Imperatrice Bruno


Io devo mettere al mondo che tu sei esistito,
che solitudine è un organo ben irrorato
che fa male e ha lo stesso senso dello sbattere
le mani per l’applauso; oltre noi non ci sono testimoni
di questa noce di luce intera che morirà sinonima
di molti e mai nessuno saprà il suo nome, e il proprio nome
in funzione della cosa già viva che è nata o voleva nascere
tenendo come piatto vuoto tutta l’attesa di un’offerta
preannunciata. Esisteranno le macchie sulla ceramica
a dire che doveva e non è venuto
che il riccio c’era e non si è mai schiuso

finiremo tutti nello scivolare delle pietre
e degli dèi, ci chiederanno traccia dei nostri polmoni
e delle erosioni chimiche e chiederanno ai nostri
figli se non sanno di essere figli di un orgasmo
e una volta scesi a valle ci sarà la conta testa
per testa. Ingovernabile moltitudine. Rinascerai allora.

Inedito