Marco Bini


Lo capiscono già certi bambini.
Ci sono giorni fatti per la neve
ma non un fiocco, solo guance secche
e tegole afflitte pronte a riceverne

e disertate: il gioco si fa altrove,
dietro la mano di grigio uniforme
avvengono scambi di energia, passaggi di stato
oppure non succede niente; forse dorme

in forma di vapore l’innesco improvviso
degli eventi. Storia congegno e judoka,
prende per il collo e scaraventa avanti,
lascia stesi a terra mentre intorno tutto sfoca.

Scricchiola, crepita e scatta di colpo
come fa evolvendosi una specie
(o una valigia sotto un tavolo a Milano):
questo i bambini lo capiranno poi, invece.

New Jersey (Interno Poesia Editore, 2020), prefazione di Cristiano Poletti

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Gisella Genna


Sono nata un venerdì, giorno pari dell’inverno
gli anni sgranati una vertebra alla volta.
Tolgo briciole dalla tavola della colonia antica
della casa bianca nel prato del bosco
dove andavamo insieme ai grandi;
la rosa di mia madre è testimonianza
sera che si scioglie tra le dita.

Quarta stella (Interno Poesia Editore, 2020), prefazione di Giovanna Rosadini

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Beatrice Zerbini


Foto di Enrico Maria Bertani

Non ho tempo per essere infelice;
mi chiamano per nome gli orologi,
mi invitano alla festa
di salire
i gradini a due a due,
finché ho le gambe;
di bussare alla tua porta,
finché ho la bocca;
di vivere finché
sono viva.

Non ho tempo per essere
un lamento, declinare gli affetti,
tralasciare il miracolo
di amarsi in due
io sto morendo e

ti distillassi l’amore –
un amore normale –,
a partire da ora,
con l’odore del brodo
su per le scale
e gli esami del sangue a digiuno,
le commissioni,
il carrello storto della spesa,
non saprei come
dartelo tutto e come
recapitarti la cura che ti serbo
intera;
amarti mille volte
con una vita sola.

In comode rate (Interno Poesia Editore, 2019), prefazione di Alba Donati

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Dimitri Milleri


Accade sì, di immaginarti padre
o ufficiale o docente a spiegare
con leggerezza fibbie contro costole
umiliazioni e insonnia in parti uguali
certo che tutto, poi, trovi il suo posto
in un segreto intento, e di guardarti
come si guarda il vento che circonda
sé stesso dentro marzo, in ogni fronda,
pensando al figlio morto avanti tempo,
e all’ex allievo e al letto del cadetto.

Sistemi (Interno Poesia Editore, 2020)

Franco La Cecla

San Francisco

Fin troppo brevi per essere dette
sfugge quasi la memoria
sono disteso dalla luce
entra – una immensa finestra
l’oceano appagato, solcato
da navi gialle.

Ancora qui col segno della Baia
come non credevo
l’America – il mal d’America
eppure questi giorni
un lampo di bellezza da non dire.
No – non dire – verrà
verrà da solo come i fiori del mattino:
Fort Mason e le vele
e i fili sottili degli alberi
dove siamo silenziosi
saggi più degli antenati.

Ci sono misteri
ma è meglio non dire,
il sentimento prevalente
è il chiarore
e il presente.

La terra negli occhi (Interno Poesia Editore, 2019)

Beatrice Zerbini


Ogni giorno, perdo tutto
e tu con me
e te;
e si sfuocano
le colazioni,
si induriscono
i biscotti al burro;
perdo il quadro
che ride e vive,
la cornice delle tende,
le verità stupende
che non ho detto e
la stupidità
di avere paura.
Perdo tutto, ogni giorno;
la pelle nuova,
la ruga che ho sorriso,
la ruga che ho pianto,
la voce,
la mia e la tua,
il coro che sono,
l’assolo.

Perdo parole
che avremmo potuto dirci,
non dirci,
dire meglio.

Perdo possibilità
e una possibilità,
il ritmo del respiro,
la pazienza,
le sementi di un’idea.

E perdo le facce degli altri
in strada,
la mia su una vetrina buia.

Ogni giorno perdo
uno scorcio
carico di sole,
e la mia età
salda,
che mi ancora alla terra
come un macigno
o una nascita,
che mi seduce
e trascina,
che tracima;
perdo la speranza che
esonda sulla mia fretta,
sulla mia calma.

Perdo
il miracolo di un giorno,
l’elemosina del tempo,
lo scialacquio degli attimi,
con la risacca magra
di qualche
felicità.

Ogni giorno perdo tutto:
il significato,
la velleità del buio
e gli abbagli,
la vastità sul bivio
e l’ombra lunga
degli sbagli,
le rime,
le rime per te,
l’amore,
la bambina che crede,
la bambina in cui credi,
e un’ansia del petto
che può fremere
e domandare
e guardare
e regnare ogni giorno,
mentre perde.
E perde tutto.

Perdo giurisdizione
ed emozione;
si consuma,
si annebbia,
sbraita come un fumo
la mia vita,
che ogni giorno perde me,
mentre perdo tutto.

