Kathleen Jamie


A thousand-foot slog, then a cairn of old stones —
hand-shifted labour,
and much the same river, shining
way below
as the Romans came, saw,
and soon thought the better of.

Too many mountains, too many
wanchancy tribes
whose habits we wouldn’t much care for
(but could probably match),
too much grim north, too much faraway snow.

Let’s bide here a moment, catching our breath
and inhaling the sweet scent of whatever
whin-bush is flowering today

and see for miles, all the way hence
to the lynx’s return, the re-established wolf’s.



Una scarpinata di trecento metri, poi un cumulo di vecchie pietre –
un lavoro manuale,
e sempre lo stesso fiume, che scintillava
quando i Romani vennero, videro,
e ben presto ci ripensarono.

Troppe montagne, troppe
tribù minacciose
le cui abitudini non ci garbano granché
(ma che potremmo forse uguagliare)
troppo grigiore nordico, troppa neve là in lontananza.

Su, facciamo una sosta qui, riprendiamo fiato
e inaliamo il dolce profumo di quella ginestra
che è in fiore oggi

guardiamo laggiù in fondo per miglia, da ora
e fino a che non ritornerà la lince, e il lupo.


La compagnia più bella (Medusa Editore, 2018), cura e traduzione di Giorgia Sensi

Titolo originale: The Bonniest Companie, Kathleen Jamie, Picador, 2015

Carol Ann Duffy


Not a red rose or a satin heart.

I give you an onion.
It is a moon wrapped in brown paper.
It promises light
like the careful undressing of love.

It will blind you with tears
like a lover.
It will make your reflection
a wobbling photo of grief.

I am trying to be truthful.

Not a cute card or a kissogram.

I give you an onion.
Its fierce kiss will stay on your lips,
possessive and faithful
as we are,
for as long as we are.

Take it.
Its platinum loops shrink to a wedding-ring,
if you like.
Its scent will cling to your fingers,
cling to your knife.




A San Valentino

Non una rosa rossa o un cuore di raso.

Ti dò una cipolla.
È una luna avvolta in ruvida carta scura.
Promette luce
come il lento spogliarsi dell’amore.

Ti accecherà di lacrime
come un amante.
Renderà il tuo riflesso
un traballante ritratto di dolore.

Sto cercando di essere onesta.

Non un biglietto lezioso o baci per interposta persona.

Ti dò una cipolla.
Il suo bacio pungente resterà sulle tue labbra,
possessivo e fedele
come noi,
finché lo saremo noi.

I suoi cerchi di platino si riducono a un anello nuziale,
se vuoi.
Il suo odore si appiccicherà alle tue dita,
al tuo coltello.


La donna sulla luna (Le Lettere, 2011), a cura di Giorgia Sensi e Andrea Sirotti

Patrick McGuinness

The Age of the Empty Chair

In Monet’s The Beach at Trouville, it is week one of the Franco-Prussian war.
The chair lodges in the sand between two women. One reads, the other

points her face at the emptying beach. The chair belongs to no one,
it is a found chair, a trouvaille, and there is not one chair too many

but one sitter too few. A flag rigid on its pole indicates
a swelling in the air, or something stronger, and the rent waves,

delicate turmoils of spume and lace, are distant cousins of the revolution,
bound into the ebb and flow it breaks free of, then breaks back into.

There is sand in the paint; the place is mixed into its making,
and even the brushstrokes replicate the water’s peaks as they take

the light: rooves pell-mell across a city skyline, flashpoints in the sun.
The chair suggests all that can be suggested about change, but it remains

apart from it: the way a sail suggests the wind; the way a shell holds
a recording of the waves even as the waves turn around it.




L’età della sedia vuota

Ne La spiaggia a Trouville di Monet è la prima settimana della guerra franco-prussiana.
La sedia è sulla sabbia tra due donne. Una legge, l’altra

ha il viso rivolto alla spiaggia che si svuota. La sedia non è di nessuno,
è una sedia trovata, una trouvaille, e non c’è una sedia in più

ma una persona in meno. Una bandiera ritta sull’asta segnala
un muoversi dell’aria, o qualcosa di più, e le onde frante,

delicati tumulti di spuma e pizzo, sono lontane cugine della rivoluzione,
legata al flusso e riflusso da cui si rompe, e in cui di nuovo irrompe.

C’è sabbia nel dipinto; il luogo si fonde con la sua fattura,
e perfino le pennellate replicano i picchi dell’acqua quando prendono

la luce: tetti alla rinfusa su un orizzonte urbano, scoppi nel sole.
La sedia suggerisce tutto ciò che si può suggerire sul cambiamento, ma vi rimane

distaccata: così come una vela suggerisce il vento; come una conchiglia registra
il suono delle onde proprio mentre le onde le girano intorno.


