Roberta Lipparini


Stasera vorrei mille bambini da addormentare
Ci passerei la notte fino a domani
a baciare mille fronti
mille piccole mani
A spegnere lampade colorate
a raccontare storie di fate
Una notte senza sogni e senza pensieri
ad ascoltare quei respiri leggeri
quel lievissimo rumore
che mi fa sembrare il mondo migliore
Fino all’alba, finché il buio resiste
perché se li guardo
riesco a non essere triste

da Notte di pane e zucchero

Matteo Persico


Bertillonage

Ho l’ambizione di credere e crepare, così
erede da ambo i lati, campione d’incassi
dei peggio supermercati, lì dove tutto si scolla
senza farti patire la fame del mondo.
Hai mai sentito? Trombato
da un miracolo: eccolo di nuovo in radiodiffusione, il cosmo
vorrebbe scambiare due parole – in fermento finché dura –
due domande ai traditori: colpevoli da non dire,
senza appello per quanto.

Ora – nel passato – ci facciamo belli fintanto a camminare,
i compagni che non si lamentano negli «OK» generali
e fanno cenno: così per poco ancora, ma si può andare.
Tanto è già di dominio pubblico, il bertillonage, misura di noi
in ogni e-commerce e locale del centro,
abbiamo i rammendi stampati in fronte: qualcuno ci fermi.

Perdio, qualcuno ci fermi.

Inedito

Gianmarco Gronchi


remo, simone, cinzia, gabriele,

amici, io vi chiamo per nome
per chiedervi se sareste felici
nel mettersi a tavola tutti insieme
in una comunione d’intenti
come facevamo nei giorni
in cui eravamo vivi
tra i vivi.

Da tanto tempo non vi vedo
e so poco di voi e delle vostre vite,
che fate, come stanno i bambini,
con chi uscite. So solo che siete
nel pieno delle forze e che scrivete
come avete vissuto.

che volete far passare questa terra
dal collo dell’imbuto

Inedito

Luigi Sepe Cicala

Scrivere

Scrivere:
dalla mattina
al ricordo,
dalla tristezza
al desiderio.

Scrivere
e non fermarsi.

Alzarsi dal letto, scrivendo.
Camminare, scrivendo.
Passare la giovinezza –
e la vecchiaia –
scrivendo.

Scrivere da tutto il giorno
e da tutta la notte.

E non mollare:
dal dolore alla nostalgia
dalla mattina all’incanto.

E andare a dormire, scrivendo.
Con gli occhi vuoti
e la mano che duole.

Scrivere tutto,
scriverlo bene.

Come se fosse la prima volta
come se fosse l’ultima volta.

Con la mano,
con il cuore.
Avendo già perso ogni speranza.

Perché un giorno tu non possa dire
di non averlo fatto,
perché mai ti sfiori il pensiero
di non averci provato.

 

Inedito

Lucia Brandoli


Cavo la certezza di una tua quieta volontà –
grande valle luminosa.

Gli ulivi crescono come mani,
fino alla piega dei rami.
I tronchi invecchiano sereni.
L’erba è mangiata dai cani.

Senza pretese si aprono i fiori,
sono bianchi e gialli, toccati dal viola.
Il mattino corrisponde alla parola che lo chiama.

Apri gli occhi anche tu insieme alla valle.
Occhi che mi ricordano.

Inedito

Francesco Cagnetta

Se la morte fosse un colpo in gola
se la morte fosse sangue che cola
un corpo che vola
sarebbe il modo esatto
di morire: un uomo che crepa
svanisce all’istante.
Se la morte fosse una persona, sola
se la morte fosse una parola
un gesto, la rosa chiusa nel bulbo
se la morte fosse il terreno arido
un dolore appeso
se la morte fosse una macchia
che si allarga sulle labbra
fino a negare l’esistenza
l’intera attesa sarebbe il buco
in cui non smetti di cadere
e tu non sei la formica
non conosci la strada per salire
quanto è cieco il cielo della notte.

Inedito

4ª poesia più letta del 2020


di Maurizio Rossato

Ti amo
quando mangi dal mio piatto
quando non rispondi e resti pensierosa,
amo la tua espressione imbronciata
quando dico qualcosa di sbagliato,
i tuoi occhi spalancati
quando, forse,
ho detto la cosa giusta.
Ti amo al risveglio,
spettinata, persa in quella bellezza
che solo io possiedo
e che il mondo non conoscerà mai.
Amo quando mi chiami
perché è sempre nel momento sbagliato.
Mi piace spiarti,
mentre cucini
o scegli la frutta,
mentre apri la finestra
o stendi il bucato.
Amo il tuo profumo,
sai di casa.
Amo sentire
il suono dei tuoi piedi scalzi
mentre ti avvicini.
Amo il tuo corpo,
rifugio, riparo, riposo.

Inedito

Poesia pubblicata il 30 gennaio 2020

Mattia Tarantino


Vorrei conoscere il mondo dei morti,
reclamarlo in una lingua senza storia
che non abbia una grammatica, ma possa
avverare tutto ciò che si pronuncia.

Mi usano per parlare a chi è rimasto,
vogliono che dica, rovesciandola,
la parola che non hanno mai trovato

Inedito da “L’età dell’uva”

Lorenzo Mele


Le madri non vanno a dormire

Le madri non chiudono gli occhi,
se ne stanno sveglie tutta la notte
con la notte, poi al mattino il chiudersi
dei palmi, a pugni chiusi contro la vita.
Le madri non vanno a dormire,
fanno a botte tutto il giorno con il giorno,
poi di colpo uno strascico a terra,
un dirupo le attende in agguato nell’alba.
Le madri hanno la forza dirompente
delle balene: un canto di grazia perenne,
il perdono molesto verso il mondo.
No, le madri non chiudono gli occhi,
loro a pugni stretti sempre,
a doverci insegnare la vita.

Inedito