Giulia Martini

Ph. Stefano Pradel

Frammento di Re Enzo

Allegro cuore, batti pienamente
di tutta beninanza, lei verrà.

Da questo spiffero alla porta, magra
ci passa che è un piacere aprile e maggio.

Su con la gioia dunque, batti, batti,
preparati a fare fistinanza.

Tresor (Interno Poesia Editore, 2024)

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Margherita Guidacci

Ph. Dino Ignani

Atlante

Davanti a te la mia anima è aperta
come un atlante: puoi seguire con un dito
dal monte al mare azzurre vene di fiumi,
numerare città,
traversare deserti.

Ma dai miei fiumi nessuna piena ti minaccia,
le mie città non ti assordano con il loro clamore,
il mio deserto non è la tua solitudine.
E dunque cosa conosci?

Se prendi la penna, puoi chiudere in un cerchio esattissimo
un piccolo luogo montano, dire: «Qui fu la battaglia,
queste sono le sue silenziose Termopili.»
Ma tu non sentisti la morte distruggere la mia parte regale,
né salisti furtivo
col mio intimo Efialte per un tortuoso sentiero.
E dunque cosa conosci?

Sull’alto spartiacque (Interno Poesia Editore, 2024), a cura di G. Marrani e B. Aldinucci

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Stefano Modeo

Tornare

Il mare inchiodato da pali di castagno,
la coda delle auto, l’azzurro del mattino
invalidano l’attenzione, esaltano
la tua inadeguatezza, la tua esitazione.
Accorgersi di non sapere nulla
di queste vite che sono restate,
di quelli che vivono sulle spine
in mezzo agli sguardi di tutti.
E tra le mura cercare il capo d’un filo
da stringere, dove anche un passante
vale qualcosa a condannare sé stessi.
La città torna a illuminarsi d’inganni,
fine dell’esitazione: «Dove sei stato,
da cosa sei scappato in questi anni?»

Partire da qui (Interno Poesia Editore, 2024)

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Frank Stanford


Transcendence of Janus

I am not asleep, but I see
a limb, the fingers of death, the ghost
of an anonymous painter
leaving the prints of death
on the wall; the bright feathers
of soft birds blowing
away in the forest;
the bones of fish and
the white backs of strange women;
your breathing
like the slow thunder
on the other side of some river
as you sleep beside me; old
dancing teachers weeping in their offices;
toads with bellies as quiet
as girls asleep in mansions, dreaming
of saddles and pulling the sheets
between their legs; fireflies
going to sleep on moonseed flowers
around a plantation gazebo at dawn;
a girl sweating in bed; hawks drifting
through the moon; a woman’s hair,
the flavor of death, floating
in the fog like a flag
on a ship full of ghosts,
the ghosts of soldiers
searching for the graves of their mothers; june bugs
listening to Leoncavallo;
christ weeping on Coney Island,
inevitable, like a fissure
in a faggot’s ass; a widower
with no sons, a lonesome janitor,
a worm in the sun, the dusty sockets
of poets, who have lost their eyes, their

*

Trascendenza di Giano

Non dormo, ma vedo
un arto, le dita della morte, il fantasma
di un pittore anonimo
lasciare le impronte della morte
sul muro; le piume sgargianti
di soffici uccelli arruffarsi
nel bosco;
ossa di pesci e
le bianche schiene di strane donne;
il tuo respiro
come il lento tuono
sull’altra sponda di un fiume
mentre mi dormi accanto; vecchi
maestri di danza che piangono nei loro uffici;
rospi con i ventri calmi
come ragazze addormentate dentro palazzi, mentre sognano
di selle e si tirano le lenzuola
fra le gambe; lucciole
che vanno a dormire sui fiori dai semi di luna
intorno al gazebo di una piantagione all’alba;
una ragazza che suda nel suo letto; falchi
che attraversano la luna; i capelli di una donna,
il sapore della morte, che fluttua
nella nebbia come la bandiera
di una nave carica di fantasmi,
i fantasmi di soldati
alla ricerca delle tombe delle loro madri; scarabei
che ascoltano Leoncavallo;
cristo piangente a Coney Island,
inevitabile, come una piaga
nel culo di un pederasta; un vedovo
senza figli, un bidello in solitudine,
un verme al sole, i calzini polverosi
dei poeti, che hanno perduto i loro occhi, i loro

