Giovanni Turra

Toeletta #1

Lui pure nello specchio accanto a me:
mio padre, il mio
barbiere.

Ne spiccia un capillare,
e la coscienza s’apre.
Una rossa rosellina
sul mio labbro spiumato.

Io figgo gli occhi miei
negli occhi oscure fiaccole
di lui. Di faccia atterra
sopra la mia faccia,
incontrandomi al di là
del getto d’acqua. Mi guarda.
E sana con un bacio la mia bocca.

 

Con fatica dire fame (La Vita felice, 2014)

Franca Mancinelli


Siamo noi, polline e polvere. Poche ore per ere di lontananza. Come la chioma di un albero prima della bufera che disperde. Avere due occhi, riconoscerti. Di tutti i nomi che ti hanno chiamato, mi porto alla bocca tre sillabe di silenzio.

 

Inedito pubblicato nella rivista «Levania», l’errore, n. 8, dicembre 2018

Foto di Dino Ignani

Antonella Palermo


Se accettassi questa ritmica in levare
mi affrancherei dalla dispensa piena
e brinderei con l’aria.

Se scartassi il macramè ai confetti
o la spugna della melagrana
potrei arrivare agli acini rubini.

Se accentassi il tempo debole
mi salverei.

 

La città bucata (Interno Poesia, 2018)

© Foto di Alessandro Guarasci

Franca Mancinelli


Indosso e calzo ogni mattina forzando, come avessi sempre un altro numero, un’altra taglia. Cresco ancora nel buio, come una pianta che beve dal nero della terra. Per vestirsi bisogna perdere i rami allungati nel sonno, le foglie più tenere aperte. Puoi sentirle cadere a un tratto come per un inverno improvviso. Nello stesso istante perdi anche la coda e le ali che avevi. Da qualche parte del corpo lo senti. Non sanguini, è una privazione a cui ti hanno abituato. Non resta che cercare il tuo abito. Scivolare come un raggio, fino al calare della luce.

 

Libretto di transito (Amos, 2018)

© Foto di Vito Panico

Franca Mancinelli


Le tue scarpe erano terra asciugata dal sole. Si sgretolavano sul selciato, si scioglievano nelle pozze. Eri scalza, e capivi le foglie. Il freddo ti risaliva nel petto.
A stento trascinavi i piedi. Fino a che ti accorgevi di poggiare sulle caviglie: cercavi equilibrio come l’ uccello di passo dalle zampe sottili. Continuavi ad andare. Non smettevi di perdere corpo. Gli occhi aperti, le labbra chiuse.

 

© Inedito di Franca Mancinelli

© Foto di Dino Ignani

John Taylor


The Black Peony

black peony of language
let me strip you

of every petal

every metaphor

but even then you say
“follow me”

and gleam
alluring and fathomless
at your center
like a secret cave

a bluish heart

more metaphors

even bowed down to the mud
after the storm
your petals scattered

over the drying mud

I walk and later write

while slowly you open once again

as you were
no longer are

as yourself
so alluring and fathomless
in your depths

and saying
“follow me”

 

© Inedito di John Taylor

*

 

La peonia nera

nera peonia della lingua
lascia che ti spogli

di ogni petalo

di ogni metafora

ma anche allora dici
«seguimi»

e luccichi
attraente e senza fondo
al tuo centro
come una grotta segreta

un cuore bluastro

più metafore

persino prostrate al fango
dopo la tempesta
i tuoi petali sparsi

sul fango che si asciuga

io cammino e poi scrivo

mentre lentamente ti apri ancora

com’eri
non sei più

come tu stessa
così attraente e senza fondo
nelle tue profondità

dicendo
«seguimi»

 

 

© Disegno ad inchiostro di Anne-Marie Donaint-Bonave

©Traduzione in italiano di Franca Mancinelli

La poesia La peonia nera è inedita nell’originale inglese e nella traduzione italiana. In traduzione francese è apparsa all’interno del progetto L3V, serie di piccolissimi libri realizzati a mano dall’autore insieme a un artista, in tre esemplari (http://l3v.blog.free.fr/).

Franca Mancinelli


Sei stanca. Stai facendo spuntare le gemme. Le scorze si frangono, non resistono più. Con gli occhi chiusi continui a lottare. La terra è una roccia, si sbriciola in ghiaia sottile. È una parete e una porta. Continua a dormire. Le foglie si parlano fraterne. Dal cuore alla cima della chioma, stanno iniziando una frase per te.

 

© Inedito di Franca Mancinelli

© Foto di Dino Ignani