L’età della sedia vuota (Il ponte del sale Editore, 2011), cura e traduzione di Giorgia Sensi

Kate Clanchy

Kate Clanchy


If, at your desk, you push aside your work,
take down a book, turn to this verse
and read that I kneel here, pressing
my ear where on your chest the muscles
arch as great books part, in seagull curves,
bridging the seasounds of your heart,

and that your hands run through my hair,
draw the wayward mass to strands
as flat as scarlet silk-thread bookmarks,
and stroke my cheeks as if smoothing
back the tissue leaves from chilly,
plated pages, and pull me near

to read my eyes alone, then you shall see,
silvered and monochrome, yourself,
sitting at your desk, taking down a book,
turning to this verse, and then, my love,
you shall not know which one of us is reading
now, which writing, and which written.



Se, al tuo scrittoio, metti da parte il lavoro,
prendi giù un libro, cerchi questi versi
e leggi che io sto lì in ginocchio, l’orecchio
contro il tuo petto dove i muscoli
si inarcano come grossi tomi che si aprono, in curve
di gabbiani, attraverso le onde sonore del tuo cuore,

e che mi passi le dita fra i capelli,
sfilando dalla massa ribelle ciocche
sottili come segnalibri di seta scarlatta,
e mi accarezzi le guance come se lisciassi
veline tra rigide illustrazioni,
e mi tiri verso di te

per leggermi solo negli occhi, vedrai,
argentato e monocromo, te stesso,
seduto al tuo scrittoio, prendere giù un libro,
cercare questi versi, e allora, amore,
non saprai chi di noi due legge
ora, chi scrive, e chi è scritto.


Neonato (Medusa, 2007), cura e traduzione di G. Sensi

Eavan Boland



It never mattered that there was once a vast grieving:

trees on their hillsides, in their groves, weeping—
a plastic gold dropping

through seasons and centuries to the ground—
until now.

On this fine September afternoon from which you are absent
I am holding, as if my hand could store it,
an ornament of amber

you once gave me.

Reason says this:
The dead cannot see the living.
The living will never see the dead again.

The clear air we need to find each other in is
gone forever, yet

this resin once
collected seeds, leaves and even small feathers as it fell
and fell

which now in a sunny atmosphere seem as alive as
they ever were

as though the past could be present and memory itself
a Baltic honey—

a chafing at the edges of the seen, a showing off of just how much
can be kept safe

inside a flawed translucence.





Che un tempo ci sia stato un grande dolore, non ha mai avuto importanza:

gli alberi sulle colline, nei boschetti, che piangono –
un oro di plastica che cola

a terra per secoli e stagioni –
fino ad ora.

In questo bel pomeriggio di settembre in cui tu non ci sei
tengo stretto, come se la mia mano lo potesse custodire,
un monile d’ambra

che mi hai donato un tempo.

La ragione dice questo:
i morti non possono vedere i vivi.
i vivi non rivedranno i morti.

L’aria chiara di cui abbiamo bisogno per ritrovarci è
svanita per sempre, eppure

questa resina un tempo
ha raccolto semi, foglie e anche piccole piume mentre cadeva
e cadeva

e ora in un’atmosfera solare sembrano vivi
come non mai

come se il passato fosse presente e il ricordo stesso
un baltico miele–

uno sfregamento agli orli del visibile, un’esibizione di solo quello
che si può conservare

in un’imperfetta traslucenza.


Tempo e violenza (Le Lettere, 2010), a cura G. Sensi e A. Sirotti

Kathleen Jamie



Tradition suggests that certain of the Gaelic
women poets were buried face down.


So they buried her, and turned home,
a drab psalm
hanging about them like haar,

not knowing the liquid
trickling from her lips
would seek its way down,

and that caught in her slowly
unravelling plait of grey hair
were summer seeds:

meadowsweet, bastard balm,
tokens of honesty, already
beginning their crawl

toward light, so showing her,
when the time came,
how to dig herself out –

to surface and greet them,
mouth young, and full again
of dirt, and spit, and poetry.