Acqua segreta (Interno Poesia Editore, 2024), a cura di Luca Dipierro

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Cecilia Roda

Ti aspetto come si aspetta il venerdì

Ti aspetto come si aspetta il venerdì
non il martedì o il mercoledì
nemmeno il giovedì
il lunedì proprio non lo tengo in nota
ti aspetto come il venerdì
che il lunedì sembra così lontano
poi in un battibaleno
ti svegli ed è giovedì
è già giovedì?
non ti par vero
e finalmente domani è venerdì
il giorno più bello di tutti
l’unico in cui lavori sereno
e guardi la tv fino a tardi
perché tanto domani dormi
puoi spegnere tutto
anche il cervello
lo lasci adagiarsi sul cuscino insieme a te
finalmente libero da ogni pensiero
fatta eccezione per te
tu sei l’unico pensiero
che rimane anche a cervello spento
a disconnessione effettuata
a mancanza di connessione
tu rimani sempre
nel mio back end
ma anche nel mio front end
mi fai sviluppare
più di quanto abbiano fatto tutti gli altri.

 

L’amore in technicolor (Interno Poesia Editore, 2024)

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Daniele Piccini

Sotto il fiato del cielo
sono rimasto solo
e guardo questa estate
senza leggenda andare.
Tu sei la mia fortezza, il grano alto
degli anni infiniti che non tornano
e di quelli incalcolabili, dopo.
Solo non ti dimenticare e abbi,
anche solo un istante, quel tuo volto
di ragazzino punto da uno spino,
quel sorriso che buca la tristezza,
così ho imparato a vivere.

Canzoniere scritto solo per amore (Interno Poesia Editore, 2024)

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Emily Dickinson

La fama è cibo volubile
sopra un piatto instabile
la cui tavola è pronta
per un solo ospite
ma non per il secondo.
Le cui briciole i corvi ispezionano
e con ironico gracchiare
lo superano in volo
verso il mais del fattore
ne mangiano gli uomini e muoiono

*

Fame is a fickle food
Upon a shifting plate
Whose table once a
Guest but not
The second time is set.
Whose crumbs the crows inspect
And with ironic caw
Flap past it to the
Farmer’s Corn
Men eat of it and die

La mia lettera al mondo. Nuova edizione ampliata (Interno Poesia Editore, 2024), cura e traduzione di Andrea Sirotti

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Rocco Scotellaro

Ora che ti ho perduta

Ora che ti ho perduta come una pietra preziosa
so che non ti ho mai avuta né spina né rosa:
non stavi al fondo della cassa che sarebbe bastato
alzare panni e coperte per rivederti a posto
con pena e occhi incerti nella massa delle cose.
Ti portavo addosso con carte e matite e monete
e sapevo di perderti ma non come pietra preziosa,
credevo che tant’acqua poteva levarmi la sete.
Ora, che voglio fare?, guardare dove non c’eri
dove non sei dove non sarai coi tuoi occhi neri.

