Valentina Furlotti


Le località di mare in inverno
esistono solo qualche ora
la domenica. Le vie si riempiono
di famiglie e turisti
senza pretese. A riva
bambini innalzano capanne
con i rami della notte. Per entrare
esibire green pass, dicono –
altro che paroladordine.
Una donna inciampa e ride sguaiata
il venditore di crêpes
fa il gruzzolo settimanale. Ma alle 17
i lampioni.
Il padre grida: «Tiago, è tardi!
Io me ne vado e ti lascio qui!».
Sa che presto
l’ombra sarà troppo forte
il parco si volterà dall’altra parte
un’onda sommergerà ogni cosa
e l’ostrica chiuderà la bocca sulla perla.

 

Inedito

Piero Toto


esilio

Chiedimi dell’ombra
disertata alla radice degli ulivi
così stanchi di quest’afa
mai sospetta. Detesto
della terra i rumori impolverati
il disordine dei vivi
la tua voce sminuzzata
dalla patria-lembo
che mai brucia.
Nell’arsura dei tuoi occhi
sono goccia dissoluta
il non-ritorno.
Con quale leggerezza
ci rimarremo accanto
nella sacralità del dubbio.

Inedito

Luca Alvino


Come potrebbe non avere amore

Secondo me la Chiesa si è sbagliata
dicendo che chi si toglie la vita
compie un peccato senza via d’uscita,
che la sua anima sarà dannata.

Quell’anima si è troppo disperata,
e non potrà di nuovo esser punita
anche dopo la triste dipartita:
dovrà per forza esser perdonata.

Di certo sarà accolta dal Signore
pietoso, con le braccia spalancate,
e finalmente avrà consolazione.

Come potrebbe non avere amore
dopo le sofferenze illimitate,
le lacrime, l’angoscia, la passione.

Inedito

Bruce Hunter

BELLO AND THE RED UMBRELLA

At the Galleria dell’Accademia in Firenze,
a solitary old man with rheumy eyes
tilts toward Michelangelo’s David,
who the guide with his red umbrella tells,
is always viewed from below
and at a distance. The stretched marble limbs,
rippled sinew, tragically beautiful muscles.
Eyes the colour of storms
but each faces a different direction.
And at 17 feet, David is a Goliath.

To a bench I go, marvelling the old man
watching David. My legs tire easily now.
No longer immune to gravity.
Our bodies spool around our hips.
Some think bellezza or beauty left us long ago.
Perhaps, but not the need for allure or desire.

David, his V-ed torso, for five centuries now,
ascending always into the light above us.
His arm repaired, broken once by something
tossed from a balcony, the guide said.
Looks good for his age, someone quips
The crowd snickers. For we are at an age –

we follow red umbrellas through crowds.
We too have been mended, once or twice.
And know there is bellezza too,
in the old man’s gratitude, and ours.
I’m taken by him more than David, I’m afraid.
We may be old but not our desire or humility.

Such beauty in our awestruck little crowd,
and all that all we imagine
at David’s delicate marble feet.
Giovane bellezza in un corpo antico
– young beauty in an ancient body.

BELLO E L’OMBRELLO ROSSO

Alla Galleria dell’Accademia di Firenze,
un vecchio solitario con gli occhi arrossati
si piega verso il David di Michelangelo,
che, racconta la guida con l’ombrello rosso,
si vede sempre dal basso
e a distanza. Le membra di marmo tese,
tendini increspati, muscoli tragicamente belli.
Occhi del colore delle tempeste
ma ognuno rivolto in una direzione diversa.
E da cinque metri, David è un Golia.

Siedo su una panchina, meravigliato dal vecchio
che osserva il David. Le mie gambe si stancano facilmente ora.
Non più immune alla gravità.
I nostri corpi avvolti intorno ai fianchi.
Alcuni pensano che la bellezza o beauty
ci abbia lasciato molto tempo fa.
Può essere, ma non il bisogno di fascino o desiderio.

David, il suo busto a V, ormai da cinque secoli,
ascende sempre nella luce sopra a noi.
Il suo braccio riparato, rotto una volta da qualcosa
lanciato da un balcone, disse la guida.
Sembra in gamba per la sua età, scherza qualcuno
La folla ridacchia. Perché abbiamo un’età –

seguiamo ombrelli rossi tra la folla.
Anche noi siamo stati riparati, un paio di volte.
E sappiamo che c’è anche la bellezza,
nella gratitudine del vecchio, e nella nostra.
Sono preso più da lui che dal David, temo.
Possiamo essere vecchi ma non il nostro desiderio o umiltà.