Secondo la tradizione certe poete gaeliche
venivano sepolte a faccia in giù…


Così la seppellirono, e si volsero verso casa,
un salmo uggioso
li avvolgeva come nebbia,

non sapevano che il liquido
che gocciolava dalle sue labbra
si sarebbe fatto strada là sotto,

e impigliati nella sua treccia
grigia che lentamente si scioglieva
c’erano semi estivi:

spirea, balsamo bastardo,
segni di onestà, che già
cominciavano a strisciare

verso la luce, mostrandole,
giunto il momento,
come dissotterrarsi –

emergere e salutarli,
bocca giovane, di nuovo piena
di terra, e sputo, e poesia.



La casa sull’albero, poesie scelte di Kathleen Jamie (Ladolfi, 2016), cura e trad. it. Giorgia Sensi

Carol Ann Duffy




The snow melt early,
meeting river and valley,
greeting the barley.

Neve già sciolta,
incontra fiume e valle,
saluta l’orzo.

In Glen Strathfarrar
a stag dips to the river
where rainclouds gather.

In Glen Strathfarrar
un cervo beve al fiume
tra nubi nere.

Dawn, offered again,
and heather sweetens the air.
I sip at nothing.

Alba ancor s’offre,
aria dolce d’erica.
Sorseggio il nulla.

A cut-glass tumbler,
himself splashing the amber …
now I remember.

Bicchiere inciso,
lui che sciaborda l’ambra…
ora ricordo.

Beautiful hollow
by the broad bay; safe haven;
their Gaelic namings.

All’ampia baia
bella conca, riparo;
celtici i nomi.

It was Talisker
on your lips, peppery, sweet,
I tasted, kisser.

Sulle tue labbra
Talisker: baci dolci,
pepati, gustai.

Under the table
she drank him, my grandmother,
Irish to his Scotch.

Sotto il tavolo
lo beveva mia nonna,
Irlanda allo Scotch!

Barley, water, peat,
weather, landscape, history;
malted, swallowed neat.

Orzo acqua torba,
tempo paesaggio storia;
tracanno il malto.

Out on my Orkney’s boats,
spicy, heather-honey notes
into our glad throats.

Alle Orcadi,
note di spezie e miele
in liete gole.

Allt Dour Burn’s water –
pure as delight, light’s lover –
burn of the otter.

Acqua dell’Aldour –
luce, delizia pura –
rio della lontra (1).

The gift to noses –
bog myrtle, aniseed, hay,
attar of roses.

Doni odorosi –
mirto, anice e fieno,
nettar di rose.

Empty sherry casks,
whisky – sublime accident –
a Spanish accent.

Botti di sherry,
il whisky – bella sorte –
parla spagnolo.

Drams with a brother
and doubles with another…
blether then bother.

Con un fratello
un goccio. E con un altro…
blatero e taccio.

The perfume of place,
seaweed scent on peaty air,
heather dabbed with rain.

Aroma loci,
sentore d’alghe in aria,
erica e pioggia.

With Imlah, Lochhead,
Dunn, Jamie, Paterson, Kay,
Morgan, with McCaig.

Con Imlah, Lochhead,
Dunn, Jamie, Paterson, Kay,
Morgan, con McCaig (2).

Not prose, poetry;
crescendo of mouth music;
not white wine, whisky.

Poesia non prosa;
musica della bocca;
non vino, whisky.

Eight bolls of malt, to
Friar John Cor, wherewith to
make aquavitae.

Otto bocce di
malto a fra’ John Cor, con cui
fare acqueviti (3).

A recurring dream:
men in hats taking a dram
on her coffin lid.

Sogno frequente:
tizi in lutto bevono
sulla sua bara

The sad flit from here
to English soil, English air,
from whisky to beer.

Triste trasferta
a terra ed aria inglesi:
da whisky a birra.

For joy, grief, trauma,
for the newly-wed, the dead –
bitter-sweet water.

Per sposi e morti,
gioie, dolori e traumi –
acqua agrodolce.

A quaich, Highland Park;
our shared sips in the gloaming
by the breathing loch.

Coppa a Highland Park;
sorsi insieme la sera
al soffio del loch.

The unfinished dram
on the hospice side-table
as the sun came up.

Resti di un goccio
al letto dell’ospizio;
sorgeva il sole.

What the heron saw,
the homesick salmon’s shadow,
shy in this whisky.

Ciò che l’airone
vide: triste salmone
ombra è nel whisky.

1 Allt Dour burn (anglicizzato in Alldour), in gaelico significa «torrente della lontra» dalle cui acque si ricava il whisky Blair Athol.
2 Poeti scozzesi contemporanei.
3 Registrato nel Exchequer Rolls del 1494, è il primo documento attestato sulla distillazione del malto in Scozia.

Le api (Le Lettere, 2014), a cura di Giorgia Sensi e Andrea Sirotti