
e lo spessore di circa 6 centimetri: di peso
non più di 250 o 300 grammi.
Lei mi guarda, risponde e mi domanda sempre.
Ha gli occhi azzurri
e non batte mai le palpebre mentre parliamo.

 

Le anime elementari (Interno Poesia Editore, 2020)

Illustrazione di Letizia Iannaccone