Perdo il timpano dolce
sotto le voci affettive
che sono un’ala,
a curarmi,
o macerie.

Ogni giorno,
poi,
mi sveglio –
se mi sveglio –
e tutto,
tranne te
e tu con me,
ritrovo.

 

In comode rate (Interno Poesia Editore, 2019)

Foto di Enrico Maria Bertani

Massimo Morasso

Facciamo che io ero Francis Scott Fitzgerald

Facciamo che io ero Francis Scott Fitzgerald.
E facciamo che sono rimasto ubriaco
per almeno una settimana di fila,
e che in un barlume di coscienza felice
ho pensato che sedermi in biblioteca
mi avrebbe reso più sobrio.
E facciamo anche che in biblioteca
può capitare che tu prenda un libro,
che poi il libro ne prenda un altro,
e che infine il libro prenda te.
Così mi è capitato di leggere
tutto d’un fiato Il grande Meaulnes,
e di venire a sapere che Alain-Fournier ci aveva lasciato la pelle
una diecina di anni fa nella battaglia della Marna
(una mattanza memorabile, la Marna, per inciso:
un infernetto trinciagiovanotti da manuale).
Lo lessi mettendoci l’anima,
quell’allucinato, ipersensibile romanzo.
Ne uscii distrutto, neanche fosse un libro mio,
concepito goccia a goccia col mio stesso sangue.
Devo dire che un uomo onesto,
uno che meriti per davvero
di essere definito umano,
non è più lo stesso uomo
dopo aver vissuto una storia
inscritta negli universali del cielo e dell’inferno.
Qualche giorno dopo, mentre me ne stavo lì
steso fra i vimini, in veranda,
a inseguire una piccola luce zigzagante
su uno dei moli dell’altra sponda,
con una strana, tremula fitta nella voce
Zelda mi sussurrò:
«Ho la sensazione che sia accaduto qualcosa
di irreparabile fra di noi. Un’altra
delle nostre piccole morti… Guardandoti,
mi sembra che dentro ai tuoi occhi
stiano passando delle ombre
che non riusciremo più a condividere».
E allora scoppiai in lacrime, a lungo, senza ritegno,
e mia moglie continuava a guardarmi,
a stringermi le mani, avvolta nel suo boa di piume
bianche come in un sudario.
La sbornia e la sua incerta consapevolezza
l’avevano distrutta. Forse per noi
l’inizio del dolore cominciò
al momento della nostra nascita.
«Io non sono sicuro che valga la pena di vivere
senza l’amore», le dissi poco dopo fra i singhiozzi,
accarezzandola, stringendola al mio petto,
prima di alzarmi e di versarmi un doppio scotch.

 

American Dreams (Interno Poesia Editore, 2019)

 

Foto di Stefano Pompei per gCguru

 

Martina Germani Riccardi


long time lava

non mi basta nessun passo.
rivoglio tutto
quello che non ho avuto.

una cartella vuota che porta il mio nome
i treni
con una direzione.

intanto ho espresso
un desiderio complesso,
ho gridato aiuto.

mi hai detto per il tuo cuore grazie
ti ho detto mi manchi anche tu, e ti amo
da quest’isola

 

Le cose possibili (Interno Poesia Editore, 2016-2019)

Foto di Assunta D’Urzo

Nicolas Cunial


hardnoressia

a digiuno di sguardi da mesi domandi:
cosa mangiamo stasera?
(per vomitarlo domani?)

hai la pelle che si rapprende
alle collane di ossa
ti fa da coperta scomoda stretta
ed è più fredda di qualunque bilancia
che nessuna accurata misura
dei falsi grammi d’aria che mangi
può darti. sei senza una fame precisa
rigetti ogni cosa riversa sul cesso
che odora di vomito stanco
ma è acqua e poco altro.

quasi ho paura se ci si scopa
che tu possa ingoiarmi e pentirti
oppure spaccarti strapparti a metà
o romperti in due: tra te madre e un figlio inatteso
non avrei che il desiderio di un lampo
decesso. perché
lo ammetto: non sono in grado
di darti alcun nutrimento
(sai io che confesso la mia disfatta
mi sembro più uomo che parassita)

e tu sei felice così lo so
ma il tuo baricentro è l’assurdo
a stento ti appoggi con un occhio all’istinto
(che smorzi a morsi e poi lo risputi)
e l’altro rivolto a te specchio: cruna dell’ego
in attesa famelica che il tuo riflesso
sia più sottile del tuo sogno maniaco
fino al punto finale
di vederti sfilare attraverso:
un fantasma di carne da setacciare
su terra magrissima

 

Black in / Black out (Interno Poesia Editore, 2019)

Orso Tosco


Non smettono il giorno e la notte
di andare e confondere, di sbranarsi.

Qualsiasi parte di te è nella lucentezza
nera e pulsante che occupa il sole
in qualsiasi momento ma non abbastanza.

Abbiamo tentato, tu più di tutti.

Puoi lasciare, adesso, puoi lasciare
se sei stanco, se sei troppo stanco
per il troppo male, puoi lasciare.

Figure amate (Interno Poesia Editore, 2019)