Tu sola sei vera. Poesie scelte (Interno Poesia Editore, 2024), a cura di Franco Arminio

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Emily Brontë

Illustrazione: © Valeria Puzzovio

Io vedo intorno a me sepolcri grigi
allungare profili d’ombre scure.
Sotto la terra che preme il mio passo
soli e profondi i morti silenziosi
riposano nel grembo della zolla,
per sempre oscuri, gelidi per sempre.
E dai miei occhi sgorgano le lacrime
che alla memoria hanno serbato gli anni.
Tempo, Morte e dolore al cuore danno
ferite che non so rimarginare.
Se rammento anche solo la metà
delle sventure che ho patito, il cielo
così puro e beato non darà
al mio spirito stanco alcun sollievo.
Dolce campo di luce! I tuoi bei figli
non conoscono la disperazione:
non han provato, non posson sapere
da quali ospiti tetri sia abitata
ogni umana prigione, quali lacrime,
folli tormenti e torbidi peccati!
Vivano pure la sublime ebbrezza
di un’infinita eternità di gioia;
noi non vogliamo certo trascinarli
a rodersi con noi dei nostri tarli.
No, la Terra non vuole che altre sfere
assaporino il suo liquore amaro;
lei distoglie dal Cielo il suo incurante
sguardo e si duole perché noi moriamo!
Quale conforto ti si potrà dare,
madre, in questa miseria senza fine?
Per allietare i nostri ansiosi occhi
ti vediamo sorridere affettuosa,
ma chi non legge dietro quella luce
la tua profonda indicibile pena?
In verità nessun cielo radioso
ti ruberà l’amore dei tuoi figli.
Noi tutti nel congedo dalla luce
coi tuoi mischiamo i desideri estremi,
e ancora ci struggiamo di comporre
l’amato viso con occhi annebbiati.
Questa casa nativa non vorremmo
lasciare per un luogo oltre la tomba.
No, ma piuttosto nel tuo grembo mite
distenderci in un lungo quieto sonno;
o svegli, condividere con te
la nostra parte d’immortalità.

 

*

 

I see around me tombstones grey
Stretching their shadows far away.
Beneath the turf my footsteps tread
Lie low and lone the silent dead;
Beneath the turf, beneath the mould,
Forever dark, forever cold.
And my eyes cannot hold the tears
That memory hoards from vanished years.
For time and Death and mortal pain
Give wounds that will not heal again.
Let me remember half the woes
I’ve seen and heard and felt below,
And heaven itself, so pure and blest,
Could never give my spirit rest.
Sweet land of light! thy children fair
Know nought akin to our despair;
Nor have they felt, nor can they tell
What tenants haunt each mortal cell,
What gloomy guests we hold within,
Torments and madness, tear and sin!
Well, may they live in ecstasy
Their long eternity of joy;
At least we would not bring them down
With us to weep, with us to groan.
No, Earth would wish no other sphere
To taste her cup of suffering drear;
She turns from Heaven with a tearless eye
And only mourns that we must die!
Ah mother, what shall comfort thee
In all this boundless misery?
To cheer our eager eyes awhile
We see thee smile, how fondly smile!
But who reads not through the tender glow
Thy deep, unutterable woe?
Indeed no darling land above
Can cheat thee of thy children’s love.
We all in life’s departing shine,
Our last dear longings blend with thine,
And struggle still and strive to trace
With clouded gaze thy darling face.
We would not leave our nature home
For any world beyond the tomb.
No, mother, on thy kindly breast
Let us be laid in lasting rest,
Or waken but to share with thee
A mutual immortality.

La musa tempestosa (Interno Poesia Editore, 2023), a cura di Silvio Raffo

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Marina Cvetaeva


Alla mia povera fragilità
guardi, senza pronunciare parole.

Tu – sei di pietra, ma io canto,
tu – sei un monumento, ma io volo.

Lo so, il più soave maggio
all’occhio dell’Eternità – non è nulla.

Ma io sono un uccello – non biasimare
se una legge lieve mi è imposta.

*

На бренность бедную мою
Взираешь, слов не расточая.

Ты – каменный, а я пою,
Ты – памятник, а я летаю.

Я знаю, что нежнейший май
Пред оком Вечности – ничтожен.

Но птица я – и не пеняй,
Что легкий мне закон положен.

La via delle comete (Interno Poesia Editore, 2023), cura e traduzione di Paolo Galvagni

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