Pierpaolo Orlando

Quando c’è d’andare
vai e io resto ad aspettarti
alla prossima richiesta
d’aiuto – legato ad un ruolo
che mi è stato assegnato (non da te).

Dribblare, scavalcare, scivolare
non serve
io ci sono ma
il mio lignaggio perde le
piume. Infine nudo
non mi cercherai
solo forse nel trapasso
per accompagnare la (tua)
mancanza.

Per ogni nome una poesia (Interno Libri Edizioni, 2022)

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Gabriele Pedone

Ph. Alessandra Tardio

Ci hanno tolto l’ebbrezza,
hanno tirato via le piume
dalle nostre ali.
Hanno tagliato i fili che tenevano
attorcigliate le nostre mani,
i nostri pensieri comuni.
Hanno posto lastre
di cemento dinanzi
ai nostri occhi lucidi.
Non resta nulla di te,
se non il profumo,
che ancora pervade
queste stanze cupe,
questi muri gelidi.
Ci hanno rubato
gli accordi dell’anima,
consapevoli che eravamo
assuefatti dai loro sermoni.
In silenzio, lentamente,
ci hanno lasciato nudi,
incapaci di difendere
il sacro groviglio dei nostri cuori,
di rendere grazie all’altro.

Ti amo a fil di spada (Interno Libri Edizioni, 2022)

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Giorgia Vezzoli

La mia religione

La mia religione non crede, ricerca.

La mia religione non compie riti,
ma vive ogni manifestazione d’amore
come una celebrazione dell’esistere.

La mia religione non ha dogmi,
perché si mette in discussione.

La mia religione non cerca di imporsi,
di convincere, di persuadere.

La mia religione non pretende di essere migliore
ma ama tutte le forme di diversità.

La mia religione non ha gerarchie,
perché considera tutte le persone di pari importanza.

La mia religione non offre guide né maestri,
ma dà valore agli esempi.

La mia religione non ha potere.

La mia religione non ha un nome
perché, se l’avesse, qualcuno potrebbe volerla seguire.
E non sarebbe più libera.

La mia religione non insegna
se non a vivere nella sua assenza.

Poetry Attack (Interno Libri Edizioni, 2022)

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Gabriella Sica

Foto di Dino Ignani

La figlia non nata

Una figlia l’ho tenuta nel grembo
tre mesi d’improvviso colò il sangue
tra le gambe, quanto sgomenta
su un tapis roulant lunghissimo
e straniero io esangue a camminare
lei ribelle non voleva assomigliare
a me e già non mi chiedeva più niente
solo andare troppo presto via da me.

Poesie d’aria (Interno Libri Edizioni, 2022)

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Giancarlo Stoccoro

Alcuni mandano all’aria infanzie
felici riempiono i balconi
di parole annodate
sono fiori senza gambo

Se ami le altezze
procurati un manuale
di arrampicata sugli alberi
non darti troppo peso
affidati all’ombra
già cresce nel cortile di casa

Il tempo cucito dalle parole (Interno Libri Edizioni, 2022)

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Michela Zanarella


Tornare nei luoghi delle trascorse memorie

Tornare nei luoghi delle trascorse memorie
ho temuto di non riconoscere più
il posto dove reclamavo stelle nel fieno.
Mi guadagnavo una carezza di sole
mentre provavo a crescere
sotto lo sguardo fiero delle montagne.
Rimbombava giù nel dirupo
l’eco della mia infanzia
come acqua di sorgente tra le rocce.
Avevo l’espressione di chi è capace
di far rivivere le voci assenti
ero presa a raccontare la neve di ieri
l’eternità aveva previsto che io conservassi
tutto ciò che si inerpica al cuore.

Recupero dell’essenziale (Interno Libri Edizioni, 2022)