Tale bellezza nel nostro gruppetto sbalordito,
e tutto ciò che immaginiamo
ai delicati piedi di marmo di David.
Young beauty in an ancient body
– giovane bellezza in un corpo antico.

Traduzione dell’autore con la collaborazione di Sandro Pecchiari

Manuela Giasi


Shake your feelings

Pesca, gancio,
scendi più che puoi.
Lenza, calati nel pozzo,
nell’abisso che non sai di avere.
Raccogli lo stacco netto della fine,
il taglio preciso della conclusione,
la triste nenia dell’addio.
Pescali dentro di me
con aghi ed ami aguzzi,
come pesci argentei.
Usa reti e canne e uncini
per raccattarli su,
tirarli fuori all’aria
e poi rigettarli dentro me
più aperti e sciolti, meno spaventosi,
perché dovranno farmi compagnia.
La desolazione nitida del vuoto
che si apre e andrà riempito
con pazienza, e con una mano che ripete
silenziosa gesti conosciuti e lisci
come stoffe che ti confortano la sera.
Sapere che ti abituerai,
e che non sarà poi male questo giorno.
E nonostante la rabbia e la distanza,
e la delusione che ti si è insinuata dentro
come acqua stagnante in una crepa,
producendo umido e perdendo gocce
dal soffitto,
qualcosa collassa e ti si rompe dentro
malgrado la durezza
che eri convinta fosse tua
come il fazzoletto nella borsa.
Anni, decenni ed angoli,
volti, vestiti e nomi e muri
che scompariranno nel passato
contro la tua volontà,
più forti, freddi, pietrosi e indifferenti
alla tua apparente, e finta, indifferenza.

Inedito

Isabella Lipperi


Dietro di me
li sento allineati
i miei antenati.
Non visibili, li sento
mentre spronano
l’anima ad agire,
a schivare
un effetto domino,
a spezzare la catena
di cadute secolari.
Li sento allineati
i miei antenati.
Sono dietro
e dentro me
nelle cellule e nel dolore
in una memoria
che sfugge alla memoria
e che solo il corpo
ricorda e trattiene.
Sia pace, nei secoli dei secoli.

Inedito

Roberta Lipparini


Stasera vorrei mille bambini da addormentare
Ci passerei la notte fino a domani
a baciare mille fronti
mille piccole mani
A spegnere lampade colorate
a raccontare storie di fate
Una notte senza sogni e senza pensieri
ad ascoltare quei respiri leggeri
quel lievissimo rumore
che mi fa sembrare il mondo migliore
Fino all’alba, finché il buio resiste
perché se li guardo
riesco a non essere triste

da Notte di pane e zucchero

Matteo Persico


Bertillonage

Ho l’ambizione di credere e crepare, così
erede da ambo i lati, campione d’incassi
dei peggio supermercati, lì dove tutto si scolla
senza farti patire la fame del mondo.
Hai mai sentito? Trombato
da un miracolo: eccolo di nuovo in radiodiffusione, il cosmo
vorrebbe scambiare due parole – in fermento finché dura –
due domande ai traditori: colpevoli da non dire,
senza appello per quanto.

Ora – nel passato – ci facciamo belli fintanto a camminare,
i compagni che non si lamentano negli «OK» generali
e fanno cenno: così per poco ancora, ma si può andare.
Tanto è già di dominio pubblico, il bertillonage, misura di noi
in ogni e-commerce e locale del centro,
abbiamo i rammendi stampati in fronte: qualcuno ci fermi.

Perdio, qualcuno ci fermi.

Inedito

Gianmarco Gronchi


remo, simone, cinzia, gabriele,

amici, io vi chiamo per nome
per chiedervi se sareste felici
nel mettersi a tavola tutti insieme
in una comunione d’intenti
come facevamo nei giorni
in cui eravamo vivi
tra i vivi.

Da tanto tempo non vi vedo
e so poco di voi e delle vostre vite,
che fate, come stanno i bambini,
con chi uscite. So solo che siete
nel pieno delle forze e che scrivete
come avete vissuto.

che volete far passare questa terra
dal collo dell’imbuto

Inedito