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Franca Alaimo


Con la bocca piena di luce

Il mio corpo adolescente
era una casa di clausura
con un caldo tropicale
e sogni vaneggianti.
L’anima vi abitava
come un cardellino fiammeggiante
che abbiano accecato perché canti
più disperatamente
ma anche così dolcemente
che sentirlo è come immaginare
un aldilà magnifico.
Una casa con molti muri e stanze
e il giardino dei fiori d’oro dell’infanzia.
Pestavo un’erba magica nel frantoio
per risvegliare i giorni della gioia.
Il mare era incastonato
nel mezzo della carne
come un lapislazzulo blu,
la mente delirante,
la sabbia morbida, ardente.
Il mio castello è quello più alto
con bandiere di carta e ponti levatoi
fatti con stecche di ghiaccioli.
E il mare non è quello reale,
il tempo non è quello reale,
ma un altro dove volare arditamente
come un uccello misterioso
che non si ferma mai.
E non so che profumo di gelsomini
vi penetra certe sere
con una voce troppo leggera
di bambino:
andiamo, laggiù ce ne sono tanti.
Dammi la mano. Senti?
Ancora ci muoviamo nella luce lunare
che ci schiara le dita
e si specchia tranquilla
nell’acqua di un boccale
lasciato sopra il tavolo, all’aperto.
E il canto dei grilli fa un’onda così lunga
da attraversare il tempo.
C’era una volta. C’era una bambina
con una corona di latta sopra il capo
che giocava con il mondo
e lo ammirava stupita.
Che spoliazione infinita!
Quanto barbari sono i maestri.
Come grida il cuore:
Non devo dire questo,
non devo fare questo,
Sono una donna,
sono un animale muto.
Sono una menzogna.
Una gola di cera molle
dove tutti imprimono i pollici
per cacciare indietro la mia voce.
Sogno tutte le notti
un uomo che m’insegue con un coltello
affilato e lucente,
ed io ho paura che mi prenda.
Madre delle vergini, aiutami!
Io sono un vaso di vetro.
Un vaso che traspare come l’acqua.
E poi viene quella cosa rovente
che fa chiudere gli occhi
che fa ancora paura ma così struggente
che riempie di sospiri la bocca.
Inginocchiati, Amore, trema, fammi tua,
dimmi a voce bassa chi sei,
che loro non sentano più,
che non sentano.
La mia casa di carne è un fiore.
Io non voglio appassire.
Tu, madre, sei soltanto un’ombra.
Tu, padre, una corda intrecciata.
La luna galleggia come una barca bianca
nel cielo nero.
Colei che sta al timone è del tutto ubriaca.
Ha bevuto il vino senza fine della notte.
E, dopo, è come se piangessimo.
Ma è che mi ha svestita poco a poco
e le pupille bruciano.
Qualcosa sanguina.
Facciamo, il mio corpo accanto al suo corpo,
uno stendardo di seta
più grande dell’ombra blu delle montagne
e lo cuciamo con i baci e le parole
come fosse il solo tra i sacri riti
da offrire all’altare della vita.
Adesso so che il corpo non può avere riposo,
che vivere è come una mano che afferra.
Un’acqua che affiora dal fondo della terra
ed ha bisogno di zampillare, furiosa.
Che tutto il resto è solo sonno vuoto.
Che di ogni cosa bisogna scrivere.
Perché la realtà si ricordi,
perché si sappia rispondere.
Che scrivere significa essere donne
assolutamente libere,
con la bocca piena di luce,
con tanti fiori che bucano l’oscurità
coprendo la ferita.

7 poemetti (Interno Libri Edizioni, 2022), prefazione di Giovanna Rosadini

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Francesco Dalessandro

Ph. Dino Ignani

Spergiuro

Perché giurare
e poi non tener fede
al giuramento?
Perché fare promesse
e tradirle in segreto?
Basta poco a
comprarti basta qualche
regaluccio e sei pronta
a spergiurare. «Non contaminare
la bellezza con l’oro!». Quante volte
te l’ho detto abbracciandoti?
Tu giuravi: «Per niente
al mondo venderei
la fedeltà né per denaro
né per gemme neppure
se l’agro Falerno o l’intera
Campania fertilissima
mi fosse offerta in dono».
Io ti credevo.

Che cosa non avrei
creduto? che le stelle
non brillano? che il fulmine
non ha fuoco? Anche questo.
E cosa non ho fatto
finché ho creduto che
potessi amarmi!
Quando accesa d’un nuovo
amore soffrendo mi pregavi
d’aiutarti non l’ho fatto?
Perché nessuno
vi udisse in piena notte
quante volte ho vegliato
i vostri amori? E quante
volte quando più non speravi
di vederlo per merito mio
t’ha raggiunta? Credevo
che per questo di più
potessi amarmi come
giuravi ma era inganno
il giuramento. E piangevi
perfino! E ti cantavo
con versi ardenti. Ardesse
Vulcano stesso quei versi
che non meriti. Vattene!
Se puoi vendere ogni
parola ogni tuo gesto
per profitto, se puoi
fare ad altri le stesse
carezze dare ad altri
gli stessi baci, se
puoi piangere per altri
nell’amore, non voglio
non posso amarti
più.

Dediche e imitazioni (Interno Libri Edizioni, 2021)

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Roberto Lamantea

è rosa l’aria
è un tramonto, è ossidazione
è pittura, è industria
polline di metallo, fumo innervato
aria che non respira, climax
che delira,
nebula d’acidi arcani
che cesella
e cancella paesaggi

sono i raggi dell’incanto
poesia geneticamente modificata
l’ultima data
dell’umano vanto

Uno strappo bianco (Interno Libri Edizioni, 2021)

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Giulia Fuso


Quello che gli dovevamo
erano le piccole cose;
i lupini alla fiera
crescere in altezza.
Ma non ricordo il rumore del dovuto
se penso a te uccellino,
le grandi cose le abbiamo tenute
senza dovere ma precisamente
sempre nella tasca di destra
come ci hanno insegnato
con le cose volute;
a portata di dita.

Le rimanenze (Interno Libri Edizioni, 2021)

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